Il Canzoniere, meno comunemente conosciuto con il titolo originale in latino Rerum vulgarium fragmenta (o, comprensivo del nome dell'autore, Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmentaTale è il titolo nel codice Vat. Lat. 3195 (c. 1r), da considerarsi quello ufficiale voluto da Petrarca (), con la grafia medievale del dittongo ae ormai pronunciato monottongato. L'editio princeps del 1470 non è intitolata, mentre l'incunabolo di Bartolomeo Valdezocco del 1472 reca lo stesso titolo della tradizione manoscritta, ma nella grafia: Francisci Petrarcæ laureati poetæ Rerum vulgarium fragmenta (c. t5r)., "Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d'alloro")Fragmenta ha il significato di "Rime sparse", espressione che ricorre nel primo verso del Canzoniere, dove sono raccolti quali tessere (i singoli fragmenta) di un mosaico esistenziale (il Canzoniere): ., è la storia, raccontata attraverso la poesia, della vita interiore di Francesco Petrarca. Composto a più riprese nel corso di quasi tutta la vita del poeta (e cioè a partire dal periodo bolognese tra 1320-1326 e fino all'anno della sua morte avvenuta nel 1374), il Canzoniere comprende 366 componimenti in versi volgare ed è una delle opere principali della letteratura italiana per la profondità del linguaggio, del pensiero, della sofferenza interiore e per la speranza di una redenzione. Inoltre, ha segnato per secoli il modello poetico letterario italiano, grazie all'azione del cardinale Pietro Bembo.

La genesi Il Vaticano Latino 3195 La ricostruzione della storia del Canzoniere non è affatto semplice, dal momento che si svolge per gran parte della vita di Petrarca, dal 1336 (anno della prima raccolta di poesie - ne seguiranno altre otto) alla vigilia della morte. Ipotizzando che il giovane Petrarca abbia realizzato in un corpus non organico ventidue liriche tra il 1336 e il 1338, messo poi in ordine nel 1342., bisogna però aspettare il 1356 prima che il poeta aretino metta assieme tutte le liriche fin lì composte e le dedichi all'amico e protettore Azzo da Correggio, signore di Parma, in quella che viene definita la redazione Correggio.. Il vero e proprio lavoro di redazione, revisione e conclusione della raccolta di poesie iniziò a partire dagli anni '60, quando, nella quiete di Arquà e aiutato dal copista Giovanni Malpaghini, Petrarca realizzò il codice su cui si studia il Canzoniere, ossia il codice Vaticano Latino 3195, impegnandosi nell'aggiunta e nella selezione delle liriche sia nella sezione in vita che in morte di Laura.. Le interpolazioni successive di mano di Petrarca (compiute tra il 1367 e il 1374) consistono nell'aggiunta della canzone dedicata alla Vergine e ad alcune indicazioni per la sistemazione definitiva delle liriche, anche se, come sottolinea Michelangelo Picone, Petrarca non riuscì mai a dare una forma definitiva alla sua raccoltaPartendo dal titolo (Rerum vulgarium fragmenta), ossia i frammenti delle rime volgari, Petrarca cercò nel corso della sua vita di dare un'organicità alla sua opera, ma non ci riuscì: «il progettato libro di poesie verrà ridimensionato allo stato di 'frammenti' lirici, organizzati sì, ma non in maniera definitiva» ()., in quanto «la fabula [...] è affidata alla gestione dell'io, e non posta nelle mani di Dio».. Dal punto di vista critico il codice è stato riprodotto diplomaticamente da Ettore Modigliani. Di ciò ha procurato il testo critico Giuseppe Savoca nel 2008..

