Rocche di Civitella è una delle frazioni del comune italiano di Civitella del Tronto (da cui dista 4 km), in provincia di Teramo nella regione Abruzzo. Antico nome: Rocchetta. Gli abitanti sono detti "roccatani".
Sorge a 531 metri s.l.m., è sovrastata dal colle boscoso di San Nicola, che rappresenta il luogo del primo insediamento e in epoca medievale fu strategico, con le altre alture di Castel Manfrino, Civitella e Montesanto, per il dominio del territorio, grazie al sistema di avvistamento-segnalazione. È costituito storicamente da 4 sobborghi, di cui 3 (Rocca Ischiano, Rocca San Nicola e Rocca Case d'Angelo) sono situati alla pendici del colle San Nicola, mentre una sola, Rocca Ceppino, sorge più in basso. Attraversa il territorio la strada statale 81 Teramo-Ascoli, lungo la quale, soprattutto a partire dal 2º dopoguerra, si sono concentrate le abitazioni, con conseguente abbandono dei vecchi sobborghi. Curiosa è la divisione del paese nelle due diocesi di Teramo e Montalto-San Benedetto del Tronto che qui confinano, motivo per il quale sorgono a brevissima distanza due chiese, ognuna appartenente a una delle due diocesi, cosicché gli abitanti di Ischiano e San Nicola frequentano la chiesa di San Nicola, gli abitanti di Ceppino e Case d'Angelo la chiesa di Santa Felicita.
Geografia fisica Il colle San Nicola, a 671 metri s.l.m. è il più meridionale dei tre rilievi rocciosi (gli altri due sono Civitella del Tronto e Montesanto) presenti nel territorio collinare compreso tra i massicci montuosi dei Monti Gemelli (Monte Girella e Monte Foltrone), propaggini più orientali della catena appenninica Gran Sasso-Laga-Sibillini, e il mare Adriatico.
A ovest, la frazione è attraversata dal fiume Salinello, tratto proveniente dalle omonime Gole della vicina frazione di Ripe.
Il territorio è dominato dai maestosi massicci dei Monti Gemellii monti Gemelli sono due massicci calcarei che superano i 1800 metri slm e dominano il territorio di Rocche. Vengono chiamati gemelli per la somiglianza tra loro dei due profili; il Monte Foltrone è chiamato localmente montagna di Campli, il monte Girella è chiamato montagna dei fiori per la grande varietà di specie floreali trovate dai botanici del parco nazionale Gran Sasso-monti della Laga; gli abitanti di Rocche sono da sempre stati legati alla montagna dei fiori, sia per le sue risorse, come la raccolta di legna e castagne, sia per i proverbi locali che la coinvolgono, come quello che raccomanda di provvedere alla stagione invernale in arrivo quando la montagna mette il cappello (di neve) http://www.gransassolagapark.it/distretto_traidueregni.php . (Montagna di Campli e Montagna dei Fiori), l'ambiente mantiene il suo aspetto prettamente agricolo-pastorale. Molto diffusa è la coltivazione dell'ulivo e l'area appartiene, secondo il disciplinare della DOP del 2003secondo il disciplinare della DOP del 2003 rientrano nella zona di produzione del Pretuziano le aree di Rocche a valle della SS81; deve essere ottenuto da olive appartenenti, fino al 75% alle varietà Leccino, Frantoio e Dritta, il restante 25% da varietà olivicole locali, cioè Tortiglione, Carboncella e Castiglionese. http://www.saporideiparchi.minambiente.it/prodotti/disciplinare/268_1433859089471_Pubblicazione_pretuzianoDOP.pdf, alla zona di produzione dell'olio extravergine Pretuziano delle Colline Teramane.
Storia
Non è nota l'origine del paese. Si sa che il territorio compreso tra i fiumi Tronto e Vomano era abitato dai Pretuzi, un popolo italicoi Pretuzi erano prevalentemente nomadi dediti alla pastorizia; reperti della loro coviltà vennero rinvenuti nella necropoli di Campovalano, frazione di Campli, a 5 Km da Rocche e negli scavi archeologici nel comune teramano di Cermignano; tali reperti sono raccolti nei musei archeologici di Teramo e Campli; dal nome di tale popolazione derivò il nome della intera regione Abruzzo. insediato dal I millennio a.C. fino alla conquista romana del III sec. a.C.
