Lo stabilimento Acciaierie d'Italia S.p.A. in a.s. di Taranto è un complesso industriale localizzato nel quartiere Tamburi e, precisamente, nell'area compresa tra la strada statale 7 Via Appia (Brindisi-Taranto), la Superstrada Porto-Grottaglie, la strada Provinciale 49 Taranto-Statte e la strada provinciale 47, per una superficie complessiva di circa . Nonostante i numerosi problemi ambientali l'acciaieria è la più grande d'Europa e una delle acciaierie più grandi al mondo, a ciclo integrale, che produce acciaio a partire dalla lavorazione del minerale di ferro e del carbone fossile.

Storia Le origini dell'Ilva di Taranto

La decisione di costruire il Centro siderurgico di Taranto fu presa, nel 1959, “dopo un ampio dibattito nel Governo Italiano, nell’IRI e nella Finsider”. Secondo chi pensò alla costruzione dello stabilimento, l'intento di installare un grande impianto siderurgico a ciclo integrale a Taranto e nel meridione, aveva l'obiettivo di rilanciare l'economia dell'intero sud Italia. L'investimento previsto fu di circa 217 miliardi di lire prevedendo di occupare a regime (1965) 4000 addetti utili a produrre 300000 tonnellate di acciaio.

Lo stabilimento di Taranto nasce come il quarto centro siderurgico italiano dopo che erano già attivi sul territorio nazionale le Acciaierie di Cornigliano, l'ILVA di Piombino e Bagnoli. La nascita dello stabilimento di Taranto portò alla fondazione di Italsider. Già nel 1960 l'IRI nel suo piano industriale predisponeva attraverso il gruppo ILVA il piano di addestramento dei primi operai da impiegare nel costruendo stabilimento di Taranto dando atto che già un gruppo di operai era stato inviato negli Stati Uniti presso la United States Steel.

Già nel 1961 a Taranto entrò in funzione il tubificio per la trasformazione e produzione di profilati in acciaio utilizzando l'acciaio prodotto in altri stabilimenti del gruppo. Il 19 novembre 1964 alla presenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro veniva avviato il primo altoforno, mentre il secondo il 29 gennaio 1965. Dopo una fase di rodaggio, il 10 aprile 1965 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inaugura ufficialmente il quarto centro siderurgico del paese.

In alternativa alla città di Taranto, per il IV Centro Siderurgico, si pensò anche alle città di Vado Ligure e di Piombino (ampliamento dello stabilimento siderurgico già esistente). Sebbene Taranto fosse una scelta fondamentalmente politica, tuttavia si scelse la città anche grazie alle sue aree pianeggianti e vicine al mare, la disponibilità di calcare, di manodopera qualificata nonché alla sua ubicazione nel Mezzogiorno d'Italia, con annessa possibilità di creare posti di lavoro (43.000 tra diretti e indotto nel 1981) e di usufruire di contributi statali per tale obiettivo. Tale opzione era inoltre razionale per l’esistenza pregressa dei cantieri Tosi e dell’arsenale della Marina, che avevano “portato una mentalità più moderna rispetto ad altre città costiere meridionali”.

L'impianto fu costruito nelle immediate vicinanze del quartiere Tamburi, che attualmente (2019) può contare circa 18.000 abitanti. Il quartiere, già esistente, si sviluppò ulteriormente negli anni a seguire grazie anche agli interventi di edilizia popolare destinati proprio agli operai dello stabilimento.

La notte di Natale del 1968 Paolo VI si recò a Taranto e celebrò la messa di mezzanotte nelle acciaierie dell'Italsider: fu la prima volta che la messa di Natale venne celebrata in un impianto industriale (evento documentato dal breve filmato di Franco Morabito intitolato L'acciaio di NataleRitrasmesso da Blob il 25 dicembre 2012). Con questo gesto il pontefice volle rilanciare l'amicizia tra Chiesa e mondo del lavoro in tempi difficili.

Dall’insediamento del centro negli anni settanta del novecento sono sorti un cementificio con gli impianti di cava connessi, tre tubifici (Sanac, Dalmine e Montubi), due metallurgiche di seconda lavorazione, due aziende meccaniche, ed altre aziende per la lavorazione di sottoprodotti e accessori. Tra imprese fornitrici e utilizzatrici dei prodotti del Centro, secondo un’indagine del 1972 risultano strettamente connesse allo stabilimento imprese con circa 8.000 addetti con localizzazione nell’area di insediamento..

Il IV Centro Siderurgico di Taranto sfornava nel 1970 il 41% della produzione totale di Italsider, percentuale che nel 1980 raggiunse il 79% del totale.

Pietro Porcinai, uno dei maggiori paesaggisti italiani, si è occupato fra il 1972 e il 1973 delle opere di ristrutturazione del IV Centro siderurgico di Taranto.

Alla formazione armata di estrema sinistra Primi fuochi di guerriglia sono stati attribuite azioni di disturbo allo stabilimento di Taranto durante gli anni settanta.

Nel marzo del 1980, durante una crisi del mercato dell'acciaio, ci fu una importante visita nello stabilimento Italsider di Taranto del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che volle pranzare con gli operai nella loro mensa..

Nel 2005 sono 188 le imprese pugliesi dell'indotto ILVA, che fatturano in totale 310 milioni di euro.

