La guerra del Golfo (2 agosto 1990-28 febbraio 1991), detta anche prima guerra del Golfo in relazione alla cosiddetta seconda guerra del Golfo, è il conflitto che oppose l'Iraq a una coalizione composta da 35 StatiIl numero di Stati partecipanti alla coalizione varia a seconda delle fonti. La variazione è legata a una diversa definizione del livello di partecipazione necessario per essere considerato "membro" della coalizione, nonché per la diversa tempistica di aggregazione alla stessa da parte degli Stati. A titolo di esempio: ; ; ; ; . La versione italiana di Encarta parla di oltre 40 Stati mentre ne cita 33 formatasi sotto l'egida dell'ONU e guidata dagli Stati Uniti, che si proponeva di restaurare la sovranità del piccolo emirato del Kuwait, dopo che questo era stato invaso e annesso dall'Iraq. Fu anche un evento mediatico che segnò uno spartiacque nella storia dei media: fu infatti definita «la prima guerra del villaggio globale».

Cause scatenanti Il 2 agosto 1990 il raʾīs (presidente) iracheno Saddam Hussein invase il vicino Stato del Kuwait per via delle sue considerevoli riserve petrolifere e in secondo luogo per rivendicare l'appartenenza del Kuwait alla comunità nazionale irachena, sulla scorta del comune passato ottomano e di una sostanziale identità etnica, malgrado l'Iraq avesse riconosciuto l'indipendenza del piccolo emirato del golfo Persico quando questo era stato ammesso alla Lega araba.

L'invasione provocò delle immediate sanzioni da parte dell'ONU che lanciò un ultimatum, imponendo il ritiro delle truppe irachene. La richiesta non conseguì risultati e il 16 gennaio 1991 le truppe degli Stati Uniti, supportate dai contingenti della coalizione, penetrarono in Iraq. Le operazioni di aria e di terra furono chiamate dalle forze armate della coalizione Operation Desert Storm, motivo per cui spesso ci si riferisce alla guerra usando la locuzione "Tempesta nel deserto".

Diplomazia internazionale

Risoluzione ONU A poche ore dall'invasione del 2 agosto 1990, la popolazione del Kuwait e le delegazioni statunitensi richiesero la convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che aveva approvato la risoluzione 660, dove veniva condannata l'invasione e veniva richiesto il ritiro delle truppe irachene. Il 6 agosto, la risoluzione 661 approvò delle sanzioni economiche contro lo Stato iracheno.

Possibilità di attacco all'Arabia Saudita La decisione presa dall'occidente di respingere l'invasione irachena fu incoraggiata dalla potenziale minaccia irachena all'Arabia Saudita. Il rapido successo dell'esercito iracheno aveva infatti esposto pericolosamente il vicino campo petrolifero di Hana a eventuali incursioni irachene. Tra l'Iraq e l'Arabia Saudita erano presenti diversi attriti: i debiti generati dalla guerra Iran-Iraq verso l'Arabia Saudita ammontavano a 26 miliardi di dollari e il confine tra i due Stati non era mai stato definito. Inoltre la posizione saudita nel frenetico gioco diplomatico che aveva preceduto l'invasione aveva dato all'Iraq chiara dimostrazione di come i propositi del suo presidente (esponente dell'ala panaraba del partito socialista Baath) non fossero condivisi dal Sultano di Riad.

Subito dopo la vittoria sul Kuwait, Saddam Hussein iniziò ad attaccare verbalmente la dinastia saudita, affermando che le nazioni amiche degli Stati Uniti erano guardiane illegittime delle città sante de La Mecca e di Medina. Hussein (sunnita) combinò il linguaggio dei gruppi islamici che erano stati recentemente combattuti in Afghanistan con la retorica usata dall'Iran (sciita) per attaccare i sauditi.

