Cartosio (Cartòs in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria in Piemonte.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Cartosio è prevalentemente collinare, con il torrente Erro che scorre al centro della sua valle. Il centro abitato si trova su una mensola fluviale formatasi a seguito dell’erosione da parte del torrente delle rocce sedimentarie del fondovalle. A sud del paese di trova la collina del Pallareto, che significa “collina a mantello”, per via della sua forma, che copre la valle, ai cui piedi si apre un’area agricola pianeggiante. A est si innalzano i rilievi boscosi che hanno come culmine Ponzone, che è una montagna, in quanto è a un’altitudine superiore ai 600 m s.l.m. A nord la stretta valle incisa dell’Erro si apre in una vallata più ampia, sovrastata dalla collina delle Bancarelle, che segna il confine con il comune di Melazzo. A ovest, al confine col comune di Montechiaro d’Acqui, si erge imponente una collina, detta “I Carozzi”, che significa “collina/altura delle pietre/pietrosa”, sulla cui cima sono state installate le antenne e i ripetitori per le telecomunicazioni. Il centro abitato è delimitato a est dalla gola profonda 10 m del Retano della Villa, che in corrispondenza del campo da calcio si divide e prende il nome di Rio Niscarone, che drena la piana a sud del borgo e le colline circostanti.
Geologia Cartosio fa parte delle ultime propaggini dell’Appennino ligure, che poi degrada verso la pianura. Le rocce del territorio sono di tre nature principali: a sud il substrato roccioso è costituito da ofioliti del gruppo di Voltri, formatisi nel tardo Giurassico, le cui proprietà permettono all’acqua di infiltrarsi e, dopo circa 8000 anni, di riemergere presso le sorgenti termali della vicina Acqui; al di sotto del paese, al centro, sono presenti rocce sedimentarie a ciottoli cementificati, appartenenti alla formazione di Molare, formatisi probabilmente in un antico delta fluviale durante l’Oligocene, circa 33 milioni di anni fa, coperti da argille e sabbie fluviale del Pleistocene medio, infine, sui rilievi settentrionali si possono notare rocce di natura calcarea e arenaria, localmente detti tufi, formatisi in acque più profonde e in alcuni casi contenenti fossili, appartenenti alla formazione di Rocchetta, detta anche di Rigoroso, formatasi successivamente a quella di Molare circa 29 milioni di anni fa in acque più profonde. La regione probabilmente emerse a seguito dell’orogenesi appenninica nel Neogene e in seguito venne scolpita dagli agenti atmosferici e fluviali per creare la vallata attuale, caratterizzata da varie terrazze fluviali testimoni di vari gradi di erosione da parte del torrente e profondi canyon dei rii laterali.
Storia naturale Il comune si trova nell’ecoregione delle foreste di sclerofille e semidecidue italiane, all’interno del bioma delle foreste, boschi e macchia mediterranei nel reame biogeografico paleartico. Quando i primi esseri umani si stabilirono nella zona, il territorio faceva parte della steppa dei mammut, un bioma arido e freddo, che si estendeva fino alla Siberia. Dopo la deglaciazione, circa 10.000 anni fa, la steppa scomparve e lasciò il posto alle attuali foreste. La flora è costituita da querce, castagni, anche se piantati dall’uomo, ciliegi, frassini, pioppi, salici, noccioli e noci. Sono infestanti le alloctone robinie, chiamate gaggie, che in alcuni posti favoriscono solo la crescita dei rovi, soffocando le altre piante. In primavera, nei prati, è possibile ammirare rare specie di orchidee selvatiche, che si è cercato di salvaguardare attraverso iniziative sponsorizzate dall’amministrazione comunale. Non è raro nei boschi trovare esemplari di pino silvestre, a volte piantati a volte spontanei. A tarda estate e inizio autunno, se le condizioni meteorologiche sono giuste, è abbondante la crescita micelica. La fauna selvatica terrestre fino a pochi anni fa era costituita da mammiferi di piccola taglia e sole due specie di grandi ungulati, il cinghiale e il capriolo. Nell’ultimo decennio si è assistito al ritorno del lupo italico, anche se i suoi numeri sono ancora troppo bassi perché avvenga un controllo della popolazione di erbivori. Sono stati osservati anche dei pipistrelli. La zona in primavera e autunno è testimone del passaggio di gru e oche in migrazione. Le specie di uccelli stanziali includono germani reali, passeri, pettirossi, storni, poiane, falchi, picchi verdi, aironi cinerini e aironi bianchi maggiori, piccioni, colombacci, civette e upupa, mentre d’estate sono presenti le rondini. Storicamente era stata segnalata nel torrente Erro la presenza della lontra, dell’anguilla e del gambero di fiume, a oggi apparentemente scomparsi. La situazione si è aggravata allorché è stata segnalata la presenza del pesce siluro, rilasciato illegalmente, che ha decimato la popolazione ittica. Nel complesso la biodiversità è ancora molto bassa, ma si spera che in futuro possa aumentare, diventando anche un’attrattiva per l’ecoturismo.
