Fu prete presso Viterbo, poi tra i compagni della seconda ora di Francesco d'Assisi. È venerato come beato nella chiesa cattolica.
Biografia Sebbene non fosse uno dei dodici compagni originari di Francesco d'Assisi, frate Leone fu uno dei primi ad unirsi a lui dopo l'approvazione della prima Regola dei Frati Minori (1209-1210) e forse era già sacerdote. Col tempo divenne confessore e segretario di Francesco, e dal 1220 circa fino alla morte fu il suo compagno costante: era con Francesco quando quest'ultimo si ritirò a Fonte Colombo vicino a Rieti nel 1223 per riscrivere la regola dell'ordine, e lo accompagnò nel suo successivo viaggio a Roma per chiederne l'approvazione. L'anno seguente, Leone era presente sul Monte della Verna quando Francesco ricevette le stimmate. Francesco lo chiamava "Pecorella di Dio" per la semplicità e la tenerezza di Leone. Leone assistette Francesco durante la sua ultima malattia.
Fu vicino a Francesco durante importanti momenti della sua vita, in particolare negli ultimi anni presso il Santuario della Verna, momenti in cui chiese a Francesco di scrivere una benedizione personale (Benedictio fratris Leonis) e una lode a Dio (Laudes Dei altissimi). Egli scrisse quanto richiesto su una carta (chiamata "Chartula fratri Leoni", ovvero "Foglietto di Frate Leone"), l'una sul fronte, l'altra sul retro. Il documento è conservato in ottime condizioni presso la Basilica inferiore d'Assisi, nella cappella delle reliquie.
Altro documento che testimonia la stretta relazione con Francesco è la cosiddetta Lettera spoletina, un documento autografo su pergamena conservato presso il Duomo di Spoleto.
Dopo la Regola, i documenti autografi di Francesco sono tra le fonti francescane più importanti.
Dopo la morte di Francesco, Leone divenne il "geloso custode della pura tradizione, difensore dell'ideale primitivo del Santo", entrando in conflitto con coloro che considerava traditori di Francesco e del suo ideale di povertà, in particolare Elia da Cortona, all'epoca Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori: protestò contro la raccolta di denaro per l'erezione della Basilica di San Francesco e ruppe in pezzi la cassa di marmo che Elia aveva eretto per le offerte per il completamento della basilica di Assisi. Per questo Elia lo fece flagellare, una mossa impopolare che consolidò l'opposizione a Elia.
Leone si ritirò quindi in un eremo dell'ordine. Assistette alla morte di Chiara d'Assisi nel 1253. Dopo aver sofferto molte persecuzioni da parte del partito dominante nell'ordine, morì alla Porziuncola in estrema vecchiaia, e le sue spoglie sono sepolte nella Basilica di San Francesco.
Molto di ciò che si sa di lui è stato raccolto da Paul Sabatier nella Introduzione allo Speculum perfectionis (Lo specchio della perfezione). Probabilmente è stato compilato dopo la sua morte sulla base dei racconti da lui forniti e dei suoi scritti.
Chartula di Assisi
Benedictio fratris Leonis Nel 1224, due anni prima della morte di Francesco, Frate Leone fu colpito da una crisi spirituale e chiese al santo una preghiera di aiuto. Francesco dettò queste parole:
Laudes Dei altissimi Dopo una profonda meditazione, Francesco sentì il bisogno di trascrivere su carta i suoi pensieri e le sue lodi a Dio:
Lettera a frate Leone (Spoleto) La lettera a frate Leone è un testo autografo di Francesco d'Assisi destinato a frate Leone.
La lettera è stata scritta su pergamena tratta da pelle di capra ed è grande 13×6 cm, oggi conservata entro un tabernacolo - tempietto del XIX secolo presso il duomo di Spoleto. La lettera riporta l'aiuto e il sostegno spirituale di Francesco nei confronti del fratello in crisi, similmente come già effettuato con la Chartula fratri Leonis.
Il testo della lettera:
Note
Voci correlate Lettera a frate Leone
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Francescani italiani