Il monte Tavagnone (Tavagnù nella parlata locale) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane appartenente al gruppo del Tombea-Manos e con la sua cima del Dos di Sas, raggiunge i
Geografia fisica Situato nel territorio comunale di Valvestino fa parte del Parco Alto Garda Bresciano. Il luogo è stato fino agli anni settanta del secolo scorso, prima dell'abbandono dell'agricoltura di montagna degli ultimi contadini di Turano, Magasa e Bollone, una zona d'alpeggio e coltivazione del foraggio, un'area dedicata alla produzione del formaggio e si può considerare il più appartato della Val Vestino. La montagna si presenta caratterizzata da vaste zone boscose e alcune praterie con fondi rurali adibiti in passato alla coltivazione dei foraggi e all'allevamento del bestiame. Oltre al Dos di Sas vi sono nella vicinanza altre tre rilievi, più alti, ma due sono privi di nome e non riportati in nessuna carta geografica, da sud a nord: il primo è il monte GàsGas, gaz, gazzo, gac o gaccio è un toponimo di origine longobarda e deriva dalla parola "gahagi" o "gahadium", il bosco sacro, recintato, riservato agli arimanni, i guerrieri e uomini liberi della gerarchia longobarda. Nel medioevo il termine indicava un bosco o un terreno pubblico, ossia appartenente alla comunità, in questo caso di Turano, ove era vietato il taglio e l'asporto della legna anche secca o il pascolo del bestiame senza la necessaria autorizzazione. alto m s.l.m., il secondo m s.l.m, e il terzo m s.l.m. che corrisponde alla testata della valle di Sas, ed è conosciuto come Passo della Fobbiola.
A 980 m s.l.m., nei pressi del Dos di Sas, sullo spartiacque, vi è il passo della Bocca della VénaÈ un toponimo molto diffuso in Italia sia come idronimo, difatti deriva dal termine latino "vena" che significa condotto, arteria, è legato a corpi idrici, sorgenti, fontane, corsi d'acqua, sia come oronimo, quando deriva dalla parlata dialettale riguardante la morfologia del terreno o del rilievo che sta per indicare una parete rocciosa o un dirupo. In questo caso indica un passaggio in un luogo roccioso e dirupato sito verso la Val Cava., che mette in comunicazione con un sentiero la valle del Droanello con il mulino di Bollone e la Fucina nella valle del torrente Toscolano. Lungo il sentiero che collega il monte con la località Apene di monte Camiolo, nei pressi della testata della Valle di Sas, il noto passo della Fobbiola. L'origine del toponimo sembra derivare, per alcuni, dalla parola latina "fovea" che indica una fossa o un avvallamento, per altri, è longobarda e indica i passi alpini di media altitudine e stretti. Pochi chilometri a sud ovest, presso il monte Spino, nel comune di Toscolano Maderno esiste un altro passo con un nome simile posto a 961 m s.l.m.Vito Zeni, "La Valle di Vestino, appunti di storia locale", Fondazione Civiltà Bresciana, 1993, pag. 17. mentre a ovest il Cavallino della Fobia nel comune di Treviso Bresciano, a nord, nel comune di Tremosine, si riscontra invece la malga Fobia, e a est nel comune di Tignale il Passo di Fobia a 907 m s.l.m.
In tutta la zona montuosa vi è la presenza di due sole falde acquifere con un flusso di portata limitata presso le sorgente detta Fontane o Acqua della Véna e dell'Acqua del Pì, così in passato ogni rustico era servito per uso alimentare o per l'abbeverata del bestiame dalle cisterne o, per lo più, dalle pozze d'acqua piovana. Nel 2011, l'ERSAF Lombardia con il progetto di salvaguardia di queste antichi stagni e della biodiversità delle specie nel Parco regionale dell'Alto Garda Bresciano, ripristinò quella sita nel fondo agricolo Corsetti detto Prandini. A sostegno della passata economia agricola sono presenti i ruderi delle fornaci dedite alla produzione di calcina, coppi e numerose aie di carbonaie, dette localmente "giài", ove si produceva il carbone vegetale commerciato nella Riviera del Garda principalmente per alimentare i forni delle cartiere di Toscolano Maderno e dell'industria metallurgica.
La geologia del Dos di Sas
Il tratto del percorso antico che si snoda dal Ponte di Nangù lungo il versante del Monte, è molto ripido e la roccia che forma lo "scheletro" della montagna, non coperta dal terreno e dalla vegetazione, affiora qua e là in superficie, intaccata dal passaggio della mulattiera. La roccia presenta una colorazione grigiastra, come sporca, in quanto la sua superficie è alterata dal gelo, dalla pioggia e dal sole e spesso "macchiata" da colonie di minuscoli licheni. Sotto questa "crosta" essa mostra una tinta più chiara, che conferma la sua appartenenza alle rocce calcaree, ovvero composte prevalentemente dal sale "carbonato di calcio" (il notissimo calcàre). Più precisamente. queste rocce appartengono al gruppo dei cosiddetti "Calcari grigi" e hanno la bella età di circa 190 milioni di anni. Si sono formate sul fiordo di un antichissimo mare in seguito al progressivo deposito di particelle minerali trasportate nel mare dai corsi d'acqua. Questo processo è durato milioni di anni e ha subito frequenti interruzioni e variazioni, che oggi sono testimoniate dalla struttura stratificata della roccia, ovvero dalla presenza di strati sovrapposti. Dopo la pietrificazione del deposito di sedimenti, la roccia è stata spinta verso l'alto dalle immani forze che hanno creato le Alpi (Dos di Sas compreso), per cui gli strati hanno in parte perduto l'originaria disposizione orizzontale.
