Paularo () è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.
Geografia fisica Il territorio del comune si trova in Carnia orientale, in una valle denominata Valle d'Incarojo o Val Chiarsò o Valle di Paularo, compresa tra i 400 e i metri s.l.m., con il capoluogo ubicato a 648 metri s.l.m., ma distribuito tra i 514 ed i 2199 metri s.l.m.. È collegata a sud-ovest alla Valle del But passando per Arta Terme e da qui a Tolmezzo, alla Val Pontaiba di Treppo Ligosullo a ovest tramite il Passo Duron, ad est alla Val Pontebbana di Pontebba tramite la Val di Lanza e il Passo del Cason di Lanza, mentre a sud-est oltre la linea di cresta montuosa si estende la Val d'Aupa in territorio del comune di Moggio Udinese, che la dividono dalla zona del Canal del Ferro - Val Canale.
Orografia Complessivamente la Valle è circondata dai monti: Cuestaltä / Hoher Trieb (), Zermula (Germùlä) (), Ludìn / Findenigkofel () e Pizzul (Piçûl) () a nord; Tersadiä (), Castoiä () e Cuc () a ovest; Salincjê () e Giòu () a est; Sernio (), Flop (), Creta di Mezzodì (Cretä di Mišdì) (), Palasecca (Paläsecjä) () e Grauzaria (Grauçâriä) () a sud.
Idrografia Il Chiarsò (Cjarsòn), da cui la valle prende il nome (Val Chiarsò), è il torrente che si snoda lungo l'intero territorio e il suo nome, di origine preromana, potrebbe significare la presenza di luoghi rocciosi lungo il torrente. Nasce a 985 m, presso la Stuä di Ramaç dall'unione dei rii Cercevesjä e Malinfiér, e termina a Cedarchis dove affluisce nel But. Dopo la suddetta confluenza, riceve il Maiôr, il Rù Tamai e il Ruàt; a seguire, nel centro del paese, con la Minišchìtä, il Rutàndi, l'Orteglàs, la Turieä, la Muê e, per ultimo, con i rii Benedet e Poi.
Nella Valle d'Incarojo scorrono altresì le acque della: cascata di Salino nell'omonima frazione; cascata das Glîrs a Meledis lungo l'arteria che conduce al confine di Stato con l'Austria; cascata da Nasjä tra Prabòn e Pizzûl, e zampillano due fonti d'acqua: la ferruginosa a Rufòsc e la solforosa ad Aonêš.
Clima La primavera presenta caratteristiche invernali nella prima parte di marzo per poi mitigarsi agli inizi di aprile quando le temperature minime non risultano più negative. Le medie stagionali primaverili sono comprese tra i 6 e gli . Il periodo in cui è possibile superare i va da giugno ad agosto; solo eccezionalmente vengono superati i . L'inverno non è più particolarmente rigido, con le temperature medie stagionali che oscillano tra i e i , e nemmeno piovoso.
Origini del nome Il nome deriva da "pabolarium" (pascolo) oppure da "povui-poulars", luogo di ippocastani, come testimoniano gli unici secolari esemplari arborei di piazza Julia, eredi di ben più vasta piantagione. Un'antica pergamena reca a tal proposito uno scritto: "Poularij di Incaroj, anno 1471".
Storia
Nel 705 sulle montagne della Valle d'Incarojo si svolsero alcune battaglie tra i Longobardi e gli Slavi.
Il 31 agosto 1037 il Patriarca Poppone, assegna con il suo testamento “omni que vocatur Pizzul” alla Chiesa di Aquileia. Un documento del 30 dicembre 1275 riconosce dinnanzi al Patriarca Gregorio di Montelongo di avere “decime" a Villa di Mezzo d'Incarojo (oggi Villamezzo). Un atto testamentario di Stropatius che riporta la data del 1309, cita Villa de Fur (oggi Villafuori) e Tavella di Salino.
Il 16 luglio 1420 ebbe fine la lotta tra il Patriarcato di Aquileia e la Serenissima Repubblica di Venezia. La Valle d'Incarojo passò sotto l'egida della Patria Veneta, mentre sotto il profilo ecclesiastico rimaneva alle dipendenze della potestà patriarcale. La suddivisione amministrativa della Valle durante la dominazione veneta era costituita dai comuni di Villamezzo (con le frazioni di Villafuori e Rio); Paularo (con Misincinis e Casaso); Dierico; Salino (con i borghi di Lambrugno, Tavella e Castoia); Trelli (con la frazione di Chiaulis). Tale suddivisione rimase in vigore fino agli inizi del secolo XIX. Il 30 agosto 1478 venne combattuta la Battaglia di Lanza contro i Turchi che aspiravano ad appropriarsi dell'intera Valle e di altre valli carniche. Nell'anno 1692, un'alluvione distrugge totalmente la canonica del capoluogo.
