La basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa che si trova a Bergamo Città Alta, in piazza del Duomo. Edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile barocco (tra Seicento e Settecento). Era in origine la chiesa battesimale della cattedrale di San Vincenzo, sorta accanto al complesso della curia vescovile di Bergamo.

Storia

La storia della chiesa e del suo sviluppo architettonico e artistico è riccamente documentata da atti conservati negli archivi della Fondazione MIA che permettono un'accurata datazione cronologica completa. Secondo la tradizione popolare, parzialmente suffragata da documenti, la chiesa fu edificata per ottemperare a un voto fatto alla Madonna nel 1133 dai bergamaschi perché proteggesse Bergamo dalla peste che si stava abbattendo sul nord ItaliaRonchetti indica la data nel 1135 come anno della grave siccità quando a Bergamo era vescovo Gregorio. Ma la chiesa risulta esistente già nell'VIII secolo come documentato da Mario Lupo nel suo Codex diplomaticus civitatis et ecclesiae bergomensis pubblicato nel 1784. La chiesa è indicata nel testamento di Taidone, gasindio longobardo di re Desiderio, come facente parte della chiesa di San Vincenzo, e dove erano celebrate le funzioni liturgiche nel periodo invernale, e della quale rimangono tracce sotto la pavimentazione dell'abside sud-est.. Gli scavi effettuati sotto la pavimentazione sul lato sud-est, con il ritrovamento delle fondamenta della chiesa precedente, confermano le sue indicazioni, ma il fatto che la chiesa sia stata costruita sopra un tempio pagano dedicato alla dea Clemenza non è suffragato da alcuna fonte.

L'iscrizione posta sul portale dell'ingresso meridionale (detto dei "Leoni bianchi") fa risalire la ricostruzione della basilica al 1137 per opera del comacino magistro Fredo, con la posa della prima pietra da parte del vescovo Gregorio L'iscrizione sicuramente non riporta alcuni dati esatti in quanto Lotario era imperatore, oltre che re, e il vescovo si chiamava Gregorio e non certo Roggerio. Alla chiesa che si chiamava di Santa Maria, venne aggiunto Maggiore, proprio a indicarne la ricostruzione e l'ampliamento. La chiesa infatti non venne ampliata, ma distrutta per essere ricostruita e fu appositamente costituito il "Consorzio della Fabbrica" per la raccolta delle offerte necessarie e per la loro gestione. Ai lavori del 1137 (secondo studi la data sarebbe del 1157 periodo in cui la città era già gestita dalla popolazione che voleva quindi avere autonomia sulla cappella della città) risalirebbero le parti più antiche dell'abside maggiore, nonché di metà del transetto.. Nel 1187 la chiesa risulta non essere ancora ultimata. Vi si celebravano però le funzioni alle festività mariane e durante la quaresima si cantava la messa. Questo a indicare una collaborazione con i canonici della chiesa di San Vincenzo.

L'esterno della chiesa testimonia la sua costruzione in due tempi differenti, la zona absidale, il braccio settentrionale del transetto e la parte inferiore del braccio meridionale in arenaria grigia, dai conci ben squadrati, mentre in arenaria ocra chiara e dai conci piuttosto piccoli, nelle parti rimanenti.L'ampliamento della chiesa precluse il passaggio degli abitanti da Piazza Vecchia a piazza delle rosate, si creò quindi all'interno della basilica una via d'accesso con i due portali uno frontale all'altro

La pianta originale era a croce greca con sette absidi, tre centrali e quattro sul transetto, delle quali ne rimangono tre: l'abside di nord-ovest fu fatta abbattere nel 1472 da Bartolomeo Colleoni per far posto al suo mausoleo..

Per prima fu costruita la parte tra l'abside centrale e il transetto e, benché non fosse completata, nel 1185 fu consacrato un altare e nel 1187 vennero completati il presbiterio e le absidi sul lato est del transetto.

