Il Gastaldato di Teate o di Chieti, da come questa città venne iniziata a chiamare dall'epoca medievale in poi, fu un'istituzione amministrativa dell'Abruzzo Citeriore, operata dai duchi longobardi di Benevento dopo l'occupazione d'Italia nel VI secolo. Dopo la caduta dei Longobardi, Chieti e il suo territorio divennero sede della contea, sottoposta alla Marca Fermana, e dal IX secolo la città fu amministrata dalla dinastia dei Conti Attoni, sino alla conquista normanna nel 1075, quando ultimo conte Teatino era Trasmondo III.
Storia Territorio della Gastaldia Con la costituzione del ducato di Benevento e della Langobardia Minor, anche l'antica Teate divenne sede amministrativa di un gastaldato sotto l'autorità di BeneventoChieti medievale. Storia di Chieti e del suo comitato (IX-XII secolo) a cura di Cristiano Vignali, p. 12, uno dei 7 della zona abruzzese (con Amiterno, Forcona, Marsia, Valva, Aprutio e Penne) di tale ducato. Aveva a confine meridionale il Trigno, il monte di Schiavi, le sorgenti del Treste; a ovest era limitato dal torrente Parello (presso Civitaluparella), la Portella (sull'Aventino), la valle di Taranta Peligna, il Monte Coccia di Campo di Giove, il Monte Orsa (Morrone) fino allo Stafilo (le gole di Gole di Popoli); a nord il fiume Pescara. Tra le città maggiori del gastaldato c'erano Ortona, Lanciano e Vasto. Quest’ultima, durante il periodo longobardo fu fortificata ed eretta a gastaldato (da cui il nome Guasto, poi Vasto), inserita nel Ducato di Benevento. Dopo l'invasione di Pipino, Chieti fu definitivamente liberata dall'occupazione longobarda del ducato di Benevento (un fatto avvenuto nell'ambito della guerra contro il duca Grimoaldo), assoggettata ai Franchi, e fu sede della "Marca Teatina".Secondo lo storico Anton Ludovico Antinori la marca teatina si era stabilita prima del 973, e che di essa facevano parte le città che prima dipendevano dal ducato di Benevento e Spoleto, non esclusa appunto Lanciano. Quest'ultima per il suo pregio economico e politico fu eletta "nobile gastaldia", ma fu sempre soggetta al marchesato di Chieti.
Costituzione della Gastaldia
Dopo la caduta dell'Impero romano nel 476 d.C., Teate subì varie invasioni barbariche: i Visigoti e gli Eruli; successivamente entrò nel dominio del Ducato di Benevento. L'equilibrio cittadino dopo la perdita del controllo romano si sfaldò ben presto, le costruzioni antiche andarono distrutte, la cavea dell'anfiteatro divenne una necropoli, e cava di materiale per la costruzione di nuovi edifici, soprattutto chiese.
I Goti di Cassiodoro si stanziarono lungo le coste del Sannio, e occuparono probabilmente anche Teate, benché fonti certe si riferiscano alle occupazioni di Lanciano e Ortona. La città romana di Teate andò distrutta nel IX secolo, quando si ribellò al dominio di Pipino dei Franchi, nonostante i tentativi del diplomatico Conte Roselmo di pacificazione. Nell'801 fu invasa da Pipino d'Italia e data alle fiamme.Cristiano Vignali, "Chieti nella Tarda Antichità", 2015 Molti edifici storici furono irrimediabilmente danneggiati, compresa la primitiva Cattedrale.
L'intero territorio dell'odierna provincia teatina andò, per l'amministrazione religiosa, in mano agli antichi monasteri laziali di Farfa e Montecassino. Una parte dall'872 andrà in gestione all'abbazia di San Clemente a Casauria, mentre la zona costiera nel IX secolo, in particolar modo Pescara o Aterno checché si dica, all'abbazia di San Giovanni in Venere. Oltre alla diocesi Teatina, nacquero dal IV secolo la diocesi Histoniense, la Vasto odierna, con la sede presso la chiesa di Sant'Eleuterio (sopra cui venne eretta la collegiata di Santa Maria Maggiore), della quale fu vescovo Melazio, menzionato in una lettera di Gregorio Magno del 596 o del 601, di cui si ha notizia nella cronotassi dei Vescovi di Ostuni e ad Ortona, presso la basilica di Santa Maria degli Angeli (oggi San Tommaso), come riportato in lettere del papa Gregorio Magno. Nel periodo longobardo, intorno l'anno 840 d.C. circa, si citano i vescovi teatini Trasmondo e Teodorico, che ebbero in possesso alcuni monasteri del territorio.G. Fatteschi, Memorie istorico-diplomatiche riguardanti la serie de' Duchi, e la topografie de' tempi di mezzo del Ducato di Spoleto, Camerino 1801, p. 996 Dall'840, nei registri del vescovo Teodorico d'Ortona, si ha menzione di Chieti, già quasi ricostruita completamente dopo il sacco di Pipino nell'801, e con una diocesi già molto potente nel possedimento di terreni e chiese nell'area dell'Alento-Pescara. Nel documento sono citate le chiese di San Tommaso, vale a dire la primitiva cattedrale, Sant'Agata dei Goti con l'ospizio, San Salvatore fuori le mura e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo sopra i tempietti romani.
