Osoppo (Osôf in friulano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Udine, nel Friuli-Venezia Giulia.
Fa parte della regione storica del Gemonese.
Geografia fisica
Il comune si estende su una superficie di circa . Il territorio è prevalentemente pianeggiante, vi sono però 6 colline (i tre principali rilievi sono colle omonimo, dove si trova il Forte, il Colle di San Rocco e il Col Vergnâl).
Il forte di Osoppo, la cui vetta rappresenta il punto più elevato del territorio comunale, arriva a circa 330 metri di altezza. Dal paese e dal bosco che lo circonda partono numerosi sentieri, ma la principale via utilizzata per giungere in vetta è una larga e comoda strada che parte dal Borgo Ulivo.
Il colle presenta due vette principali e numerose diramazioni e cime minori. Il punto più elevato è costituito dal Colle di Napoleone, sui cui versanti, dal tempo della dominazione Veneta del Friuli e fino alla seconda guerra mondiale, si trovava una caserma. Il colle di San Rocco è il 2° rilievo per altezza nel comune. Nei pressi della vetta si trova una piccola chiesa, dedicata appunto a san Rocco.
Il Col Vergnâl è un piccolo rilievo, situato nel territorio della frazione di Rivoli di Osoppo. Buona parte del territorio comunale è ricoperta dal bosco, che è attraversato da numerosi sentieri e da un percorso ad anello su strada in terra battuta e ghiaia, lungo circa .
All'interno della zona boschiva del comune scorrono diversi torrenti, fiumi e canali. Il bosco è delimitato ad est dalle magredi del Tagliamento, il fiume più importante della regione Friuli-Venezia Giulia. Tra i luoghi da visitare nel bosco, vi è sicuramente al primo posto la zona delle suggestive risorgive di Bârs. Osoppo è famosa anche per la crescita spontanea di numerose specie di orchidee nel bosco che la circonda.
Origini del nome Numerose sono state le interpretazioni del nome della località, come le latine Os-Apertum (luogo aperto), Os-Oppidum (luogo fortificato), Os-Opum (luogo di ricchezze), Hyssopum (dalla pianta dell'issopo), Aus-opum (luogo presso il fiume), la preromana Os-Osis (da frassino), la gallocarnica Os-Hop (luogo per chiamare a voce alta).
Storia Dalle origini alla romanizzazione Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Osoppo risalgono alla preistoria, mentre durante l'età del ferro l'area era abitata dai Carni, popolazione di origine celtica insediata in gran parte dell’attuale Friuli. La presenza dei Carni ha lasciato profonde tracce nella toponomastica, nella cultura materiale e soprattutto nella formazione della futura lingua friulana, nella quale numerosi studiosi riconoscono consistenti apporti lessicali e fonetici di matrice celtica.
L'importanza strategica del colle di Osoppo era già nota in epoca preromana. Il sito controllava infatti i principali itinerari che collegavano la pianura con la Carnia e con i valichi alpini, rendendolo un punto di osservazione e di difesa naturale. La scoperta di un’iscrizione presso l’incrocio fra la via Iulia Concordia e la via Iulia Augusta, effettuata dal conte Girolamo Savorgnan, è stata interpretata da alcuni studiosi come possibile indizio dell’esistenza di percorsi viari anteriori alla romanizzazione. Sebbene tale interpretazione non sia unanimemente accettata, essa testimonia comunque l’antica centralità del nodo viario di Osoppo.
La conquista romana della pedemontana friulana e della Carnia avvenne progressivamente tra il II e il I secolo a.C., nell'ambito dell’espansione della Repubblica romana nella Gallia Cisalpina. In seguito all’assoggettamento dei Carni iniziò un lungo processo di romanizzazione, favorito dalla costruzione delle grandi arterie consolari che attraversavano il territorio. Sul colle sorsero strutture di avvistamento e controllo, mentre l'insediamento locale venne progressivamente integrato nell'organizzazione amministrativa e militare romana.