Gli altri codici Questa è la storia del codice privato su cui lavorava incessantemente Petrarca. Nonostante ciò, esistono altre versioni del Canzoniere che ci inducono a ipotizzare la sua diffusione in certi ambienti elitari:

Il Codice Vaticano Chigiano L.V. 176, redatto tra il 1363 e il 1364. da uno dei più cari amici di Petrarca, Giovanni Boccaccio.. Il Codice Laurenziano XLI 17, di fine Trecento, la cui genesi si riscontra in una lettera inviata da Petrarca il 4 gennaio 1373. al signore di Rimini Pandolfo II Malatesta (copia malatestiana, che però non ci è pervenuta, ma è ricostruibile tramite la succitata lettera).. Ci è però tràdito da un ms. quattrocentesco conservato alla Laurenziana di Firenze. La Raccolta (o forma) queriniana che si trova nel codice D.II.21 di fine Trecento, conservato alla Biblioteca Queriniana di Brescia.. Il Codice Vaticano Latino 3196, detto anche "codice degli abbozzi" in quanto riportante non solo le liriche di Petrarca, ma anche altre sue opere e le annotazioni in latino.. Inoltre il codice, interamente autografo, colloca in apertura il sonetto Almo sol, quella fronde ch'io sola amo al contrario di Voi ch'ascoltate in rime sparse il sono.. Per stabilire la forma pre-definitiva del codice originale, si fa riferimento anche al Codice Laurenziano XLI 10 e al Parigino italiano 551Carlo Pulsoni, Il metodo di lavoro di Wilkins e la tradizione manoscritta dei Rerum vulgarium fragmenta, in «Giornale italiano di filologia», 61 (2009), pp. 257-69 ()..

Titolo e struttura I titoli

Il titolo Canzoniere compare in campo editoriale per la prima volta nel 1515, nell'edizione: Canzoniere et Triomphi, Impresso in Florentia, per Philippo di Giunta, 1515 di aprile. Ma già nell'incunabolo di Piero de Piasi del 1484 nel colophon si legge: «Finis dil canzionero di Franciescho Petrarcha»., e l'anno dopo nell'edizione bolognese di Tommaso Sclaricino Gammaro, per diventare estremamente comune dall'800 in poi., quando in realtà per tutto il corso dell'ultimo venticinquennio del '300 e per tutto il XV secolo non si diede un nome specifico alla raccolta di liriche dell'opera del poeta aretino: «Prima di quei Fragmenta le rime, o la raccolta di rime, non avevano nome».. In sostanza, «ma quanto e quando il nome Canzoniere si sia diffuso a designare l’opera volgare (non sempre i soli Fragmenta) di Petrarca resta incerto...»., anche se da alcuni codici prodotti sul finire del '400 a Firenze il titolo originale petrarchesco cominciò a essere affiancato da quello più comune di "canzoniere": «Il titolo canzoniere si affaccia quindi, anche se non da una posizione eminente, accanto al nome originale e ad altre formule più correnti».. Oltre alle denominazioni ufficiali provenienti dalla filologia e dall'ecdotica, si sa che Petrarca chiamava scherzosamente tutta la sua produzione volgare, in un'ottica diminutiva dal sapore leggermente dispregiativo, con il nome latino di nugae, termine utilizzato già a suo tempo dal poeta latino Catullo. Lo si ricava per esempio dalla Familiare I, 1, 16, 18:

La struttura bipartita

La raccolta comprende 366 (365, come i giorni in un anno - rifacendosi agli annales classici della prima letteratura latina- più uno introduttivo: "Voi ch'ascoltate") componimenti: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali. Non raccoglie tutti i componimenti poetici di Petrarca, ma solo quelli che il poeta scelse con grande cura; altre rime (dette estravaganti o extravaganti) andarono perdute o furono incluse in altri manoscritti.. La maggior parte delle rime del Canzoniere è d'argomento amoroso, mentre una trentina sono di argomento morale, religioso o politico.

