Questa è un'ampia linea temporale del corso dei grandi eventi della guerra civile siriana. Include solo i principali cambiamenti e attacchi territoriali e non include tutti gli eventi.

Le proteste della primavera araba del marzo 2011 contro il presidente siriano Bashar al-Assad si sono gradualmente trasformate in una guerra civile su larga scala. Il nome del conflitto deriva dalla dichiarazione del 15 luglio 2011 del Comitato internazionale della Croce Rossa secondo cui i combattimenti erano ormai così diffusi che la situazione in Siria doveva essere considerata una "guerra civile" a tutti gli effetti.

Il conflitto è in corso da anni da quando le proteste della Giornata siriana della rabbia si avviarono il 15 marzo 2011.

Narrazione cronologica divisa in fasi L'inizio della rivolta (gennaio 2011 - marzo 2011)

La prima fase dell'insurrezione contro il governo siriano è caratterizzata da una serie di manifestazioni di piazza organizzate attraverso i social network sulla scia di iniziative simili che si stavano diffondendo in Vicino Oriente e Nord Africa (Primavera araba).

In un'intervista concessa al quotidiano statunitense Wall Street Journal, Baššār al-Asad si dice convinto del fatto che siano necessarie riforme e che si stia costruendo una "nuova era" in Vicino Oriente, mentre in altri paesi del Nordafrica si svolgono manifestazioni di piazza senza precedenti. La mobilitazione indetta però in Siria per il 4 e 5 febbraio 2011, in contemporanea con la "giornata della partenza" proclamata in Egitto, non ottiene il risultato sperato e scarse risultano le adesioni da parte della popolazione, soprattutto per la paura di ritorsioni da parte degli organi di sicurezza. Il giorno prima si era rivelato un insuccesso un sit-in indetto davanti alla sede del Parlamento "in segno di solidarietà con studenti, lavoratori e pensionati privi di reddito".

Per limitare le possibili aggregazioni di manifestanti, il governo attua una politica di censura su Internet, impedendo l'accesso a Facebook, Twitter e YouTube. Tuttavia il 10 febbraio Damasco apre definitivamente ai social network e dopo 5 anni fa cadere il divieto che ne prevedeva l'oscuramento. La decisione di eliminare le limitazioni, secondo quanto riferisce il quotidiano filo-governativo al-Waṭan (La Patria), dimostra "la fiducia del governo nell'uso della rete". Secondo l'opposizione il libero accesso ai social network sarebbe un tentativo delle autorità siriane di contrastare le attività sediziose contro il regime. Il 17 febbraio però Tal al-Mallūḥī, giovane blogger siriana, viene condannata a cinque anni di carcere dall'Alta corte per la sicurezza dello Stato, con l'accusa di aver lavorato per conto della CIA.

Dal 15 marzo la Siria è di nuovo percorsa da timide manifestazioni anti-regime, che però solo a Dar'a, città della Siria meridionale, capoluogo della regione agricola e tribale del Hawran (tra le più povere del paese), sfociano dal 18 marzo in proteste di massa senza precedenti, represse con le forze militari. Numerose persone rimangono uccise durante gli scontri. Il governatore della regione, Fayṣal Kulthūm, il 23 marzo viene rimosso dall'incarico dal presidente siriano.

Nonostante l'annuncio delle riforme dato il giorno prima dal portavoce del presidente, il 25 marzo le proteste proseguono e sfociano in scontri che provocano numerose vittime a Dar'a, Latakia e Samnin. Il 26 marzo, mentre manifestazioni si svolgono a Dar'a, i partecipanti al funerale delle vittime dei giorni precedenti danno alle fiamme la sede locale del partito Ba'th e manifestazioni si svolgono anche a Latakia, dove il giorno successivo si apprende che almeno 12 persone (secondo l'opposizione 20), tra cui una decina di militari, rimangono uccise negli scontri. A Darʿā, ancora il 28 marzo persone scese in strada per protestare contro lo stato di emergenza sono fatte oggetto di attacchi a colpi di arma da fuoco da parte della polizia. Nello stesso giorno il vice presidente siriano annuncia che il presidente Asad prenderà decisioni che saranno "gradite al popolo siriano". Il 30 marzo, durante la repressione delle manifestazioni, rimangono uccise altre 25 persone a Latakia.

Parallelamente alla repressione delle manifestazioni, il presidente siriano offre una serie di concessioni: scioglie il governo e nomina l'ex ministro dell'Agricoltura Adel Safar nuovo Premier, la coscrizione obbligatoria viene ridotta da 21 a 18 mesi, viene rimosso il governatore della provincia di Darʿā, vengono fatte promesse per la diminuzione delle tasse e la revisione dei salari. Assad accusa forze straniere di fomentare la rivolta e condanna i media satellitari come Al Jazeera di sobillare i rivoltosi.

La diffusione (aprile 2011 - maggio 2011)

Aprile si apre con imponenti manifestazioni che interessano tutte le maggiori città del Paese, ma è a Dar'a, nella Siria meridionale, che si concentrano gli scontri più violenti. A partire dall'8 aprile numerosi manifestanti rimangono uccisi nel corso di scontri che durano alcuni giorniUltime Notizie Online | Agenzia Giornalistica Italia | AGI .

A Dar'a, diventata il fulcro delle proteste, viene per la prima volta schierato l'esercito siriano che con 6.000 uomini e mezzi corazzati cinge d'assedio la città; oltre 400 sono i decessi registrati dall'inizio della protesta, mentre circa 500 persone sono tratte in arresto. Oltre a Dar'a, la protesta dilaga in diverse città della Siria: Latakia, Homs, Damasco e Aleppo, dove attivisti dei diritti umani riferiscono di numerosi morti e centinaia di feriti.

Il 22 aprile un raduno di manifestanti a Damasco contro il regime viene disperso a colpi di fumogeni; altre proteste si svolgono contemporaneamente a al-Qamishli e Amuda. In un sobborgo a nord della capitale, Duma, si registrano alcuni morti a seguito di scontri tra polizia e manifestanti, così come in altre città siriane. Nel corso della giornata, che vede man mano estendersi la protesta in numerose città del paese, oltre 100 persone muoiono a seguito della repressione.

Venerdì 29 aprile manifestazioni si svolgono in numerosissime piazze del paese, compresa Dar'a, e per la prima volta compaiono organizzazioni dichiaratamente islamiste, come la clandestina Fratellanza Musulmana messa fuori legge nel paese. Dopo un sanguinoso attacco contro la città di Baniyas (una delle roccaforti della protesta) il 7 maggio, l'11 maggio anche la città di Homs e soprattutto il quartiere di Bab Amr sono al centro di una vasta operazione dell'esercito siriano.

A metà maggio una trentina di manifestanti risultano aver perso la vita negli scontri degli ultimi tre giorni tra manifestanti e forze di sicurezza a Tall Kalakh, nella Siria occidentale a ridosso del confine con il Libano. Durante il "venerdì delle libertà" proclamato per il 21 maggio, circa 40 persone vengono uccise dalle forze di polizia nel corso di manifestazioni nella provincia occidentale di Idlib e nella città di Homs.

Per tutto il mese di maggio le proteste si susseguono e aumenta il numero dei morti, arrivando a oltre 1.000; si contano anche 10.000 arresti tra gli attivisti. A partire dalla fine di marzo la piazza si riempie anche di manifestazioni a favore del governo, caratterizzate da una grande quantità di persone, una buona organizzazione e una forte visibilità sulle televisioni nazionali: manifestazioni si svolgono a Damasco, Aleppo, Tartus e Lattakia. Inoltre il governo continua ad accogliere parte delle richieste dei manifestanti, e il 21 aprile viene eliminato lo stato di emergenza.