Nel 1700, Jacopo Linussio, nativo del posto e studente a Villach (Austria), divenuto un noto ed affermato imprenditore dell'industria tessile in Carnia creò numerosi laboratori tessili garantendo un'occupazione alla popolazione carnica mai vista prima e chiaramente anche per l'area paularina fu un periodo particolarmente fiorente. A testimonianza di oltre quattro secoli di dominio della Serenissima Repubblica Veneta è un cippo confinario, in pietra, noto come di “Maria Teresa” tutt'oggi visibile a Valbertat Bassa che riporta scolpita la data del 1777 con impresso su un lato il leone di San Marco e sull'altro lo stemma del ducato di Carinzia.
Il 24 dicembre 1709 un incendio annientò il prezioso archivio dell'allora comune di Villa di Mezzo (oggi frazione di Villamezzo) che disponeva di un'importante documentazione che ricostruiva in maniera completa e accurata la storia della Valle d'Incarojo, fino a quella data. Malgrado l'evento sono stati reperiti atti custoditi negli archivi delle Valli contermini che offrono, pur in maniera non precisa e assai frammentata, dei cenni storici riferiti agli anni antecedenti la distruzione archivistica villamezzina.
Nel 1797 la Valle passa all'Austria a seguito della sconfitta del Sovrano asburgico Francesco II (Trattato di Campoformio). Nel 1805 annessione della Valle al Regno d'Italia creato da Napoleone I.
Nel 1814 con la caduta di Napoleone Bonaparte la Valle d'Incarojo nuovamente torna in territorio austriaco. Nel 1866 la Carnia e con essa Paularo divennero territorio italiano. Da questo anno in poi divenne una frequentata località turistica caratterizzata in seguito anche da una massiccia presenza militare del Corpo degli Alpini ospitati nelle due caserme in via Roma e via Piave; esse furono edificate dal Ministero della Difesa italiano nel 1940 per la Guardia di Frontiera ma rimasero inutilizzate a causa della guerra; solamente dal 1962 al 1975 vi furono ospitate una compagnia di alpini ed una batteria di artiglieria da montagna.
Nel 1913 iniziarono i lavori della strada Duron, lunga sei chilometri, resa camionabile tra il 1939-1940 e di competenza provinciale nel successivo 1960. La nuova arteria farà da anello di congiunzione tra la strada provinciale valle d'Incaroio e la strada statale 52 bis per monte Croce Carnico al confine con l'Austria.
Il 14 settembre 1915 (prima guerra mondiale) sul monte Zermula avvenne il bombardamento che coinvolse militari austriaci contro i militari italiani. Il 2 aprile 1917 a Casera Turiee una valanga travolgeva la sede del Comando Battaglione Alpini "Monte Granero". Tra i numerosi militari che persero la vita anche il loro comandante, maggiore Vincenzo Arbarello.
Tra il 1936 e il 1941 viene realizzata un'altra importante arteria di comunicazione tra il centrovalle e Ramaz (9 chilometri) e Ramaz a Pontebba (24 chilometri) necessaria al consorzio comunale Paularo-Arta Terme-Moggio Udinese-Pontebba.Il 5 giugno 1944 i partigiani garibaldini entrarono a Paularo distruggendo, come primo atto, la sede del Fascio ubicata di fronte all'attuale Monumento ai Caduti di tutte le Guerre e nel pomeriggio uno stormo di cacciabombardieri diretti in Germania sorvolarono l'intera Valle. Il 9 ottobre, alle ore 04:00 del mattino, un ordine del comandante dei partigiani e l'aiuto di un garibaldino locale esperto di dinamite, fa distruggere il "ponte di ferro" che consente l'ingresso al capoluogo provenendo da Tolmezzo. L'11 ottobre nel corso di un'operazione di rastrellamento durante la seconda guerra mondiale, circa 300 residenti furono arrestati e deportati nei campi di concentramento tedeschi.
