L'Armata Populară Română, ossia Esercito Popolare Rumeno in lingua romena, fu l'insieme delle forze armate della Repubblica Socialista di Romania, esistito dal 1947 al 1989. Si componeva di quattro componenti di base: le forze di terra, le forze aeree e di difesa aerea, la marina militare e le guardie di frontiera.

Creato con l'assistenza dell'Unione Sovietica a partire dalle preesistenti Forze armate romene, l'Esercito popolare romeno si smarcò progressivamente dai suoi tutori sovietici nell'ambito della più ampia politica di autonomia dai dettami di Mosca intrapresa dal governo di Nicolae Ceaușescu; per quanto la Romania fosse membro effettivo del Patto di Varsavia, l'Esercito popolare non era integrato nella struttura militare dell'alleanza e non partecipava alle manovre e alle operazioni del Patto. Conseguentemente, i sovietici limitarono il trasferimento di tecnologie militari alla Romania e, per quanto l'industria bellica locale fosse riuscita a compensare almeno in parte le mancanze, negli anni 1980 l'Armata Populară Română era la peggio equipaggiata tra le forze armate del Patto di Varsavia.

L'Armata Populară Română fu utilizzata prevalentemente come strumento di repressione interna, sia contro i movimenti partigiani anticomunisti degli anni 1950 che contro le dimostrazioni di piazza ostili al regime di Ceaușescu; alti ufficiali delle forze armate giocarono un ruolo centrale nella deposizione di Ceaușescu durante la Rivoluzione romena del 1989, nel corso della quale vari reparti dell'Esercito popolare si schierarono al fianco dei dimostranti. Nell'ambito del nuovo regime democratico, l'Armata Populară Română tornò quindi alla sua designazione di Forțele Armate Române.

Storia La fondazione

Dopo aver militato nel campo delle Potenze dell'Asse e aver attivamente partecipato agli scontri del fronte orientale, nell'agosto 1944 il colpo di stato di re Michele I portò al crollo del regime autoritario di Ion Antonescu e al passaggio del Regno di Romania nel campo degli Alleati della seconda guerra mondiale; forze romene combatterono a fianco dell'Armata Rossa durante le campagne finali in Ungheria e Austria, ma ciò non impedì che il paese venisse assoggettato a un duro regime di occupazione da parte dell'Unione Sovietica. Nel dopoguerra i sovietici favorirono un graduale incremento dell'influenza del rinato Partito Comunista Rumeno, che ben presto assunse tutte le leve del potere; il 30 dicembre 1947 il re Michele I fu obbligato ad abdicare, e nel paese venne proclamata la repubblica...

Le vecchie Forze armate regie furono rapidamente ristrutturate nel nuovo esercito della repubblica, l'Armata Populară Română (APR). L'infiltrazione comunista nelle forze armate era iniziata già negli ultimi mesi di guerra, quando i sovietici avevano organizzato due divisioni (la Divizia Tudor Vladimirescu e la Divizia Horia, Cloșca și Crișan) con ex prigionieri di guerra romeni catturati sul fronte orientale e opportunamente indottrinati nei campi di prigionia, unità che costituirono il nucleo del nascente esercito. Subito dopo l'istituzione del nuovo regime repubblicano, un'ondata di epurazioni portò all'espulsione dai ranghi delle forze armate di tutto il personale ritenuto non politicamente affidabile, il che portò al congedo di circa il 30% degli ufficiali e dei sottufficiali in servizio e ad una contrazione degli organici fino a un totale di 90.000 uomini, ben inferiore al limite di 138.000 soldati concesso alla Romania dai trattati di pace; ad ogni modo, molti degli ufficiali in servizio con le vecchie forze armate mantennero la loro carica anche più a lungo di quanto accaduto ai loro colleghi negli altri paesi caduti sotto l'influenza sovietica..

La presa del potere da parte dei comunisti non era stata senza opposizione, e le unità del nuovo APR dovettero ben presto appoggiare i reparti occupanti sovietici nella repressione di un diffuso movimento di Resistenza anticomunista in Romania, attivo in particolare nelle regioni montuose della Transilvania e dei Carpazi; frammentato in piccole bande e fondamentalmente privo di assistenza dall'esterno, il movimento resistenziale anticomunista fu infine sopraffatto dalle operazioni congiunte dei reparti di sicurezza romeni e sovietici, anche se gli ultimi combattenti non furono eliminati che all'inizio degli anni 1960..

Gli anni di Ceaușescu

Sotto al direzione del primo ministro della difesa nazionale dell'era comunista, Emil Bodnăraș, le forze armate romene furono sottoposte a un esteso processo di "sovietizzazione": le unità romene furono riorganizzate secondo gli standard delle forze armate sovietiche, ufficiali romeni furono inviati a studiare nelle accademie militari dell'URSS e consiglieri militari sovietici furono inseriti all'interno di tutti i reparti dal livello di reggimento in su; l'affidabilità politica venne considerata come più importante della competenza professionale negli avanzamenti di carriera, e frequentemente funzionari del partito furono semplicemente assegnati a ruoli importanti nelle forze armate pur senza avere alcuna esperienza.

Nel 1955 la Romania fu membro fondatore del Patto di Varsavia, e il controllo sovietico sul paese si fece sempre meno intenso; i reparti militari d'occupazione furono pian piano rimpatriati, ed entro il 1958 anche gli ultimi consiglieri sovietici erano stati ritirati dal paese. La fine del regime d'occupazione portò il governo di Bucarest a sviluppare progressivamente una politica indipendente da Mosca, in particolare dopo la salita al potere nel 1965 di Nicolae Ceaușescu: pur continuando a far parte del blocco orientale, la Romania di Ceaușescu sviluppò una propria politica estera autonoma, condannando apertamente varie azioni sovietiche come la repressione della "Primavera di Praga" nel 1968 o l'invasione dell'Afghanistan nel 1979 e intrattenendo pacifiche relazioni diplomatiche e commerciali con paesi con cui l'URSS era entrata in urto, come la Cina, la Jugoslavia, Israele e finanche gli Stati Uniti d'America. La posizione della Romania nel Patto di Varsavia divenne peculiare: pur continuando a far parte dell'organizzazione e a partecipare ai suoi organi politici, i romeni non facevano parte della struttura militare dell'alleanza, non partecipavano (se non per l'invio di qualche osservatore) alle esercitazioni campali del Patto e non consentivano ad alcun reparto alleato di transitare o mettere piede sul proprio suolo. La Romania avviò anche contatti militari con nazioni esterne al Patto, stabilendo un sistema di allerta aerea comune con la confinante Jugoslavia.

Sotto Ceaușescu le forze armate subirono una serie di riorganizzazioni. Nel corso degli anni 1950 le forze di terra avevano raggiunto una consistenza di dodici divisioni di fanteria, una divisione corazzata e una meccanizzata, riorganizzate poi tra il 1960 e il 1964 in una divisione corazzata e tredici divisioni di fucilieri motorizzate (fanteria montata su veicoli trasporto truppe) secondo l'ordinamento divisionale sovietico dell'epoca; Ceaușescu ordinò una forte riduzione degli effettivi, e negli anni 1970 la consistenza organica dell'esercito decrebbe a due divisioni corazzate e sei di fucilieri motorizzate, portate a otto negli anni 1980. Temendo un'invasione sovietica dopo i fatti della Primavera di Praga, Ceaușescu ordinò la formazione di una vasta milizia popolare (la Gărzile Patriotice), forza paramilitare incaricata di mobilitare le masse e scatenare una gerra di guerriglia contro l'invasore; direttamente subordinata al Partito comunista romeno piuttosto che al ministero della difesa, la milizia doveva inoltre servire come contrappeso alle stesse forze armate regolari. L'enfasi posta sulla guerriglia e il dirottamento di ingenti risorse materiali e finanziarie a favore della milizia portò a un forte malcontento nei ranghi delle forze regolari, ulteriormente esacerbato dal frequente impiego dei reparti militari come manodopera per la realizzazione di opere pubbliche.

Per prevenire eventuali colpi di stato, Ceaușescu portò avanti una forte politica di rotazione negli alti incarichi delle forze armate, frequentemente licenziando i detentori dei ruoli militari più importanti per impedire l'affermarsi di leader forti e indipendenti; congiuntamente, Ceaușescu ordinò frequenti purghe degli alti ranghi, facendo arrestare diversi ufficiali superiori con accuse di spionaggio e complotto ai suoi danni. Tutto ciò non fece che aumentare l'ostilità interna alle forze armate nei confronti del regime di Ceaușescu.

La rivoluzione del 1989

Nel corso degli anni 1980 la situazione delle forze armate romene non era delle più ottimali. La contrapposizione in politica estera all'Unione Sovietica aveva precluso ai romeni il trasferimento delle tecnologie militari sovietiche più avanzate, e per quanto il paese avesse sviluppato una propria industria bellica autonoma questa era in grado di fornire solo prodotti tecnologicamente arretrati (principalmente mezzi e sistemi sovietici di generazioni passate prodotti su licenza).. La funzione strategica dell'APR era unicamente quella di difendere i confini nazionali da aggressioni esterne, con scarne possibilità di proiettare potenza militare all'estero; le unità militari continuavano a essere pesantemente impegnate come fonte di manodopera per i programmi di realizzazione delle opere pubbliche: nel 1988 fino al 50% dei soldati si ritrovava, in un momento o l'altro del proprio periodo di servizio, a essere impiegato come forza lavoro in progetti civili.

La grave crisi economica che iniziò ad affliggere la Romania nella seconda metà degli anni 1980, causata dalle pessime scelte di gestione economica adottate da Ceaușescu, portò a un incremento del livello di protesta popolare contro il regime, e le unità dell'esercito furono sovente chiamate ad appoggiare i reparti della polizia segreta (Securitate) in attività di ordine pubblico e nella repressione delle dimostrazioni di piazza. Nel novembre 1987 unità militari furono impiegate nella repressione della ribellione di Brașov a fianco della Securitate, mentre nel dicembre 1989 reparti dell'esercito intervennero con la forza per soffocare le dimostrazioni di piazza scoppiate a Timișoara causando parecchie vittime civili. I fatti di Timișoara furono il prologo della successiva rivoluzione romena del 1989: il 21 dicembre scontri e proteste scoppiarono nella stessa Bucarest, e vari reparti dell'Esercito romeno presero a unirsi ai manifestanti..

Vari alti ufficiali dell'APR, tra cui il ministro della difesa generale Victor Atanasie Stănculescu, furono centrali nella destituzione e nell'arresto di Ceaușescu, finito fucilato insieme alla moglie il 25 dicembre da un plotone di esecuzione dopo un affrettato giudizio di una corte marziale militare. La transizione a un regime democratico fu rapida, e dopo un periodo di governo provvisorio del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale nel maggio 1990 si tennero le prime elezioni libere; conseguentemente, l'APR fu democratizzata e tornò alla vecchia denominazione di Forțele Armate Române.

Struttura Organi di vertice