San Giorgio della Richinvelda (San Zorç da la Richinvelde in friulano standard, San 'Sors nella variante locale) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Storia

Antichità e Medio Evo Il territorio era abitato sin dall’epoca romana poiché era percorso da una strada chiamata “Giulia” o “Germanica” e delimitato dai tre corsi d’acqua (Meduna, Cosa, Tagliamento) come si nota dalle tracce dell’antica centuriazione romana, oltreché alla scoperta di numerosi reperti nelle frazioni di Provesano, Gradisca e quella più importante nella vicina Arzene alla fine degli anni novanta del Novecento.

La popolazione si consolidò probabilmente nel periodo dalla dominazione longobarda (568-774 d. C.). La Plebem S. Georgei è stata per la prima volta citata nel 1186 da papa Urbano III. In tale documento il pontefice riconosceva al vescovo di Concordia Gionata la giurisdizione spirituale su quaranta pievi, tra le quali anche quella di San Giorgio. Nel 1169 la pieve venne annessa alla mensa capitolare di Concordia. La pieve di San Giorgio appartenne al Patriarcato di Aquileia forse sin dal 996 con il diploma dell’imperatore Ottone III.

La Richinvelda fu una grande unità ecclesiastica ma anche una grande unità territoriale comitale della Marca friulana. Taluni storici ritengono che la pieve fosse ancora più antica, del V o VI secolo, ossia prima della calata dei Longobardi. Non sappiamo ancora oggi se la matrice della pieve antica sorgesse nel luogo dell’attuale dedicata a San Giorgio oppure in un'altra località. Prendendo come riferimento il suo nome completo come lo apprendiamo dalla dizione medioevale "Plebis Sancti Georgii que dicitur Plebs de Cosa" possiamo supporre che la pieve prenda il nome dal vicino villaggio di Cosa o dall’omonimo torrente che scorre poco lontano. Il nome San Giorgio fu assegnato, si può presumere, per spostare la sede della pieve in un luogo più comodo e centrale rispetto all’intero territorio. Oppure possiamo supporre che questo nome fu dato in seguito al diffondersi nelle campagne, verso l'VIII secolo, del culto di San Giorgio. Sembra che a San Giorgio ci fosse il centro della giurisdizione religiosa e a Cosa il centro della giurisdizione laica.

I nobili titolari del più vecchio casato potrebbero esser stati Ulricus Ulfcherus e Olvradus de Cosa come si può ricavare da documenti databili al 1164. Il primo documento, invece, di indubbia attendibilità che attesta una giurisdizione civile sul territorio e sulla popolazione risale al 1281 quando il nobile Giovanni di Zuccola ottenne l’investitura feudale del territorio della Richinvelda, in seguito alla rinuncia di Walterpertoldo di Spilimbergo, prestigiosa casata di origine germanica (Spengenberg).

La giurisdizione ecclesiastica dell’antica pieve di San Giorgio comprendeva quindici parrocchie: Pozzo, Aurava, Cosa, Provesano, Barbeano, Gradisca, Rauscedo, Domanins, San Martino, Arzene, Valvasone, Rivis, Turrida, Grions, Redenzicco. Questa unità civile ed ecclesiastica rimase tale fino al XIV secolo. La “Grande Richinvelda” estesa alle quindici parrocchie e ville subì una prima frantumazione nell’ambito civile nel Trecento. Conosciamo da un documento che il 3 febbraio 1332 sanciva e regolava una divisione, che si era creata da accordi precedenti tra i signori di Spilimbergo e i signori di Valvasone, al fine di stabilire i confini dei loro feudi all’interno del territorio della pieve. Con questo accordo formale e definitivo, i Valvason detennero l’autorità civile signorile sulle ville di Valvasone, Arzene, San Martino e su Postoncicco e Arzenutto, località di San Martino. Il resto dei territori della pieve rimase sotto la giurisdizione dei signori di Spilimbergo.

