La Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Pieve Collegiata, dal XIX secolo rinominata Collegiata della Santissima Annunziata, è una chiesa parrocchiale, nonché principale luogo di culto cattolico di San Ginesio, in provincia di Macerata ed arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche-Matelica; fa parte della vicaria di San Ginesio. La chiesa-collegiata si erge sul punto centrale del centro storico, nella piazza dedicata ad Alberico Gentili.
Storia Le testimonianze sulla fondazione della chiesa La chiesa collegiata di Santa Maria Assunta venne costruita nell'XI secolo su una cappella paleocristiana dedicata a Genesio di Roma, santo patrono del paese, che sorgeva al centro dell'abitato.
Il canonico e storico locale Giuseppe Salvi, riprendendo una tradizione registrata nei rogiti notarili di Giulio Cesare Passeri del 1600, riferisce che nel luogo dove sorge la Collegiata si trovava una piccola chiesa con un'immagine dipinta di san Ginesio, presso la quale erano soliti sostare dopo la caccia i signori dei tre castelli di Brugiano, Trensano e Alvaneto, e dalla quale l'insediamento avrebbe preso il nome; della stessa tradizione sarebbe testimonianza l'antico sigillo della comunità, nel quale è raffigurato il tempio con il patrono davanti alla porta.
Attratti dalla salubrità dell'aria e da una posizione favorevole alla difesa, resa necessaria dalle frequenti lotte feudali, quegli stessi signori avrebbero deciso di ricostruire il castello e di stabilirvi la propria dimora, abbandonando gli altri tre: un fatto che Salvi colloca intorno alla metà dell'XI secolo. Riedificato il castello e chiamati alla reggenza del popolo due magistrati con il titolo di consoli, furono questi ultimi a deliberare e a promuovere la fondazione di una chiesa al centro del nuovo insediamento. Secondo Severini i fondatori vollero denominarla plebs e plebanus il suo rettore per venire incontro al favore popolare (), con il proposito dichiarato di erigerla fin dall'origine in collegiata ().
Le prime informazioni storiche sulla costruzione della chiesa vengono date dal canonico Marinangelo Severini nel XVI secolo nel libro Historiae Genesinae. Severini, in un breve excursus storico, la colloca tra il 1072 e il 1097, per poi dare un anno preciso all'inizio di un capitolo, indicando il 1098; secondo Salvi, che si fonda sulle costituzioni capitolari, in quell'anno la chiesa era «già portata a compimento». La data è ripresa anche in uno scritto redatto per la realizzazione di una lapide commemorativa, che riporta:Miscellanea Capitolo, in Scarti 1767-1833, Archivio storico della Collegiata, fasc. 11.
Per quanto riguarda l'ampliamento, invece, ci evidenzia che venne realizzato per permettere alla popolazione di accedere più facilmente al suo interno e per soddisfare le esigenze dell'aumento demografico e la nuova struttura venne chiamata Pieve (), come riporta in questo scritto:
Tutto ciò è riportato anche da Salvi nelle sue Memorie storiche di Sanginesio:
Il basso Medioevo: la vita ecclesiastica I primi lasciti economici Marinangelo Severini nel suo libro spiega che la chiesa era inizialmente governata da un pievano di nome Pietro insieme a quattro canonici, la cui condotta spinse molti cittadini ad elargire legati, ovvero lasciti testamentari, a favore della comunità ecclesiastica, che sarebbero poi stati utilizzati per arricchire ed abbellire la chiesa; la pratica era molto diffusa fin dall'inizio del XII secolo. Come evidenzia lo storico Rossano Cicconi, a lato del testo originale di Severini si può leggere una glossa, ovvero il numero 1116, che potrebbe indicare una data indicativa (congettura) dell'inizio dell'attività dei lasciti oppure il risultato di una semplice sottrazione aritmetica. A complicare il quadro, Cicconi sottolinea la scelta espositiva del Severini, che non riporta le notizie del XII secolo in ordine cronologico ma per salti temporali e digressioni. Severini indica una data puntuale, dicembre 1117, riferendo di una donazione avvenuta sotto il regnante Enrico IV: la notizia non è però attendibile, poiché Enrico IV era morto nel 1106 e a quella data regnava Enrico V. Notizie più attendibili sono date dall'abate Telesforo Benigni nellAppendice diplomatica, dove trascrive la prima testimonianza di queste pratiche, ovvero un atto di quietanza del dicembre 1147. Dal testo si ricava che le pratiche economiche venivano effettuate con testimoni e notai davanti alla chiesa, nella piazza principale ().Telesforo Benigni, Appendice diplomatica, doc. cit.
Il collegio dei canonici nacque insieme alla chiesa: al sacerdote posto alla sua reggenza furono affiancati altri quattro sacerdoti, stipendiati con le dotazioni delle chiese abbandonate del territorio, che presero il nome di canonici mentre il loro capo fu detto pievano; a essi spettavano la cura d'anime e l'officiatura della chiesa. L'assetto a quattro canonici e un pievano rimase invariato fino al 1485, quando la soppressione della chiesa parrocchiale di San Giorgio in contrada Alvaneto e i beni dotali lasciati da Lippo Arpinucci consentirono di erigere altri due canonicati, con diritto di patronato riservato ai Leopardi di Recanati e ai Petrelli di San Ginesio; da allora il capitolo fu composto da sei canonici e un pievano, tenuti a officiare nelle feste anche la parrocchia soppressa.