I lavori subirono un rallentamento durante il Duecento a causa di difficoltà economiche; tuttavia furono completati la facciata cieca e l'atrio. Vennro poi aggiunti due ambienti: un portico, sicuramente presente nel periodo tra 1273 e 1279 e successivamente demolito per la costruzione della cappella Colleoni, chiamato porticum militum, era sede della società di Santa Maria Maggiore, compagnia armata composta di quattrocento fanti, comandati dal podestà. Un altro ambiente, chiamato volta iudicum, coperto dl soffitto a volta, era invece sede del collegio dei giudici. Nella basilica si tenevano anche le assemblee del popolo, secondo una pratica diffusa durante il periodo dei liberi comuni, ma sul finire del Duecento la situazione politica cambiò e Bergamo passò ai Visconti, poi alla Repubblica di Venezia. La basilica gradualmente perse il suo ruolo politico-sociale e le rimase solo quello spirituale.

Nel corso del XIV e XIV secolo i lavori furono ripresi dai maestri campionesi, con l'aggiunta del battistero, allora all'interno dell'edificio (1340) e il rifacimento dei due protiri (1353 quello verso il palazzo comunale, 1360 quello sulla piazzetta di Antescolis), entrambi di Giovanni da Campione.

Nel 1389 un forte vento distrusse la struttura marmorea sopra la porta, dove si trovava anche la statua di Sant'Alessandro, anch'esso in marmo.

Tra il 1436 e il 1459, a opera di Bertolasio Moroni da Albino, fu realizzato il campanile fino alla cella campanaria, decorato con fregi in marmo di Ardighino de Bustis, sopralzato poi verso la fine del XVI secolo. Tra il 1485 e il 1491 tu edificata la "sagrestia nuova", dato che la vecchia era stata demolita per erigere la cappella Colleoni.

Il 23 giugno 1449 il Senato e il Maggior Consiglio di Bergamo affidarono la gestione della chiesa al Consorzio della Misericordia Maggiore, prestigioso sodalizio fondato nel 1265 da Pinamonte da Brembate, allo scopo di conservare ed arricchire il patrimonio artistico della basilica,* e il 14 marzo 1453 papa Niccolò V dichiarò la chiesa esente dalla giurisdizione vescovile e dipendente da quella papale. Questo consentì la creazione di scuole di grammatica e musica gratuite per bambini bisognosi a servizio delle liturgie in Basilica. Fu solo l'inizio di quella che diventerà la Cappella musicale..

Nel 1521 fu realizzato il portale di sud-ovest, detto Porta della Fontana, si disegno di Pietro Isabello.

Il 10 settembre 1574 san Carlo Borromeo iniziò la sua visita pastorale nella città orobica, e in riferimento a questa basilica dichiarò Fu proprio in ottemperanza a questa intenzione che gli affreschi trecenteschi sparirono dalla basilica e inizió una trasformazione della chiesa.

L'edificio subì altri rimaneggiamenti all'interno nel corso nel XVII secolo, dovuti agli interventi, prevalentemente decorativi, (eseguiti tra il 1614 e il 1651) di Francesco Maria Richini, Giovanni Angelo Sala e Giovanni Barberini. Nello stesso periodo venne anche rimaneggiato il tiburio, che originariamente era dotato di arcatelle sostenute da colonnine.

Tra 1794 e 1795 dalla cupola della basilica, e nel campanile del convento francescano cittadino, gli abati Lorenzo Mascheroni prima e Gianantonio Tadini dopo, effettuarono esperimenti di caduta dei gravi per verificare la deviazione verso est raggiungendo una precisione che permise di convalidare i risultati di Giovanni Battista Guglielmini affetti per contro da inaccettabile incertezza accidentale...

Descrizione Esterno

La basilica è caratterizzata dalla mancanza della facciata, che oggi si presenta cieca in quanto, in passato, faceva parete unica con l'antico palazzo vescovile. I quattro accessi alla chiesa sono tutti laterali.

