Biografia Si sa tradizionalmente molto poco sulle vicende di questo cantante al di fuori dellOpéra di Parigi: per oltre due secoli le fonti hanno riportato solamente, variamente ricomposto, il nome d'arte che figurava negli atti dell'Académie Royale de Musique, senza poter far riferimento ad un nome proprio né ad un cognome accertato.Cfr. a titolo di esempio Pitou e Campardon. Il nome di "Georges Imbart de La Tour", attribuito all'artista dal sito L'Almanacco di Gherardo Casaglia (precedentemente Almanacco di Amadeusonline), è errato, appartenendo ad altro tenore della fine del XIX secolo. Soltanto Théodore de Lajarte (1826-1890), nella scheda sull'opera di Mondonville Dafnís e Alcimadura, aggiungeva un elemento asserendo che era d'origine guascona,Lajarte, p. 232. mentre Émile Campardon (1837-1915) riportava la copia di una querela, risalente al 29 maggio 1744, presentata contro Latour per aver ingiuriato e minacciato in pubblico, col palmo della mano sull'elsa della spada, un gentiluomo "segretario del re", accusato di aver sparlato delle sue esibizioni all'Opéra.Campardon, II, pp. 88-89 (accessibile online presso Internet Archive). Quanto alle vicende successive al ritiro dalle scene, si diceva solo che doveva essere ancora in vita nel 1786, in quanto annoverato in un elenco di pensionnaires del re relativo a tale anno.Pougin, p. 37. Sia Pougin che Campardon (p. 86) riportavano anche versi poetici dedicati a Latour. Questa è la quartina riferita dal secondo, evidentemente prodotta da un poeta assai poco baciato (tanto per restare in tono) dai favori di Euterpe o di Calliope: «Latour, sur la scène lyrique//Jamais acteur ne mit plus d'art, plus d'action;//Tu joins surtout dans le comique//Les grâces de Momus à la voix d'Amphion» (Latour, mai attore portò sul palcoscenico della lirica più arte o più ardore; tu riunisci soprattutto nella comica le grazie di Momo alla voce di Anfione). Le ricerche di recente condotte da Sylvie Bouissou e la digitalizzazione di fonti di archivio parigineIn particolare il Registre des tutelles, 15-30 luglio 1790 reso disponibile online nell'ambito del Projet Familles Parisiennes. hanno consentito di arrivare a precisare in qualche misura le generalità dell'artista.
Egli era nato, secondo la Bouissou, prima del 1724, probabilmente in Occitania, da una coppia di origine belga, ed aveva due sorelle ed un fratello, del quale le fonti documentali dichiarano la nascita a Carcassonne.Registre des tutelles, 15-30 luglio 1790, citato: SPESOLLER, Pierre Bourgeois de Carcassonne. Niente si sa della sua formazione musicale prima dell'arruolamento nella troupe dell'Académie Royale de Musique: egli fu ingaggiato nel 1742, come haute-contre solista, con l'incarico di fungere da rincalzo per il primo tenore Pierre de Jélyotte – che già aveva peraltro un sostituto, nella persona di Jean-Antoine Bérard (1710-1772), in forza dal 1737. Costituiva in particolare suo compito istituzionale quello di sostenere le parti secondarie, sia nella riproposta delle opere di repertorio, sia eventualmente in quelle di nuova composizione. Il primo ruolo originale affidatogli risulta essere stato quello di "un astrologo" nella comédie-ballet La princesse de Navarre di Voltaire-Rameau, rappresentata a Versailles nel febbraio del 1745, seguito a ruota da quello di Thespis nel prologo del ballet bouffon Platée, ancora di Rameau, sempre rappresentato a corte alla fine del mese di marzo. In quest'ultimo, la parte grottesca della ninfa palustre in amore, protagonista del ballet, era affidata, in travesti, al primo tenore Jélyotte. A differenza di quanto si faceva di solito, però, nessuna delle due composizioni venne nell'immediato riproposta al Palais-Royal dove l'Académie offriva la sua produzione al pubblico parigino. La princesse comunque vide l'esordio teatrale di una quarta haute-contre, François Poirier, proveniente dalla Musique du Roi e destinato prima ad affiancarsi a Latour come 'seconda parte', poi a diventare per qualche anno primo tenore dopo il ritiro di Jélyotte; Platée segnò invece l'addio alla compagnia da parte di Bérard, forse infastidito dall'ormai evidente sovrabbondanza di tenori, il quale se ne andava senza neanche aver maturato il diritto alla pensione.Pougin, pp. 38-40.
