Fu membro della famiglia Ranieri Bourbon di Sorbello.

Origini e formazione Romeyne Robert apparteneva ad una ricca famiglia dell’alta borghesia statunitense di antica discendenza francese ugonotta, originaria di La Rochelle (Charente Marittima, Francia), stabilitasi in America verso la fine del XVII secolo: primo membro di questa famiglia a giungere in territorio americano fu il giudice Daniel Robert, nel 1686. Nell’Ottocento la famiglia iniziò ad accumulare una ingente fortuna, frutto di un’oculata attività imprenditoriale; in particolare Christopher Rhinelander Robert (1802-1878), nonno di Romeyne, fu un fortunato uomo d’affari, fondatore nel 1835 della società Robert & Williams, dedita all'importazione di zucchero, tè e caffè. Uomo religioso e dedito alla filantropia, nel 1863 fondò il Robert College a Istanbul, istituzione cui lasciò un sostanziale lascito testamentario e che si affermò come un importante centro di formazione superiore nel Vicino oriente, nonché monumento alla filantropia americanaRobert, Christopher Rheinlander in Dictionary of American Biography, edited by Dumas Malone, vol. XVI, New York, Charles Scribner’s Sons, 1935..

Howell Robert (1844-1914), figlio di Christopher, sposò Charlotte Shaw (1841-1940), cugina di secondo grado dello scrittore, drammaturgo, linguista e critico musicale George Bernard Shaw. Dalla loro unione nacquero tre figlie, delle quali però solo Romeyne giunse all'età adulta.

Romeyne crebbe tra Germantown, nei pressi di Filadelfia e Morristown nel New Jersey. Giovane colta, grande appassionata di musica e di teatroAntonella Valoroso, Il Novecento in Rossini e la cultura musicale a Palazzo Sorbello, a cura di Antonella Valoroso e Sara Morelli, Perugia, Fondazione Ranieri di Sorbello, 2018, pp. 33-41. ed in grado di parlare quattro lingue, viaggiò molto in Europa assieme ai genitori, dove proseguì la sua educazione. Fu durante un viaggio in Italia con la madre Charlotte che, nel 1901, conobbe a Roma quello che sarebbe diventato il suo futuro marito: il marchese Ruggero Ranieri di Sorbello (1864-1946), con il quale convolò a nozze nel 1902. Dopo il matrimonio si trasferì stabilmente a Perugia, presso Palazzo Sorbello, residenza nobiliare cittadina e proprietà storica della famiglia del marito.

La Scuola di ricami Ranieri di Sorbello Romeyne era attiva nel campo della filantropia e della promozione sociale, ispirandosi al modello inaugurato dal "settlement movement", sorto in Inghilterra verso la fine del XIX secolo e poi sviluppatosi anche nelle principali città della costa nord-orientale degli Stati Uniti. Tra le comunità povere riunite nelle settlement houses, finanziate da uomini e donne parte di questo movimento, venivano portati avanti dei progetti educativi e di promozione sociale, tra i quali lo sviluppo soprattutto tra le donne immigrate di una formazione artistica e professionale, spesso legandosi idealmente al movimento Arts and Crafts, anch'esso approdato dall'Inghilterra agli Stati Uniti e che aveva come scopo quello di promuovere un avvicinamento tra l'arte e l'industria, per realizzare prodotti di elevata qualità artistica, valorizzando l'esperienza artigianale e recuperando motivi e disegni legati al passato, e in particolare alla stagione del Rinascimento. Per questi manufatti, peraltro, esisteva non solo un grande interesse artistico, ma anche un fiorente mercato di collezionisti e di appassionati.

Seguendo questo modello, Romeyne decise di fondare presso la Villa del Pischiello, proprietà della famiglia Ranieri di Sorbello posta sulle colline che cingono il lago Trasimeno, una scuola di ricami nota in seguito con il nome "Scuola di ricami Ranieri di Sorbello”.