La diffusione della lingua latina e della cultura romana non cancellò completamente il precedente substrato celtico, che continuò a sopravvivere per diversi secoli. L'incontro tra il latino volgare parlato nella regione e gli elementi linguistici celtici costituì una delle basi della successiva formazione della lingua friulana, alla quale si sarebbero aggiunti, nei secoli successivi, anche apporti germanici.
Dal periodo longobardo al patriarcato di Aquileia Con la dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente il territorio di Osoppo fu interessato dalle invasioni barbariche che coinvolsero l'intero Friuli. Dopo il passaggio di diverse popolazioni germaniche, la regione entrò stabilmente a far parte del Regno longobardo, assumendo un ruolo di rilievo all’interno del Ducato del Friuli, istituito quale principale baluardo difensivo del regno verso le Alpi orientali.
Nel 774 il dominio longobardo fu sostituito da quello dei Franchi di Carlo Magno, ai quali seguirono le strutture politiche del Sacro Romano Impero. La lunga appartenenza del Friuli all’orbita imperiale, protrattasi per diversi secoli, lasciò profonde tracce nelle istituzioni, nell’organizzazione del territorio e nella cultura locale, contribuendo anche all’introduzione di numerosi elementi lessicali germanici nella lingua friulana.
Le prime attestazioni documentarie di Osoppo risalgono all’XI secolo, quando il castello apparteneva all’abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis di Sesto al Reghena. Successivamente il complesso passò sotto il controllo del patriarcato di Aquileia, che verso la metà del XIII secolo lo concesse in feudo a Cono, figlio di Amaldarico, capostipite della famiglia signorile locale.
I discendenti di Cono si distinsero ben presto per la loro politica autonoma e per le frequenti ostilità nei confronti dei territori vicini. L'avvicinamento ai conti di Gorizia, principali antagonisti del Patriarcato, destò la preoccupazione dei patriarchi aquileiesi, timorosi che una piazzaforte così importante potesse cadere nell’orbita goriziana. Per questo motivo, nel 1328, il patriarca investì del feudo Federico Savorgnan, esponente di una delle più influenti famiglie nobili friulane.
La dominazione veneziana e le guerre del Cinquecento Con la conquista del patriarcato di Aquileia da parte della Repubblica di Venezia nel 1420, anche Osoppo entrò a far parte dei domini veneziani. La Serenissima comprese immediatamente il valore strategico della fortezza, destinata a costituire il principale baluardo difensivo lungo il confine nord-orientale dello Stato da Terra. Per questo motivo le fortificazioni furono ampliate e modernizzate, trasformando il colle in uno dei più importanti capisaldi militari della regione.
Nel corso delle guerre d'Italia la fortezza fu più volte teatro di assedi. Uno degli episodi più significativi si verificò nel 1514 durante il conflitto tra Venezia e l’Impero. La difesa della piazzaforte era affidata a Girolamo Savorgnan, che rifiutò di arrendersi alle truppe imperiali guidate da Cristoforo di Frangipane. L’assedio si protrasse abbastanza a lungo da consentire l’arrivo dell’esercito veneziano comandato da Bartolomeo d'Alviano, il quale sconfisse gli imperiali davanti alle mura di Osoppo e catturò lo stesso Frangipane, assicurando così la permanenza della fortezza sotto il dominio veneziano.
Dall’età napoleonica alla Restaurazione Nei secoli successivi la fortezza continuò a rappresentare uno dei principali obiettivi strategici dell’Italia nord-orientale. Nel corso del XVIII e dell’inizio del XIX secolo fu occupata, in tempi diversi, da eserciti francesi, russi e austriaci.
Durante l’età napoleonica il sistema difensivo venne ulteriormente potenziato attraverso la realizzazione di nuove opere fortificate, comprendenti anche il rilievo oggi noto come Colle Napoleone, posto nei pressi della sommità del forte.
Dopo il Congresso di Vienna del 1815 Osoppo ritornò sotto il controllo dell’Impero austriaco, che trasformò la fortezza in una moderna guarnigione permanente, dotandola di caserme, magazzini, depositi di munizioni e polveriere.