Nel Medioevo sorse, nell'area più alta di Rocche, cioè sul colle San Nicola, un insediamento fortificato del feudatario del luogo, la "Rocca Camilliana" menzionata dalla bolla del 1188 del Papa Clemente III come uno dei beni dell'Abbazia di S. Nicolò a Tordino. Poco più in basso, a 644 metri s.l.m. e distante circa 100 metri da questo, sorgeva l'unica chiesa dell'abitato, dedicata a Santa Maria Assunta, più comoda al feudatario che al popolo che viveva più a valle.
Nel 1557 il colle San Nicola fu coinvolto nell'assedio di Civitella da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico III alleato con papa Paolo IV; i francesi, infatti, vi portarono un cannone perché da lì si scoprivano le strade di Civitella.in quell'assedio, il Duca di Guisa, benché fosse feroce e violento, non riuscì a espugnare la città, tanto che nel maggio dello stesso anno tolse l'assedio e si ritirò presso Ancona. Proprio in questa guerra tra francesi e spagnoli Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto, in quanto protagonista della Guerra del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne apprezzata nell'intero regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali per quarant'anni e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la fortezza. Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Città e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna. Girolamo Ruscelli, Della Guerra di campagna di Roma et del Regno di Napoli, nel pontificato di Paolo IIII. Venetia 1560.
Nel 1588 il territorio di Rocche fu interessato dalla creazione della nuova diocesi di Montalto Marche, voluta dal Papa Sisto V, originario di Montalto. Nella sua nuova Diocesihttps://www.papasistov.it/it/patria-carissima/nuova-montalto-citta-felice/la-diocesi-di-montalto.html . il Papa spostò tutte le chiese dipendenti dall'abbazia di Santa Maria Montesanto, cosicché il territorio del paese si trovò (e tuttora si trova) diviso tra le diocesi di Teramo (cui faceva e fa parte tutt'oggi la chiesa dell'Assunta e la chiesa di San Nicola), e di Montalto (cui faceva e fa parte tuttora la chiesa di Santa Felicita)in tutto il territorio avvenne, con la bolla papale Super universas del 1588, una compenetrazione di diocesi: S.Egidio alla Vibrata e le frazioni di Civitella a sinistra del Salinello più Sant'Andrea e Santa Felicita si trovarono nella diocesi di Montalto Marche http://www.umbertoguerra.it/papasisto/pontificato/provincia-della-marca/258-s-egidio-alla-vibrata-te-e-labbazia-di-montesanto.html..
Nel 1806 il colle San Nicola fu nuovamente coinvolto in un altro assedio francese alla fortezza di Civitella,Nel 1806 le truppe di Napoleone Bonaparte invasero il Regno di Napoli e, arrivate nell'Abruzzo teramano, misero sotto assedio Civitella del Tronto il 22 gennaio. In quel tempo la fortezza era comandata dal militare di origine irlandese Matteo Wade. L'assedio si concluse con la resa di Civitella il 21 maggio. da parte delle truppe di legionari hannoveresi. Il vero blocco della fortezza iniziò proprio da Rocche di Civitella. Uno squadrone di legionari hannoveresi, infatti, il 27 marzo 1806, piazzò un campo a Rocche e, dopo un cruento scontro a fuoco, fece sloggiare da lì la banda di 60 uomini del mitico brigante Sciabolone. Gli hannoveresi restarono a Rocche fino al maggio 1806, quando terminò l'assedio.Roberto Carlini, CIVITELLA DEL TRONTO 1806-1810, I briganti e il massacro dei legionari hannoveresi, Collana "Storie di misfatti, briganti ed evasioni" 2019.
