Con rivolta di giugno (in lituano: birželio sukilimas) si fa riferimento ad un breve periodo nella storia della Lituania tra la prima occupazione sovietica e l'occupazione nazista alla fine di giugno 1941. Circa un anno prima, il 15 giugno 1940, l'Armata Rossa invase la Lituania, la quale fu trasformata nella Repubblica Socialista Sovietica Lituana. La repressione politica e il terrore furono usati per mettere a tacere i dissidenti e reprimere qualsiasi resistenza. Quando la Germania nazista attaccò l'Unione Sovietica il 22 giugno 1941, gruppi misti della popolazione lituana si ribellarono ai russi, dichiararono la restaurazione dell'indipendenza e alcuni di essi allestirono un governo provvisorio che però ebbe vita breve. Le due maggiori città lituane, Kaunas e Vilnius, caddero nelle mani dei ribelli prima dell'arrivo della Wehrmacht. Nel giro una settimana, l'esercito tedesco assunse il controllo dell'intera nazione. I lituani accolsero i tedeschi come liberatori dal repressivo dominio sovietico e perché speravano che sarebbe stato allora possibile tornare ad essere indipendenti o quanto meno titolari di uno status giuridico particolare (come nel caso della Repubblica Slovacca). I nazisti avevano tutt'altre intenzioni e in breve rimpiazzarono le istituzioni lituane con delle proprie, dando luogo al Reichskommissariat Ostland negli ultimi giorni del luglio 1941. Privato di qualsiasi potere effettivo, il governo provvisorio si sciolse il 5 agosto.

Contesto storico e preparativi

Nel 1918, la Lituania ottenne l'indipendenza dopo la prima guerra mondiale e la rivoluzione russa anche grazie alle guerre di indipendenza lituane. Ben prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, la Lituania dichiarò apertamente la propria neutralità attraverso il suo Seimas. Tuttavia, quando la situazione geopolitica nella regione iniziò a cambiare, la Lituania fu costretta ad accettare i diktat dei paesi vicini. Il 17 marzo 1938, la Polonia emise un ultimatum che permettesse di ripristinare le relazioni diplomatiche interrotte per circa venti anni a causa della questione relativa alla Lituania Centrale. Sebbene riaprire le relazioni avrebbe praticamente significato rassegnarsi a consegnare la regione di Vilnius alla Polonia, la Lituania accettò l'ultimatum. Il 20 marzo 1939, la Lituania ricevette un altro ultimatum, stavolta dalla Germania nazista. Nella richiesta presentata si intimava la cessione della regione di Klaipėda al Terzo Reich. Accettate le condizioni poste dai teutonici, va detto che la reputazione del presidente Antanas Smetona ne risentì pesantemente. Klaipėda era il principale porto del Paese e un centro economico fondamentale (rappresentava addirittura l'1/3 dei commerci totali).

Due giorni dopo, senza che fosse stato possibile trovare una via d'uscita, il governo lituano firmò l'accordo.

Immediatamente dopo l'inizio della seconda guerra mondiale, il 2 settembre 1939, il consolato lituano riaprì le sue porte a Vilnius, tornata in mano ai baltici: fu il primo al mondo a concedere il visto per la vita agli ebrei e a salvare anche molti rifugiati di guerra polacchi. Alcuni dei primi sfuggirono al futuro Olocausto proprio in virtù di questo beneficio. Nel 1934 la Lituania inviò una nota ufficiale alla Germania nazista avvertendola di non emanare provvedimenti che fossero rivolti agli ebrei lituani, in quanto cittadini della Lituania.