Sul transetto settentrionale, in piazza del Duomo, si apre la porta detta dei Leoni rossi con protiro di Giovanni da Campione e a sinistra di questa, a ridosso dell'abside, l'ingresso secondario. Tra le due porte sono infisse nel muro le antiche misure di Bergamo: il Capitium Comunis Pergami (cavezzo - 2,63 metri) e il Brachium (braccio - 53,1 cm) a cui i tessitori e i commercianti facevano riferimento.A destra della porta si impone la Cappella Colleoni con la scalinata d'ingresso delimitata da una cancellata in ferro battuto. Sempre sulla destra, staccato, sul fondo della piazza, il battistero.

Il transetto meridionale apre su piazza Rosate con la porta, sempre con protiro di Giovanni da Campione, detta dei Leoni bianchi e a sinistra di questa, arretrata, la porta della Fontana di Pietro Isabello.

Absidi

L'abside centrale è coronato da una loggia con volte a botte, delimitata in alto da un fregio a denti di sega e in basso da un fregio vegetale di derivazione classica che funge da cornicione. La parte inferiore è scandita da archi ciechi su semicolonne che contengono monofore, bifore e trifore. Nel pennacchio tra due degli archi ciechi si trova un ritratto d'uomo barbuto all'interno di un clipeo, con una scritta illeggibile. I capitelli delle semicolonne mostrano capitelli con decorazione fitomorfa, ad eccezione di uno che raffigura Gli angeli con le trombe del giudizio.

L'abside del transetto destro ha una struttura analoga a quello principale. Sul cornicione della loggia vi è un fregio costituito da nastri intrecciati, entro cui sono scolpiti animali affrontati.Su una delle colonne degli archi ciechi vi è un capitello figurato con il Sacrificio di Abramo.

Anche l'abside del transetto sinistro è simile a quella centrale, benché presenti un'esecuzione meno accurata.

Porta dei Leoni rossi

La porta settentrionale, detta dei Leoni rossi, che si apre nel transetto sinistro e affaccia nella piazza del Duomo è sormontata da un protiro di Giovanni da Campione, datato 1353 ma ampiamente rifatto alla fine del Trecento, sostenuto da colonne sorrette da due leoni stilofori nel rosso marmo veronese, raffigurati in piedi e circondati da figure umane ed animali. L'arcone ha un archivolto percorso da un fregio con scene di caccia, mentre la volta è decorata a losanghe policrome. Sulle testate delle mensole che sorreggono l'arcone è raffigurata L'Annunciazione.

Al di sopra del protiro una loggia composta da tre nicchie con archetti trilobati contiene le statue di san Barnaba, san Vincenzo o san Proiettizio ai lati e la statua equestre di sant'Alessandro al centro.

Ancora al di sopra, in un'altra nicchia, si trova il gruppo scultoreo con la Madonna col Bambino affiancata da sant'Esteria e santa Grata, opera di Andreolo de' Bianchi (1398).

Entro il protiro è il portale romanico, del XII-XIII secolo, privo di lunetta ed architrave, che presenta una decorazione con figurine inserite all'interno di riquadri.

Porta laterale settentrionale Lungo la navata sinistra, seminascosta dall'abside di nord-est si apre una porta sormontata da un arcone gettato tra la parete e l'abside, affrescato da Pecino da Nova (restano solo alcune tracce di pittura). Il portale, costruito da Nicolino con il padre Giovanni da Campione, presenta uno sviluppo più gotico, ma di fattura modesta. Le sculture in arenaria sono più tozze e popolaresce e ciò fa ipotizzare che esse siano state realizzate precedentemente e poi utilizzate per questo portale. Proprio questa porta fu utilizzata come location della miniserie televisiva I promessi sposi di Salvatore Nocita del 1989.

Porta dei Leoni bianchi