La città nuova si andò sviluppando dalla Civitella a Sud-Est, mentre la parte più antica si fortificò attorno al "pallonetto di San Paolo". Si trattava di un piccolo sobborgo composto da case addossate le une alle altre, con al centro la chiesa di San Paolo, ricavata dai tempietti. Piccolo rioni sorsero nelle vicinanze, come Castellum Tribulianum, oggi rione Trivigliano - Santa Maria, il rione San Giovanni e Piano Sant'Angelo, fondati dai Longobardi e il quartiere Santa Caterina, poi San Gaetano, presso i tempietti.
La Contea di Chieti, dall'inizio alla fine con Federico II Chieti, grazie ai Longobardi, era divenuta ben presto una florida città nella zona dell'Abruzzo Citeriore, ma si trovò contesa nella guerra tra longobardi e franchi. I cadetti degli Ottoni di Sassonia, in città, dopo che era stata distrutta da Pipino nella guerra contro Grimoaldo, furono i membri della dinastia degli Attonidi (che governarono dal X secolo, metà del 900 d.C. dunque, sino all'XI secolo, con la battaglia di Ortona del 1075 contro i Normanni), che strinsero rapporti di politica e amicizia anche con i conti dei Marsi, proprietari di tutta la Marsica proprio nello stesso periodo di insediamento di Attone I a Chieti, acquistando terreni e città, tessendo rapporti con i principali monasteri, con scambi di feudi e chiese, e controllando insomma tutto l'Abruzzo meridionale, compresa la contea di Termoli a sud e Penne a nord.
In contemporanea con l'egemonia politica degli Attoni, che in città occuparono anche il potere religioso con la dinastia dei vescovi e conti Trasmondi, anche la diocesi Teatina acquistò il controllo su tutte le chiese dei castelli della valle, con alcune speciali eccezioni per i monasteri. L'imperatore Ludovico II, concedendo particolari benefici a San Clemente a Casauria che fondò nell'871, definì i confini del Pescara, del Trigno, dell'Adriatico e della Maiella riguardo al potere teatino, confini confermati poi dai suoi successori.La "contea Teatina" si sviluppò alla fine del IX secolo con la dinastia degli Attoni, con capostipite il borgognone Attone I; il primo documento ufficiale circa il comitatus teatinus è del 938; ad Attone successe Attone II che governò Chieti dal 957 al 995. Appunto grazie a sapienti matrimoni, gli Attoni si arricchirono con vasti feudi, intavolando un'accorta politica con i principali monasteri di San Clemente, San Giovanni in Venere, Farfa, Montecassino e San Vincenzo al Volturno. In un placito del 935 Chieti è decisamente sotto il governo di Attone, il quale assunse il governo del distretto di Penne e Termoli. La fedeltà di Attone gli imperatori sassoni degli Ottoni apparve consolidata con Ottone II, e gli Attoni acquisirono ancor maggior potere dopo il crollo degli Ottoni e lo sfaldamento del ducato spoletino nell'XI secolo, gettando le basi della grande contea che diventerà l'Abruzzo Citeriore. In quest'epoca Chieti si consolidò anche dal punto di vista religioso con la dinastia del vescovo Trasmondo, che si impegnerà per l'edificazione di chiese, restauro di monasteri già esistenti, come San Giovanni in Venere e San Clemente, portando a termine l'opera del vescovo Teodorico riguardo alla fondazione della Diocesi Teatina, citata nell'840 come "canonica teatina" di San Tommaso.
Nel 938 si tentò di annettere un piccolo appezzamento di terra fuori dalla città, noto come Sant'Angelo di Montepiano (oggi Piano Sant'Angelo presso l'attuale Piazza Matteotti), che costituiva la via principale per i centri di Ripa Teatina e Bucchianico. Nel 972 sono documentati i possedimento di "castrum Spulturii" (Spoltore).
Chieti fu conquistata nell'XI secolo dai Normanni, come il resto dell'Italia meridionale: il conte Trasmondo III nella battaglia di Ortona (1076) perse il dominio della città contro i normanni di Roberto di Loritello. Nel 1065 la città risulta governata dal Vescovo Attone, che nel 1069 riconsacra la Cattedrale di San Giustino. Nel 1094 Chieti fu proclamata da Roberto il Guiscardo capitale degli Abruzzi, secondo il NicolinoG. Nicolino, Historia della Città di Chieti, p. 12 Chieti avrebbe raggiunto nuovo splendore nella ricostruzione proprio sotto di lui, e successivamente passò di potere al nipote Drogone d'Altavilla. Nell'ottobre del 1097 papa Urbano II fu ospite di Teate e vi predicò la crociata, spronando i crociati alla conquista di Gerusalemme e alla liberazione del Santo Sepolcro dal dominio musulmano.Raffaele Bigi, Chieti, Passato, presente...futuro, 2012
Quando Federico II ebbe in potere l'Abruzzo, racchiuse tutto il territorio, facente ancora parte del Ducato di Spoleto e dell'ex-Ducato di Benevento in una sola unità, creando il Giustizierato d'Abruzzo nel 1233, con capitale Sulmona.
La dinastia degli Attoni Seguendo i testi di Laurent Feller Les Abruzzes médiévales (École Française de Rome, 1988), di Luigi Pellegrini Abruzzo medievale (Carlone editore, 1992) e di AA.VV. Chieti e la sua provincia, pubblicato dall'editrice "Provincia di Chieti", 1990, è possibile ricostruire la linea dinastica della famiglia provenzale degli Attoni che governò la contea di Chieti dal X secolo al XII, dal 950 al 1140L. Feller, Les Abruzzes médiévales, cap "Les Attonides", p. 606. Le generazioni sono quattro, quella di Attone I, di Trasmondo, di Attone IV e di Attone VII.
Attone I - documentato nel 957 come conte di Chieti, morto nel 995, sposa Adelguisa, figli: Jesulfa, Attone II, Alkeri (?), Trasmondo I duca e marchese (969, 979) Trasmondo I dal 932 al 989 come Trasmondo IV duca di Spoleto e marchese di Camerino, sposa Sikelgarda, figli: Gibburga, Ildebrando, Trasmondo II (981-1016), Attone III Trasmondo con Marozza (prima moglie) e Gisla (Seconda moglie): Attone IV (1017-34) e Landolfo Attone IV si sposa con Agata e poi con Gisla = Alberico, Purpura, Attone V, Trasmondo III (1032-1085) / Trasmondo IV diglio di Landolfo e di Albasia Attone VII figlio di Attone VI iglio di Trasmondo IV (1101-1116) si sposa con Rogata, figli: Enrico, Matteo, Roberto, Guglielmo, Attone, Tancredi
Le prime notizie risalgono alla monografia Antiquitates Frentanorum di Pietro Pollidori di Lanciano, in cui approfondisce in ampia parte la storia dell'abbazia di San Giovanni in Venere, parlando della fondazione da parte di un tal conte Trasmondo di Chieti, notizia riportata anche da Vincenzo Bindicfr. Bindi, Monumenti storici e artistici degli Abruzzi, p. 391 cap. "San Giovanni in Venere", con diploma di Enrico III di Francia, sicuramente deve trattarsi di Trasmondo II.
Attone I di Chieti, figlio di un altro Attone, come si legge dal documento del Chronicon Casauriense che parla di lui, giunse nel 957 circa, per sorvegliare un terreno dell'abbazia di San Clemente, una decina d'anni dopo è a Bari per conto del duca di Spoleto, ed è nominato signore delle tre principali terre degli Abruzzi, quello aquilano, quello teramano, e quello teatino. Nel 993 fa una donazione all'abbazia di Montecassino, nel 995 è citato insieme a Oderisio dei Marsi conte di Celano preso Valva (basilica di San Pelino a Corfinio) per presiedere a un placito presso Hemelperto duca di Toscana).