Ombre rosse è stata una rivista di cinema e letteratura, collegata ai movimenti giovanili in corso negli anni della sua edizione. Fu pubblicata in due serie fra il 1967 e il 1981. Marco Bellocchio ha avuto modo di dire: «La mia adesione a Ombre rosse [...] era dovuta a una condivisione di priorità politiche, di lotta di classe, che allora rispetto al cinema mi sembrava più importante».

Storia La nascita della rivista è legata al cineclub dell’Università di Torino e alle personalità di Paolo Bertetto, Goffredo Fofi, Giorgio Tinazzi e Gianni VolpiStefano Della Casa, Torino Set: una storia affascinante , "La Stampa", 11 Settembre 2009. In entrambe le serie la rivista si segnalò per una forte connotazione politica e per la vicinanza ai movimenti studenteschi e operaiRecensione di Barricate di carta, Carmilla on line, 20 Novembre 2015. Fra i vari collaboratori, si ricordano in particolare Bruno Gambarotta, Paolo Gobetti, Luigi Manconi, Sandro Petraglia, Lidia Ravera, Gianni Rondolino e Stefano Rulli. La prima serie termina nel dicembre 1969, tutti i numeri sono reperibili sul web.

Numeri della seconda serie La seconda serie della rivista, annunciata trimestrale di cinema, inizia le sue pubblicazioni nel 1971 e dura fino al marzo 1981. numero 1, trimestrale, 1971, responsabile Piergiorgio Bellocchio, diretta da Goffredo Fofi, Paolo Mereghetti, Giampaolo Tescari, Gianni Volpi. Monografico: Cina: cultura, cinema e rivoluzione. La grafica della copertina è di Sergio Barletta, disegnatore umoristico, che nel maggio 1972, per altri versi, inizierà a collaborare a Ca Balà, rivista italiana legata sia all'underground che ai movimenti a cavallo degli anni Sessanta e Settanta.

numero 2, Primavera 1972. Copertina di Lorenzo Taiuti dove si trovano fotogrammi statici di Joe Cocker e del film El coraje del pueblo del regista boliviano Jorge Sanjines. La colonna centrale è dedicata a Jane Fonda che svetta a piena pagina in quarta di copertina con un'immagine tratta da una sequenza del film Una squillo per l'ispettore Klute. La rivista apre col caso Heberto Padilla, arrestato a Cuba il 20 marzo 1971 «sotto generiche accuse di corruzione» si legge nell'articolo redazionale, che continua: «Liberato il 29 aprile partecipa a un dibattito pubblico con un'autocritica lunga e penosa, (...)». Seguono articoli sul cinema americano e sulla musica ad esso collegata attraverso lo sguardo della politica giovanile. La maggior parte del numero è dedicato a film e registi, tra i quali Ferreri, Bellocchio, Pasolini, Lattuada, Truffaut, Bergman.

numero doppio 3/4. Non è più indicato l'autore della copertina né la data di uscita, ma soltanto la dicitura seguente: «L'abbonamento di chi ha già ricevuto 4 numeri è scaduto». Dedicato in gran parte al cinema militante, ovvero quello legato ai movimenti e alle lotte dell'epoca collegato però al cinema commerciale. Jean-Luc Godard col suo film Crepa padrone, tutto va bene viene a rappresentare il legame tra le due produzioni. Il sommario in copertina è: Cinema militante, Godard Ōshima Nizan, Pesaro, Kubrick, Notarnicola, Buñuel. Due pagine ricche di titoli riguardante il cinema militante, tra i quali Totem di Giancarlo Buonfino, reperibile e accreditato nel web, non contengono nomi degli autori delle opere.

numero 5, la rivista è bimestrale e pubblicata nel 1974, EAN 2562814479680. Redazione: Goffredo Fofi. Il dissenso in URSS apre il numero cui segue, di Sandro Petraglia, un saggio su Andrej Rubljov. Articoli sul teatro prendono in esame Bertolt Brecht e il Cile di Dario Fo. Per l'editoria alternativa Lidia Ravera scrive "Il pane e le rose": resoconto di un'esperienza. Vittorio Reichmann presenta l'esperienza di Re nudo di Andrea Valcarenghi. Letteratura, Anarchia e Politica, con omaggio a Raniero Panzieri, vengono presi in esame attraverso diverse angolazioni legate al proletariato e al Fascismo in camicia bianca. Il cinema chiude il numero con San Michele aveva un gallo e La grande abbuffata. Un articolo finale a firma di Pietro Lombardo, nome fittizio che non risulta tra i collaboratori, definisce il film La proprietà non è più un furto «uno dei più brutti e indifendibili dell'intera storia del cinema».

