Il Duomo di Pisa, ufficialmente Cattedrale primaziale di Santa Maria Assunta, al centro della Piazza del Duomo, conosciuta anche come Piazza dei Miracoli, è la cattedrale dell'Arcidiocesi di Pisa nonché chiesa Primaziale.
Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo.
Storia La sua costruzione iniziò nel 1064L'epigrafe di fondazione della cattedrale, ancora esistente, indica che fu fondata 1063 anni dopo la nascita di Cristo, e le cronache si dividono tra le datazioni del 1063 e del 1064 in stile moderno. L'opinione moderna che il 1064 (stile moderno) sia stato inteso è rafforzata dal fatto che l'iscrizione menziona anche gli attacchi pisani a Palermo, che lettere medievali recentemente scoperte collocano con precisione il 18 agosto 1064: dall'architetto Buscheto, con la decima parte del bottino dell'impresa di Palermo in Sicilia contro i Musulmani (1064) guidata da Giovanni Orlandi appartenente alla famiglia Orlandi. Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei tempi. In quello stesso anno veniva iniziata anche la ricostruzione della basilica di San Marco a Venezia, per cui può anche darsi che vi fosse stata all'epoca una rivalità tra le due repubbliche marinare a creare il luogo di culto più bello e sontuoso.
La chiesa fu eretta in un'area esterna alla cinta muraria altomedioevale, a simboleggiare proprio il potere di Pisa che non necessitava di protezioni. La zona scelta era già utilizzata in epoca longobarda come necropoli e, già nei primi anni dell'XI secolo, fu eretta una chiesa mai terminata che doveva essere intitolata a santa Maria. La nuova grande chiesa di Buscheto, infatti, viene inizialmente chiamata Santa Maria Maggiore fino a quando non viene definitivamente intitolata a Santa Maria Assunta.
Nel 1092 la chiesa, da semplice cattedrale, passa ad essere primaziale, essendo stato conferito il titolo di primate all'arcivescovo Daiberto da papa Urbano II, onorificenza oggi soltanto formale. La cattedrale fu consacrata nel 1118 dal papa Gelasio II, come ricorda l'iscrizione posta internamente in controfacciata in alto a sinistra.
Nella prima metà del XII secolo il duomo fu ampliato sotto la direzione dell'architetto Rainaldo, che allungò le navate aggiungendo tre campate davanti alla vecchia facciataUno studio del possibile progetto originario dell'intero complesso monumentale si trova in: Franca Manenti Valli, Pisa: lo spazio e il sacro, con prefazione di Gianfranco Ravasi, Edizioni Polistampa, Firenze, 2016 secondo lo stile di Buscheto, allargò il transetto e progettò una nuova facciata, conclusa dalle maestranze guidate dagli scultori Guglielmo e Biduino. La datazione di inizio dei lavori è incerto: subito dopo la morte di Buscheto intorno all'anno 1120, secondo alcuni, intorno all'anno 1140 secondo altri. La fine dei lavori daterebbe al 1180, come documentato dalla data apposta sui battenti bronzei di Bonanno Pisano sulla porta maggiore.
L'aspetto attuale del complesso edificio è il risultato di ripetute campagne di restauro succedutesi in diverse epoche. I primi radicali interventi seguirono il disastroso incendio nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1595, che distrusse molti interventi decorativi e a seguito del quale fu rifatto il tetto e furono eseguite le tre porte bronzee della facciata, opera di scultori della bottega del Giambologna, tra cui Gasparo Mola e Pietro Tacca. A partire dal Settecento iniziò il progressivo rivestimento delle pareti interne con grandi dipinti su tela, i "quadroni" con Storie di beati e santi pisani, eseguiti dai principali artisti dell'epoca grazie all'iniziativa di alcuni cittadini che si autofinanziarono creando un'apposita attività commerciale.
Significative le spoliazioni napoleoniche del Duomo di Pisa e all'Opera del Duomo, molte opere confluirono al Louvre dove sono oggi esposte, tra le quali Il Trionfo di San Tommaso d'Aquino fra i Dottori della Chiesa di Benozzo Gozzoli, oggi al Louvre, Morte di San Bernardo dell'Orcagna e San Benedetto, opera di Andrea del Castagno.
Tra i vari interventi degni di nota va segnalato lo smantellamento del pergamo di Giovanni Pisano che venne riassemblato solo nel 1926 in una diversa posizione e con diverse parti mancanti, tra cui la scala, e lo smantellamento del monumento ad Enrico VII realizzato da Lupo di Francesco che si trovava di fronte alla porta di San Ranieri e successivamente sostituito da una versione semplificata e simbolica.
Gli interventi successivi si ebbero nel corso dell'Ottocento ed interessarono sia le decorazioni interne sia quelle esterne, che in molti casi, specie per le sculture della facciata furono sostituite da copie (gli originali sono al Museo dell'Opera del duomo).
Descrizione Pianta, misure e dimensioni
L'edificio è a croce latina immissa con una grande cupola all'incrocio dei bracci. Il corpo longitudinale, diviso in cinque navate, si sviluppa su dieci campate. Questa pianta continua nel coro con altre due campate ed un'abside finale a coronamento della sola navata centrale. Il transetto ha 4 campate per lato (oppure sei se si includono le due in comune col corpo longitudinale) ed è a tre navate con absidi terminanti sui due lati. Al centro quattro grossi pilastri delimitano la crociera rettangolare terminante in alto con una grossa cupola ellittica.
L'edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di Rainaldo (le campate verso ovest e la facciata).