Una seconda frammentazione si ebbe per quanto riguarda la giurisdizione ecclesiastica della pieve. Nel 1392 Provesano diventò parrocchia autonoma staccandosi da San Giorgio. Tale fu la parrocchia devota a San Leonardo. E nel 1479 fu la volta di Domanins a staccarsi dalla matrice e a costituire la parrocchia di San Michele Arcangelo. Fin dall’epoca signorile esistevano i consigli delle comunità rurali che ricalcavano un po’ il vecchio modello dell’epoca comunale: le vicinie con i capifamiglia. Furono questi i primi nuclei della parochia, detta anche communitas o universitas, dal cui nome nacquero poi le moderne parrocchie (nello stemma di Valvasone si nota la doppia V latina quale acronimo di Vniversitas Valvasonis). Erano presiedute da un sindico, chiamato anche podestà, meriga o degan. Le vicinie portarono ad una proliferazione dei comuni che iniziarono a coincidere con ogni paese o villa.

Età moderna e contemporanea Nel 1420 le ville della pieve di San Giorgio passarono, con tutto il Friuli, sotto il dominio della Serenissima.

Nel 1797, il Trattato di Campoformio del 17 ottobre consegnò il Friuli e il Veneto all’Austria asburgica. Con il 1806, anno dell’apogeo del Bonaparte e del suo Impero dopo la vittoria ad Austerlitz e la pace di Presburgo del 26 dicembre 1805, la terra del Friuli ritornò in possesso della Francia e l’imperatore suddivise il territorio in dipartimenti, distretti, cantoni e comuni. San Giorgio appartenne al dipartimento della Destra Tagliamento con capoluogo Treviso, distretto di Spilimbergo, cantone di Valvasone, comune con sede propria a San Giorgio. Con l’avvento di Napoleone cessò definitivamente il regime feudale e quindi anche i diritti e privilegi degli Spilimbergo che da quel momento i poi non esercitarono più la giurisdizione civile e criminale e nacque il Comune moderno. Con decreto del 28 giugno 1810 il comune di San Giorgio (detto “Al Tagliamento”) comprendeva gli attuali sette paesi più Gradisca.

Dopo la sconfitta di Waterloo del 18 giugno 1815 e la fine politica di Napoleone, il Friuli tornò nelle mani austriache. Siamo nel 1816 e l’impero degli Asburgo creò il Regno Lombardo-Veneto con le capitali a Milano e a Venezia. All’interno del regno si formò la Provincia del Friuli con capoluogo Udine e nello stesso anno nacque il comune di San Giorgio della Richinvelda con cinque frazioni: il capoluogo San Giorgio, Pozzo, Aurava, Rauscedo e Domanins. Provesano e Cosa appartenevano al comune di Barbeano. Nel 1818 esso fu smembrato e incorporato nel comune di Spilimbergo. Cosa entrò a far parte di San Giorgio della Richinvelda mentre Provesano andò sotto Spilimbergo. Ciò rimase invariato fino al 14 ottobre 1871 quando la frazione di Provesano scelse con un referendum popolare di entrare a far parte di San Giorgio della Richinvelda.

Nel 1866, il comune di San Giorgio della Richinvelda entrò a far parte del regno d'Italia di Vittorio Emanuele II e poi della Repubblica Italiana nel 1946 fino ai giorni nostri. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento l'unità della pieve si frantumò definitivamente. Dopo Provesano e Domanins, dalla matrice di San Giorgio Martire si staccò Rauscedo nel 1894 diventando Curazia Indipendente e parrocchia solo nel 1957; Aurava divenne curazia nel 1902 e fu elevata a parrocchia nel 1960 e nel 1986 unita a quella di Pozzo; Pozzo diventò curazia dal 1910 e parrocchia nel 1956 poi unitasi ad Aurava nel 1986; infine Cosa curazia dal 1912 e parrocchia nel 1956, unita a Provesano nel 1986.

