La pagina illustra la storia dell'architettura gotica in Abruzzo dal XII al XV secolo.

Premesse al gotico abruzzese

Il lascito del tardo romanico aquilano

Le facciate delle chiese aquilane, nella maggior parte, come si è visto, risalgono alla ricostruzione post sisma del 1349, alcune come quella della chiesa di San Silvestro mostrano un'impronta decisamente più gotica, seguendo lo stile umbro del gotico internazionale italiano di AssisiI. C. Gavini, Storia dell'Architettura in Abruzzo, II, Bestetti & Tumminelli 1927-28, pp. 5-17.Il romanico della Maiella e della Valle Peligna si avvalse sempre dell'uso della pietra, subendo influenze napoletane, ma anche una caratterizzazione a sé stante per quanto riguarda la lavorazione dei preziosi amboni abbaziali della bottega di Guardiagrele dei maestri Nicodemo, Roberto e Ruggero.

Tuttavia rimase sempre la caratteristica comune dell'impianto con facciata a salienti, croce latina o impianto rettangolare, abside semicircolare, facciata a salienti, un portale centrale, o tre, dei quali maggiore doveva essere sempre quello centrale, e in asse con uno o più rosoni radiali. Ne sono ancora esempio le abbazie di San Liberatore alla Maiella, la chiesa di San Panfilo a Sulmona prima dei sostanziali rifacimenti trecenteschi e quattrocenteschi, la chiesa di Santa Maria della Tomba e quella di San Francesco della Scarpa dei Frati Minori, di cui resta l'esempio del portale della "Rotonda" prospettante sul Corso Ovidio.

Alcune caratteristiche del gotico in Abruzzo Gotico cluniacense (XII-XIII secolo)

Nella prima fase della penetrazione francese in Abruzzo, avvenuta con Federico II di Svevia, l'Abruzzo sperimenta uno nuovo stile di architetture abbaziali. Tralasciando gli esegui avanzi della prima abbazia cistercense abruzzese dedicata a Santa Maria della Carità presso Casanova (Civitella Casanova), il modello ideale è rappresentato dall'abbazia di Santa Maria Arabona di ManoppelloGavini, cit., pp. 113-147. Infatti Casanova, andata in degrado nel XIX secolo, oggi si conserva in ruderi, meglio conservata è la torre massiccia di controllo; le descrizioni fatte da Gavini, Savini e Moretti, testimoniano un impianto ancora impostato sul modello romanico, a pianta rettangolare con ordine di tre navate, anche se nel XVIII secolo per danni dovuti a terremoti, le navate furono ridotte a una sola. Più medievale si conserva il rimasuglio del chiostro porticato dell'ex monastero, con archi irregolari a tutto sesto.

Le nuove maestranze francesi portano con il cantiere di Santa Maria Arabona, un modello più sperimentale, che tuttavia risente ancora del monumentalismo e della pietra tozza e massiccia delle costruzioni romaniche, benché questa volta ci siano cambiamenti nell'uso della luce, con finestre più ampie e profonde, l'orientamento del presbiterio, il miglioramento della realizzazione del portale monumentale, l'assenza di cripte sopra cui costruire l'altare maggiore, ma soprattutto la costruzione di un soffitto vero e proprio in pietra, caratterizzato dalla divisione in campate con profonde nervature a costoloni voltare a crociera, insomma.Gavini, cit., pp, 113-2120F. Gandolfo, Francesco Perrini e rapporti tra Abruzzo e Molise RIVISTA DELL' ISTITUTO NAZIONALE D'ARCHEOLOGIA, PISA ROMA, FABRIZIO SERRA EDITORE, STORIA DELL'ARTE 59, III, ANNO XXVII 20O4, pp. 122-123

A parte qualche raro esempio, distrutto però con i restauri degli anni '60 perché trattavansi di acconciamenti ottocenteschi, come le volte a botte leggermente acute delle chiese di Santa Maria Assunta di Atri o del soffitto di San Giovanni in Venere, prima della sostituzione con le travature lignee, oggi le chiese e le abbazie abruzzesi romaniche presentano tutte un soffitto ligneo a capriate, o spioventi.