Per la realizzazione di questo suo progetto si avvalse dell'aiuto di Carolina Amari (Firenze, 9 settembre 1866 – Roma, 11 agosto 1942), una delle figure più importanti all’interno di quel movimento di emancipazione femminile che si dispiegò in Italia a partire dalla fine dell’Ottocento su modello di quanto avveniva allora nel mondo anglo-sassone. Carolina Amari, donna di grande cultura, sensibilità artistica e interesse filantropico, fu anche ispiratrice, guida artistica e tecnica, nella costituzione della cooperativa Industrie Femminili Italiane (1903) che si prefiggeva di sostenere o sviluppare laboratori ed attività di ricamo e merletto in tutta Italia, portando alla riscoperta di una tecnica artistica in declino. Ben nota anche negli Stati Uniti per le sue interpretazioni artistiche su tessuto di disegni medievali e rinascimentali, nonché per la destrezza dal punto di vista tecnico contribuì, in collaborazione con Florence Colgate e Gino Speranza, alla creazione nel 1905 a New York della "Scuola d'Industrie Italiane" con l'intento di aiutare le donne immigrate a svolgere una degna attività lavorativa attraverso la realizzazione e vendita di ricami e merletti.

Il sodalizio creatosi tra Romeyne e Carolina Amari abbracciò sia l’aspetto artistico che quello commerciale, puntando all'attuazione di molte delle metodologie promosse dalla società I.F.I., dando vita ad un’impresa economica di successo tanto dal punto di vista imprenditoriale quando da quello sociale, fornendo lavoro, reddito ed emancipazione alle giovani contadine delle zone del lago Trasimeno, impiegate come ricamatrici. Il laboratorio della scuola iniziò la sua attività nel 1904 con otto ricamatrici; dieci anni dopo ne contava ottanta e, fra 1928 e 1933 almeno centocinquanta.

Metodo di lavoro della "Scuola di ricami Ranieri di Sorbello" Tutte le donne che abitavano nei territori intorno alla villa e che avevano interesse a contribuire al sostentamento familiare o che desideravano formarsi una dote per slegarsi dalla dipendenza della figura maschile, potevano entrare in questa "scuola-lavoro", imparando un vero e proprio mestiere. Ad ogni “operaia” veniva assegnato uno specifico lavoro che doveva essere svolto autonomamente, senza divulgare nozioni in merito alle eventuali tecniche apprese ed impiegate. Tutto questo, oltre a favorire la specializzazione delle lavoratrici, permetteva un'unicità nella realizzazione del pezzo finito. Il lavoro, da eseguirsi presso le proprie abitazioni, sarebbe dovuto passare per le mani di più donne che portavano avanti ognuna il proprio compito, come in una “catena di montaggio”. Alla riconsegna del pezzo lavorato, veniva segnato in un piccolo registro personale quanto eseguito, uno dei primi esempi di "libretti di lavoro" del quale doveva essere dotata ogni operaia. In un giorno stabilito del mese, alla presenza della marchesa e di un ragioniere, le donne si recavano alla villa e venivano pagate per il lavoro eseguito, venendo incoraggiate dalla stessa Romeyne a depositare i propri guadagni presso la Cassa di Risparmio di PerugiaDa una testimonianza diretta di Margherita Biancalana (1909-2011), una delle ultime ricamatrici impiegate presso la Scuola. In questo modo era più semplice accumulare il denaro necessario per le spese personali o per la costituzione di una dote, evitando così che fosse sottoposto al controllo di padri o mariti..

Le lavoranti imparavano, o affinavano, l'esecuzione di alcuni punti di ricamo più o meno conosciuti; secondo un criterio di promozione sociale non si dedicavano però soltanto al lavoro, bensì imparavano spesso anche a leggere e a scrivere, oltre ad acquisire pratiche base di igiene personale e pulizia, necessarie anche allo svolgimento del lavoro.