Clima
Classificazione climatica: zona E, 2504 GG
Origini del nome Il nome di Cartosio compare in documenti risalenti all’ XI secolo col nome di Cartosium. Il toponimo potrebbe derivare dalla radice ligure preindoeuropea kart che indicherebbe una radura o un campo, mentre -osium era un suffisso comune nel latino medievale per indicare dei territori. È probabile che il nome indicasse originariamente il territorio della vallata, per poi diventare in nome dell’abitato. Quindi vorrebbe dire: “luogo dei campi”.
Storia Antichità La regione di Cartosio è stata abitata da tempo immemore. Prima della conquista romana la zona era abitata da una tribù di Liguri, gli Stazielli, che avevano come centro l’oppidum di Caristum. Benché il nome dell’antica città abbia una certa somiglianza con quello dell’attuale villaggio, gli storici moderni credono che essa fosse la moderna Acqui Terme. Nel 173 a.C. i Romani sconfissero gli Stazielli e iniziarono a romanizzare la regione con la fondazione di Aquae Statiellae, Acqui, attratti dalle acque termali curative. Per servire la città, all’epoca di Augusto venne costruito un acquedotto, i cui resti per la maggior parte sotterranei sono stati identificati. La fonte dell’acquedotto era situata nell’odierno territorio comunale di Cartosio, come dimostrano la presenza, sotto alla località Tempuccio, di un foro nella roccia della sponda del fiume, anche se probabilmente c’era un’altra presa più a monte, probabilmente a Lagoscuro, mai trovata. La valle, in età romana, era probabilmente coltivata e sviluppata, dato che in passato avvenivano occasionali ritrovamenti di reperti archeologici, mai investigati più a fondo.
Medioevo A seguito della caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C., con la decadenza dei grandi centri urbani, la popolazione si rifugiò nelle campagne, arroccandosi sulle colline per proteggersi dalle incursioni. A seguito della creazione del regno longobardo, il confine tra esso e i possedimenti Impero Romano d’oriente finì per passare per il comune di Cartosio, come testimonia il ritrovamento di un muro risalente a quel periodo nella frazione di Rivere. Il primo centro abitato della valle si chiamava Borgo e non corrispondeva a quello moderno; si trovava bensì a poco meno di 1 km a nord-est, dove tuttora esiste la chiesa di San Pietro, tradizionalmente ritenuta la prima della zona. Nell’alto medioevo Cartosio faceva parte della Marca Aleramica, venendo in seguito posseduta dai marchesi di Ponzone. Attorno al XII secolo venne creato una contea e il comune passò alla famiglia astigiana degli Asinari, che lo possedette per secoli fino al 1815 circa. Una leggenda popolare afferma che all’epoca la torre era già presente nella sua posizione attuale e venne in parta demolita dagli astigiani, che la ricostruirono nella sua forma attuale e fondarono un intero centro abitato attorno, destinato ai militari, con opportuni svaghi, mentre la maggior parte della popolazione civile continuava a risiedere a Borgo, che però nell’arco di pochi secoli venne abbandonato a causa delle frane a cui era soggetto. Sempre nel XII secolo, seguendo le sorti della sua città madre, Acqui, la contea di Cartosio entrò a far parte del Marchesato del Monferrato. In quel periodo il paese era di vitale importanza, poiché era attraversato da un’antica strada che conduceva al mare e alle saline e cave di argilla di Albisola, i cui prodotti erano richiesti nell’entroterra.
Età moderna Dopo la guerra di successione spagnola e in conformità con il trattato di Utrecht, nel 1708 Cartosio entrò a far parte delle terre di casa Savoia, i cui duchi prima e poi re continuarono a investire gli Asinari della contea. Il territorio vide ingenti distruzioni e passaggio di innumerevoli eserciti nemici e amici, che non giovarono alla già precaria vita della massa di contadini. Durante le guerre napoleoniche per esempio prima avvenne il transito dell’armata austro-sabauda verso Savona, e poi il breve passaggio di quella francese, diretta ad Acqui, dove si trovava Napoleone, che vi restò qualche giorno prima di dirigersi verso Marengo. A seguito dell’annessione del Piemonte all’Impero francese, Cartosio entrò a far parte del dipartimento di Montenotte, salvo poi essere recuperata dai Savoia dopo la sconfitta di Napoleone del 1814-15.
Età contemporanea