Per lungo tempo, si è pensato che le due parti in cui risulta diviso il manoscritto originale del Canzoniere (Vat. Lat. 3195) permettessero di distinguere le rime "in vita" dai componimenti "in morte" di Madonna Laura. Attualmente si è propensi a credere che la bipartizione della raccolta rispecchi, in chiave simbolica, le distinte fasi di un tormentato percorso di maturazione del poeta, che volle e seppe passare dall'infatuazione giovanile per l'Amore e la Gloria (prima parte: rime I-CCLXIII) a una matura e più cristiana dedizione ai valori della carità e della virtù (seconda parte: CCLXIV-CCCLXVI):. Secondo alcuni studiosi (in particolare Marco Santagata e Giovanni Biancardi), la struttura del Canzoniere istituirebbe uno stretto legame simbolico (di sapore pienamente medioevale) fra l'intera vita del poeta e l'anno solare: le rime del Canzoniere sono infatti 365 (escludendo il sonetto introduttivo, da considerarsi a sé stante), come i giorni che trascorrono dall'inizio di un anno (la vita terrena) al ritorno della medesima data (principio di una nuova esistenza dell'anima, in cielo)Secondo , nell'antichità la pianta del lauro, quando indossata per le celebrazioni, era composta da 365 foglie come il giorno dell'anno.. Secondo queste ipotesi calendariali, alcune date acquisirebbero un valore particolare per la struttura dell'opera. Prima fra tutte, il 6 aprile (giorno in cui, nel 1327, Petrarca si innamorò, ma anche giorno in cui, nel 1348, Laura morì).. Fondamentali, inoltre, risulterebbero il giorno anniversario della nascita di Petrarca, 20 luglio, e quello della sua incoronazione poetica a Roma (8 aprile): tra l'uno e l'altro, trascorrono 263 giorni e giustappunto 263 sono le rime che compongono la prima parte del Canzoniere.. Infine, la collocazione della poesia non rispecchia l'ordine reale di composizione, ma risponde all'esigenza di concludere in maniera esemplare la vicenda del poeta con il rifiuto delle tentazioni terrene e dell'amore per Laura..

L'elenco delle liriche

Poetica La figura di Laura

Figura dominante nella produzione lirica petrarchesca del Canzoniere, oltreché lo stesso Petrarca, è la donna di nome Laura. Voluta identificare con una Laura de Noves da parte dell'abate de Sade nel XVIII secolo. (infatti Laura de Noves avrebbe sposato un Ugo de Sade nel 1325), la tesi dell'incarnazione fisica della Laura petrarchesca è stata rigettata dalla maggior parte dei critici letterari.... Laura, anzi, potrebbe essere addirittura un nome fittizio per esprimere l'alloro poetico, la pianta del lauro: «Laura infatti si identifica e si confonde con il lauro, la pianta di Apollo e della poesia, la pianta trionfale con cui lo stesso Petrarca venne coronato poeta nel '41».. Laura rappresenta tutte quelle caratteristiche seducenti che fanno soffrire Petrarca in nome di una sensualità e di una forza provocatrice che sfiniscono l'animo del poeta aretino, teso verso la redenzione e la pace interiore. Questo lo si vede chiaramente nella descrizione fisica della donna, nel suo sorriso, nei suoi occhi, nei suoi «capei d'oro a l'aura sparsi»Canzoniere, XC, v. 1 o nelle «belle membra» della canzone Chiare, fresche e dolci acque, ove c'è l'apoteosi della bellezza della donna e del suo carattere sovrannaturale.. Insomma:

Laura in vita e in morte

Come si è detto, la bipartizione del Canzoniere è dovuta, da un primo punto di vista tematico, alla morte di Laura. Da qui le rime in vita e in morte di Laura. Questa divisione suscita nell'economia del Canzoniere dei cambiamenti della figura della donna amata e temuta al contempo. Se nella prima parte la figura di Laura è indifferente alla passione del poeta, nella seconda parte Laura appare al poeta più affettuosa e compassionevole. Tutto sommato, però, il ruolo che la donna possiede nella vita del poeta è struggente e terribile: «personaggio tutto terreno», il «ruotare intorno all'immagine assoluta di Laura [...] esprime la perdita di sé, l'oscillazione perpetua che nega ogni pace al poeta». Questo stato d'animo è espresso già bene nel sonetto Era il giorno ch'al sol si scoloraro (III), ove il poeta, sotto il dominio di Amore, incontra per la prima volta Laura nel giorno del Venerdì Santo e si sente colpito, ferito dallo stesso Amore e dalla donna, esprimendo così una natura cruda e dolorosa del sentimento amoroso: