Soprannominato "Il macellaio di Kansas City" e "Il collezionista", rapì, violentò, torturò e uccise almeno sei ragazzi tra il 1984 e il 1987 a Kansas City dopo aver tenuto le vittime in cattività anche per oltre sei settimane.

Descrivendo i suoi crimini come "alcune delle mie fantasie più oscure fattesi realtà", Berdella si dichiarò colpevole e fu condannato all'ergastolo per l'omicidio di una delle sue vittime, Larry Pearson, nell'agosto del 1988, per poi essere ritenuto colpevole di altri cinque omicidi nel dicembre del 1988. Nell'ottobre del 1992 morì in carcere a causa di un infarto nel Missouri State Penitentiary.

Berdella si guadagnò il soprannome di "The Kansas City Butcher" ("Macellaio di Kansas City") a causa della sua abitudine di dissezionare le proprie vittime, che poi metteva in sacchi della spazzatura, e di "The Collector" ("Collezionista") in riferimento al film Il collezionista del 1965 che egli dichiarò essere alla base delle sue fantasie omicide avendo influenzato il suo modus operandi.Michael H. Stone & Gary Brucato. The New Evil: Understanding the Emergence of Modern Violent Crime (Amherst, New York: Prometheus Books, 2019), pp. 185-189.

Primi anni Robert Andrew Berdella Jr. nacque il 31 gennaio 1949, a Cuyahoga Falls, Ohio, primo dei due figli della coppia formata da Robert Berdella Sr., operaio della Ford Motor Company, e Mary Berdella, casalinga. Suo padre era un cattolico di origine italiana molto religioso, la famiglia si recava a messa tutte le domeniche ed entrambi i figli frequentarono il catechismo.

Da bambino, Berdella era intelligente ma molto solitario e raramente giocava con i coetanei avendo difficoltà a socializzare. Piuttosto pingue, soffriva di un disturbo del linguaggio e portava spessi occhiali da vista essendo molto miope fin da piccolo. Gli fu inoltre diagnosticata una forma di ipertensione per la quale dovette prendere vari medicinali. Molto sedentario, a differenza del fratello Daniel che eccelleva nello sport, suo padre considerò la sua mancanza di attitudine verso l'attività fisica una sorta di fallimento, e spesso lo sminuiva nei confronti del fratello minore. Occasionalmente, il padre abusava psicologicamente dei figli e li picchiava con una cintura di cuoio.

Robert andava piuttosto bene a scuola, sebbene gli insegnanti lo considerassero uno studente problematico, in parte per il suo distacco e in parte perché era spesso fatto oggetto di atti di bullismo da parte dei coetanei.

Quando Berdella raggiunse la pubertà, scoprì di essere omosessuale; inizialmente, tenne segreta questa cosa, vergognandosi e nascondendo la propria sessualità per molti anni. Tuttavia, da adolescente, per breve tempo ebbe anche una fidanzata.

Adolescenza Nella tarda adolescenza, Berdella cominciò a sviluppare atteggiamenti rudi e sprezzanti, soprattutto nei confronti delle donne. Imparò a cucinare e si interessò all'arte antica. Il giorno di Natale del 1965, la sua famiglia andò a far visita a dei parenti a Canton (Ohio). Quella sera, il padre di Berdella ebbe un infarto a soli 39 anni. Due giorni dopo, Berdella tornò a Cuyahoga Falls da solo. Appena arrivato a casa, gli telefonarono per dirgli che il padre era morto. Robert cercò conforto nella fede, ma ben presto perse interesse e divenne molto cinico e scettico nei confronti di tutte le religioni. Nel 1965, vide al cinema il film Il collezionista, adattamento dell'omonimo romanzo di John Fowles. La trama del film narra la vicenda di un uomo che rapisce una ragazza che trova attraente; la tiene prigioniera in cantina, vedendola più come un bel soprammobile che come un essere umano. Dopo alcune settimane, la donna muore di malattia nonostante i tentativi di mantenerla in vita del suo rapitore. Berdella disse in seguito che la visione del film l'aveva molto impressionato.