L'inizio della lotta armata (giugno 2011 - ottobre 2011)

Il 4 giugno 2011 avviene per la prima volta un'azione di protesta in cui i dimostranti prendono le armi e reagiscono violentemente agli apparati di sicurezza: a Jisr ash-Shugur, nella provincia di Idlib vicino al confine con la Turchia, i dimostranti aggrediscono le forze di polizia uccidendo 8 persone e prendono il controllo della locale stazione di polizia, saccheggiandola e distribuendo le armi contenute al suo interno; gli scontri continuano per una settimana, nella quale i gruppi armati uccidono un totale di 120 poliziotti. La reazione del governo è delle più dure: oltre all'esercito, vengono dispiegati i carri armati e alcuni elicotteri, ma solo il 12 giugno viene ristabilita la calma in città; 10.000 residenti fuggono dalla battaglia oltrepassando il confine con la Turchia. Altre manifestazioni, più pacifiche, si tengono a Ma'arrat al-Nu'man e Aleppo.

Il 3 luglio 2011 ad Hama si svolge la più imponente manifestazione contro il governo; la circostanza è particolarmente delicata in quanto è la prima azione di ribellione di questa città dopo la sanguinosa insurrezione del 1982, e l'organizzazione islamista dei Fratelli Musulmani è qui ancora molto forte. L'intervento del governo è immediato: viene inviato l'esercito e in un mese viene riportata la calma in città a costo di più di 200 morti. La durissima repressione del governo, senza che si fossero verificate reali ostilità da parte dei dimostranti, genera la prima forte protesta sul piano internazionale, principalmente da Stati Uniti d'America e Unione europea.

Fin da inizio giugno, quando la repressione si intensifica, si registrano casi di diserzione da parte di membri della polizia e dell'esercito. Il 29 luglio 2011 un gruppo di ufficiali disertori crea l'Esercito siriano libero (ESL): questo evento modifica sensibilmente l'evoluzione dell'opposizione che, di fatto, si trasforma in un vero e proprio esercito combattente con lo scopo di destituire il governo baatista. L'ESL comincia a creare una catena di comando e a organizzare i gruppi ribelli, armandoli e addestrandoli. Le due principali città siriane, Damasco e Aleppo, registrano ancora alcune manifestazioni di opposizione, ma il numero di partecipanti è molto basso e non si verificano significativi atti di repressione; le piazze principali sono invece teatro di oceanici raduni di manifestanti filogovernativi.

Il 23 agosto 2011 i vari gruppi di opposizione in esilio creano il Consiglio nazionale siriano (CNS) con sede a Istanbul; l'intento è quello di creare un punto di riferimento politico per l'opposizione siriana e creare un interlocutore con l'ESL, tuttavia l'opposizione rimarrà sempre un insieme poco amalgamato di gruppi politici da molto tempo in esilio (quindi con poca conoscenza della reale situazione in patria) e diviso su linee ideologiche, etniche e religiose.

Con la nascita dell'ESL gli scontri diventano molto più violenti e, al posto delle dimostrazioni di piazza, si verificano atti di guerriglia, sabotaggio e imboscate. Un esempio è la battaglia di Rastan, combattuta tra il 27 settembre e il 1º ottobre 2011 in cui i ribelli riescono a sconfiggere l'esercito regolare e allontanarlo dalla città per quattro giorni. Le forze armate governative reagiscono mettendo in campo l'aviazione e la marina. Per tutta la durata di ottobre in Siria si registrano combattimenti in tutte le città, soprattutto a Idlib e nel suo governatorato.

Lo scoppio della guerra (novembre 2011 - marzo 2012)

Sebbene a livello internazionale la crisi siriana non venga ancora ufficialmente considerata una guerra civile, sul campo si verifica un'escalation degli scontri causata anche dal flusso continuo di disertori che ingrossano le file dell'ESL. L'evento più significativo è la serie di attacchi che a fine ottobre vengono compiuti dall'Esercito Siriano Libero nella città di Homs, in cui vengono uccisi 37 soldati; la reazione dell'esercito regolare trova un livello di resistenza mai incontrato prima e, a differenza delle operazioni svolte a Dar'a e Hama, la rivolta non viene sedata. L'ESL riesce a conquistare i quartieri nevralgici della terza città siriana e costringe l'esercito a ripiegare in difesa, e il corrispondente di Sky News Stuart Ramsay descrive la situazione a Homs come una "chiara zona di guerra". A causa della tenace resistenza dei ribelli, Homs verrà in seguito definita "capitale della rivoluzione".