Il conflitto di frontiera sino-vietnamita si svolse tra il 1980 e il 1991 lungo il confine di stato tra la Repubblica popolare cinese e la Repubblica Socialista del Vietnam.
Il conflitto fu una conseguenza dell'invasione vietnamita della Cambogia, dove il locale governo dei Khmer Rossi di Pol Pot era uno stretto alleato dei cinesi. Come forma di pressione sulla dirigenza del Vietnam perché cessasse il suo intervento in Cambogia, la Cina mantenne uno stato di tensione militare al confine delle due nazioni con frequenti bombardamenti d'artiglieria e incursioni di truppe su piccola scala; il conflitto si caratterizzò per una lunga serie di schermaglie e combattimenti anche pesanti per il possesso di alcune alture dominanti lungo la frontiera, intervallati da momenti più o meno lunghi di stasi delle operazioni.
Il ritiro dei reparti vietnamiti dalla Cambogia e il normalizzarsi delle relazioni diplomatiche tra Hanoi e Pechino portarono poi alla conclusione delle ostilità nel 1991.
Antefatti
La tensione diplomatica tra Vietnam e Cina prese a salire subito dopo la conclusione della guerra del Vietnam, acuita dalla decisione del governo di Hanoi di schierarsi dalla parte dell'Unione Sovietica nell'ambito della crisi sino-sovietica imperante all'epoca oltre che dalla propensione dei vietnamiti a proporsi come potenza regionale nel Sud-est asiatico. La situazione raggiunse il punto di rottura nel dicembre 1978 quando, dopo mesi di scontri di frontiera, il Vietnam lanciò un'invasione su vasta scala della Kampuchea Democratica al fine di abbattere il regime dei Khmer Rossi di Pol Pot, un fedele alleato di Pechino; nel febbraio 1979, quindi, le forze cinesi lanciarono una spedizione punitiva ai danni del VietnamFrancesco Montessoro, Le guerre del Vietnam, Giunti, 2004, p. 118. ISBN 88-09-03468-6..
La guerra sino-vietnamita imperversò con forza fino al marzo 1979: le forze cinesi occuparono alcune città di frontiera nel Vietnam del nord come Cao Bằng e Lạng Sơn, ma subirono anche pesanti perdite e alla fine la dirigenza di Pechino decise, pur annunciando la vittoria, di ritirarsi. Le unità dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese (EPL) ripiegarono sulle basi di partenza, pur mantenendo una forte pressione militare sul confine..
Il cessate il fuoco del marzo 1979 non riportò la pace. Mentre le truppe vietnamite continuavano a essere pesantemente impegnate nel conflitto in Cambogia contro i Khmer Rossi, grossi concentramenti di truppe continuarono a essere schierati lungo la frontiera sino-vietnamita. La paura di una nuova invasione delle regioni settentrionali spinse il governo di Hanoi a mettere in piedi un'enorme struttura di difesa, e nel corso degli anni 1980 tra i e gli . soldati e paramilitari vietnamiti furono schierati lungo il confine con la Cina; dall'altro lato della frontiera, i cinesi mantennero non meno di - truppe a confrontarsi con i vietnamiti.
Tra Cina e Vietnam si sviluppò ben presto un conflitto strisciante e su piccola scala, con tiri di disturbo dell'artiglieria oltre il confine e scontri armati per il possesso di vette dominanti lungo la linea di confine.. Oltre a impiegare le sue truppe lungo il confine, nell'ambito delle sue manovre tese ad aumentare la pressione su Hanoi la Cina iniziò ad armare i gruppi di guerriglieri delle minoranze etniche ostili al regime comunista vietnamita, in particolare gli Hmong insediati al confine tra Laos e Vietnam.; il supporto cinese a questi gruppi di insorti iniziò però a declinare a partire dal 1985, quando il governo laotiano iniziò a normalizzare le sue relazioni con Pechino..
Il conflitto 1980: il bombardamento di Cao Bằng
All'inizio del 1980, nel corso della stagione secca, il Vietnam mise in atto una vasta operazione militare contro le forze dei Khmer Rossi insediate lungo il confine tra Cambogia e Thailandia. Nel giugno 1980, truppe dell'Esercito Popolare Vietnamita (EPV) varcarono la frontiera cambogiano-thailandese all'inseguimento dei guerriglieri Khmer Rossi in fuga verso le loro basi oltreconfine; benché le unità vietnamite si fossero poi ritirate dal territorio thailandese rapidamente, l'incursione del Vietnam in Thailandia spinse Pechino a intervenire con energia.