Poco tempo dopo la morte di suo padre, la madre di Berdella si risposò. Questo fatto fu preso molto male da Robert, che vide l'avvenimento come una sorta di tradimento. Come risultato, Berdella divenne ancora più introverso, immergendosi ulteriormente nel suo mondo fatto di pittura, numismatica e filatelia. In questo periodo iniziò anche a collezionare oggetti d'arte esotica.

Trasferimento a Kansas City Anni del college Nell'estate del 1967, Berdella si diplomò presso la Cuyahoga Falls High School. Poco tempo dopo il diploma, Robert si trasferì a Kansas City. Qui, si iscrisse al Kansas City Art Institute, con l'aspirazione di diventare professore. Nel suo primo anno di studi al Kansas City Art Institute, Berdella veniva considerato uno studente di talento, sebbene il suo profitto andasse calando rapidamente e nel corso del secondo anno, cominciasse a dimostrare insofferenza verso l'autorità degli insegnanti, e a consumare e spacciare droga. In aggiunta, iniziò anche a bere alcolici di frequente. Indugiò in atti di crudeltà verso gli animali, torturando anatre e polli in presenza di altri studenti, e una volta sperimentò l'iniezione di sedativi e tranquillanti su un cane.

All'età di 19 anni, Berdella fu arrestato per spaccio di droga quando tentò di vendere metamfetamina a un poliziotto in borghese; fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione di dollari, e successivamente si dichiarò colpevole e fu condannato a cinque anni con sospensione condizionale della pena. Un mese dopo il suo arresto, Berdella e due altri studenti furono arrestati per possesso di marijuana e LSD. Questa volta, Berdella non poté usufruire della sospensione della pena, e trascorse cinque giorni in carcere, prima che le accuse contro di lui fossero archiviate per mancanza di prove.

4315 Charlotte Street Nel 1969, Berdella si ritirò volontariamente dall'Istituto d'arte dopo essere stato violentemente criticato dal consiglio scolastico per aver torturato, ucciso e poi cucinato un'anatra per "scopi artistici". Scelse di restare comunque a Kansas City e nel settembre di quell'anno, si trasferì in un appartamento in città al numero 4315 di Charlotte Street. In questo periodo della sua vita, Berdella accettò di essere gay. Iniziò a frequentare assiduamente prostituti, drogati, piccoli delinquenti, e vagabondi.

Spesso ai suoi vicini di casa, preoccupati da questo andirivieni di soggetti poco raccomandabili, Berdella raccontava che aiutava questi ragazzi in difficoltà perché si sentiva un po' come un padre per loro. All'inizio degli anni ottanta, molti dei suoi vecchi conoscenti avevano cessato qualsiasi forma di contatto sociale con lui, e di conseguenza Berdella trovò in questi giovani sbandati una nuova fonte di amicizia e compagnia. Berdella ebbe frequenti relazioni sessuali con molti di loro, e stabilì una sorta di controllo su di essi, mantenendoli, dandogli del denaro o lasciandoli soggiornare gratis a casa sua.

Poco tempo dopo il suo trasferimento a Charlotte Street, cominciò a lavorare come aiuto cuoco in vari ristoranti della zona. Per arrotondare, vendeva anche oggetti d'arte ed antichità della sua collezione, con pezzi provenienti da Africa, Asia, Sud America, ecc. Con il passare del tempo si concentrò sempre di più su quest'ultima attività.

Bob's Bazaar Bizarre Nel 1982, Berdella aprì un negozio all'interno del centro commerciale di Westport. Il negozio venne chiamato Bob's Bazaar Bizarre, e principalmente vendeva oggetti d'arte primitiva, gioielli e antichità. Anche se occasionalmente gli affari andavano bene, le entrate generali erano spesso insufficienti per coprire le spese giornaliere. Come risultato, Berdella cominciò a prendere pensionanti a casa sua, affittando una stanza come fonte di guadagno aggiuntivo.

Per motivi di lavoro, Berdella conobbe un mercante di oggetti d'arte di nome Paul Howell, titolare di un negozio vicino al suo, e il suo giovane figlio, Jerry. Inizialmente, Jerry Howell e i suoi amici presero in giro Berdella per la sua scoperta omosessualità, anche se, secondo quanto riportato da Berdella, Jerry in seguito gli avrebbe confidato che lui e i suoi compagni, per guadagnare soldi, occasionalmente si prostituivano con uomini.

Nei primi anni ottanta, Paul Howell trasferì il suo negozio in un edificio situato all'incrocio tra la 39th e Main Street, ma rimase in buoni rapporti con Berdella. Nell'estate 1984, Jerry Howell compí 19 anni.

Omicidi Jerry Howell Si ritiene che Berdella abbia ucciso la sua prima vittima il 5 luglio 1984, il diciannovenne Jerry Howell, che aveva conosciuto nel 1979 e che attirò a casa sua con l'offerta di accompagnarlo in auto a una gara di ballo a Merriam (Kansas). Secondo quanto riferito da Berdella, egli fece assumere al giovane alcol, Valium e acepromazina, sia in macchina sia a casa, fino a quando la vittima perse conoscenza. Quindi gli iniettò un pesante tranquillante, prima di legare il giovane al suo letto.

Jerry Howell rimase legato al letto di Berdella per circa 28 ore. Durante questo periodo di costrizione, Berdella lo drogò, torturò e violentò ripetutamente, arrivando anche a penetrarlo analmente con oggetti estranei, ignorando le suppliche della sua vittima. Jerry morì "soffocando nel suo proprio vomito", come dichiarato dal suo aguzzino.

Berdella avrebbe raccontato di aver anche cercato di effettuare un massaggio cardiaco a Howell per farlo rinvenire, ma quando si accorse che il ragazzo era proprio morto, portò il suo cadavere in cantina, dove lo appese per i piedi a una trave. Quindi posizionò sotto il corpo un pentolone da cucina e praticò varie incisioni in modo che si dissanguasse del tutto, per poi smembrarlo con più facilità. Il giorno successivo, mise i vari pezzi in sacchi della spazzatura da portare in discarica.

Quando fu interrogato dalla polizia circa la sparizione del ragazzo, Robert Berdella dichiarò di averlo accompagnato in auto a Merriam come promesso, e di non averlo più visto da allora.

Come avrebbe fatto per tutti i seguenti omicidi, il killer tenne un resoconto scritto dettagliato di tutte le pratiche sessuali e torture inflitte alla sua vittima. Dopo il suo arresto nel 1988, egli avrebbe raccontato agli inquirenti che Howell aveva ripetutamente supplicato affinché cessassero il suo continuo abuso e le torture, per tutto il periodo della sua prigionia, sebbene Berdella avesse sempre ignorato queste suppliche, schernendo la propria vittima, o minacciandola.Extreme Killing: Understanding Serial and Mass Murder p. 103 Egli volle comunque precisare che non faceva tutto questo per divertimento personale, ma solo ed esclusivamente per sua "gratificazione mentale e fisica".

Robert Sheldon Il 10 aprile 1985, un ex inquilino di Berdella, il ventitreenne Robert Sheldon, bussò alla sua porta e gli chiese se avesse potuto stare a casa sua per un breve periodo di tempo.The Encyclopedia of Serial Killers pag. 47 Secondo Berdella, anche se Sheldon avrebbe pagato l'affitto, lo considerava "una scocciatura" e, sebbene non si sentisse sessualmente attratto da lui, decise di drogarlo e metterlo in cattività il 12 aprile.

Sheldon fu drogato con dosi massicce di sedativi e tenuto prigioniero nella camera da letto al secondo piano per tre giorni, durante i quali venne crudelmente torturato in vari modi. Il 15 aprile arrivò un operaio che doveva effettuare dei lavori sul tetto di casa sua, quindi Berdella decise di eliminare la sua vittima soffocandola con un sacchetto di plastica in testa. In seguito sezionò il cadavere nel bagno al terzo piano.

Mark Wallace Nel giugno seguente, Berdella trovò Mark Wallace (che aveva già brevemente conosciuto in passato) mentre si stava riparando da un forte temporale nel suo capanno degli attrezzi. Berdella lo invitò dentro casa, e, notando il forte stato d'ansia e di depressione nel quale versava Wallace, gli fece un'iniezione di clorpromazina spiegandogli che lo avrebbe "calmato e rilassato". Trenta minuti dopo, decise di mettere il ragazzo "in cattività".