Carriera militare Nel 1861 fu ammesso alla Real Scuola di Marina a Genova.. Il 22 aprile 1866 fu promosso guardiamarina di 1ª classe ed assegnato alla corazzata Re di Portogallo e su tale nave partecipò alla battaglia di Lissa. Nel 1870 fu promosso sottotenente di vascello e nel 1872 fu inviato, a Torino, alla Scuola di guerra dell'esercito.. Nel 1875 fu promosso tenente di vascello, grado in cui restò fino al 1878, in tale anno fu assegnato quale professore di Tattica navale alla Scuola di guerra di Torino e successivamente alla Scuola di Marina di Genova. Tra il 1878 ed il 1879 scrisse alcuni articoli sulla Rivista Marittima, impostando organicamente il problema del ruolo delle forze navali nella difesa della nazione. Tra il 1882 ed il 1886 fu imbarcato sulla corazzata Duilio e sulla fregata Vittorio Emanuele e prestò servizio presso la Direzione Artiglieria, Torpedini e Armi portatili del Ministero della Marina.. Nel periodo 1887-1888 fu titolare della cattedra di Tattica navale e successivamente di Arte militare marittima (1889) e di Manovra e Arte militare marittima (1890) presso l'Accademia navale di Livorno. Nel 1888 fu promosso capitano di corvetta e messo in posizione ausiliaria, nel 1893 ottenne il grado di capitano di fregata.

Il 9 gennaio 1900 fu decorato con la Medaglia d'oro di 1ª classe "per la capitale influenza esercitata dai suoi lavori sullo studio dell'arte militare marittima"., essendo stato messo a riposo il 7 gennaio dello stesso anno. Nel periodo 1899-1925 pubblicò solamente La missione dell'Italia (1914), non intervenendo né sulla Guerra di Libia né sull'intervento italiano nella prima guerra mondiale.. Venne richiamato temporaneamente in servizio attivo il 12 giugno 1915 ed assegnato al Servizio Informazioni a Berna da dove inviò a Roma importanti e utili considerazioni.. Morì a Torino il 21 aprile 1925.

Bonamico storico Bonamico parte da considerazioni generali sullo sviluppo delle marinerie, per arrivare a conclusioni, secondo il suo parere, applicabili in ogni caso.. Tali considerazioni partono da 10 cause che influenzano lo sviluppo del potere marittimo (climatologia., geografia militare., geografia politica., topografia militare., posizione della capitale., elementi di industria marittima., elementi della ricchezza, etnologia, ordinamento politico, civiltà) e tali elementi sono valutati uno per uno (tranne gli ultimi quattro) determinando così lo sviluppo relativo del potere marittimo. Egli critica Mahan, in quanto gli elementi proposti presentano problematiche sia nella definizione sia nella completezza., passando poi ad esaminare i criteri proposti dall'americano (posizione geografica, conformazione fisica, estensione territoriale, numerosità della popolazione, carattere della popolazione, carattere del governo) e li esamina uno per uno traendo interessanti conclusioni sullo sviluppo di alcuni stati (particolarmente per l'Italia le repubbliche preunitarie (Genova e Venezia).

Bonamico prevede diverse gradazioni dal dominio marittimo, cioè: dominio assoluto e incontrastato (guerra di Crimea);, evidenzia, pp. 248-249, che gli obiettivi della guerra non erano navali, e che la Russia non poteva essere occupata totalmente con azioni terrestri dominio fortemente contrastato e non conseguito (guerre anglo-olandesi del XVII secolo);. dominio contrastato ma conseguito o conseguibile (guerra sino-giapponese).Secondo Buonamico il Giappone si sta avviando ad un brillante avvenire marittimo (previsione fatta prima della battaglia di Tsushima), . Invece per la Cina il potere marittimo è più limitato a causa del quasi esclusivo potere terrestre. e .