Mentre i diplomatici di Pechino rilasciavano continuamente dichiarazioni di critica verso il Vietnam, tra il 28 giugno e il 6 luglio l'artiglieria cinese bombardò per diverse volte postazioni vietnamite nella Provincia di Cao Bang.. Incursioni armate trans-frontaliere su piccola scala presero ben presto vita più tardi quello stesso anno, con sette incidenti registrati nella sola prima metà di ottobre. La Cina accusò il Vietnam di aver condotto incursioni oltre il confine contro postazioni cinesi nella Contea di Maguan nello Yunnan tra il 30 settembre e il 1º ottobre, nel corso delle quali erano rimasti uccisi cinque cittadini cinesi; per tutta risposta, il 15 ottobre truppe cinesi attaccarono postazioni vietnamite oltre il confine rivendicando l'uccisione di 42 soldati nemici..
I bombardamenti cinesi non miravano a un preciso obiettivo militare strategico, e non causarono alcun danno sostanziale al Vietnam. Il governo di Hanoi ritenne che lo svolgimento di operazioni militari su larga scala andasse oltre le reali capacità dei cinesi, e che ciò dava la possibilità di condurre operazioni militari in Cambogia senza troppe preoccupazioni per la frontiera settentrionale. Gli scontri del 1980 furono indicativi del tipo di conflitto che avrebbe imperversato per i successivi 10 anni lungo il confine sino-vietnamita.
1981: la battaglia di Quota 400/Fakashan Il 2 gennaio 1981 il ministero degli esteri di Hanoi propose la stipula di un cessate il fuoco tra le due nazioni in coincidenza con i comuni festeggiamenti per il capodanno lunare; la proposta fu respinta dai cinesi il 20 gennaio, ma la situazione lungo la frontiera si mantenne calma per diversi mesi e le due parti avviarono scambi reciproci dei prigionieri di guerra precedentemente catturati.
Il 5 maggio 1981 nuovi feroci combattimenti presero vita nella Provincia di Lang Son, dove l'EPL cinese lanciò una formazione di livello reggimentale all'attacco di un'altura nota come Fakashan (法卡山) ai cinesi o Quota 400 ai vietnamiti; truppe cinesi attaccarono anche il 7 maggio dei rilievi strategici nella Provincia di Ha Giang, tra cui il monte Koulinshan (扣林山, Quota 1688 per i vietnamiti) e altre alture vicine. Combattimenti molto sanguinosi causarono pesanti perdite umane a entrambi i contendenti.. Gli scontri a Quota 400 andarono avanti fino al 7 giugno, quando un vittorioso contrattacco vietnamita portò alla riconquista della collina...
Come rappresaglia per gli attacchi, tra il 5 e il 6 maggio i vietnamiti lanciarono incursioni nella provincia del Guangxi; una compagnia vietnamita attaccò anche il villaggio di Megdong nella Contea di Malipo nello Yunnan. I cinesi rivendicarono di aver respinto questi attacchi, spazzando via diverse centinaia di soldati nemici penetrati nel Guangxi; il 22 maggio rapporti cinesi riferirono dell'uccisione di 85 soldati vietnamiti a Koulin nello Yunnan., mentre i resoconti di Pechino relativi agli scontri di Fakashan e Koulinshan rivendicarono l'uccisione o il ferimento di vietnamiti.
Nonostante questi scontri sanguinosi, la dirigenza di Pechino decise di non incrementare il ritmo del conflitto e impiegò in battaglia solo unità delle guardie di frontiera piuttosto che truppe dell'esercito regolare. Osservatori occidentali asserirono che la Cina fosse riluttante a intraprendere una seconda campagna sulla scala mostrata nel 1979, specialmente dopo che il Vietnam ebbe incrementato la consistenza delle truppe schierate alla frontiera fino a guadagnare un chiaro vantaggio in termini di equipaggiamento.