Il Risorgimento La pagina più celebre della storia di Osoppo fu scritta durante la prima guerra d'indipendenza. Nel 1848 la fortezza venne assediata dalle truppe austriache e resistette eroicamente per oltre sette mesi sotto la guida dei patrioti italiani. La lunga resistenza, conclusasi soltanto per l’impossibilità di proseguire la difesa, suscitò grande ammirazione anche tra gli stessi assedianti, che concessero ai difensori l'onore delle armi al momento della resa.
L'episodio assunse un forte valore simbolico nel Risorgimento italiano e consacrò Osoppo come uno dei principali luoghi della memoria patriottica nazionale. Alla città venne successivamente conferita la medaglia d'oro al valor militare per l’eroismo dimostrato durante l’assedio.
Dal Novecento ai terremoti del 1976 Durante la prima guerra mondiale la fortezza ospitò un presidio del Regio Esercito, ma con lo spostamento del fronte sull'Isonzo uomini e materiali furono trasferiti verso le nuove linee operative.
In seguito all'armistizio di Cassibile e all'occupazione tedesca dell’Italia nord-orientale, Osoppo subì pesanti bombardamenti aerei da parte delle forze alleate. Nel contesto della Resistenza italiana il nome della località fu scelto per designare le Brigate Osoppo, formazioni partigiane di ispirazione cattolica, azionista e liberal-democratica, impegnate nella lotta contro l'occupazione nazista e contraddistinte da una propria autonomia rispetto alle formazioni comuniste operanti nel Friuli.Marina Cattaruzza, L’Italia e il confine orientale, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 277.
Il riferimento alla resistenza del 1848 intendeva richiamare i valori patriottici della difesa della libertà nazionale. Proprio l'autonomia politica e militare delle Brigate Osoppo contribuì alle tensioni che sfociarono il 7 febbraio 1945 nell'eccidio di Porzûs, durante il quale diciassette partigiani osovani furono uccisi da un reparto dei GAP guidato da Mario Toffanin.
Nel secondo dopoguerra il comune affrontò una complessa fase di ricostruzione economica e sociale, accompagnata da un intenso fenomeno migratorio. Negli anni 1970 l’istituzione della zona industriale favorì una significativa crescita produttiva, bruscamente interrotta dal terremoto del Friuli del 1976. Le due violente scosse del maggio e del settembre provocarono gravissimi danni al patrimonio edilizio, con la distruzione di gran parte dell'abitato, oltre un centinaio di vittime e la perdita di circa l'80% delle abitazioni. La successiva ricostruzione, divenuta uno dei modelli di riferimento nella pianificazione post-sismica italiana, portò alla completa riedificazione del paese secondo moderni criteri antisismici.
Simboli
Lo stemma e la bandiera sono stati riconosciuti con decreto del presidente del Consiglio dei ministri Alcide de Gasperi del 1º febbraio 1949. Stemma
Bandiera La bandiera è un drappo interzato in palo di verde, di bianco e di rosso, il verde caricato in centro dello stemma comunale.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Tra i principali monumenti ed opere d'arte, sono presenti: Chiesa di Santa Maria ad Nives, con la famosa pala del Pellegrino da San Daniele, e la pala di Pomponio Amalteo, che comprende la più antica veduta esistente di Osoppo; Chiesa di San Pietro, le origini risalgono al Duecento. Nel 1797 i francesi la trasformarono in magazzino e la sacrestia nel corso dell’Ottocento funzionò anche come mulino. Danneggiata dal terremoto del 1976, è stata in parte restaurata. Della costruzione si osservano oggi il primo ordine della facciata, parte dell’abside, dei muri perimetrali e la sagrestia. Chiesa di San Giacomo è situata sotto il colle di Osoppo, l'edificio originario risale al Quattrocento. Fu successivamente ampliata e poi ricostruita dopo il terremoto del 1976. Chiesa di San Rocco; Colle di San Rocco;