La legge sulla libertà di associazione del 1901 (in francese: Loi du 1er juillet 1901 relative au contrat d'association) è una norma approvata dall'Assemblea Nazionale di Parigi il 1º luglio 1901, che stabilisce la disciplina delle associazioni senza scopo di lucro in Francia e nei Paesi francofoni.
Fu attuata dal decreto del 16 agosto 1901 governo Waldeck-Rousseau, allora presidente del Consiglio e ministro dell'Interno e degli affari religiosi. Tali disposizioni non riguardano tuttavia le associazioni con sede nei tre dipartimenti annessi dall'Impero tedesco nel 1871 del Basso Reno, Alto Reno e della Mosella, che adottarono una legge tedesca, risalente al 1908.
A seconda di quanto previsto dallo statuto, la norma permette lo svolgimento di un'attività commerciale, col divieto di redistribuire i proventi, che comunque devono essere dichiarati e sono soggetti a imposizione fiscale..
Storia Durante lAncient Regime, la parola francese société era riservata alle associazioni volontarie di persone costituite con uno scopo commerciale, mentre la parola communauté ("comunità") designava tutte le altre. L'autorità reale riconosceva in linea di principio la pubblica utilità di una forma di amministrazione fondata su legami interpersonali di tipo fiduciario, pur non rinunciando a impegnarsi nella repressione delle potenziali minacce all'integrità dello Stato. Le associazioni, private dell'approvazione reale e quindi illecite, spesso continuavano ad agire in clandestinità (es. la Massoneria).
La situazione si invertì durante la Rivoluzione francese allorché l'Assemblea Nazionale decise di sciogliere tutte le comunità religiose, coloro che vi risiedevano, i commerci, i college, gli ospedali, le confraternite caritatevoli, le congregazioni, che erano divenute prospere e innumerevoli al tempo del Regime. I decreti Allarde -del 2 e 17 marzo 1791- e la legge Le Chapelier del 14 giugno 1791 riformarono le associazioni dei lavoratori e dei residenti, per difendere i loro interessi collettivi.
In conseguenza del novellato articolo 291 del codice penale del 1810, in base al quale -testualmente- «nessuna associazione di più di venti persone (...) può essere formata senza l'approvazione del governo», durante tutto il XIX secolo le associazioni di civili e di lavoratori furono proibite e duramente represse. Nel frattempo, andava sviluppandosi un dibattito sulla libertà di associazione sia nei circoli di intellettuali sia in Parlamento.Le droit d’association , Forum Citoyen A partire dal 1864, la legislazione proibizionista vigente fu ammorbidita da una serie di interventi parlamentari, al punto che le associazioni riuscirono a svilupparsi non costituendo un pericolo immediato e concreto per l'ordine pubblico. Alla fine del XIX ° secolo, il regime repressivo risultò inutile e inadeguato.
Nel 1899, l'allora Primo Ministro Pierre Waldeck-Rousseau, nonché Ministro degli Interni e degli Affari Religiosi, presentò un disegno di legge, dal quale scaturì la cosiddetta norma sulla libertà d'associazione approvata il 1º luglio 1901. In realtà, a dispetto del nome, i dibattiti furono infiammati non tanto dall'interesse per la libertà delle associazioni, quanto piuttosto per lo status giuridico delle congregazioni religiose, com'era già accaduto al tempo della Rivoluzione. Il Parlamento non era propenso a concedere uno disciplina statutaria speciale per gli enti religiosi, preferendo invece sottoporli alla disciplina storica dell'autorizzazione statale preventiva quale pre-requisito per la loro stessa costituzione. Ad essi veniva dedicato un titolo specifico all'interno della legge.
A far data dal 1º luglio 1901, ad ogni persona in grado di contrarre fu riconosciuto il diritto di fondare delle associazioni o -per le persone giuridiche- di aderirvi, senza la necessità di alcuna autorizzazione preventiva. Attribuendo una natura contrattuale al diritto associativo, la legge garantiva che l'appartenenza a un'associazione fosse subordinata al consenso generale di tutti i membri. Gli unici divieti confermati anche dalla norma del 1901 erano riferiti a "un oggetto illecito, contrario alle leggi, al buon costume (bonnes mœurs) o finalizzato ad attaccare l'integrità territoriale della nazione e la forma repubblicana del governo". Le congregazioni religiose furono caratterizzate da un regime speciale -più restrittivo- che le distingueva in due tipologie: l'associazione religiosa e l'associazione diocesana. La norma imponeva l'autorizzazione preventiva ed un limite ex post, unico nel suo genere, alla titolarità di beni immobili agrari e rurali.In questo modo, la legge impediva alla chiesa la ricostituzione di latifondi terrieri mediante lasciti testamentari e l'esercizio dei diritti successori.
Negli anni successivi, la libertà d'associazione fu elevata al rango di un diritto costituzionale, altrove riconosciuto dai trattati internazionali. Negli anni '50, il numero delle associazioni in Francia crebbe di circa 5.000 nuove unità ogni anno. Questo numero raddoppiò quindi ogni dieci anni, raggiungendo 20.000 nuovi record all'anno nel '92, e 70.000 a partire dal 2010.La France associative en mouvement, Cécile Bazin, Jacques Malet, 2012. Nel 2008, 15,8 milioni di persone, pari ad un terzo degli individui di età pari o superiore a 16 anni, erano membri di un'associazione dichiarata.
Al 2017, risultavano oltre 1,3 milioni di associazioni attive in Francia, nelle quali trovavano impiego più di 1,8 milioni di dipendenti retribuiti.. Secondo i dati di INJEP pubblicati nel 2019, la Francia ospitava 1.5 milioni di associazioni e 22 milioni di volontari, dei quali 20.5 milioni membri di associazioni. I budget gestiti dalle associazioni ammontavano a 113,2 miliardi di euro..
