La pagina illustra la storia di Ortona, città della provincia di Chieti.

Fondazione e civiltà italica È incerta la data di fondazione della città; sappiamo per certo, dati i ritrovamenti nella zona del Castello Aragonese, che il sito fu abitato già dall'età del bronzo. Sappiamo che Ortona fu abitata al Neolitico e che le abitazioni si trovavano su promontorio franato del Castello Aragonese. Son stati ritrovati inoltre dei fili da pesca. Lo stesso toponimo Ortona o meglio Hortona potrebbe essere di origine pre o protoindoeuropea. In epoca storica fu abitata dalla popolazione italica dei Frentani che ne fecero il loro porto, da cui la definizione del geografo greco Strabone che la definì "Hortòn epineiòn frentanòn", Ortona porto dei FrentaniStrabone, Geografia, V, 4, 2. In quanto tale nel I secolo a.C. partecipò alla rivolta antiromana di quei popoli che uniti in una lega con capitale Corfinio, per la prima volta nella storia si definirono "Italici".

Una leggenda popolare riportata dallo storico Giovan Battista de Lectiscfr. G.B. De Lectis, Lettera "Alli Magnifici Gentil'Huomini et Honorati Cittadini della Città d'Ortona a Mare" ovvero "Memorie storiche di Ortona2, 1577 vuole che durante la Seconda guerra punica il generale Annibale, in direzione di Nola, si fosse fermato nei pressi di Ortona, nella zona tratturale di Armentizia, per abbeverare i cavalli a una fontana. Tale fontana (la cui conformazione attuale risale al restauro del XVI secolo), è soprannominata "Fontana di Annibale", o del Peticcio, perché si trova presso il torrente omonimo nella zona nord della città che sfocia al mare. Lo storico lancianese Omobono Bocachecfr. Bocache, Memorie ragionate della città di Lanciano, IV ricorda che vi stazionarono anche i francesi nel 1799, giungendo nell'ottobre da Pescara per risalire il piano del Carmine e assediare la città.

Per secoli la Fonte Peticcia fu un punto d'incontro tra i contadini e i pescatori per lo scambio di merci.A testimoniare, anche se con certi dubbi poiché la sua opera è di carattere prettamente encomiastica che ha poco di storico, e non cita quasi nessuna fonte se non Strabone per il proto antico ortonese, la presenza di Annibale in Abruzzo è stato il ritrovamento nel XVI secolo di teschi molto grandi con un solo occhio da parte di contadini, come testimoniato dallo storico locale Giovan Battista de Lectis. La credenza popolare riguardo a queste teste, come sostiene sempre il De Lectis, paventava la presenza addirittura di Ciclopi, leggenda presente anche nella Marsica, da dove Annibale sarebbe transitato. Tuttavia le opinioni del De Lectis oggi non trovano fondamento storico.

Epoca romana Roma comprese immediatamente l'importanza dello scalo commerciale di Ortona, e il porto venne potenziato dopo che le terre dei Frentani vennero conquistate. Durante l'occupazione romana, Ortona fu tra le principali città della Regione Sannita IV (quando Augusto riformulò le province dell'Italia nel I secolo a.C.) a beneficiare del commercio marittimo sull'Adriaticocfr. Priori, La Frentania, II, su Ortona. A nord confinava con i porti di Ostia Aterni (Pescara), aveva il potere sulla foce del fiume Arielli, ed a sud con il porto di Murata Bassa ovvero Gualdum (San Vito Chietino) e con quello di Buca e Punta d'Erce (Vasto), e tessette rapporti secolari di traffico commerciale anche con la Puglia dei Dauni e con i Messapi salentini.

Sulla città italica, l'arx che si trovava sulla falesia tufacea dove si trova il castello aragonese, fu costruita la città romana, come hanno evidenziato alcuni scavi archeologici dei primi anni 2000, durante il recupero del castello, della quale permangono alcuni tracciati stradali e porzioni di recinto dell'urbe, della quale sono stati rinvenuti diversi reperti. Pressappoco l'abitato romano di "Hortona" ricalcava le strade dell'attuale rione Terravecchia, da Largo Castello aveva il cardo maximus nel corso Matteotti, fino alla piazza Municipio, la circonvallazione delle strade abbracciava la Ripa Grande, attuale Passeggiata Orientale, e viale D'Annunzio (ex via Porta Marina), fino ad arrivare al Piano del Carmine, attuale piazza Plebiscito, poiché prima della cementificazione e la costruzione del parcheggio multipiano, aveva un profondo fosso che la divideva dal colle del Carmine e dei Cappuccini.