Pure un altro grande vicino, l'Unione Sovietica, mirava ad occupare il Paese baltico. Il 7 ottobre 1939 una delegazione lituana volò a Mosca e fu costretta a sottoscrivere un trattato di mutua assistenza per evitare conseguenze peggiori. In virtù del documento, ai russi fu permesso di installare cinque basi militari sovietiche presidiate da un totale di truppe: in cambio, alla Lituania fu restituita la capitale storica della Lituania Vilnius e il circondario. Stando a quanto asserirono il ministro lituano della difesa nazionale Kazys Musteikis e il ministro lituano degli affari esteri Juozas Urbšys, entrambi si dimostrarono inizialmente reticenti e rifiutarono di riacquisire la regione di Vilnius e tollerare la presenza delle guarnigioni russe. Fu un nervoso Stalin a rispondere che "Non importa se accetterete di riprendere Vilnius o meno, le guarnigioni russe faranno comunque il loro ingresso in Lituania".: "Affermò anche con una certa dose di nonchalance: I tedeschi hanno strappato il vostro territorio. Noi, al contrario, ve lo rendiamo. Ma quanta differenza che c'è!". Il leader sovietico procedette ad informare anche Juozas Urbšys, un altro delegato, sui protocolli segreti sovietico-tedeschi e sulla ripartizione dell'Europa centrale ed orientale per sfere di influenza. Due delle basi militari per cui fu prevista la presenza di migliaia di soldati sovietici furono stabilite vicino a Kaunas, a Prienai e Gaižiūnai. Quest'ultima ospitò anche degli aerei, come avvenne per l'installazione situata ad Alytus. Nonostante fosse stata ripresa l'agognata capitale storica, la presidenza e il governo rimasero a Kaunas, città da cui l'esecutivo operava da circa venti anni.

Il passo successivo compiuto dall'URSS fu accusare la nazione vicina del presunto rapimento due soldati dell'Armata Rossa di stanza in Lituania. Alla negazione da parte dei lituani dell'accaduto, la situazione degenerò. 300 soldati lituani furono arrestati dai russi: tutte le accuse rivolte si riveleranno false. Il 14 giugno 1940, l'URSS lanciò un ultimatum alla Lituania con cui chiedeva nuove elezioni e la facoltà per le unità dell'Armata Rossa di entrare nel territorio lituano in maniera libera: è facile intuire che una simile richiesta equivaleva alla pretesa di poter occupare il paese. Poco prima della mezzanotte del 14 giugno 1940, si tenne l'ultimo incontro del governo lituano nel palazzo presidenziale di Kaunas. Argomento della discussione fu inevitabilmente la richiesta sovietica. Il presidente Antanas Smetona rifiutò categoricamente di accettare la maggior parte delle condizioni poste, sostenne la formazione di una resistenza militare e la sua decisione fu sostenuta anche dai ministri Kazys Musteikis, Konstantinas Šakenis, Kazimieras Jokantas. Tuttavia, il comandante delle forze armate Vincas Vitkauskas, i generali Stasys Raštikis, Kazys Bizauskas e Antanas Merkys e la maggior parte dei membri del governo lituano decisero che sarebbe stato impossibile allestire una barriera adeguata, soprattutto perché tanti soldati sovietici erano già presenti sul territorio: alla fine, si decise di accettare l'ultimatum. In quella notte, le forze sovietiche giustiziarono la guardia di frontiera lituana Aleksandras Barauskas vicino al confine con la RSS Bielorussa. Il mattino seguente il governo lituano si dimise; il presidente fuggì dal paese per evitare di divenire la guida di uno Stato fantoccio con la speranza di formare un governo in esilio. In tempi rapidi l'Armata Rossa riuscì ad ammassare in Lituania giungendo dalla Bielorussia oltre uomini e ad acquisire possesso degli insediamenti più importanti, tra cui Kaunas che, come detto, era la capitale di allora. Alle forze armate lituane fu ordinato di non ingaggiare e l'aeronautica lituana non permise il volo di nessuna unità.. All'epoca, le forze armate lituane contavano soldati (di cui ufficiali) e dipendenti pubblici. L'Unione dei fucilieri lituani, subordinata al comandante delle forze armate di terra, era composta da oltre membri, di cui circa il 70% erano agricoltori e braccianti.

