Fu insegnante di Dogmatica fondamentale nel corso di Teologia presso il seminario di Fermo e docente di Religione presso il ginnasio-liceo “Annibal Caro”, insegnante di musica nel seminario di Fermo, direttore della cappella del duomo di Fermo, direttore della Cappella musicale Pia Lateranense, cappella romana dell’Arcibasilica di San Giovanni Laterano, Presidente della Commissione Romana di Musica Sacra, Vice presidente dell’Associazione Italiana di Santa Cecilia.

Compositore di ogni sorta di musica sacra: Messe, mottetti, salmi, ecc.. Ha collaborato alla pubblicazione dell’Opera omnia di Palestrina.

Biografia Lavinio Virgili nacque a Carassai in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche il 5 giugno 1902 da Filippo e Ginevra Mariucci, commercianti localiSettimio Virgili in "Personaggi Piceni Vol.II", Fermo, Andrea Livi Editore 2009. Giovanissimo, ricevette il primo insegnamento musicale in paese.

Studiò presso il seminario Arcivescovile di Fermo in cui era entrato fra gli 11 e i 12 anni d'età. Da seminarista studiò musica mostrando una grande attitudine.

Inizia a dirigere corali e impartire lezioni di musica ai seminaristi già prima della maggiore età. Fu ordinato sacerdote il 19 luglio 1925Don Lavinio Virgili: un musicista a servizio della Chiesa Diocesi di Fermo, di Silvio Catalini anno 1997 - Tesi sulla vita e l’opera del Compositore Don Lavinio Virgili - Compimento del Corso di Perfezionamento Liturgico Musicale (CO.PER.LIM) istituito dalla Conferenza Episcopale Italiana a 23 anni.

L’allora Arcivescovo di Fermo Mons. Castelli, lo mandò a Roma a studiare canto gregoriano e sacra composizione presso la Pontificia scuola musicale che successivamente prenderà il nome di Pontificio Istituto di Musica Sacra di RomaRelazione tenuta da mons.Tommaso Mariucci per commemorare la figura di don Lavinio Virgili, in occasione della nascita della corale carassanese organizzata dall’allora arciprete don Erminio Cognigni e intitolata a don Lavinio. A Roma Lavinio si prepara studiando con docenti prestigiosi quali Raffaele Casimiri, l'abate Ferretti, Licinio Refice, Cesare Dobici e Eduardo DagninoCesare Giuseppe Celsi (1904-1986) di Ugo GironacciRelazione cit..

Nel 1928 discute la tesi di laurea <<Storia della Cappella Musicale di FermoPubblicata 2 anni dopo con il titolo di La Cappella musicale della Chiesa metropolitana di Fermo dalle origini al 1670, 1930, Bologna, Tipografia Pàtron, Angelo Riccardo>> e ritorna nella sua diocesi.

Riceve la nomina di Dogmatica fondamentale nel corso di Teologia presso il seminario e docente di Religione presso il ginnasio-liceo “Annibal Caro” di Fermo. Successivamente viene incaricato dell’insegnamento e della prassi della musica in tutte le classi del seminario e nella scuola filarmonica cittadina. Dopo l’esperienza della Scuola musicale del 1887 promossa dal sindaco del tempo Giovanni Battista Monti nel 1929 per iniziativa di Umberto Grossi, Michele Fontevecchia e Lavinio Virgili si ha la fondazione del Liceo musicale.

Dopo l’unità d’Italia, si assiste all’incameramento dei beni ecclesiastici da parte del Regno d'Italiacon la cosiddetta Legge delle guarentigie del 1871 e all'impoverimento, perdita di vitalità e successivo collasso, delle secolari cappelle musicali, nate nel Cinquecento, fucine della scuola italiana del ‘Belcanto’.

Così, come nel resto della penisola, ai musici subentrarono i seminaristi ad offrire il supporto al servizio liturgico delle cattedrali. A Fermo furono diretti e istruiti da don Lavinio Virgili che fu maestro direttore della Cappella musicale del Duomo di Fermo dal 1934 al 1940. Con il Virgili, Fermo divenne uno degli avamposti delle cosiddetta Movimento Ceciliano.

