Helichrysum italicum (Roth) G.Don, 1830 è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteracee (sottofamiglia Asteroideae).
Etimologia Il nome del genere deriva da due parole greche "helios" (= sole) e "chrysos" (= oro) e fa riferimento alla luminosità dei capolini, mentre l'epiteto specifico italicum è riferito all'ampia diffusione della specie in Italia. Il nome volgare perpetuini allude anch'esso ai capolini di queste piante, i quali presentano squame involucrali secche e scariose, che persistono a lungo inalterate.
Il nome scientifico della specie è stato definito dai botanici Albrecht Wilhelm Roth (1757-1834) e George Don (1798-1856) nella pubblicazione "Loudon's Hortus Britannicus: a catalogue of all the plants indigenous, cultivated in, or introduced to Britain. Part I. The Linnaean arrangement: Part II. The Jussieuean arrangement / edited by J. C. Loudon. London" ( Hort. Brit. [Loudon] 342) del 1830.
Descrizione
Habitus. La specie di questa voce ha un habitus di tipo sub-arbustivo. La forma biologica è camefita suffruticosa (Ch suffr), sono piante perenni e legnose alla base, con gemme svernanti poste a un'altezza dal suolo tra i 2 e i 30 cm (le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose). I cauli di queste piante sono provvisti del floema, ma non di canali resiniferi; mentre i sesquiterpeni lattoni sono normalmente assenti (piante senza lattice). LHelichrysum italicum ha un odore aromatico gradevole........
Fusto. La parte aerea in genere è legnosa e contorta con rami arcuato-ascendenti. La pubescenza si compone di un sottile strato di peli lisci. La parte ipogea è provvista di una modesta radice a fuso e numerose radichette da cui partono vari fusticini ramosi. Altezza media: 25 – 40 cm.
Foglie. Le foglie, cauline, in genere sono disposte in modo alternato e sono sessili. Quelle inferiori spesso sono patenti e più o meno unilaterali. La lamina è intera con forme generalmente da strette (lineari) e piatte; i margini sono continui (a volte sono revoluti) oppure sono piegati verso il basso (convoluti). Spesso la superficie è tomentosa o lanosa (a volte anche stipitato o sessile-ghiandolare). Le facce sono bicolori (quelle adassiali a volte sono verdastre). La consistenza è molle. Dimensione delle foglie: 0,5 - 1 × 15 – 35 mm.
Infiorescenza. Le sinflorescenze sono composte da 25 - 35 capolini raccolti in formazioni corimbose dense. Le infiorescenze vere e proprie sono formate da un capolino terminale peduncolato di tipo discoide (con fiori omogami) o disciforme (con fiori eterogami). I capolini sono formati da un involucro, con forme da coniche a subcilindriche, composto da diverse brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori. Le brattee, ottuse, colorate da giallo-chiaro fino a bruno, a consistenza cartacea e lucide (a volte chitinose), sono disposte in modo più o meno embricato su più serie e sono libere o connate alla base (gli strati di stereoma sono divisi o indivisi); talora possono avere un margine ialino. Il ricettacolo è nudo ossia senza pagliette (raramente ne è provvisto) a protezione della base dei fiori; la forma è piatta. Dimensione degli involucri: diametro 2 – 3 mm; lunghezza 4 – 5 mm.
Fiori. I fiori (15 per capolino e lunghi 3 - 3,5 mm) sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre tubulosi, attinomorfi e si distinguono in: fiori del disco esterni: sono femminili e filiformi o sub-radiati; oppure sono assenti; fiori del disco centrali: sono ermafroditi. In questo gruppo di piante i fiori radiati (ligulati o del raggio) sono assenti; a volte sono confusi con i fiori femminili (tubulosi) del disco esterno più o meno sub-zigomorfi con un lembo piatto e possono essere interpretati come fiori del raggio.
Formula fiorale: */x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio.
Calice: i sepali del calice sono ridotti a una coroncina di squame. Corolla: la forma della corolla normalmente è tubolare (a trombetta allargantesi all'apice) con 5 lobi (raramente 4); i lobi hanno una forma deltata o più o meno lanceolata. I colori della corolla sono generalmente giallo o giallo-bruno. Androceo: l'androceo è formato da 5 stami sorretti da filamenti generalmente liberi; gli stami sono connati e formano un manicotto circondante lo stilo; le teche (produttrici del polline) sono prive di sperone, ma hanno la coda (una sola); le appendici apicali delle antere hanno delle piatte; il tessuto endoteciale (rivestimento interno dell'antera) è quasi sempre polarizzato (con due superfici distinte: una verso l'esterno e una verso l'interno). Il polline è di tipo echinato (con punte sporgenti) a forma sferica è formato inoltre da due strati di ectesine, mentre lo strato basale è spesso e regolarmente perforato (tipo "gnafaloide"). Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da due carpelli. Lo stilo (il recettore del polline) è intero o biforcato con due stigmi nella parte apicale. Gli stigmi hanno una forma troncata; possono essere ricoperti da minute papille o avere dei penicilli apicali. Le superfici stigmatiche sono separate. Antesi: da maggio a novembre.
Frutti. I frutti sono degli acheni con pappo. Gli acheni sono piccoli a forma variabile da oblunga a obovoidale (o colonnare); la superficie è densamente ricoperta di papille ghiandolose; il pericarpo può essere percorso longitudinalmente da alcuni fasci vascolari o creste. Il pappo, prontamente caduco, in genere ridotto, è formato da una serie di diverse setole capillari (piumose o barbate; ma mai nella parte inferiore) connate o libere. Lunghezza degli acheni: 0,6 - 1,2 mm.