Dopo l'occupazione, i sovietici avviarono azioni repressive contro gli alti funzionari dello stato. I primi due ai quali fu recapitato il diktat del 14 giugno erano stati il ministro degli interni Kazys Skučas e il direttore del dipartimento di sicurezza dello stato della Lituania Augustinas Povilaitis, entrambi trasportati a Mosca dove saranno in seguito giustiziati. Anche altri personaggi di spicco come Antanas Gustaitis, Kazys Bizauskas, Vytautas Petrulis, Kazimieras Jokantas, Jonas Masiliūnas, Antanas Tamošaitis dovettero affrontare il destino dell'esecuzione, mentre il presidente Aleksandras Stulginskis, Juozas Urbšys, Leonas Bistras, Antanas Merkysys, Petras Klimas, Donatas Malinauskas e migliaia di altri lituani furono deportati. Stasys Raštikis, convinto da sua moglie, attraversò in gran segreto il confine tedesco. Dopo averlo scoperto, l'NKVD assunse provvedimenti restrittivi contro la famiglia di Raštikis. Sua moglie fu separata dalla loro figlia di 1 anno e interrogata nella prigione di Kaunas, e suo padre Bernardas Raštikis, le tre figlie, i due fratelli e le due sorelle deportati in Siberia. Soldati, ufficiali, alti ufficiali e generali dell'esercito lituano e membri del corpo dei fucilieri, che erano visti come una minaccia per gli occupanti, furono rapidamente arrestati, interrogati e poi rilasciati solo per essere condotti in carceri di massima sicurezza o giustiziati: l'intento era quello di evitare che si costituissero forze partigiane locali guidate da militari esperti o che avessero quantomeno ricevuto un addestramento. L'esercito stesso fu prima ribattezzato in Esercito popolare lituano e poi inglobato nel 29º Corpo di fucilieri dell'Unione Sovietica..

La sovietizzazione fu un altro dei progetti avviati dai russi sin dal principio. Il nuovo regime vietò l'opposizione politica, la stampa affiliata ad essa e alcune organizzazioni che perseguivano fini di carattere religioso, politico e culturale. I rapporti diplomatici con i paesi stranieri furono limitati. Il 17 giugno 1940 fu formato il governo del popolo della Lituania, composto da deputati del Partito Comunista. Al fine di rendere più apparentemente legittima l'attività del governo e l'"adesione della Lituania all'URSS", il 14 luglio furono fissate le elezioni. Vi sarebbero state solo altre 5 consultazioni elettorali in Lituania fino all'ottobre del 1992.. I risultati, palesemente truccati, videro vincitore l'Unione popolare laburista lituana e Justas Paleckis fu nominato Primo Ministro e Presidente della Lituania. Il nuovo governo aderì alla proposta degli occupanti di "chiedere" alle autorità sovietiche di far ammettere la Lituania all'Unione Sovietica. Il Paese baltico dovette andare inoltre incontro all'attuazione di politiche quali la nazionalizzazione, gli arresti di massa di attivisti dissidenti e di altri catalogati come "nemici del popolo". La collettivizzazione fu rimandata ad una fase successiva in virtù del fatto che la popolazione lituana era principalmente dedita all'agricoltura.. La situazione economica peggiorò costantemente peggiorata e il tenore di vita diminuì. Ad un anno di distanza, appena una settimana prima della rivolta, circa lituani (principalmente l'intellighenzia) furono coattivamente spostati con le loro intere famiglie e deportati in Siberia, dove molti morirono a causa delle precarie condizioni di vita. Questo evento in particolare scatenò nei cittadini baltici un profondo senso di rigetto delle politiche comuniste e, più avanti, permetterà di comprendere come essi accolsero in maniera benevola l'esercito tedesco. Le persone sfuggite alle deportazioni o agli arresti si organizzarono spontaneamente in gruppi armati, nascondendosi nelle foreste e attendendo speranzosi in una sommossa su vasta scala..