Caratteristiche di un'associazione di legge del 1901 Ai sensi della legge del 1901, un'associazione deve soddisfare le seguenti condizioni fondamentali: essere composto da almeno due persone; avere uno scopo diverso dalla condivisione di profitti; non arricchire direttamente o indirettamente uno dei suoi membri. Per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica, un'associazione doveva: depositare una copia dei propri statuti ufficiali in Prefettura, che a loro volta venivano pubblicati in una rivista ufficiale: designare un legale rappresentante, che coincideva anche col suo amministratore.
Un'associazione non dichiarata era chiamata associazione di fatto e associazione criminale, in presenza di un fine atto a delinquere.
L'adesione (adhésion) è l'atto mediante il quale si diventa membri di un'associazione. Essa può essere aperta a tutti, riservata ad un determinato pubblico o soggetto in base a quanto stabilito dagli organi direttivi dell'associazione. Può essere soggetta a un contributo (economico), qualora lo statuto dell'associazione ne faccia menzione.
La legge consente l'iscrizione ai minori di 18 anni di età, che possono assumere anche ruoli direttivi, previo permesso dei genitori fino a 16 anni, e senza permesso fra i 16 e i 18. al di sotto dei 16 anni sono vietati gli atti che dispongono del patrimonio dell'associazione. L'articolato della norma, laddove prevede l'obbligo dell'autorizzazione preventiva dei genitori, è disapplicato dalle prefetture in quanto non compatibile con la Convenzione per i diritti dell'infanzia..
Un'associazione ha il diritto di esercitare un'attività commerciale e di produrre profitti (questo si chiama "surplus operativo"), ma questi sono probabilmente soggetti a imposte commerciali; questo è il caso, ad esempio, di associazioni del commercio equo e solidale come Artisans du monde.
Inoltre, può avere dipendenti o dirigenti retribuiti, i cui redditi vengono assoggettati ad imposizione fiscale. La legge del 1901 non menziona le parole "presidente", "tesoriere", "segretario", né fornisce una definizione dei rispettivi ruoli. In generale, non sono previste posizioni obbligatorie e, nel caso in cui siano presenti, possono esercitare la loro professione non necessariamente nel quadro di una struttura gerarchica, ma anche "orizzontale" del tipo presidente/segretario/tesoriere.Es. . Nel caso di associazioni registrate, l'art. 5 richiede solamente il rilascio dei dati identificativi e dei recapiti di uno o più referenti (amministratori, presidenti, direttore, collegio di solidarietà o altro). Per tutto ciò che non è disposto dalla norma civilistica, fa fede lo statuto associativo, che quindi deve presentare un particolare livello di dettaglio: se ad esempio lo statuto non li specifica in termini di deleghe, responsabilità e poteri decisionali, un presidente non facoltà di rappresentare l'associazione in tribunale senza un mandato specifico.
Disciplina normativa L'articolo 1 della legge di 1º luglio 1901: “L'associazione è la convenzione in base alla quale due o più persone mettono in comune in modo permanente le proprie conoscenze o attività per scopi diversi dalla condivisione di profitti. La sua validità è regolata dai principi generali di legge applicabili a contratti e obbligazioni. »
L'associazione viene molto genericamente definita come un qualsiasi contratto di diritto privato. Ai membri e al direttivo è attribuito il diritto di modificare in qualsiasi momento il fine statutario, le modalità organizzative ed operative. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è necessaria per il riconoscimento della personalità giuridica. La conseguente capacità giuridica conferisce: la facoltà di accettare o produrre diversi mezzi per finanziare le attività operativa: contributi dei membri, sussidi dello Stato o degli enti locali, libere donazioni in denaro o di altri beni mobili tangibili e trasferibili al portatore, aiuti da altre società di persone o sponsorizzazioni; la facoltà di firmare atti giuridici (apertura di un conto bancario, stipula di contratti assicurativi, contratti di servizio, ecc.); la facoltà di assumere dipendenti; la legittimazione attiva e passiva ad agire in giudizio avverso un'altra persona giuridica (comunque vincolata in modo restrittivo strettamente da altre disposizioni).
Sebbene le associazioni di fatto siano prive di personalità giuridica o di capacità giuridica, l'ordinamento le munisce comunque della facoltà di presentare un ricorso dinanzi al giudice amministrativo per abuso di potere, chiedendo l'annullamento di quegli atti amministrativi che incidono negativamente sugli interessi statutari che esse hanno il compito di difendere (sentenza del Consiglio di Stato n. 61310 del 31 ottobre 1969).
Si dice che la capacità giuridica di un'associazione ordinaria sia "ridotta" rispetto alla "piena" capacità giuridica delle società commerciali, poiché, salvo eccezioni, non può ricevere lasciti o donazioni diverse da quelle manuali né può possedere proprietà, ad eccezione di un complesso di beni immobili che devono essere strumentali alla realizzazione del suo oggetto.
Le associazioni possono essere formate da persone fisiche e/o giuridiche mediante una manifestazione di volontà consensuale. Tuttavia, per alcune categorie di associazioni, le disposizioni legislative o regolamentari impongono un numero di aderenti minimo più elevato. Un minore non emancipato può aderire a un'associazione, ma la sua responsabilità civile continua ad essere riflessa sui genitori o sui titolari della patria potestà. Un minore può persino creare e amministrare un'associazione e la prassi amministrativa vuole che, considerato che non hanno la capacità di compiere atti aventi valore legale, questi devono essere compiuti da un adulto o da persone dotate di potestà genitoriale, i quali assumano su di sé la relativa responsabilità civile.