La città fu interamente conquistata nel I secolo a.C. durante la Guerra sociale contro Roma, avendo aderito alla Lega Italica di Corfinium, tuttavia i Frentani in tempo si erano ritirati dalla rivolta antiromana, non subendo gravi distruzioni o confische.

La zona romana della città antica è stata individuata da piazza della Repubblica (dove c'è il comune), fino al Castello Aragonese, passando per la via della Cattedrale. Nel castello è stata trovata l'area dellarx romana, mentre fuori dall'abitato sono stati rinvenuti altri reperti. Vi è una tomba chiamata "Pietra di Morrecine", nella contrada omonima, vicino a Contrada Riccio, mentre in contrada San Donato, presso il fiume Moro, è stata trovata una strada romana, vicino alla Basilica paleocristiana di San Marco.Di medievale, anche se è stato dimostrato che era usata già dall'epoca romana per dividere i pesi, è la pietra "del tomolo", esposta presso l'ingresso della Pinacoteca civica Cascella nel palazzo Farnese.

Insomma l'antico abitato di Ortona, che ancora oggi conserva molto bene il centro storico nella parte più alta del colle tufaceo che va a strapiombo sull'Adriatico, dacché fu ricostruito nel XIII secolo, costituì da subito un approdo naturale ben difeso dalle mura e dei vari fortini che confluiranno nel XV secolo nel castello aragonese con le mura Caldoriane. Durante gli scavi archeologici del 1999cfr. A. Staffa, "Ortona fra tarda antichità e alto Medioevo", 2004, quando si restaurò il castello danneggiato dalla guerra, è stato individuato nella corte del maniero uno strato antropico riferibile a un abitato protostorico. Tale strato fu modificato nell'età romana, durante i lavori di realizzazione di una cisterna circolare in calcestruzzo.

Ciò ha restituito frammenti di ceramica a impasto, databili dall'Età del Ferro al periodo italico del VI secolo a.C. Insomma l'originale abitato protostorico ortonese che partiva dall'area del castello, si sviluppò verso l'entroterra a sud, lungo la direttrice del Corso Matteotti. Questi frammenti oggi sono conservati nel Museo Bizantino dell'Abruzzo Altomedievale del castello ducale di Crecchio, a poca distanza da Ortona, insieme ad altri reperti dell'età bizantina del V-VI secolo d.C.

L'assetto romano dell'antica Hortona, chiaramente riconoscibile dagli assi longitudinali dei tipici cardo e decumano dell'Urbe, ossia dal castello al Largo Farnese mediante il corso Matteotti, risale al I secolo a.C., e l'area dell'antica cittadina comprendeva anche la zona del corso Vittorio Emanuele, che si sviluppa più a sud, poi via Acciaiuoli, piazza Risorgimento, via Luisa d'Annunzio, via della Fortuna, tutti assi ortogonali. Lavori del 1996 in via Roma hanno rivelato la presenza di livelli stradali più antichi, riferibili al tracciato del I secolo d.C., e in questa parte si doveva trovare la grande cisterna rinvenuta nel 1999. L'antico approdo dei Frentani al porto è stato scoperto per via della frana del 1946 che ha inghiottito metà del castello. La zona in antichità denominata "Lo Scalo", che si affaccia sul porto ortonese e sul faro moderno, è stata oggetto di studi per la presenza di resti di architetture e di rinvenimenti ceramici.Altro approdo storico di Ortona era lo scalo di Punta Ferruccio e Punta Lunga, nella località San Marco-Ripari di Giobbe, dove sono state trovate un'ancora romana, poi ci sono anche la Foce e il Peticcio, a ridosso del cimitero comunale.