Valutando le guerre dal XVI al XIX secolo (cioè quello che egli stesso definisce "il periodo velico")Buonamico distingue tre periodi di arte militare navale: a) il periodo "remico" (o antico) dalla preistoria al tardo medioevo; b) il periodo "velico", dal tardo medioevo alla guerra civile americana; c) il periodo del vapore o periodo "elico" che inizia con l'avvento delle navi a vapore e dura ancora. Vedi ., nota che, mentre nel XVI secolo il vento (e la configurazione del territorio) operava come azione disgiuntiva dal punto di vista della strategia navale, nel XVII e XVIII secolo, invece, fu sfruttato quasi unicamente dal punto di vista tattico (naturalmente con le dovute eccezioni, tra cui include, ovviamente, Nelson), dato che dal punto di vista strategico le limitate probabilità di riuscita della concentrazione delle forze ne limitavano l'applicabilità..

La teoria del potere marittimo Studiando il potere marittimo, Bonamico afferma che Mahan e Callwell non hanno sviluppato una vera teoria del potere marittimo, in quanto questa dovrebbe comprendere: una base teorica elementare; un fondamento storico; una ragione (razionalità) politica; una ragione militare; le sintesi di quanto sopra.. Classifica inoltre tre livelli di obiettivi di strategia marittima: assoluti (che riguardano la sicurezza dell'esistenza della nazione, e che devono essere conseguiti indipendentemente dalle eventuali alleanze, se si vuole conservare il rango di potenza marittima);. relativi (cha riguardano solo interessi economici e dignità della nazione);. complementari (che riguardano solo il prestigio e la prosperità della nazione); e . Indica anche la necessità di una "preparazione politica esterna" ovvero una strategia politica (tanto marittima quanto continentale)Oggi (2020) sarebbe definita geopolitica. per gestire il potere marittimo.. Inoltre indica che gli effetti del dominio del mare sulle attività terrestri, pur essendo soprattutto strategici, è possibile che possano avere anche effetti tattici.. Inoltre indica che l'annientamento della flotta nemica non può rappresentare lo scopo finale del dominio marittimo, in quanto non assicura, dopo la eventuale vittoria in battaglia, l'occupazione dei centri vitali del nemico.. Bonamico non fa rientrare la "guerra di corsa" (cioè la distruzione del naviglio mercantile del nemico) nel potere marittimo, in quanto da sola non può portare alla conclusione del conflitto, e comunque deve essere sostenuta da un potere navale ad essa dedicato..

La guerra ispano-americana

Bonamico dedica uno studio molto accurato alla guerra ispano-americana, in diversi punti delle sue opere. Nelle sue considerazioni generali sulla tattica navale nel periodo del vapore si riferisce alla battaglia di Cavite ed alla battaglia di Santiago..