Nel 1860, durante l'assedio del forte di Civitella da parte dei piemontesi, nella tradizione paesana si ricorda una battaglia svoltasi sul colle tra trenta bersaglieri dell'esercito sabaudo e i briganti scesi dalle montagnequesto avvenimento viene citato da Vanda Romani nella sua opera "Usi e costumi di Rocche di Civitella e paesi vicini" in cui raccoglieva testimonianze appartenenti alla tradizione orale del villaggio.. Tali briganti aiutavano gli assediati borbonici chiusi in Civitellail 21 ottobre 1860 si svolgeva il Plebiscito in tutte le province del Regno delle due Sicilie, compreso l'Abruzzo, in un clima di tensione tra piemontesi e filoborbonici; ad esempio, nell'Aquilano, per la fortissima reazione dei popolani, al plebiscito non partecipa quasi nessuno; il governatore di Teramo, De Virgilii, emana un proclama con il quale minaccia che i villani presi con le armi alle mani vengano considerati reazionari e puniti con rito sommario, senza pietà; a Caramanico, un paese di seimila abitanti nel Chietino, un popolano chiede che sia sistemata anche una urna per Francesco II, ma è schiaffeggiato da un liberale e a questo gesto la popolazione corre immediatamente ad armarsi con scuri e pietre e assale il drappello di piemontesi che protegge le urne. Il 26 ottobre 1860 iniziavava l'assedio alla fortezza di Civitella che ebbe un ruolo determinante nelle reazioni popolari che si verificarono antecedentemente e/o contemporaneamente ai plebisciti nel Teramano e nella provincia di Ascoli Piceno. Nelle giornate antecedenti il plebiscito, il presidio di Civitella del Tronto uscì dalla fortezza, innalzando le bandiere borboniche, aizzando i capi briganti della guerriglia, tra cui Bernando Stramenga, Gaetano Troiani, Angelo Florj, Zopito di bonaventura e gli abitanti dei villaggi vicini. Così, durante il lungo assedio, la guarnigione di Civitella poté contare, sia per gli approvvigionamenti, sia per gli atti di guerriglia, su bande di briganti, legittimisti nostalgici, soldati borbonici sbandati e su molti civili e contadini delle zone contigue. A causa di tale guerriglia anti-sabauda nel territorio, il Generale Pinelli emette alcuni durissimi bandi contro gli stessi civili che suscitarono tali proteste a livello internazionale da costringere il governo regio a sollevarlo dall'incarico, sostituendolo con il Generale Luigi Mezzacapo. La resistenza di Civitella ebbe così una risonanza internazionale, tanto da apparire su numerosa stampa estera, come il segno di un popolo che non si vuole arrendere all'usurpatore; la regina Maria Sofia di Baviera, appresa la notizia disse: -piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi in mezzo a quei bravi combattenti.- La resistenza di Civitella fu storicamente molto importante, in quanto preluse a ciò che nel Mezzogiorno accadde nei seguenti cinque anni di guerra contro il brigantaggio e il borbonismo superstite. https://www.corriere.it/cultura/speciali/2010/visioni-d-italia/notizie/03-civitella-del-tronto-galasso-esercito-franceschiello_44ed8514-cfc9-11df-8a5d-00144f02aabe.shtml http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/RegnoDueSicilie/Civitella01.htm http://www.altaterradilavoro.com/20-marzo-1861-assedio-civitella-del-tronto/.
Storicamente si sa che il 4 gennaio 1861 i filoborbonici che dall'esterno andavano in soccorso di Civitella assediata dalle truppe italiane assalirono un gruppo di bersaglieri appostati a Rocche. Ne inseguirono uno rimasto isolato e nei pressi della cosiddetta "Fonte Grande" lo uccisero. Alcuni contadini poi lo seppellirono vicino al luogo dell'uccisione. Il nome di quel bersagliere rimase sconosciuto, per questo nel 1960 i soci della sezione Bersaglieri "E. TOTI" di Teramo lo vollero commemorare. Al colle San Nicola e in altre località intorno a Civitella, come Villa Passo, Villa Lempa, Borrano, S. Andrea, S. Maria, Villa Ripa, Fucignano, erano schierate le truppe sarde. In particolare, il Colle San Nicola, utilizzato come postazione di vedetta, era occupato dal 27º Battaglione Bersaglieri, forte di 15 ufficiali e 386 soldati al comando del capitano Giuseppe Fabbri.Ercole Bonanni, La guerra civile nell'Abruzzo teramano 1860-1861, Editrice Eco, 1974, p. 152.