Esterno Visione d'insieme
L'esterno del duomo è prevalentemente in marmo bianco e grigio anche se le pietre più antiche poste ai bassi livelli del corpo longitudinale sono di altro materiale più povero. Non mancano materiali pregiati soprattutto in facciata, dove sono presenti tarsie marmoree multicolore, mosaici ed anche oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifo utilizzato sulla sommità del tetto sul retro (lato est), forse preso a Palermo nel 1061 (oggi sul tetto si trova una copia, l'originale è nel Museo dell'Opera del Duomo).
Il corpo longitudinale, transetto e coro hanno un ricco paramento scandito da tre ordini o piani. Nel piano inferiore lunghe file di lesene che reggono arcate cieche, a loro volta racchiudenti losanghe o finestre, scandiscono lo spazio di tutti i lati dell'edificio con pochissime interruzioni (solo abside del transetto destro). Il secondo piano presenta ancora lesene ma stavolta queste non reggono arcate cieche e sono piuttosto architravate, motivo interrotto solo nell'abside del transetto destro (dove compaiono di nuovo arcate cieche) e nell'abside principale dove sono visibili due ordini di loggette. Tra le lesene oltre alle finestre e alle losanghe compaiono anche oculi intarsiati. Il terzo piano presenta colonne o semicolonne che reggono di nuovo archi ciechi (corpo longitudinale e coro) o un architrave (transetto) con la solita alternanza di finestre, losanghe e oculi intarsiati.
Le arcate a tutto sesto rialzate presenti in facciata e nell'abside principale richiamano elementi di arte musulmana provenienti dalla Sicilia. Le arcate cieche con losanghe richiamano le analoghe strutture delle chiese dell'Armenia. Anche la cupola ellissoidale ricostruita dopo l'incendio del 1595, sormontata da una lanterna, richiama l'architettura islamica.<DUOMO DI PISA>
Facciata
La facciata di marmo grigio e bianco, decorata con inserti di marmo colorato, fu edificata da mastro Rainaldo nel XII secolo e terminata entro il 1180. Al piano inferiore, le sette arcate cieche che racchiudono losanghe, una ogni due, fanno eco allo stesso motivo che si propaga sui restanti tre lati della Cattedrale. In facciata però l'ornamentazione si fa più ricca: semicolonne addossate a pilastri a pianta semi-rettangolare sostituiscono le esili lesene dei lati e sono sormontate da capitelli corinzi o figurati. Gli archi sono impreziositi da una ricca trama a motivi vegetali ed anche le losanghe sono più grandi ed intarsiate con marmi multicolore. Gli spazi vuoti tra i tre portali hanno lastre di marmo a formare motivi quadrati o rettangolari e sono impreziositi da fasce ornamentali orizzontali a motivi vegetali. Gli spazi vuoti tra gli archi sono anch'essi riempiti da tavolette di marmo intarsiate con motivi geometrici o animali. Notevole quella in alto a destra rispetto al portale maggiore che raffigura un Cristiano che brandisce la croce tra due bestie e la scritta del salmo 21: Salva me ex ore leonis et a cornibus unicornium humilitatem meam (Salva me dalla bocca del leone Signore e la mia umiltà dalle corna dell'unicorno), il cui originale è conservato al vicino Museo dell'Opera del Duomo.
Dei tre portali, quello centrale ha dimensioni maggiori ed è racchiuso da due colonne decorate con motivi vegetali che reggono, sopra i capitelli, due leoni a simboleggiare le due "facce" del Cristo Giudice, quello che condanna a sinistra e quello che premia ed è misericordioso a destra (si noti l'agnello salvato e protetto tra le zampe). Tutti e tre i portali recono nelle lunette mosaici settecenteschi di Giuseppe Modena da Lucca raffiguranti lAssunzione della Vergine (al centro), Santa Reparata (a sinistra) e san Giovanni Battista (a destra). Le porte in bronzo furono realizzate da diversi artisti della taglia di Giambologna, dopo l'incendio del 1595, in sostituzione delle due porte laterali in legno e della porta regia in legno ricoperta di bronzo di Bonanno Pisano che recava la data del 1180 (vista e descritta prima dell'incendio) a testimoniare il completamento della facciata in quell'anno. Alla sinistra del portale nord di sinistra, è presente la tomba di Buscheto.
I quattro piani superiori sono caratterizzati da quattro ordini di loggette sovrapposte, divise da cornici finemente scolpite, dietro i quali si aprono monofore, bifore e trifore. Molti dei fregi presenti sugli archi e le cornici sono rifatti nel XVII secolo dopo l'incendio del 1595, mentre originali sono le tarsie marmoree policrome tra gli archi. Ancora più in alto, a coronamento, la Madonna con Bambino di Andrea Pisano e, negli angoli, i quattro evangelisti di Giovanni Pisano (inizio XIV secolo).
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fin dai tempi antichi i fedeli entravano nel Duomo attraverso la porta di San Ranieri, posta sul retro nell'omonimo transetto, di fronte al campanile. Questo perché i nobili della città si recavano alla cattedrale venendo da via Santa Maria che conduce proprio a quel transetto. Tale porta fu fusa intorno al 1180 da Bonanno Pisano, ed è l'unica porta scampata all'incendio del 1595 che danneggiò pesantemente la chiesa. La porta è decorata con ventiquattro formelle raffiguranti storie del Nuovo Testamento. Questa porta è una delle prime prodotte in Italia nel Medioevo, dopo l'importazione di numerosi esempi da Costantinopoli, (ad Amalfi, a Salerno, a Roma, a Montecassino, a Venezia...) e vi si ammira una sensibilità tutta occidentale, che si stacca dalla tradizione bizantina.