Processo per mobbing Con sentenza del Tribunale di Taranto in data 7 dicembre 2001, parzialmente riformata con sentenza della Corte di appello di Lecce in data 12 aprile 2005, poi confermata dalla Corte di Cassazione, Sez. 6 penale del 21 settembre 2006, con sentenza n. 31413 furono condannati undici manager per violenza privata e frode processuale avendo attuato una sorta di mobbing verso i dipendenti che non accettavano un demansionamento, confinandoli in un reparto, la palazzina Laf, che si tentò di riattare con opportuni interventi manutentori per celarne il degrado prima del sopralluogo giudiziario.

La questione ambientale Nel 1998 lo stabilimento era stato già individuato nel Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto come la maggior fonte inquinante nella città di Taranto, con emissioni in deroga oltre i limiti di legge e la zona di Taranto era stata già dichiarata "area ad elevato rischio di crisi ambientale" sin dal 1990, con rinnovo nel 1997. Nel 2003 e nel 2004 la società giunge a dei protocolli d'intesa con gli enti locali per diminuire l'impatto ambientale dello stabilimento.

Nel 2005 la Corte di Cassazione aveva già condannato i Riva per il reato di getto pericoloso di cose previsto all'art. 674 del codice penale, a causa della dispersione nell'ambiente delle polvere dei depositi. Fu in quella sede stabilito il principio giurisprudenziale dell'applicazione dello stesso reato anche nel caso in cui si diffondessero nell'ambiente sostanze anche non eccedenti i limiti fissati dalle leggi.

Il 12 maggio dello stesso anno iniziò un altro processo che vide i dirigenti della società imputati per non aver rispettato un'ordinanza del sindaco di Taranto del 2001 con la quale veniva ordinata l'interruzione delle batterie 3-6 della cokeria per ragioni di inquinamento nonché per diversi reati in materia di inquinamento (emissioni dannose e danneggiamento del suolo) e che produsse il 12 febbraio 2007 una condanna a tre anni per l'amministratore delegato e a due anni e otto mesi per il direttore tecnico. Passata in Corte d'appello, la vicenda processuale venne chiusa dalla Cassazione per intervenuta prescrizione.

Nel 2008 l'analisi del formaggio prodotto dal latte delle pecore che pascolavano nei pressi dell'Ilva rilevò tassi di diossine e policlorobifenili fino a 30 volte maggiore del consentito; fino ad allora non erano state effettuate analisi di questo genere sugli animali.

Nel 2010 fu avviata a Taranto un'altra inchiesta per disastro ambientale, nell'ambito della quale nel 2012 sono state depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l'altra epidemiologica, nell'ambito dell'incidente probatorio che vede indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico, e Angelo Cavallo, responsabile dell'area agglomerato. A loro carico sono ipotizzate le accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Sarebbero particolarmente inquinanti i 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri, che fungono da veicolanti dei gas nocivi, le cokerie che emettono soprattutto benzo(a)pirene, ed il camino E312 dell'impianto di agglomerazione per quanto riguarda la diossina. Nuova Aia, sequestro degli impianti, arresto dei dirigenti, avvio del risanamento Corrado Clini, nel marzo 2012, di fronte alle perizie inviate al ministro dalla Magistratura tarantina e con l'emanazione di nuove norme europee che entreranno in vigore nel 2016, riaprì con urgenza la procedura Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) per lo stabilimento, che era stata rilasciata nell'agosto 2011 dal precedente ministro, per adeguare ai nuovi dati l'autorizzazione a produrre, con l'obiettivo di risanare lo stabilimento.

Il 26 luglio 2012 venne firmato un Protocollo di intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto stipulato tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministro per la coesione territoriale, la regione Puglia, la provincia di Taranto, il comune di Taranto, il Commissario straordinario del porto di Taranto.

L'accordo condurrà all'emanazione di un decreto che ha stanziato i fondi per il risanamento e il rilancio della città (escluso lo stabilimento).

Lo stesso giorno, in base ad un rapporto dei Carabinieri del NOE, il GIP di Taranto dispone il sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. I sigilli sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l'area agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Nell'ordinanza il GIP conclude che "Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato nell'attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza". Oltre il sequestro degli impianti, il GIP dispone gli arresti di Emilio Riva, presidente dell'Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, succedutogli nella carica e dimessosi pochi giorni prima dell'arresto, l'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell'area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio, il responsabile dell'area agglomerato, Angelo Cavallo.

Il 30 luglio 2012 i carabinieri del NOE di Lecce notificano il provvedimento di sequestro.

Il 7 agosto 2012 il tribunale del Riesame di Taranto conferma il provvedimento di sequestro senza facoltà d'uso degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva predisposto dal GIP di Taranto Patrizia Todisco, sequestro vincolato alla messa a norma dell'impianto. Conferma inoltre gli arresti domiciliari per Emilio Riva, per suo figlio Nicola e per l'ex dirigente dello stabilimento Luigi Capogrosso. Il lavoro di revisione dell'autorizzazione Aia allo stabilimento ha avuto un primo risultato con la conclusione del gruppo di lavoro di preparazione dell'istruttoria, che il 28 settembre ha completato la prima fase. Il riesame dell'Aia ha disposto una drastica riduzione del carico di inquinanti rispetto all'Aia del 4 agosto 2011, con particolare riferimento alle emissioni di polveri e di benzopirene.

Clini ha detto in proposito che “sono state affrontate in modo trasparente e con competenza tutte le complesse questioni tecniche aperte, senza lasciare margini alle molte sollecitazioni per il rinvio e per i cosiddetti ulteriori approfondimenti: abbiamo già visto che i quasi cinque anni per l'Aia precedente, con 462 prescrizioni, hanno avuto un esito contraddittorio e opaco messo in evidenza dai pronunciamenti del Tar e dalla Procura della Repubblica di Taranto".