numero 6, stampa E.L.Casalotti, Roma marzo 1974. Fotografie originali di Tano D'Amico, Peppe Avallone, Lello Mezzacane, Il numero è incentrato sul teatro con i bambini visto come lavoro politico. Un articolo dal titolo I controscuola fa risalire la nascita di una tale tendenza alla scuola di Barbiana. Nel cinema è messa in risalto La torta in cielo di Lino Del Fra tratto dal racconto-fiaba, così scrive Goffredo Fofi, di Gianni Rodari. Seconda parte dedicata alla condizione operaia all'Ansaldo e giovanile a Milano e a Napoli. In teatro un articolo su Eduardo de Filippo di Antonio Attisani, Visita a un monumento nazionale. Nel cinema recensione ad Amarcord e al cinema hollywoodiano, dominatore al Festival di Cannes del 1973.

numero 7, stampa E.L.Casalotti, Roma dicembre 1974. Impaginazione: "Davif". Elenco dei collaboratori, della Redazione vi è soltanto l'indirizzo: Via Goffredo Mameli 51, 00153 Roma. Il numero apre con l'articolo redazionale Cosa cerca Ombre Rosse. «Nostri lettori e amici ci chiedono di chiarire meglio il nostro piano di lavoro, disorientati negli ultimi numeri dall'incontro con materiali diversi». Seguono due inediti di Mao sulla filosofia e sulla cultura. Le pagine che vanno da 21 a 35 sono foto senza didascalia di Tano D'Amico, San Basilio Cronaca di una lotta. Un articolo riguarda le 150 ore, ancora l'attenzione è posta sul teatro dei bambini come nel numero precedente. Un articolo di Luigi Manconi, La chitarra, il potere e altre cose tratta della manipolazione delle parole: «Allora se (...) la manipolazione delle parole non è possibile oltre certi limiti di buon gusto, rimane aperta una sola possibilità: ed è che, quando si dice o si canta, "cannone" e "rivoluzione", si pensi e si creda, onestamente, alle proprie parola e proprio quelle si voglia comunicare». Ad alcuni appunti sul romanzo Corporale di Paolo Volponi seguono altri su La Storia di Elsa Morante. Dei film di Unitad Popular visti a Pesaro scrive Gianni Volpi. Stefano Rulli e Sandro Petraglia nell'articolo conclusivo dedicano ampio spazio (pp. 103-112) al cinema italiano: ...e pigola sempre più piano il cinema italiano 1974.

numero 8, Roma marzo 1974 (sic). Il numero apre con Appunti sull'ideologia borghese in Italia, un excursus riguardante l'Italia degli anni Sessanta caratterizzata, si legge, dalle «ideologie della coesistenza», messe in crisi, nel 1968 prima e nel 1969 poi, dalla crisi delle «illusioni tecnocratiche e le ideologie dell'integrazione operaia». Questo carattere antiborghese che caratterizza il numero si ritrova particolarmente in un articolo di Stefano Rulli sul film di Nico Naldini Fascista e in un altro di Sandro Petraglia sul film Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti il cui titolo recita: «Gruppo di cadaveri su un divano». Segnalato e analizzato da Saverio Esposito il Libro di storia. Controstoria del mondo moderno a fumetti, Edizione Savelli 1974. Sotto il titolo C'era una volta un animale vengono pubblicate quattordici poesie inedite di Bertolt Brecht.

