Les Grandes Misères de la guerre e Les Petites Misères de la guerre è il titolo con cui sono comunemente note due serie acqueforti ideate e incise da Jacques Callot, e pubblicate a Parigi da Israël Henriet rispettivamente nel 1633 e nel 1636.

Il titolo esatto delle prime è Les Misères et les Malheurs de la guerre, e per le seconde Misère de la Guerre, come difatti appare negli antiporta, tuttavia è invalso l'uso di nominarle in Grandes e Petites per distinguerle chiaramente. La serie delle Petites Misères, che risulta essere precedente all'altra, fu pubblicata dall'Henriet, con l'aggiunta dell'antiporta inciso da Abraham Bosse, solo dopo la scomparsa di Callot (†1635).

Storia e descrizione Ambedue le serie delle Misères de la Guerre furono realizzate durante la Guerra dei trent'anni che già da quindici anni insanguinava l'Europa centrale. Il conflitto ne fu motivo d'ispirazione e le serie nacquero come un progetto indipendente, non risulta infatti che sia stato commissionato, p. 222..

L'ipotesi che le serie fossero una protesta contro l'invasione della Lorena da parte di Luigi XIII, idea suggerita dai primi critici XVII secolo e portata avanti anche nell'Ottocento, p. 224; , pp. 30-31. risulta poco credibile soprattutto perché avrebbe compromesso il "privilegio" concesso dal Re (o più precisamente dai funzionari preposti), p. 31.. D'altra parte i fatti sono troppo contemporanei all'uscita delle Grandes Misères, sebbene i venti di guerra e gli interessi francesi potessero essere già percepibili: l'assedio Nancy iniziò e finì nel settembre 1633. Resta comunque la testimonianza del fermo l'orgoglio di Callot quando nell'antiporta della serie sottolineò la sua cittadinanza lorenese ed il suo rango nobiliare o quando rifiutò la proposta dl re di realizzare una grande incisione sull'assedio di Nancy sul modello delle sue precedenti opere L'assedio di La Rochelle, pp. 31-32. o L'assedio di Breda.

Non è sicura la genesi esatta della piccola serie: la maggior parte degli studiosi, con l'eccezione di George Sadoul, p. 287., considerano la Petites Miseres un primo tentativo, poi abbandonato dal Callot, o in quanto le immagini risultavano troppo piccole o perché nell'artista si era modificata la concezione della serie (la datazione ne andrebbe quindi anticipata al 1632). Nel 1636 le lastre vennero soltanto recuperate dall'Henriet e pubblicate con l'aggiunta dell'antiporta di Bosse.

La serie delle Grandes Misères risulta invece completa e precisamente articolata. Le prime tre tavole e l'ultima (la premiazione dei vincitori) trattano la guerra nel senso letterale e per così dire nobile, le altre sedici tavole raccontano solo delle miserie: cinque tavole (dalla 4 alla 8) parlano degli eccessi dei militari verso i civili, con la tavola 9 inizia il ritorno all'ordine nella ricerca dei malfattori e dalla 10 alla 14 la conseguente punizione, seguono, prima della fine, tre tavole (15-17) sul deplorevole destino finale dei reduci. Nelle sei tavole che seguono l'antiporta delle Petites Misères non ci sono reparti schierati o battaglie ma una tavola sulla normalità di un piccolo accampamento seguita da tre tavole sugli eccessi dei saccheggi, non sono presenti scene di punizioni saltando direttamente a due tavole sul destino dei reduci.

Molti storici dell'arte hanno voluto esprimere il loro parere su pensiero di Callot nei riguardi della guerra, chi lo ha voluto considerare aristocraticamente indifferente (quasi ante litteram un fotografo di guerra), p. 34. e chi, astoricamente, pacifista, p. 33., in ogni caso e di fatto negando la mediazione del processo creativo. Resta però evidente la scelta dell'artista nel far predominare le scene di disgrazie e miserie (anche nel titolo della serie) a quelli della gloria militare. Ambedue tematiche, la grandeur e le misàres particolarmente sensibili nella letteratura del XVII secolo, p. 225.. Per queste ultime se a quel tempo il "fare bottino" era cosa ampiamente praticata e considerata ammissibile ne erano comunque considerati criminali gli eccessi, pp. 225, 233.. Questo sebbene allo stesso tempo, in una lunghissima guerra portata avanti da mercenari, il saccheggio fosse diventato una pratica diffusa sia per finanziare i comandanti che per dar di che vivere ai soldati, pp. 38-40. e così le ulteriori vessazioni rimanevano di fatto in una zona grigia.