Operazione Desert Shield

Nel 1980 l'allora presidente Jimmy Carter fece la seguente dichiarazione riguardante la sicurezza della regione del golfo Persico, che divenne nota come la dottrina Carter:

Il presidente Ronald Reagan illustrò nel 1981 questa politica dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero usato la forza per proteggere l'Arabia Saudita, la cui sicurezza era minacciata dalla guerra tra Iran e Iraq. In base a questo e temendo che l'esercito iracheno potesse lanciarsi in un'invasione dell'Arabia, il presidente George H. W. Bush annunciò che gli Stati Uniti avrebbero intrapreso una missione "totalmente difensiva" chiamata operazione Desert Shield per prevenire un'invasione dell'Arabia da parte degli iracheni. Le truppe statunitensi furono inviate nell'Arabia il 7 agosto 1990. L'8 agosto l'Iraq dichiarò che parti del Kuwait sarebbero state annesse alla provincia di Bassora mentre il resto avrebbe costituito la 19ª provincia dell'Iraq.

La Marina statunitense mobilitò due gruppi navali, le portaerei USS Dwight D. Eisenhower e USS Independence presenti nell'area assieme alle loro scorte. Un totale di 48 F-15 Eagle del Fighter Squadron 1 alla base aerea di Langley in Virginia giunsero in Arabia Saudita, iniziando immediatamente pattugliamenti del confine iracheno per rilevare e prevenire avanzate irachene, mentre le forze terrestri raggiunsero le 500 000 unità. Gran parte del materiale logistico venne trasportato per via aerea o tramite navi da carico veloci. Tuttavia gli analisti militari erano concordi nel ritenere che le forze statunitensi sarebbero state insufficienti per fermare un'eventuale invasione irachena dell'Arabia Saudita.

Costituzione della coalizione Tra le varie risoluzioni ONU, la più importante fu la numero 678, approvata dal Consiglio di Sicurezza il 29 novembre, che fissava l'ultimatum per la mezzanotte del 15 gennaio 1991 Eastern Standard Time (altrimenti ore 08:00 antimeridiane del 16 gennaio 1991, ora locale dovuta a una differenza di 8 ore tra il fuso orario di Washington e quello di Baghdad) per il ritiro delle truppe irachene ed erano autorizzati "tutti i mezzi necessari per sostenere e implementare la risoluzione 660", una formula diplomatica che consisteva nell'approvazione dell'uso della forza.

Gli Stati Uniti assemblarono una coalizione di forze contro l'Iraq. Essa era costituita da 34 nazioni, tra cui: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Grecia, Honduras, Italia, Kuwait, Marocco, Niger, Norvegia, Nuova Zelanda, Oman, Paesi Bassi, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Senegal, Spagna, Sudafrica e gli stessi Stati Uniti d'America.

Alcune nazioni furono restie nell'unirsi alla coalizione; alcune erano convinte che la guerra riguardasse questioni interne del Medio Oriente mentre altre erano preoccupate dall'aumento dell'influenza statunitense in Kuwait. Ad ogni modo molte nazioni si convinsero delle intenzioni belligeranti dell'Iraq verso gli altri Stati arabi e offrirono aiuti economici.

L'Italia partecipò al conflitto, schierando nel golfo Persico sin dall'inizio dell'invasione del Kuwait una forza navale nell'Operazione Golfo 2 e impiegando otto cacciabombardieri Tornado IDS. Il generale Mario Arpino venne posto a capo dell'unità di coordinamento aereo nel corso delle operazioni belliche in Arabia Saudita dall'ottobre 1990 al marzo 1991. Al termine delle ostilità alcuni cacciamine della marina militare italiana continuarono a operare nella zona per bonificare le acque da mine navali.