In particolare analizza a fondo questa guerra con cinque saggi sulla Rivista Marittima nel 1898Successivamente pubblicati come fascicolo unico a cura della stessa Rivista Marittima, ed un saggio conclusivo (una volta pubblicate anche altre opere, uscite dopo la fine del conflitto) nel 1900.. Nel primo saggio sviluppa le considerazioni sommarie, cercando di indicare gli obiettivi militari, gli elementi di sviluppo potenziale e la situazione iniziale. mettendo bene in chiaro che gli interessi europei erano molto più compromessi di quanto non fossero gli stessi interessi nel caso della analoga crisi di Candia, già risolta pacificamente.. Nell'analisi delle motivazioni politiche della guerra si rifà agli scritti del Mahan per indicare che lo scopo degli Stati Uniti era quello di assicurarsi sia il dominio sull'arcipelago dei Caraibi sia il controllo del futuro canale attraverso l'istmo di Panama.. Fra l'altro indica, già alla fine del XIX secolo, come prevedibile un'alleanza degli Stati Uniti con la Gran Bretagna., dalla sua analisi dei possibili obiettivi, giudica che la guerra sarà decisa nel Mar dei Caraibi, indipendentemente dall'evoluzione sugli altri teatri., quindi che a decidere il conflitto sarà il potere navale. Successivamente indica i motivi per cui gli Stati Uniti sotto questo aspetto hanno una superiorità in tutti gli elementi obiettivi del potere marittimo sulla Spagna, che, da parte sua non può mettere in campo la flotta in tempi brevi.. Bonamico, fra l'altro, si duole che l'Europa (così come la considera) non possa intervenire in appoggio alla Spagna per difendere i suoi possedimenti.. Esaminando la situazione nei due teatri di guerra (Atlantico e Pacifico), esclude la possibilità per la Spagna di poter difendere le Filippine in presenza anche di un limitato sforzo navale americano. e che, comunque, dal punto di vista strategico le due squadre (statunitense e spagnola) presero le decisioni più opportune in base alla situazione. e quindi che la partita dovrà essere giocata a Cuba, sempre da parte della flotta spagnola, dato che territorialmente gli Stati Uniti non avevano possibilità di sbarcare corpi di spedizione terrestri., quindi l'unica speranza era che la flotta di Cervera (alle Canarie) fosse in grado di intervenire., inoltre indica che le basi delle Filippine non rappresentavano quanto di meglio potesse fare la Spagna nel lungo periodo della dominazione sulle isole stesse.. Secondo lui la squadra navale statunitense destinata alle Filippine aveva una costituzione strategica e tattica estremamente imperfetta, mentre la squadra navale spagnola era militarmente quasi inesistente.. Invece la flotta statunitense destinata alle Antille (cioè a Cuba), non poteva essere utilizzata convenientemente per le differenze di velocità (8-20 nodi) e l'eterogeneità dei tipi che la componevano., la squadra spagnola, pur essendo sulla carta superiore o pari a quella statunitense era limitata pesantemente dalle carenze di manutenzione e di addestramento.. Bonamico critica Sampson per la puntata su San Juan de Porto Rico lasciando quindi scoperto il blocco dell'Avana, operazione inutile sia dal punto di vista strategico sia da quello tattico.. Comunque le forze spagnole terrestri, se opportunamente supportate da quelle navali, avrebbero potuto avere ragione dei guerriglieri in entrambi i teatri..

Analizzando la "direttività" della guerra (cioè l'assegnazione dei compiti strategici alle varie forze armate), pur criticando gli Stati Uniti per l'acquiescenza all'opinione pubblica, tuttavia assegna alla Spagna il massimo di mancanza di direttività, in quanto "era inevitabile che la piazza assumesse la dittatorialità della guerra", tanto premesso aggiunge che le direttive effettivamente date al Cervera erano basate su illusioni rispetto alla realtà.. Inoltre critica la marina degli Stati Uniti per la divisione delle forze, effettuata senza tenere conto delle caratteristiche strategiche delle navi, ma solo delle caratteristiche tattiche..

Per quanto riguarda la potenzialità tattica nel combattimento di Santiago ritiene la superiorità della flotta statunitense pari a circa il doppio di quella spagnola..

Bonamico indica che la guerra di secessione americana non rappresentò dal punto di vista navale altro che una guerra costiera e fluviale, dato che i Confederati non avevano una flotta da opporre ai Federali., indicando nel Mahan la persona che aveva stimolato gli Stati Uniti verso il potere marittimo, cioè che fu il "Pietro l'Eremita della prima crociata per la conquista del vello cubano".. Al contrario la Spagna non aveva una chiara indicazione su dove opporsi all'attacco statunitense, preferendo quindi usare l'esercito invece della flotta.. Gli Stati Uniti si mossero con notevole avvedutezza per la preparazione internazionale al conflitto, mentre la Spagna non si accorse del pericolo che all'ultimo momento.. Invece gli Stati Uniti mancarono nell'organizzare per tempo un esercito che potesse contrastare le forze spagnole già presenti a Cuba e nelle Filippine., mentre fu buona la preparazione della marina.. Invece la Spagna, pur avendo gran parte delle sue forze terrestri a Cuba, non aveva predisposto con oculatezza la propria flotta..

La guerra russo-giapponese