Romeyne, oltre che direttrice della scuola, era spesso l'autrice dei modelli per i lavori che venivano poi realizzati: educata fin dalla gioventù all'arte e al disegno, riportava su taccuini ornamenti e fregi che osservava su strutture architettoniche, manufatti o immagini dipinteClaudia Pazzini, Gli album di acquerelli di Romeyne Robert dalla Fondazione Uguccione Ranieri di Sorbello, in OttocentoCittà. Paesi e borghi umbri e dell’Italia centrale nei dipinti del XIX secolo, Città di Castello, Edimond, 2004, pp. 189-197.. Ispirandosi anche ad antichi ricami presenti nella collezione della contessa Edith Rucellai di Firenze, creò una tipologia di disegno improntata ad un gusto medievale-rinascimentale caratterizzato da riccioli, panoplie floreali, figure zoomorfe ed antropomorfe. Partendo dai suoi schizzi preparatori toccava dunque a Carolina Amari realizzare disegni più stilizzati, riportati poi su cartamodelli ad uso delle ricamatrici che riproducevano il soggetto utilizzando varie tipologie di punto.

Fiore all'occhiello, nonché creazione originale della "Scuola di ricami Ranieri di Sorbello" era il cosiddetto “Punto Sorbello” o “Umbro Antico”: ufficialmente brevettato dalla marchesa, era di fatto il frutto della rielaborazione da parte della Amari di vecchi punti e ricami di origine araba diffusi in sia Italia che in Portogallo. Eseguito generalmente su stoffa grezza, era composto da varie tipologie di punto sovrapposte (riccio, strega, erba, intrecciato, pieno, smerlo, ecc.) così da creare un ideale effetto rilievo. A partire dal 1908, i manufatti vennero realizzati quasi esclusivamente su una pregiata tela di lino tessuta nel laboratorio della “Tela Umbra”, fondato a Città di Castello nel 1908 dalla baronessa Alice Hallgarten Franchetti, amica di Romeyne con la quale si instaurò una proficua intesa commerciale.

In qualità di imprenditrice e promoter della sua stessa attività, Romeyne partecipò a numerose fiere ed esposizioni, come quella internazionale delle “Industrie e del Lavoro" del 1911 a Torino, riscuotendo molto successoIn occasione di questa esposizione fece realizzare una brochure-volantino (in lingua italiana, inglese e tedesca), che presentava il Punto Sorbello e la Scuola di Ricamo. Vedi La Scuola di Ricami di Romeyne Robert Ranieri di Sorbello. Storia e fortuna di un laboratorio femminile in Umbria (1904-1934), a cura di Marilena de Vecchi e Valentina Costantini, Perugia, Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation, 2011.. La richiesta di ricami della sua scuola aumentò in modo considerevole in Italia, ma soprattutto in Europa e in America: era infatti dal mercato estero che l’attività ricavava il grosso dei proventi.

Sulla scia di questa esperienza la marchesa pensò di favorire lo sviluppo di altre scuole-lavoro simili che, con più o meno difficoltà, andavano via via proponendosi nel territorio. Nacque così nel 1921, in un sodalizio con altre donne esponenti dell’aristocrazia perugina, la Cooperativa “Arti Decorative Italiane"Louise Ambler, Rinascita e riforma. Le origini della cooperativa di ricamo e merletto di Romeyne Robert Ranieri di Sorbello, in Casa Museo di Palazzo Sorbello a Perugia, a cura di Stefano Papetti e Ruggero Ranieri, Perugia, Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation, 2010, p. 93. La sede nonché showroom e negozio di vendita, si trovava lungo la via principale di Perugia, Corso Vannucci, al numero 8. La gestione era nelle mani della Marchesa e di Carolina Amari che fecero realizzare un dépliant pubblicitario in più lingue, nel quale venivano brevemente presentate le principali peculiarità di ogni scuola e del ricamo da loro eseguito., alla quale venne affiliata la stessa "Scuola di ricami Ranieri di Sorbello" e che rimase in attività fino al 1929. La cessazione di questa organizzazione consortile fu principalmente dovuta al crollo economico derivante dalla Grande depressione negli Stati Uniti, che portò ad un considerevole calo degli ordini, arrivando quasi ad azzerare la richiesta di articoli tessili d’importazione a causa dell’imposizione di dazi esorbitanti.