Filippo Baldinucci, biografo di Callot pressoché suo contemporaneo, dedicò un'intera pagina alla serie dove ricordava che allora era comunemente nota come La vita del soldato e sottolineava la maggiore rilevanza data alle miserie: Callot «rappresentò in piccolissime figure ogni accidente solito accadere a' miseri soldati, da quel punto che son date loro le prime paghe, finche o morti in guerra, o giustiziati per loro trasgressioni o misfatti, finiscono di vivere; o pure venuti in potere della vecchiezza e della povertà, e con queste d'ogni infermità e miseria, chi sopra la nuda terra nelle pubbliche vie, chi sopra letamai cadono in braccio alla morte.», p. 116.

Le due serie sono caratterizzate da un livido realismo, una grande vivacità di rappresentazione, ricchezza dei dettagli e freschezza nel segno. Per quanto piccole l'impostazione panoramica di ambedue coinvolge lo spettatore nello scorrimento della lettura. Nelle Grandes il formato maggiore consente di isolare dallo sfondo e meglio focalizzare gli eventi narrati e oltre a questo vengono spazialmente approfondite e raffinatamente drammatizzate dall'aggiunta di più grandi figure su bordi esterni, a guisa di quinte, p. 224, , p. 34..

Le Grandes Misères sono corredate da un poema moraleggiante, diviso in tre distici in rime baciate per ogni tavola. I testi sono tradizionalmente attribuiti all'abate di Villeloin Michel de Marolles (per la verità senza portare alcuna prova), p. 222; , p. 34 n. 11.. Si tratta di versi piuttosto mediocri, p. 334., piegati alla sensibilità retorica del periodo, che comunque non riescono a ridurre la tensione drammatica delle stampeMarie Richard citati , p. 34..

Le acqueforti che compongono le due serie Le lastre di stampa delle Grandes Misères misurano tra gli 80 e gli 83 mm per 183/188, eccetto il frontespizio di 89x188 mm, p. 65.; quelle delle Petites Misères grandi poco più della metà: 51/55x113/115 mm.

Sono noti tre stati delle incisioni delle Grandes, le variazioni tra questi non riguardano però il trattamento delle figure: nel secondo stato vennero aggiunti i versi ed il numero progressivo e nel terzo stato venne corretta la firma da Israel ex. Cum privilegio RegisIsrael Ex[cudit] Cum privilegio Regis: Israel mise in luce [cioè pubblicò] con il privilegio [diritto di esclusiva concesso] del Re. a Callot inv. et fec.Callot inv[entavit] et fec[it]: Callot ideò ed eseguì. tranne che nell'ultima che divenne Callot fecit Israel excudit. 1 - Antiporta

L''antiporta delle Grandes Misères è costituito da un cartiglio ornato, a guisa di trofei, sotto da armi, munizioni e tamburi con al centro una corona su di uno scudo vuoto e sopra da trombe di vittoria e spade. Ai fianchi stanno due generali coronati d'alloro accompagnati da soldati e paggi. All'interno del cartiglio si legge: Le / Miserie e le / disgrazie / della guerra / Rappresentate da Jacques Callot / Nobile Lorenese / E messe in luce [pubblicate] da Israel / suo amico. / a Parigi / 1633 / Con privilegio del Re [liberatoria esclusiva rilasciata dal Re]. Il più semplice antiporta delle Petites Misères… fu realizzato da Abraham Bosse e mostra, all'interno di un medaglione oblungo trattenuto tra i denti di un volto mostruoso, la dizione Miseria della Guerra; fatto / da Jacques Callot. E messo in / Luce da Israel Henriet. / A Parigi / Con privilegio del Re / 1636.

2 - L'arruolamento delle truppe (L'accampamento) Questa è l'unica tavola senza corrispondenze concettuali tra le due versioni: nascono da una diversa concezione maturata da Callot durante l'esecuzione delle serie.