Don Lavinio si occupo di riportare il Canto gregoriano a lui caro e la polifonia rinascimentale nelle celebrazioni liturgiche cattoliche nella sua Fermo all'insegna di una maggiore sobrietà e della partecipazione alla liturgia dell'assemblea dei fedeli attraverso il canto. Nacque in questo periodo, come in quasi tutte le parrocchie d’Italia la "Schola cantorum", la futura corale dedicata all'animazione liturgica delle celebrazioni nel Duomo e all'apprendimento dell'arte musicale.

Fermo, proprio per l'apporto di Virgili e di Giovambattista Boni, era divenuta uno dei poli più vivi del Movimento Ceciliano per la riforma della musica sacra che, com'è noto, additava il rinnovamento della stessa nella riscoperta e adozione del canto gregoriano e della polifonia classica cinquecentesca, d'ascendenza palestrinianain Cesare Giuseppe Celsi (1904-1986) di Ugo Gironacci.

Il Seminario di Fermo, situato immediatamente sotto il Duomo, poi sede del Conservatorio, all'epoca aveva pure una casa editrice musicale la “Samel” che editava polifonia cinquecentesca e musica ceciliana e che faceva seguito all'esperienza della rivista musicale “Cappella Aloisiana” fondata dal Boni nel 1904.

Virgili acquisì una grande autorità nel settore della polifonia cinquecentescaTutti gli autori citati concordano: Tommaso Mariucci, Silvio Catalini, Settimio Virgili, Ugo Gironacci.

Nei successivi 12 anni di permanenza nella diocesi di Fermo, organizzò e diresse una corale intitolata per sua volontà a don Lorenzo Perosi, che era stato maestro esimio della Cappella musicale pontificia sistina, guida ed esponente principale del Movimento Ceciliano.

Raffaele Casimiri, suo maestro Pontificio istituto di musica sacra, apprezzato direttore della Cappella Lateranense, lo volle come suo successore al momento di lasciare per l’incarico di canonico. Siamo nel 1940, l’Italia era entrata in guerra e Lavinio si trasferisce a Roma.

Tre anni dopo, nonostante il conflitto, don Lavinio che aveva proseguito il lavoro del suo maestro Raffaele Casimiri (morto proprio nel 1943), sull’Opera di Giovanni Pierluigi da PalestrinaLe opere complete a cura di Raffaele Casimiri, furono stampate a Roma dal 1939, per ordine di Mussolini su indicazione di Raffaello De Rensis, dalla tipografia dei Fratelli Scalera. dà alle stampe il XVI volume e a partire dal XVII volume, il lavoro continua insieme a Knud Jeppesen (le messe mantovane) e Lino Bianchi, per l'Istituto Italiano per la Storia della Musica.

Don Lavinio Virgili, durante l’occupazione tedesca è in qualche modo coinvolto col vaticano dell’atto più eclatante di imparzialità dello Stato della ChiesaRaccontato in “L'inverno più lungo: 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma” di Andrea Riccardi: l’ospitalità concessa al generale Roberto Bencivenga che si era rotto il femore mentre era in SeminarioPeter Tompkins, L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, Milano, Il Saggiatore, 2009, ISBN 88-565-0122-8. nel mese di maggio per un colloquio con Bonomi.

Il generale, dal 22 marzo 1944 fu investito dal governo Badoglio del comando militare clandestino nella città di Roma come massimo rappresentante (militare e civile) del governo del Sud, succedendo al generale Quirino Armellini, ma a causa del grave incidenteSi ruppe il femore scivolando sul pavimento mentre partecipava a una riunione nel Palazzo del Laterano, e giudicato intrasportabile dovette rimanervi confinato. La sua presenza fu però scoperta dai tedeschi, e la Santa Sede, per scongiurare l'entrata dei soldati nel Palazzo, dovette intervenire presso il Comando tedesco garantendo che avrebbe tenuto il generale Bencivenga isolato fino a che le forze Alleate non fossero entrate in Roma mentre partecipava ad una riunione clandestina, rimase temporaneamente in disparteSusan Zuccotti, Il Vaticano e l'Olocausto in Italia, Milano, Paravia Bruno Mondadori Editore, 2001, ISBN 88-424-9810-6..

Dopo l’incidente fu operato da alcuni medici in Seminario e la sua riabilitazione condotta da un massaggiatore cieco. Fu trasferito, quando clinicamente possibile, nel Palazzo dei Penitenzieri nell’appartamento proprio di monsignor don Lavinio Virgili. Qui fissò la sua centrale operativa grazie anche ad una radioL'inverno più lungo: 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma Di Andrea Riccardi.

Negli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra si interessò personalmente dei problemi dei suoi cantori e di quelli delle loro famiglie. Durante l’occupazione nazista ripetutamente ritornò nella sua diocesi per raccogliere cibo da destinare a quelli tra i suoi amici a cui non bastava il poco vitto che poteva ottenere con la sua tesseraRelazione tenuta da mons. Tommaso Mariucci per commemorare la figura di don Lavinio Virgili, in occasione della nascita della corale carassanese, op. cit..

L’11 maggio del 1947 si parla una tournée in AmericaACSPI/II, Diario [del Capitolo] : Verbali delle adunanze capitolari dal 1.II.1946 al 31.VIII.1952, cc. 44–46 sotto la guida con il maestro Lavinio Virgili dei cantori della Cappella Giulia unitamente a quelli della Cappella musicale pontificia sistina.

Don Lavinio Virgili grazie alle sue importanti pubblicazioni ed alla sua qualificata attività di musicista raggiunse una certa notorietà e i primi importanti incarichi. Nel 1948 venne nominato presidente della Commissione Romana di Musica Sacra che conserverà fino al 1973.

Nel 1954 assume la carica di vice presidente dell’Associazione Italiana di Santa Cecilia. Fu chiamato ripetutamente alla radio per esecuzioni musicali. L’Ente Rassegne Musicali di Loreto lo annoverò fra i componenti della direzione artistica.

Anche in questo periodo di grandi impegni non si distolse dal suo lavoro musicando un gran numero di spartiti e dando alle stampe numerose opere.

Nel 1958 lo colpì un grave lutto: moriva prematuramente la sorella Lisetta, la cui scomparsa segnò profondamente l’animo del musicista.

Il 21 febbraio 1960 vede don Lavinio Virgili nella commissione giudicatrice del concorso a direttore della Cappella Giulia dello scomparso maestro di cappella Armando Antonelli. <<della commissione giudicatrice faranno parte: M° mons. Domenico Bartolucci direttore della Cappella Sistina, monsignor Lavinio Virgili direttore della Cappella Clementina di San Giovanni in Laterano, M° Ferruccio Vignanelli, ordinario d’organo nel Pontificio Istituto Superiore di Musica Sacra; monsignor Higinio Anglés preside del medesimo Istituto, oltre al canonico prefetto Pedro Pablo Altabella GraciaACSP/II, Diario [del Capitolo] : Verbali delle adunanze capitolari dal 25 gennaio 1958 al 2 gennaio 1972, c. 63>>.

Il 22 novembre del 1960 moriva la mamma di don Lavinio Virgili.

Col 1962 arrivano gli anni del Concilio Vaticano II e per Don Lavinio Virgili non sono anni facili. Da buon “cecilianista” (o ceciliano) non trovava facile accettare tutti i cambiamenti che si volevano attuare in campo musicale.

Emblematico è il suo intervento nel dibattito sulla Messa beat del 1966Cantate al Signore! di Antonio Marguccio - Don Lavinio Virgili interviene nel dibattito sulla Messa Beat del 1966 a seguito di un'intervista di Padre Sinaldi al rotocalco Gente. Tutto ha inizio con l’’intervista del Settimanale Gente a Padre SinaldiDall’archivio Della ‘beat Boutique 67 - Centro Studi Sul Beat Italiano” Di Alessio Marino (Viguzzolo, Al). Padre Sinaldi inizia affermando di avere fra le sue preferenze personali il canto gregoriano e la musica classica, poi apre in maniera accondiscendente alla musica dei giovani, lui un cantore della Basilica di Santa Maria sopra Minerva. È però con la risposta alle successive domande incalzanti del giornalista che Padre Sinaldi arriva a utilizzare come argomento le fonti di ispirazione stesse del lavoro di don Lavinio«...nel canto gregoriano sono entrati tutti i ritmi pagani, orgiastici, panici e bacchici. Si ricordi che Pierluigi da Palestrina, il più composto, il più aulico e il più liturgico di tutti i compositori di polifonia, andava a raccattare i suoi motivi nelle bettole per poi trasfigurarli musicalmente»..