Biologia Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne). Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Dispersione: i semi (gli acheni) cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecorica). In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione: la zoocoria. Infatti gli uncini delle brattee dell'involucro (se presenti) si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta. Inoltre per merito del pappo il vento può trasportare i semi anche a distanza di alcuni chilometri (disseminazione anemocora).
Distribuzione e habitat
Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Sud Europeo.
Distribuzione: in Italia questa specie si trova in tutto il territorio (nelle Alpi ha una presenza discontinua), ma è comune al centro, al sud e nelle isole. Sugli altri rilievi collegati alle Alpi è presente nella Pirenei e Monti Balcani. Nel resto dell'Europa e dell'areale del Mediterraneo si trova dal Portogallo all'Anatolia e nell'Africa settentrionale occidentale.
Habitat: l'habitat preferito per queste piante sono le garighe, i prati aridi, i brecciai, le fiumare e le colate laviche. Il substrato preferito è calcareo ma anche siliceo con pH basico, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere arido.
Distribuzione altitudinale: sui rilievi alpini, in Italia, queste piante si possono trovare fino a (massimo secondo G. Galetti); nelle Alpi frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare (oltre a quello planiziale).
Fitosociologia Areale alpino Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale: Formazione: comunità delle lande di arbusti nani e delle torbiere Classe: Rosmarinetea
Areale italiano Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale: Macrotipologia: vegetazione casmofitica, glareicola ed epifitica Classe: Thlaspietea rotundifolii Br.-Bl., 1948 Ordine: Scrophulario bicoloris-helichrysetalia italici Brullo, 1984 Alleanza: Artemision variabilis Biondi et al, 1994
Descrizione. L'alleanza Artemision variabilis è relativa alle comunità caratterizzata dalla dominanza di Helychrysum italicum e altre camefite, tra cui Artemisia variabilis, che si sviluppa su greti con ciottoli e sabbia di natura prevalentemente granitica in ambienti costieri nella zona Mediterranea. La cenosi sopporta limitati periodi di inondazione, di acqua per lo più dolce o leggermente salata. Alleanza è distribuita nell'Italia meridionale peninsulare e sulle isole.
Specie presenti nell'associazione: Helichrysum italicum, Artemisia campestris, Inula viscosa e Chondrilla juncea.
Altre alleanze e associazioni per questa specie sono: Crucianellion maritimae Euphorbion rigidae Artemisio albae-Saturejion montanae Cisto eriocephali-Ericion multiflorae.
Tassonomia La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre specie distribuite su generi, oppure specie e generi secondo altre fonti. (una delle checklist più aggiornata elenca fino a generi). La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.
Filogenesi Il genere della specie di questa voce è descritto nella tribù Gnaphalieae (una delle 21 tribù della sottofamiglia Asteroideae) e in particolare nella sottotribù Relhaniinae. Da un punto di vista filogenetico, la tribù Gnaphalieae fa parte del supergruppo (o sottofamiglia) "Asteroideae grade"; l'altro è il supergruppo "Non-Asteroideae" contenente il resto delle sottofamiglie delle Asteracee. All'interno del supergruppo è vicina alle tribù Senecioneae, Calenduleae, Astereae e Anthemideae...
Helichrysum, comprendente oltre 500 specie (è il più grande genere della tribù Gnaphalieae), appartiene al clade Hap, un gruppo informale della sottotribù Gnaphaliinae che occupa una posizione più o meno "basale" ed è "fratello" ai cladi Flag e Australasian. Le specie di questo clade sono caratterizzate dalla divisione dello stereoma sulle brattee involucrali (hanno la base libera) e differiscono dalle "gnaphalie s.s." per i pochi e piccoli capolini, con forme cilindriche e con poche serie di brattee involucrali..
Tutte le specie del genere Helichrysum della flora spontanea italiana appartengono al clade dell'areale congiunto Mediterraneo-Asia e alla sez. Stoechadina (gruppo monofiletico). Si ipotizza che il genere, dall'Africa meridionale (probabile origine del gruppo) giunto nella regione mediterranea, si sia diversificato ed espanso ad est fino all'Asia occidentale e centrale e contemporaneamente abbia subito una riduzione del portamento legnoso..
Sandro Pignatti, nella pubblicazione "Flora d'Italia" (seconda edizione) ha diviso il genere (sempre in relazione alle specie presenti in Italia) in tre gruppi. La specie di questa voce appartiene al terzo gruppo ("C") caratterizzato da capolini più lunghi che larghi (altre specie del gruppo sono: H. litoreum).
I caratteri distintivi per la specie Helichrysum italicum sono: il portamento è arbustivo con rami arcuato-ascendenti le foglie sono poco tomentose e sono verdi sulla pagina superiore dimensioni delle foglie inferiori: 0,5 - 1 × 15 - 35 mm la forma dell'involucro varia da subconico a cilindrico dimensioni dell'involucro: diametro 2 - 3 mm, lunghezza 4 - 5 mm gli acheni sono lunghi 0,6 - 1,2 mm e sono densamente ricoperti di papille ghiandolose
Il numero cromosomico della specie è: 2n = 28.
Variabilità Per questa specie sono riconosciute le seguenti sottospecie:
Sottospecie italicum Nome scientifico: Helichrysum italicum subsp. italicum Descrizione: i fusti fioriferi sono erbacei e sono ricoperti da un tomento grigio-giallastro; le foglie sono lunghe fino a 25 mm e sono larghe 1,5 - 2,3 mm; le pagine superiori delle foglie sono ricoperte da un tomento persistente; le brattee esterne hanno delle forme ovate e triangolari.