La carriera di Latour continuò quindi senza intoppi per qualche anno, coi soliti impegni da comprimario sia principalmente nelle rappresentazioni di repertorio, sia in opere nuove (di Rameau, Leclair, Bodin de Boismortier, etc.), finché, nel febbraio del 1749,La prima rappresentazione, inizialmente prevista per il 4 febbraio, dovette essere spostata al 9 a seguito della morte della Duchessa d'Orleans, figlia illegittima di Re Sole e vedova di Filippo d'Orléans, reggente di Francia nei primi anni del regno di Luigi XV (Opéra Baroque - Pagina: Platée). la direzione dell'Académie decise di riproporre di fronte al pubblico parigino Platée, in versione riveduta e corretta da Rameau col sostegno del librettista Sylvain Ballot de Sauvot (1703–1760). Contrariamente alle abitudini dell'Opéra, non tutti i cantanti conservarono i ruoli originariamente loro assegnati: per ragioni non note Jélyotte non partecipò, e Latour fu promosso, al suo posto, nel ruolo di titolare, mentre Poirier si faceva carico delle parti eseguite nel 1745 da Latour e Bérard. Il successo dell'opera fu clamoroso, a livello sia di pubblico che di intenditori. Per fronteggiare lo straordinario afflusso di spettatori, essa fu ripetuta per sette volte nei primi dieci giorni, e quindi replicata addirittura per altre sei durante la quaresima. Fu poi ripresa nel 1750 e, con molto minore riuscita, nel 1754, sempre con Latour come protagonista.Opéra Baroque - Pagina: Platée. Secondo Spire Pitou il numero degli spettacoli rappresentati nel 1749, precisamente dal 9 febbraio al 21 marzo, ammontava complessivamente a quindici; a sei quelli dati nel 1750, dal 5 al 12 febbraio (p. 433). A livello di valutazione critica il giudizio più clamoroso fu espresso da Jean-Jacques Rousseau, che non peccava certo di benevolenza nei confronti di Rameau. In una lettera a Friedrich Melchior von Grimm, che era stato contestato per aver definito "sublime" la musica di Platéé, l'invitava sarcasticamente ad accettare la critica e a definirla invece "divina", senza però pentirsi mai di aver considerato l'opera come "il capolavoro di M. Rameau".Oeuvres complètes de J.J. Rousseau (con note storiche di G. Petitain), Parigi, Lefèvre, 1859, VI (Musique), p. 234 Per Latour si trattò del colpo d'ala maggiore nella sua carriera: «M. De la Tour – scriveva Pierre-Louis d'Aquin – deve occupare un posto tra la gente di talento: dopo aver fatto da rimpiazzo a M. Geliote [Jélyotte], lo si è visto primeggiare nell'Opera Platée del grande Rameau, sarebbe difficile rendere questo ruolo con più gaiezza e spiritosità.»Pierre-Louis d'Aquin de Chateau-Lyon (1720-1796?), Siècle litteraire de Louis XV. ou lettres sur les hommes celebres (parte prima), Amsterdam, Duchesne, 1754, p. 208 (accessibile online presso Google Books) E si trattava, fra l'altro, di un ruolo anche vocalmente tutt'altro che agevole: secondo Rodolfo Celletti, era in effetti la parte dalla tessitura più acuta mai scritta da Rameau per haute-contre ed arrivava, in termini di diapason moderno, al do4.Rodolfo Celletti, La Scuola vocale francese e Rameau, in AA.VV., Storia dell'Opera (ideata da Guglielmo Barblan e diretta da Aberto Basso), Torino, UTET, 1977, III/1, pagg. 88/90. L'altezza del diapason era allora in Francia inferiore di quasi un intero tono rispetto a quella attuale: quindi la nota più alta segnata da Rameau dovrebbe essere un re4. Jélyotte di regola si fermava al do, mentre, secondo quanto riportato dal duca di Luynes, Poirier arrivava addirittura al mi