1984: la battaglia di Vị Xuyên/Laoshan
Tra il 2 il 7 aprile 1984, per alleggerire la pressione sulle forze ribelli cambogiane alle prese con una vasta offensiva vietnamita, la Cina scatenò il più pesante bombardamento d'artiglieria delle aree di confine dai tempi della guerra del 1979, colpendo con circa proiettili località in sedici distretti delle province di Lang Son, Cao Bang, Hà Giang e Lao Cai; questo cannoneggiamento fu accompagnato il 6 aprile da vari attacchi di fanteria da parte di formazioni a livello di battaglione. Il più grande di questi attacchi si sviluppò nel Distretto di Tràng Định nella Provincia di Lang Song, dove diversi battaglioni cinesi assaltarono le alture di Quota 820 e Quota 636 nelle vicinanze del "Passo dell'amicizia" che univa le due nazioni; a dispetto dell'ampia forza mobilitata, tuttavia, le unità cinesi furono respinte o costrette a ripiegare il giorno successivo dalle posizioni catturate.. Documenti cinesi editi successivamente sostennero che questi attacchi erano solo manovre diversive, e che furono condotti su una scala più piccola di quanto avessero stimato le fonti occidentali..
Tra aprile e luglio 1984, truppe cinesi rinnovarono l'offensiva occupando una striscia di colline nel Distretto di Vị Xuyên nella Provincia di Hà Giang, che correva da occidente a partire dalla montagna nota dalla Cina come Laoshan (老山, Quota 1800 per i vietnamiti) e fino al monte Dongshan (东山) o Zheyinshan (者阴山, Quota 1200 per i vietnamiti) a oriente; questa fu anche l'unica posizione a oriente del Fiume Chiaro in cui si verificarono scontri tra cinesi e vietnamiti durante il conflitto..
Gli scontri nel Distretto di Vị Xuyên iniziarono alle 05:00 del 28 aprile quando, dopo un intenso bombardamento di artiglieria, la 40ª Divisione della 14ª Armata dell'EPL cinese attraversò il confine a occidente del Fiume Chiaro; contemporaneamente, la 49ª Divisione dell'EPL prese Quota 1200 sulla riva orientale del fiume. I difensori vietnamiti, comprendenti elementi della 313ª Divisione e della 168ª Brigata dell'EPV, furono obbligati a ritirarsi dalle alture. Le unità cinesi occuparono il villaggio di Na La, come pure le colline di Quota 233, 685 e 468, creando un saliente profondo 2,5 km nel territorio vietnamita; queste posizioni erano protette da ripide alture coperte di foresta, ed erano accessibili solo transitando attraversa l'esposto lato orientale della valle del Fiume Chiaro.
Dopo il 28 aprile, gli scontri proseguirono altalenanti in altre località tra cui Quota 1800 (Laoshan), 772, 233, 1200 (Zheyinshan) e 1030, il cui possesso cambiò più volte di mano. Gli scontri si interruppero il 15 maggio con le forze cinesi virtualmente in possesso di tutte queste località, ma ripresero il 12 giugno e ancora il 12 luglio con pesanti contrattacchi dell'EPV volti a ricatturare le postazioni perdute.; dopo questi scontri, i combattimenti si ridussero gradualmente fino a limitarsi a bombardamenti d'artiglieria e schermaglie di poco conto. Secondo rapporti dell'intelligence statunitense, i vietnamiti non riuscirono a riconquistare le otto alture prese dai cinesi; come risultato, la Cina occupò 29 postazioni all'interno del Vietnam, tra cui Quota 1509 e 772 a occidente del Fiume Chiaro e Quota 1250, 1030 e il monte Si-La-Ca a oriente del fiume. Lungo un fronte di 11 chilometri di confine, la penetrazione più profonda realizzata dai cinesi si ebbe a Quota 685 e 468, localizzate a circa 5 chilometri più a sud del confine; queste colline continuarono a essere teatro di schermaglie tra le due parti almeno fino alla fine del 1986.
Per difendere il terreno conquistato, l'EPL schierò due armate al confine del distretto di Vị Xuyên forti di quattro divisioni di fanteria, due di artiglieria e vari reggimenti di carri armati. L'artiglieria cinese posizionata sulle alture catturate includeva cannoni campali da 130 mm, obici da 152 mm e sistemi lanciarazzi multipli; carri armati cinesi entrarono in battaglia in alcuni casi.