Di seguito una tabella con il numero di truppe schierate e i maggiori eventi che caratterizzarono l'impegno di ciascun paese: Lista dei paesi della coalizione Paese Truppe Commenti / Operazioni / Battaglie 575 000 - 697 000Operazione Desert ShieldOperazione Desert StormOperazione Provide ComfortOperazione Northern WatchOperazione Southern WatchOperazione Desert FoxBattaglia di KhafjiBattaglia di 73 EastingBattaglia di Al BusayyahBattaglia di Phase Line BulletBattaglia di Medina RidgeBattaglia dello Wadi Al-BatinBattaglia di Norfolk Arabia Saudita 52 000 - 100 000Operazione Desert ShieldOperazione Desert StormOperazione Southern WatchBattaglia di Khafji Regno Unito 43 000 - 45 400Operazione Desert ShieldOperazione GranbyOperazione Desert StormOperazione Provide ComfortOperazione Northern WatchOperazione Southern WatchOperazione Desert FoxBattaglia di 73 EastingBattaglia di Norfolk Egitto 33 600 - 35 000Operazione Desert StormOperazione Desert Shield Francia 14 708 Bouclier du désert/Opération Salamandre (10/08/1990 - 22/09/1990)Opération Daguet (23/09/1990 - 27/04/1991)Tempête du désert (17/01/1991 - 28/02/1991)Operazione Provide Comfort (06/04/1991 - 31/12/1996)Operazione Southern Watch (26/08/1992 - 15/12/1998) Siria 14 500Operazione Desert StormOperazione Desert Shield Marocco 13 000Operazione Desert Shield Kuwait 9 900Operazione Desert StormOperazione Desert Shield (le unità fuggite in Arabia Saudita) Oman 6 300Operazione Desert StormOperazione Desert Shield Pakistan 4 900 - 5 500Operazione Desert Shield Canada 4 500Operazione FrictionOperazione Desert Shield Emirati Arabi Uniti 4 300Operazione Desert Storm Qatar 2 600Operazione Desert ShieldBattaglia di Khafji Bangladesh 2 200Operazione Desert Shield 1 950 Operazione LocustaOperazione Desert Storm Operazione Golfo 2Operazione Desert ShieldOperazione Provide Comfort Australia 1 800Operazione Provide ComfortOperazione HabitatSchiera anche una forza navale nel golfo Persico Paesi Bassi 600Operazione Provide ComfortOperazione Desert Shield Niger 600 Senegal 500Operazione Desert Shield Spagna 500Operazione Desert Shield Bahrein 400Operazione Desert Shield Belgio 400 300Operazione Desert Shield Norvegia 280Operazione Desert Shield Cecoslovacchia 200Operazione Desert ShieldOperazione Desert Storm Grecia 200Operazione Desert Shield 200Operazione SimoomOperazione Desert Shield Corea del Sud 200Operazione Desert Shield Danimarca 100Operazione Desert Shield Ungheria 50Operazione Desert Shield

Cronologia degli avvenimenti Rivendicazioni irachene sul Kuwait 17 luglio 1990 - Saddam Hussein pronuncia alla televisione un discorso che accusa Emirati Arabi e Kuwait di superare deliberatamente i tetti di estrazione del greggio al fine di danneggiare economicamente l'Iraq. 18 luglio - il ministro iracheno Tareq Aziz invia un messaggio ufficiale alla Lega araba accusando il Kuwait di aver rubato petrolio all'Iraq estraendolo lungo i 120 chilometri di frontiera comune, e di aver inflazionato il mercato petrolifero per far cadere il prezzo del greggio. Per questo, esige l'annullamento di un credito di 10 miliardi di dollari, che il Kuwait vanta nei suoi confronti. I toni si inaspriscono e l'Iraq decide di dispiegare delle forze terrestri lungo la frontiera. 27 luglio - in seguito alle richieste irachene, l'OPEC decide, per la prima volta dal dicembre 1986, di aumentare il prezzo del barile da 18 a 21 dollari. Il guadagno di 4 miliardi di dollari in un anno non sarà comunque sufficiente a coprire i fabbisogni dell'Iraq. 29 luglio - Saddam Hussein chiede al Kuwait come risarcimento danni le isole di Bubiyan e Warbah, che si trovano in posizione strategica rispetto al golfo Persico.

L'invasione del Kuwait e i tentativi di soluzione pacifica 2 agosto - l'esercito iracheno invade all'alba il Kuwait con 100 000 uomini e 300 carri armati, vincendo in quattro ore la resistenza dell'Emirato. Lo sceicco Jaber Al-Ahmed Al Sabah, sovrano dello Stato, ripara con la famiglia in Arabia Saudita, mentre suo fratello Fahd rimane ucciso, fra altre 200 persone, negli scontri di Al Kuwait. Molti tra i velivoli della Royal Kuwait Air Force ﺍﻟﻘﻮﺍﺙ ﺍﻟﺠﻮﻳـة ﺍﻟﻜﻮﻴﺘﻴـة (Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Kuwaytiyya), dopo aver effettuato alcune missioni di combattimento contro le colonne irachene avanzanti, si rifugiano in Arabia Saudita. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU con una risoluzione condanna l'invasione.