La zona situata tra il capoluogo San Giorgio e la frazione Rauscedo è nota per la chiesetta di San Nicolò dove il 6 giugno 1350 spirò il patriarca Bertrando d'Aquileia. Il Comune è rinomato quale terra de “Le Radici del Vino” per la coltura intensiva della vite e del vino.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 10 gennaio 1985. Lo stemma comunale riproduce su campo d'argento, l'immagine di san Giorgio a cavallo nell'atto di trafiggere il drago con la lancia, posto sulla pianura erbosa di verde. Il gonfalone è un drappo di azzurro. Monumenti e luoghi d'interesse Il perimetro del comune è disegnato dal fiume Tagliamento ad est e dal Meduna ad ovest, creando così un territorio naturale ed incontaminato, ricco di flora e fauna protette. Il Comune ospita uno dei luoghi sacri più importanti del Friuli, "la Richinvelda" dove appunto fu assassinato l'allora patriarca Bertrando di Aquileia. Lungo la strada provinciale che da Spilimbergo conduce a Zoppola, tra i paesi di San Giorgio della Richinvelda e Rauscedo, sorge infatti la chiesetta di San Nicolò dove morì il patriarca d'Aquileia Bertrando. La chiesetta conserva un altare del Pilacorte e nelle immediate vicinanze, nel luogo preciso in cui fu colpito a morte vi è un cippo eretto in memoria del fatto, visibile a poca distanza dalla chiesetta.

La Richinvelda. Il termine designa anticamente una vasta area prativa che occupa la parte centrale del territorio (oggi è divisa tra il comune di San Giorgio e quello di San Martino). In questi prati c’era un tempo una pietra che segnava il confine tra i possedimenti dei signori di Spilimbergo e quelli di Valvasone. Il termine “Richinvelda” deriva dalla composizione di due parole: da "Arìchis" e del termine germanico “Wald”, “bosco”, per cui avrebbe il significato di “bosco di Arìchis”; secondo altri, invece, deriverebbe dall'unione dei termini tedeschi “Rik”, “zona ricca o regia”, e “Feld”, “campo”, per cui andrebbe interpretata nel senso di “prato regio o terra privilegiata”. Quindi, Richinvelda da un lato rappresenta una descrizione geografica, dall'altro, una condizione sociale e istituzionale di una certa importanza dovuta, non tanto ad un’economia e a un suolo fiorente, ma ad una serie di privilegi speciali di cui nell’Alto e Basso Medioevo l'antica Pieve di San Giorgio di Cosa godeva. Sin dal Trecento, in quel punto, i sacerdoti delle parrocchie di Valvasone, Arzene e San Martino effettuavano le rogazioni con i vangeli e le preci, giungendo assieme dinanzi ad una pietra posta a confine tra le due giurisdizioni. In questo luogo si trovavano le forche dove i signori di Spilimbergo esercitavano la giustizia tramite l’istituto germanico del “Gericht” la pena di morte.

Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Giorgio. La chiesa risale alla fine del XIX secolo, ma le sue origini sono ben più antiche, dato che l'esistenza della pieve di San Giorgio della Richinvelda è attestata per la prima volta già nel X secolo.

Chiesetta di San Nicolò della Richinvelda. La costruzione è databile tra i secoli XIII e XIV citata nel Glossario del Prampero1350-juxta ecclesiam S. Nicolai de Richinveldo. Gestita un tempo dal Pio Istituto Elemosiniero di S. Nicolò della Richinvelda poi soppresso dal Bonaparte nel 1807 il quale ne confiscò i beni e cedette poi la chiesetta al comune. Fu dedicata a San Niccolò di Myra (località della Licia in Turchia), conosciuto maggiormente come San Nicola di Bari che viene festeggiato il 6 dicembre. Questa chiesetta è entrata nella storia per aver ospitato le spoglie del Beato Bertrando patriarca di Aquileia, il francese Bertrand de Saint Geniès assassinato in un agguato premeditato avvenuto proprio in questa piana il 6 giugno 1350. Tale chiesetta è composta da un atrio, da un’aula, dal presbiterio e dal sacello dedicato al beato. Le due finestrelle della parete sud riflettono ancora lo stile romanico perché leggermente strombate all’esterno, così come le pareti esterne di diverso spessore.

Cippo del Beato Bertrando. Un cippo era stato eretto nel prato circostante e proprio sul punto in cui il Patriarca Bertrando fu colpito a morte. Un'iscrizione riportava le parole: HIC INTERFECTUS FUIT BERTRANDUS PATRIARCA AQUILEJE(NSIS) IN PARTUS VIRGINIS M3L OCTAVO ID JUNII. L’antico cippo risaliva perlopiù a pochi anni dopo la morte di Bertrando. Una parte dell’iscrizione fu inserita in un obelisco costruito nel 1894 e collocato in luogo del cippo. Nel 1950 l'epitaffio fu collocato in un'area accanto alla chiesette di S. Nicolò.

Architetture civili