A partire dal XVI secolo, il piccolo borgo marinaro medievale sorto su quello romano, iniziò ad essere chiamato "Terravecchia", termine consueto per evidenziare la differenza tra i villaggi storici e i relativi quartieri di costruzione a partire dal Cinquecento sino al Settecento. A Ortona il rione Terranova era quello che prese a svilupparsi dal XVII secolo, benché l'area fosse già stata compresa dentro mura medievali edificate nel 1425-29 da Jacopo Caldora, che terminavano nel punto meridionale di Porta Caldari, in poi lungo la direttrice del corso Vittorio Emanuele, occupando la porzione difesa dalle mura di Giacomo Caldora che comprendeva Porta Caldari, Porta San Giacomo e Porta Santa Caterina, ed i relativi orti dei monasteri di Santa Caterina d'Alessandria delle monache Celestine femmine e di Santa Maria di Costantinopoli, fuori dalle mura.

Medioevo Bizantini a Ortona Caduto l'impero romano la città passò sotto la dominazione bizantina nel VI secolo; lo studio di Andrea Staffa è sempre utile a ricostruire i traffici commerciali dei Bizantini nell'area dell'hinterland frentano-pescarese, i reperti sono conservati nel Museo dell'Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio, paese non molto distante da Ortona; durante la quale diventò sia punto strategico della guerra contro i Longobardi che controllavano l'entroterra, sia luogo per lo scambio di merci tra questi. Nell'anno 803 fu conquistata dai Franchi e annessa alla contea di Chieti. Della testimonianza longobarda restano reperti conservati nel vicino Castello Ducale di Crecchio, di architettura vera e propria non resta molto, il papa Gregorio Magno cita nelle sue lettere una chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli esistente in Ortona, con diocesi a sé, dipendente dal vescovo di Chieti. Attualmente in contrada San Donato rimangono i cospicui resti della Basilica di San Marco, presso Punta dell'Acquabella.

La prima diocesi di Ortona Dunque Ortona dopo la caduta di Roma non perse d'importanza, anche se venne coinvolta nelle furiose lotte della guerra greco-gotica del V secolo d.C., e successivamente caduta in mano ai Bizantini di Costantinopoli. Tuttavia i Bizantini captarono l'importanza strategica del sito portuale, e Ortona tra il VI e il VII secolo divenne una sorta di capitale di quella parte d'Abruzzo in mano ai Bizantini, venne provvista di cinta muraria, di cui fa riferimento anche San Gregorio Magno, che cingeva l'area di Terravecchia, sino al Largo Farnese. Gregorio Magno fa riferimento nelle sue lettere anche a una proto diocesi con sede a Ortona. Le lettere parlano dei vescovi Blandus e Calumniosus, scritte per l'esarca di Ravenna nel febbraio del 591 d.C. Nel 594 Gregorio annunciava agli ortonesi di aver nominato un visitatore e amministratore della sede episcopale, vacante per la morte di Blandus, con l'incarico di presiedere all'elezione del successore.

Nell'ultima lettere dove parla della diocesi, San Gregorio comanda al difensore Scolasticus, figlio di Blandus, di affittare al nuovo vescovo Calumniosus una piccola vigna con casali appartenenti alla Curia romana, qualora per testamento lasciati in legato alla chiesa di San Giovanni, ubicata davanti alla porta della città. Non si sa con certezza di quale chiesa si parli di Ortona, poiché oggi non esiste più. Tuttavia il recente lavoro di Elio Giannetti Le chiese ortonesi (2019) cerca di riportare la luce su antichi siti oggi scomparsi, alcuni demoliti anche di recente, nel XIX secolo, per non parlare di quelli distrutti durante la battaglia di Ortona del 1943La diocesi di Ortona, con dunque la prima chiesa della Cattedrale, dedicata a Santa Maria degli Angeli, passò nel X secolo sotto la giurisdizione di Ravenna, fu retta da arcipreti mitrati, sotto il diretto controllo di Chieti sino al 1570, quando infine papa Pio V restituì la sede vescovile, cui fu unita la sede vescovile di Santa Maria in Platea di Campli, nel teramano, e solo più tardi alla diocesi di Lanciano, risolte le controversie territoriali e amministrative con Chieti.