Tardo gotico Con la seconda presenza francese, caratterizzata dalla discesa di Carlo I d'Angiò e dalla vittoria contro Corradino di Svevia, l'Abruzzo conosce una seconda fase di innovamento dell'architettura, che si espresse lentamente nella seconda metà del Duecento, seguendo ancora il modello cluniacense, come nel caso dell'impianto della chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano (CH), importante termine post quem dell'architettura gotica abruzzese. Solo nel primo Trecento avviene un salto di qualità, con la fioritura di vere e proprie botteghe di architetti e maestri scultori che realizzano i rosoni fioriti e i portali a ghimberga con modanature variegate di colonne intrecciate tra loro, rinnovando anche la plasticità delle figure realizzate nei gruppi scultorei di monumentiGavini, cit., pp. 118-119, quali il cero pasquale di Santa Maria Arabona, o i gruppi delle lunette dei portali, come quelli di Lanciano della prima metà del '300, vere e proprie espressioni del nuovo gotico abruzzese.

Il gotico sino alla metà del Trecento, e anche nel Quattrocento, venne utilizzato nella regione, in particolare a L'Aquila e Sulmona, cui operò il maestro Nicola Salvitti.

I nomi dei maestri Le lapidi rinvenute nelle varie chiese, sono state in parte trascritte da De Bartholomaeis, lette prima di lui da Vincenzo Bindi che poté compilare un Dizionario degli artisti abruzzesi (1883), con i nomi dei principali gli architetti, maestri di bottega, scultori, pittori, scalpellini, intagliatori, musicisti, scrittori ecc a lui noti. Vincenzo Balzano compilò un supplemento di altri artisti abruzzesi, ma rimasto manoscritto. Per le architetture medievali, grande lavoro è la monografia sull'architettura abruzzese di Carlo Ignazio Gavini, poi lArchitettura medioevale in Abruzzo. Dal VI secolo al XVI secolo (1968) di Mario Moretti, che riassume in appendice dal 782 d.C. al 1565 i nomi di tutti gli architetti e maestri desunti leggendo le lapidi, prendendo spunto non solo dalle appendici redatte dai predecessori Bindi, Gavini, Piccirilli, Celidonio, Faraglia, Pannella, ma anche eseguendo personalmente dei restauri presso alcune chiese abruzzesi.

I castelli e le roccaforti

Tardo romanico e primo passaggio al gotico Il romanico tardo teramano, di cui si conservano i migliori esempi a Teramo (Duomo di Santa Maria Assunta, chiesa di Santa Caterina martire, chiesa di San Luca, ex monastero di San Giovanni a Scorzone (piazza Verdi), il convento dei Cappuccini, e la facciata antica del monastero di Sant'Angelo delle Benedettine (santuario della Madonna delle Grazie), trasformato selvaggiamente in stile neogotico da Francesco Savini negli anni '30, quando era ormai conosciuto come il santuario della Madonna delle Grazie).

Durante il regno di Carlo II d'Angiò la fase di transizione nel teramano giunse con l'installazione dei frati Francescani nella città, e di altri ordini come quello dei Domenicani, che fecero ricostruire rispettivamente l'antica chiesa di San Leonardo, poi rinominata chiesa di Sant'Antonio, il cui portale è coevo a quello della chiesa di San Francesco a Campli; nel rione di Porta Romana i Domenicani fecero costruire la chiesa di San DomenicoGavini, cit., pp. 185-196.

Ad Atri, con la pianta del Duomo di Santa Maria ad opera di Raynaldo d'Atri (il portale maggiore è del 1305), abbiamo la conferma del passaggio al gotico, come si legge dal portale maggiore, coevo a quelli delle chiese di Sant'Antonio di Padova e San Domenico in Teramo. Nella contea teramana coevi e tardo romanici sono i portali delle chiese di Morro d'Oro (Santa Maria di Propezzano ed ex convento di San Francesco), Tossicia (chiesa di Sant'Antonio), Notaresco (chiesa di San Martino), di cui si hanno i bellissimi esemplari della chiesa di Santa Maria di Propezzano, della chiesa di San Clemente al Vomano (Guardia Vomano), della chiesa di Santa Maria a Vico, insieme ad altri complessi abbaziali della Valle delle Grandi Abbazie, come Santa Maria di Ronzano, San Giovanni ad Insulam (Isola del Gran Sasso), San Salvatore di Canzano.Gavini, cit. pp. 241-278