Origine del nome L'origine potrebbe derivare dalla radice prelatina *taba o *teba (colle, altura, rupe o roccia). Il toponimo di accosta nel significato all'omonimo sito nel comune di Magasa, a Cima Rest legato all'ex proprietario Gottardo Gottardi, detto Tavagnone o Tavagnù che nel 1633 dispose con testamento che, alla sua morte, il ricavato dell’affitto dei suoi due fienili a Cima Rest e a Monte Denai si dovesse spendere in tanto sale da dispensare alla popolazione di Magasa.
Il nome del monte Tavagnone compare la prima volta in una pergamena del 31 ottobre del 1511 quando i rappresentanti delle comunità della Val Vestino procedettero alla spartizione terriera, sotto l'egida del conte Bartolomeo Lodron, del monte Camiolo e altre zone montagnose, tra cui il monte Tavagnone, che fu assegnato alla comunità di TuranoGianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2007.Mario Trebeschi, I conti di Lodrone e la divisione di monti e pascoli in Valvestino, in Memorie dell'Ateneo di Salò, vol. VI, anno 1994, pp.85-121..
Nell'"Atlas Tyrolensis" del cartografo Peter Anich, stampato a Vienna nel 1774, che è la prima carta geografica dettagliata della Contea del Tirolo, viene indicato come Tavagnon. La cima del monte viene chiamata Dos di Sas, dosso di sasso o pietra, tradotto dalla parlata locale, difatti si presenta come un dosso, con un masso appuntito sulla sommità e roccioso nel versante posto a sud.
Storia Nei secoli passati in special modo tra il 1426 e il 1796, data la sua posizione strategica sul limitare del confine di stato tra la Repubblica di Venezia e il Principato vescovile di Trento, la zona del monte Camiolo e del monte Tavagnone suscitò nei provveditori veneti di Salò un'assillante attenzione su ogni possibile movimento nemico che attraverso i passi o sentieri che dalla Val Vestino poteva minacciare la Riviera di Salò. Così il nome del monte viene menzionato nella relazione che il provveditore Melchior Zane, datata 3 giugno 1621, inviò segretamente al Consiglio dei Pregadi ove affermava che: "[...] Il secondo passo che entra in comune di Gargnano è quello di Cocca di Pavolon con due strade. Una viene da Cadria, luogo della Val Vestino, passando per la montagna di Risech del comun di Tignale, con cavalli e pedoni e l'altra da Camiolo, luogo di detta Valle, sale sul monte del Pinedo del comun di Gargnano e va nel fiume di Droane, venendo addirittura della Cocca di Pavolon. Il monte, tra la fine del 1500 e i primi decenni del 1600, si prestò come luogo di rifugio e transito di banditi legati alla banda di Giovanni Beatrice detto Zanzanù e Eliseo Baruffaldi di Turano, che frequentavano un covo al Martelletto di Droane, ora detto Cùel Zanzanù e godevano di favoreggiatori tra i contadini di monte Camiolo, difatti il sentiero del Martelletto e del passo della Fobbiola permetteva un veloce e elusivo collegamento tra il fondovalle del Droanello con i fondi montani sfuggendo così a eventuali controlli delle milizie locali.
La collocazione geografica del monte Pinedo ha suscitato in passato alcuni dubbi, difatti il Monte è stato riportato unicamente nella carta geografica "Atlas Tyrolensis" del 1774 di Peter Anich a sud dell'imbocco della valle del Droanello e dello stesso torrente, e nella sostanza consisterebbe nel vasto versante boscoso, racchiuso tra il Monte Prà-Lignago e la Bocchetta della Cocca, che declina nel torrente Droanello appartenente alla frazione della Costa del comune di Gargnano. Al contrario, secondo la nota ricerca di Mario Trebeschi della pergamena del 1511, il monte Pinedo corrisponderebbe invece al monte Tavagnone o alle sue pertinenze boscose, difatti a sostegno di questa tesi, la relazione del provveditore Zane cita testualmente che la strada mulattiera dal monte Camiolo sale al monte Pinedo e scende poi nel torrente Droanello e non come sostiene il cartografo Peter Anich che lo riporta a sud del torrente stesso.
Il toponimo Pinedo trova la sua origine dal latino "pinetum" che significa pineta, ed è presente in Spagna a Valencia, in Veneto con l'omonima località a Ampezzo di Cadore, a Claut in Friuli o in Trentino con Pinè, chiamata nel 1253 Pinedo, e indicherebbe così un bosco, normalmente di pino silvestre, ove veniva praticata la resinazione vegetale e l'estrazione della pece nera.
È stato più volte interessato da incendi boschivi nel versante sud est, che ne hanno pregiudicato la forestazione spontanea di pini silvestri, ultimo quello del 28 e 29 giugno del 2021 nel versante del Dos di Sas.
1511, la grande divisione di pascoli e boschi dei monti Camiolo, Tombea, Dos di Sas e della costa di Ve