Le modifiche alla struttura L'edificio subì numerose modifiche e restauri. Secondo Salvi la chiesa originaria era a tre navate sorrette da quattordici colonne di grossa pietra, con la navata mediana un poco più ampia e le due laterali uguali fra loro e più strette, e non si estendeva oltre l'altare maggiore; nel 1398, sotto il pievanato di Angelo di Antonio, fu allungata e vi furono ricavati tre sfondi absidali — quello centrale destinato al coro dei canonici, quello di sinistra in corrispondenza della cappella di Santa Maria del Popolo e quello di destra dove si trovava la cassa dei depositi e dove oggi è la base della torre — come attestava una lapide letta e trascritta dal Severini.Allevi e Crispini datano invece il primo ampliamento al 1294, attribuendolo ad «Angelo Bussi». Nel XIII e XIV secolo la chiesa, non ancora eretta a collegiata, venne riedificata e nel 1348 fu modificata la volumetria originale, con il patrocinio della famiglia Da Varano; il portico fu realizzato nel 1367. L'intervento più importante fu però l'abbellimento della parte superiore del frontespizio, che il pievano Porfirio Salimbeni da Camerino commissionò nel 1421 a Enrico Alemanno per la somma di duecento ducati d'oro; ai tempi di Salvi il contratto originale era ancora conservato nell'archivio della Collegiata. Nel 1433, sotto il pievanato di Paolo, fu realizzato il battistero di marmo, e pochi anni dopo, sotto quello di Giacomo di Berardo, le tre porte dell'edificio; nel 1449 il capitano di ventura Trovarello dispose per testamento che a sue spese fosse ornata e dipinta la volta del coro. Della precedente chiesa è rimasto il portale, posto vicino a quello attuale. Nel XV secolo l'edificio sarebbe stato danneggiato da un incendio, per poi essere restaurato.
Nonostante fosse la chiesa principale del paese, originariamente venne eretta al di fuori della linea difensiva cittadina che, nell'XI secolo, era molto più piccola rispetto a quella attuale. Solo nel XIII secolo, con l'allargamento della linea difensiva in vista della diatriba tra guelfi e ghibellini, la chiesa entrò all'interno dell'area difesa, poiché nel 1248, con le disposizioni del cardinale Pietro Capocci, il governo cittadino appoggiò il papato. Le modifiche territoriali vennero approvate dal Rettore della Marca il 7 settembre 1250.
Il Settecento e l'Ottocento L'edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto del 28 luglio 1799. I danni vennero riparati solo nel secolo successivo, nel 1832, quando la chiesa fu interamente intonacata e imbiancata — intervento che lo stesso Salvi giudicò rovinoso «nel pregio della sua antichità» — e nel 1838. La sera del 3 novembre 1888 una scarica elettrica colpì il campanile, danneggiando la sottostante sagrestia e parte del tetto della chiesa, con danni stimati in tremila lire. Il fatto è ricordato da un'iscrizione posta nella sagrestia, decorata dal pittore ginesino Raffaele Clementini. Nel 1853 la facciata venne affidata al fermano Giovanni Battista Carducci, attivo in quel tempo a Tolentino nel restauro della Basilica di San Nicola. L'intervento scelto dall'architetto fu quello di realizzare un frontone in stile neogotico sopra la restante parte quattrocentesca di Enrico Alemanno, unendo così lo stile del XV secolo con quello in voga al momento, e di ristrutturare anche il collegamento col vicino palazzo defensoriale, sede del municipio, oramai dissestato e bisognoso di consolidamento già a partire dal 1848. Gli interventi proposti, però, non furono mai realizzati.
Con la nascita del Regno d'Italia e la conseguente soppressione degli ordini religiosi, il municipio venne trasferito presso il convento francescano lungo via Capocastello, sottratto all'ordine francescano, e al suo posto venne aperto nel 1877 il teatro comunale Giacomo Leopardi. Lo spostamento comportò la demolizione della struttura medievale che fungeva da collegamento fra chiesa e municipio, di cui oggi si conservano solo alcune pietre, e sancì anche la separazione fra l'ambito religioso e quello politico. La struttura di collegamento era un'antica trasanna plebis, un loggiato utilizzato dai notai, poi trasformato nel 1367 in un portico usato come mercato, che copriva tutto il fronte della chiesa e si connetteva al municipio.
Il prodigio della Madonna della Misericordia Nella cappella eretta alla fine del XVI secolo da Cornelio Severini era venerata un'immagine mariana nota come Madonna della Misericordia, identificata da Salvi con la tela raffigurante l'Ascensione con la Vergine fra gli apostoli, opera del ginesino Domenico Malpiedi. Secondo la tradizione devozionale locale l'immagine avrebbe mosso gli occhi una prima volta nel luglio 1796.
Un secondo episodio analogo fu riferito il 19 giugno 1850: secondo il Diario dei Chierici citato da Salvi, verso mezzogiorno una bambina di circa nove anni, Giuseppina figlia di Vincenzo Turchetti, si avvide che l'immagine muoveva gli occhi. La notizia si diffuse rapidamente nel paese e il quadro fu estratto dalla cappella e collocato in mezzo alla chiesa. Avvertito dell'accaduto, monsignor Salvini si recò a San Ginesio il 21 giugno e ordinò un processo canonico sul fatto; dichiarato veridico il movimento delle pupille, l'immagine fu esposta all'altare maggiore e il 3 luglio si tenne una solenne processione alla presenza di quattro vescovi.
In seguito si decise di erigere una cappella di fronte a quella del Crocifisso: ultimata nel 1873, vi accolse l'immagine l'8 settembre dello stesso anno, con un ornato eseguito dal canonico Francesco Vici su disegno del padre Stefanelli. Il 25 luglio 1880 il dipinto fu incoronato da monsignor Concetto Focaccetti.
Il Novecento ed il XXI secolo