In quella delle Grandes degli ufficiali sulla destra arruolano dei soldati e paiono pagare un primo salario, p. 35.. A sinistra un altro ufficiale distribuisce dei fucili e da le prime istruzioni. Al centro e sullo sfondo manovrano dei reparti già inquadrati. Nella versione delle Petites viene invece rappresentato un pacifico accampamento con dei soldati che mangiano, bevono e fumano all'ombra di un albero.

Da notare la presenza di donne, ed anche di un bambino, che, come d'uso a quel tempo, seguivano i congiunti durante le lunghe campagne di guerra. Questa presenza femminile rende chiaro il loro diverso trattamento in alcune delle successive tavole.

Nelle Grandes Misères… i versi recitano così:

3 - La battaglia

È l'unica scena di vera battaglia delle serie e rompe il senso d'ordine dato dalla precedente. Al centro uno scontro di cavallerie avvolto dal vorticante fumo degli spari e dalla polvere. Sul terreno verso il primo piano giacciono i caduti e i loro destrieri, solo verso destra alcuni cavalli scossi tentano di rialzarsi. A fare da sfondo sulla destra due reparti di fanteria avversi ingaggiano lo scontro. Non è presente una scena corrispondente nelle Petites Misères.

4 - La razzia

Con questa tavola si inizia la serie degli abusi contro i civili, gli innocenti, quelli che dovrebbero rimanere estranei alla violenza dei combattimenti. A partire da qui i soldati vengono rappresentati – e così erano considerati dalle popolazioni – «un'associazione internazionale di elementi criminali e fannulloni»Berhard Kroener, Conditions de Vie et Origine Sociale du Personnel Militaire Subalterne au Cours de la Guerre de Trente Ans, in Francia, 15, Deutsches Historisches Institut Paris, 1987; citato in , p. 38.. Questo genere di eccessi è rappresentato solo in tre delle stampe delle Petitès Miseres, corrispondenti alle ultime tre di questa sezione. Un gruppo di soldati ha derubato una locanda: alcuni finiscono per battersi sulla strada sia fra di loro che con gli abitanti o i viaggiatori; altri fuggono col loro bottino vanamente inseguiti da una rabbiosa locandiera.

5 - Il saccheggio

Ben più grave è l'episodio successivo che rappresenta il sacco di quella che viene comunemente intesa una grande fattoria. Oltre alle ormai consuete ruberie (vedi i soldati attorno al tavolo centrale e sul lato destro) e il vandalismo di quelli che, sul fondo a sinistra, sfondano una botte per ubriacarsi si aggiungono altre scene di efferata violenza. A sinistra vediamo la soldataglia minacciare un vecchio e una donna che accorre porgendo un sacchetto, forse di denaro, per ottenerne la salvezza. A destra invece i militari hanno appeso un disgraziato sul fuoco e costringono a guardare un altro minacciandolo con le lameL'immagine dell'uomo appeso sul fuoco potrebbe sembrare puro frutto di fantasia, corrisponde invece alle pratiche di violenza durante la Guerra dei trent'anni e a un preciso evento narrato dall'ufficiale Peter Thiele nel 1637: «I soldati catturarono un civile, legatolomani e piedi lo appesero sopra al fuoco dove lo lasciarono ustionarsi per molto tempo finché questi non fu costretto a coonsegnare il resto del denaro». Citato in , p. 37.. Oltre alla porta di destra e sullo sfondo al centro vengono rappresentati due stupri mentre a sinistra una madre con il figlioletto vengono inseguiti da un soldato con la spada sguainata.

6 - La devastazione di un monastero In un crescendo di empietà, viene qui rappresentato il sacco di un monastero, idea presente con alcune variazioni in ambedue le versioni. Cosa rilevante la scena si svolge alla presenza e agli ordini di ufficiali: è particolarmente evidente nelle Grandes la fascia ed il bastone di comando del personaggio a cavallo all'estrema destra. Nelle Grandes Misères si aggiunge, sul fondo a destra, la razzia del bestiame dell'abbazia e, al centro, una catasta di arredi sacri gettati a terra.