I bombardamenti del Beycato di Tunisi (giugno 1784-1788) furono una serie di bombardamenti navali da parte della Repubblica di Venezia su Tunisi e le altre città del Beycato come risposta al sostegno che esso dava ai corsari barbareschi. La campagna andò avanti quattro anni, durante i quali la flotta veneziana per ordine di Angelo Emo aumentò notevolmente sia in numero sia in potenza.
I bombardamenti
Il 21 giugno 1784, il Capitano Straordinario delle Navi di Venezia, Angelo Emo, uscì dal porto di Malamocco al comando di una flottiglia composta da: due vascelli, il Forza dotata di 70 cannoni al comando di Giovanni Moro, il suo secondo in comando, e la Fama dotata di 66 cannoni la sua nave ammiraglia), la fregata da 38 cannoni Palma, due bombarde (la Polonia e la Distruzione), uno sciabecco da 22 cannoni e una galeota.
Una volta partiti a causa del brutto tempo vi fu un allungamento dei tempi di percorso. La flotta si fermò per una breve sosta alle Bocche di Cattaro per imbarcare 60 fanti da mar e 60 marinai. La peste in Dalmazia stava colpendo duramente la popolazione in particolar modo la città di Spalato, per questo motivo Emo dovette aspettare il 7 agosto per approdare ai porti dalmati.
A luglio arrivarono a Corfù dove alla flottiglia si aggiunsero la fregata Concordia da 56 cannoni e un'altra galeota da 22 cannoni.
Il 18 agosto Emo arrivò in Sicilia. Il 26 agosto arrivarono nei pressi dell'isola di Malta dove si unirono 5 vascelli e 5 fregate degli ospitalieri dell'ordine di Malta al comando di Giovanni Battista Tommasi e il 30 agosto arrivarono nella baia di Tunisi.
Nel corso dei successivi tre anni di bombardamento, furono ripetutamente colpite le città di Sousse (5 ottobre, per tre notti nell'aprile 1785 e dal 26 settembre al 6 ottobre 1787), Biserta (dal 30 maggio al 10 agosto 1787), Sfax (15–17 agosto 1785, 6, 18 e 22 marzo, 30 aprile e 4 maggio 1786) e La Goletta (1, 3, 5 e 9 ottobre 1788) ove sperimentò le batterie galleggianti già usate dai franco-spagnoli contro gli inglesi nell'assedio della Rocca di Gibilterra del 1782., le quali, grazie al basso pescaggio, riuscirono ad arrivare vicini all'imbocco dei porti massimizzando i danni..
Nel corso delle operazioni causò gravi danni alle città e alla marina tunisina ivi confinata e richiese al Senato l'invio di un corpo di spedizione di uomini per conquistare Tunisi. La richiesta fu, tuttavia, respinta e la Repubblica negoziò un trattato di pace con il Bey il quale fu costretto a ridurre i dazi per i veneziani dal 7% al 4% dietro versamento di una somma di zecchini. Nel corso della spedizione, il 28 maggio 1786, Emo fu eletto al prestigioso titolo di Procuratore de Ultra della Basilica di San Marco.
Il trattato non durò a lungo ed Emo, nell'inverno del 1790, fu nuovamente nominato Provveditore Generale da Mar con l'incarico di condurre uno secondo squadrone alla volta di Tunisi. La spedizione, nonostante i gravi danni provocati alle città barbaresche, non indusse gli avversari alla resa ed Emo cedette il comando al suo luogotenente, Tommaso Condulmer per rientrare a Venezia. Angelo Emo morì poco dopo a bordo della sua nave ammiraglia Fama. Tunisi sigla nuovamente la pace nel 1792.
Note
Bibliografia Angelo Emo, Giornale storico del viaggio in Africa della Veneta Squadra, Venezia, 1787 Girolamo Dandolo La caduta della Repubblica di Venezia e i suoi ultimi 50 anni. Venezia 1855
Voci correlate Angelo Emo Tommaso Condulmer Caduta della Repubblica di Venezia Marineria Veneziana Navi da guerra della Marina Veneziana (1669-1797) Armata Grossa
Altri progetti
Categoria:Guerra nel 1784 Categoria:Guerra nel 1785 Categoria:Guerra nel 1786 Categoria:Guerra nel 1787 Categoria:Guerra nel 1788 Tunisi Categoria:Storia della Tunisia