Nel chietino si conservano gli esemplari dell'abbazia di San Giovanni in Venere, quando per volere dell'abate Oderisio fu costruito il portale della Luna, ricavato da un altro portale più antico di cui rimangono tracce nelle sculture rimontateGvini, op. cit., pp. 143-151, e che sarà di ispirazione al magister Francesco Petrini di Lanciano, inoltre veniva sopraelevata la navata maggiore con l'ordine di finestre, le volte a crociera, e venivano costruiti i coulots presso i matronei sopra le pilastrature.

La città di Chieti doveva avere l'originario impianto della Cattedrale di San Giustino in stile romanico (quando fu riconsacrata nel 1069), ma a causa di vari rifacimenti, essa si presenta in uno stile misto; il Gavini individuò nella tribuna d'altare maggiore l'unico elemento superstite dell'originale impianto romanicoGavini, cit., pp. 321-325. Il gotico invece, dopo i restauri degli anni '70 del Moretti, fu impiegato per l'abbellimento della cripta della cattedrale, a tre tribune, di cui quella centrale maggiore, con le pilastrature e le nervature a crociera, e la scansione in campate in modo da formare un ottagono irregolare. Stesso schema simile lo si trova nella cripta romanica della chiesa di San Biagio di Lanciano e nella cripta di San Pietro poi di San Massimo, nel Duomo della Beata Vergine degli Angeli e San Massimo a Penne.

In seguito, con la bottega di Nicola Mancino di Ortona, il gotico di derivazione romana e umbra si affermò nell'area dell'Abruzzo Citeriore, avendo i principali centri in Lanciano e Vasto, con le botteghe di Francesco Petrini di Lanciano e Rogerio da FregeneGavini, cit., pp. 337-345 , per le chiese vastesi, pp. 174-181.

La presenza cistercense Gli echi del gotico in Abruzzo arrivano con la seconda presenza francese, quando il sovrano Carlo I d'Angiò nel 1267 discese in Italia per sconfiggere Corradino di Svevia. Tuttavia già prima dell'Angioino, la prima presenza francese in Abruzzo si era verificata alla fine del 1100, precisamente con la fondazione a Villa Celiera, in diocesi di Penne, dell'abbazia di Santa Maria di Casanova, la prima badia dell'ordine Cistercense in Abruzzo, che vedrà di lì a poco fiorire una serie di grance, di cui si ricorda la chiesa di Santa Maria del Monte a Campo Imperatore, di proprietà di Casanova, e di altre abbazie sorelle, collegate per stile architettonico ai monasteri romani, come l'abbazia di Casamari o di Tre Fontane; è il caso della seconda principale badia abruzzese: l'abbazia di Santa Maria Arabona, fondata nel territorio della Contea di Manoppello; mentre nel 1223 veniva fondata nelle vicinanze della conca aquilana la fortezza del monastero di Santo Spirito nel castello di Ocre.

Come osservato da Pellegini, Colapietra, Clementi, la presenza cistercense in Abruzzo contribuì a una rinascita del territorio, per quanto riguardavano le nuove tecniche di lavorazione dei campi, ristabilendo un incremento economico degli antichi cenobi benedettini, che erano in crisi per la mala gestione dei feudi, dovuti alla rovina dei castelli o all'impaludimento di alcune aree, inoltre i cistercensi, secondo il Clementi, dovettero contribuire anche nella riorganizzazione urbana delle città, il cui caso più felice è la nascita dell'AquilaA. Clementi, Storia dell'Aquila dalle origini alla prima guerra mondiale, Bari, Laterza 1997, pp. 7-15.

La prima presenza francese in Abruzzo, all'unisono della presenza sveva, produsse degli esempi felici di restauri di chiese già esistenti, come dimostrano i casi delle finestre fregiate della basilica di San Pelino a Corfinio, di San Liberatore alla Maiella, e il restauro quasi totale degli esterni dell'abbazia di San Giovanni in Venere, della chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano, e sempre nella stessa città della chiesa di San Biagio.