Vista la sua facilità nel comico, per il prosieguo gli furono affidati soprattutto (ma non soltanto) ruoli leggeri, come quello del "professore di follia" nella ripresa di Le carnival et la folie di Destouches, o ruoli buffi in travesti come Nérine in Les Festes vénitiennes di Campra o Bélise in Les festes de Thalie di Mouret,Bouissou, pp. 413-414. fino ad arrivare nell'ottobre del 1754 a quello che si rivelò come il secondo maggior successo della sua carriera. Si era ormai nello scorcio della Querelle des Bouffons, la storica controversia che aveva opposto in Francia i partigiani della musica italiana, nella tradizione dell'opera buffa, ai sostenitori della musica francese, nella tradizione della tragédie lyrique. Il compositore Mondonville sosteneva il partito francese, di cui era anzi divenuto una sorta di portastendardo dopo il successo, nel 1753, del suo Titon et l'Aurore, e, per consolidare il suo primato, «ebbe l'idea ingegnosa di scrivere un'opera – parole e musica – nel dialetto del suo paese, la Linguadoca, il quale, per dolcezza e sonorità, ha qualche analogia con l'italiano come lingua musicale.» Per produrre un'opera in linguadociano era però necessario disporre di cantanti provenienti dal sud della Francia, che parlassero, se non proprio tale dialetto, almeno uno degli altri vernacoli derivati dalla lingua d'oc. I personaggi del libretto furono quindi contenuti nel numero di tre, e affidati al primo tenore Jélyotte, che era originario del Béarn, alla prima donna Marie Fel, che era guascona di Bordeaux, e a Latour, che, come detto, proveniva dal sud, probabilmente dalla zona di Carcassonne. La "pastorale linguadociana" in tre atti, Dafnis e Alcimadura (francese, Daphnis & Alcimadure), fu messa in scena per la prima volta il 24 ottobre e 5 novembre 1754 nel Castello di Fontainebleau, alla presenza del re Luigi XV e della sua corte, riscuotendo un franco successo: il duetto dell'ultimo atto fu anche bissato. La prima rappresentazione pubblica fu tenuta al teatro del Palais-Royal il 29 dicembre 1754, quando, secondo Spire Pitou, fu aggiunto il prologo in francese.Pitou, p. 137. Pitou è la sola fonte a dare notizia della non contestualità della rappresentazione del prologo con la prima dell'opera a corte. Il successo, anche a livello di pubblico, fu considerevole: l'opera continuò a girare nel sud della Francia fino alla vigilia della Rivoluzione francese, fu oggetto di numerose parodie, fu ripresa a corte e anche tradotta (con scarso successo) in francese allorché non furono più disponibili all'Opéra cantanti di lingua occitana.Nella ripresa a Corte del 1764, accanto ai da tempo pensionati Fel e Jélyotte, il ruolo che era stato di La Tour fu assunto da una recente recluta della Comédie Italienne/Opéra Comique, l'avignonese Antoine Trial (1737-1795), destinato a diventare famoso nei decenni successivi fino a lasciare il suo nome a una tipologia francese di tenore comico.. Il personaggio attribuito a Latour, Janet, fratello maneggione e un po' fanfarone di Alcimadura, aveva un rilievo musicale e drammatico pari, se non maggiore, rispetto ai due amanti protagonisti, e guadagnò al cantante il franco apprezzamento di pubblico e critica: la recensione dell'opera apparsa sul «Mercure de France» all'indomani della prima parigina, rammentava "Delatour" due volte, gli dava atto di aver cantato "fort bien" il ruolo comico affidatogli e lo citava per primo nell'elencazione finale degli interpreti.Extraits de Daphnis & Alcimadure, «Mercure de France, dédié au Roi», Dicembre 1754, Secondo volume, pp. 208 e 210.