Nel 1951 il Comune raggiunge il più alto numero di cittadini residenti del secolo: abitanti. Il 10 e l'11 settembre 1983 la valle fu investita da un'intensa alluvione che modificò permanentemente parte della morfologia e della viabilità del fondovalle capoluogo. Il 3 aprile 2022 ha ricevuto dalla Commissione Europea il riconoscimento di Villaggio degli Alpinisti. È il 6º paese in Italia e il 38° in Europa.
Simboli Lo stemma comunale, rappresentato in uno scudo sannitico, è stato concesso con il Decreto del presidente della Repubblica n. 2373 dell'8 luglio 1980.
Le tre torri ricordano i tre fortilizi che per diversi secoli hanno provveduto alla difesa del paese, il primo innalzato sopra la zona Duron, che poneva in comunicazione le valli di Treppo, Paluzza e Valcalda, l'altro sopra la frazione di Dierico che dominava il canale d'Incarojo e il terzo con torre e tempietto pagano era posto sopra il colle che dominava Paularo sul quale ora si eleva la chiesa Parrocchiale. Inoltre la prima torre simboleggia l'assieme delle Ville a Nord, quella centrale il Capoluogo e la terza la popolazione del canale lungo il corso del torrente Chiarsò; verso sud; esse poggiano su uno scosceso fondo rosso simbolo delle ripide e rocciose montagne della Valle.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa parrocchiale di Paularo dedicata ai santi patroni Vito, Modesto e Crescenzia martiri; poggia le basi su una preesistente chiesa del Quattrocento ma l'attuale edificio sacro è stato costruito attorno al 1750 su progetto di Domenico Schiavi. L'interno è stato affrescato da Antonio Schiavi (fratello di Domenico) della scuola veneziana del periodo Tiepolo-Piazzetta e rappresenta un capolavoro assoluto.
La Chiesa custodisce tra le altre: due opere di pittore locale posizionate nelle pareti del battistero ("la moltiplicazione dei pani e dei pesci" e "le nozze di Cana"); nella cupola altre due opere ("la Trinità in gloria" e "i "quattro dottori della Chiesa" Agostino, Girolamo, Ambrogio, papa Gregorio I); altre due tele, a olio su tela, nell'altare delle anime purganti (1803) e una in quello di san Valentino rappresentante la Madonna in trono con bambino e i santi Valentino, Agostino, Gerolamo e Giovanni Battista; un magnifico Crocifisso, a grandezza quasi naturale del XVI secolo circa; l'altare marmoreo offerto da Jacopo Linussio (lo ricorda una lapide bianca sul retro con l'epigrafe D.O.M. Jacobi Linussi, pietate MDCCCXLVII) con le statue dei Santi Vito e Modesto ai due lati, con in mano una palma segno del loro martirio, e al centro il Salvatore con un vessillo dorato; il tabernacolo la cui parte è stata dipinta da Antonio Schiavi in pittura su metallo con fogli d'oro zecchino e ossidi metallici; il battistero del XVI secolo e l'organo del 1764.
Centoventisette sono i gradini necessari per raggiungere l'ingresso della chiesa parrocchiale partendo dal primo costruito accanto all'ingresso dello storico palazzo Calice-Screm: novantatré fino al ballatoio panoramico, altri trentaquattro da quest'ultimo al portale d'ingresso disegnato da Domenico Schiavi; Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, fondata intorno al 1300 circa ed affrescata nel XVI secolo da Giulio Urbanis di San Daniele del Friuli. La chiesa, ubicata a Dierico, accoglie un meraviglioso altare ligneo del 1522 realizzato da Antonio Tironi da Bergamo; Chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVI. Presenta all'interno un altare dedicato alla Beata Vergine del Carmine, uno a San Giovanni Battista e una tela opera di pittore locale; Chiesa parrocchiale di Santa Caterina d'Alessandria martire, eretta a Salino nel 1400 e ristrutturata nel 1849. Conserva un antico campanile medioevale e un altare del 1600 che raffigura la Madonna della cintura e i santi Agostino, Monica, Caterina, Floriano e Antonio abate; Chiesa di Sant'Antonio abate edificata nel 1674 su volere del nobile Tommaso Calice. Ora sconsacrata è di proprietà del comune di Paularo che la adibisce per ospitare mostre d'arte temporanee, esposizioni fotografiche, concerti musicali e corali;