numero doppio 9/10, Roma luglio 1975. In copertina campeggia un disegno a colori di contadine cinesi (tutte con una mascherina bianca) raccoglitrici di cotone. Un saggio di Furio di Paola (Marx, la Heller e i nostri bisogni) apre il numero, seguito da Nicola Gallerano con La politica culturale di Togliatti. Julia Kristeva, in linea con l'immagine in copertina scrive La condizione della donna in Cina. La Rivoluzione dei garofani è documentata con foto senza didascalie o che accompagnano un'intervista di Revolucao (sic) agli operai della Sausabreu di Guimaraes: Proletari e soldati: il nuovo Portogallo Foto di Tano D'Amico. Articoli quali I giovani e la droga di Marco Lombardo Radice, Lo sport del capitale di Enzo Belforte, sottolineato dall'immagine fotografica della IV di copertina, Il teatro di strada a Torino sono seguiti da, a cura di Goffredo Fofi, Nessuno o tutti, introduzione a un'intervista con gli autori del film Matti da slegare: Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, e con un paziente, curata da Manlio Martinelli, dirigente dell'Ospedale psichiatrico di Colorno. Nelle ultime pagine schede di: Libri, come quelle di Marcello Flores (Togliatti secondo Vacca), Lydia Ravera (sic) (Il silenzio è già finito), Silvana Pisa (Le brioches di Susanna Agnelli); Musica in relazione alla situazione politica (schede di Giame Pintor); Cinema (Non si esce da Chinatown di Stefano Rulli) e in relazione alle classi sociali (Per una pratica cinematografica di classe di Nino Bizzarri) e in quanto strumento ideologico (Guido Lombardi). Ultime pagine onoranze di cordoglio dedicate a Serantini, Gabriella Fittipaldi, Danilo Montaldi.

numero doppio 11/12, Roma, Savelli spa, novembre 1975. Numero speciale sulla condizione giovanile. Direttore responsabile ancora Piergiorgio Bellocchio. Il numero apre con un articolo redazionale, Dopo Licola, considerazioni sul Festival di Licola cui fa seguito un pezzo di Saverio Esposito, Sul delitto del Circeo. Viene pubblicata una lunga poesia in forma di ballata di Giovanni Raboni il cui incipit è: «Dicono che Vincenzo è un fannullone, / un buono a niente, un pigro, un mascalzone. Signori, non è vero: io lo conosco a fondo». Il personaggio del ladro di mestiere è presentato attraverso imprese che implicano abilità, il mondo che, in questo caso farebbe rubare, è stigmatizzato: «Eppure ve lo posso assicurare: / se non ci fosse niente da rubare / il mio amico sarebbe un vero artista / come vetraio, fabbro o elettricista. [...]». Il numero dei collaboratori che contribuiscono con vari articoli è in netto aumento, L'unico film cui è dedicato un articolo è Professione: reporter di Michelangelo Antonioni.

numero 13, Roma, Savelli spa, febbraio 1976. Direttore Goffredo Fofi, Responsabile Luigi Manconi. Il numero è introdotto da una presentazione firmata Annalisa Usai e Gabriella Gribaudi intitolata Dopo i fatti del 6 dicembre. L'incipit non spiega molto né dà valutazioni definitive sull'importante evento, ma dà un'idea di un nuovo percorso del movimento che sta nascendo e delle nuove problematiche che pone la rivista. «I fatti del 6 dicembre hanno riportato alla luce i difficili rapporti tra donne organizzate nel movimento femminista e organizzazioni del movimento operaio». Politica, cultura e storie personali sono presentate integrate tra loro. Articoli su cinema, romanzi e su avvenimenti storici come Rivoluzione e guerra civile in Spagna 1931-39 e Il biennio rosso.

numero 14, Roma, Savelli spa, Aprile 1976. Molte le schede dedicate a novità culturali, romanzi, cinema e teatro. Tutti i numeri di Ombre Rosse (vecchia e nuova serie) sono reperibili integralmente sul web al sito della Biblioteca Biblioteca Gino Bianco insieme a molte riviste presenti negli stessi anni legate, pur nella diversità, alla sinistra italiana italiana dell'epoca.

numero 15/16, Roma, Savelli spa, febbraio 1976. Lo slogan femminista Il personale è politico nella rivista continua ad investire in egual misura quello della politica tradizionale sviluppatasi in particolar modo dalla fine degli anni Sessanta. L'editore lancia quattro libri in seconda di copertina della rivista, tra questi Porci con le ali. Le fotografie pubblicate provengono dall'archivio di Lotta Continua.