Le mura romane di Verona furono un'importante cortina difensiva provvista di numerosi torrioni e porte monumentali, realizzata in più fasi costruttive che si sono succedute partendo dalla tarda età repubblicana fino a giungere ai primi regni romano-germanici.

La prima fase di costruzione delle difese partì intorno alla seconda metà del I secolo a.C., in seguito all'ottenimento da parte di Verona del rango di municipium romano; una seconda fase di ristrutturazione e ampliamento della cinta urbica avvenne nel III secolo su spinta dell'imperatore Gallieno e, infine, in un'ultima fase sugli inizi del VI secolo, Teodorico il Grande fece rafforzare nuovamente le difese urbiche romane, aggiungendo una seconda cerchia. Oggi rimangono pochi resti archeologici delle mura, mentre sono meglio conservate le due porte principali, porta Borsari e porta Leoni.

Storia Fondazione di Verona e costruzione delle mura La città di Verona fu, fin dall'antichità, un luogo strategico per il controllo delle vie transalpine che connettevano la Pianura Padana con l'Europa centrale attraverso la valle dell'Adige. La temporanea occupazione della città nel 102-101 a.C. da parte dei Cimbri rivelò per la prima volta agli occhi del Senato romano l'importanza del controllo e della difesa di questo centro abitato, in quel momento ancora sotto il governo degli alleati Veneti.. Dell'antico oppidum fortificato che sorgeva sul colle San Pietro, luogo in cui si era sviluppato l'abitato protostorico di Verona, vi è tuttavia una conoscenza lacunosa; solo un tratto di bastione in opera quadrata in tufo locale, preceduto da un muro di controscarpa, ha permesso di desumere come l'abitato veneto fosse stato fortificato nel 90 a.C..

La definitiva romanizzazione della Gallia Transpadana, e quindi di Verona, avvenne nella primavera del 49 a.C., quando il tribuno della plebe Lucio Roscio Fabato propose una legge, denominata in suo onore Lex Roscia, con cui si concedeva la cittadinanza romana agli abitanti tra il Po e le Alpi. La legge passò senza opposizione alcuna: Verona divenne municipium romano e fu ordinata amministrativamente secondo la normale costituzione quattuorvirale. Una volta ottenuto il controllo di Verona, dunque, i governanti di Roma decisero di fortificare la città in modo da consolidare il confine alpino e creare una testa di ponte per eventuali future imprese militari. Immediatamente sorse però una problematica relativa alla localizzazione dell'abitato; come detto, la cittadina di origini venete era sorta lungo le pendici di colle San Pietro, in un'area che non era più sufficiente né per il futuro sviluppo dell'abitato né per consentire una sua ordinata pianificazione, tipica dell'urbanistica romana..

Un nuovo centro venne quindi fondato sull'altra sponda del fiume Adige, dove le sue ampie anse formano una sorta di penisola naturale, valida difesa da possibili attacchi. In questo modo fu inoltre possibile realizzare due soli tratti di cortina muraria lungo il lato meridionale della città, l'unico che non erano difeso naturalmente dal fiume.. La cinta era fornita di due porte principali, porta Iovia (oggi detta Borsari) lungo il decumano massimo e porta Leoni sul cardine massimo, oltre a una serie di torri poste in corrispondenza dei decumani e dei cardini minori che fungevano da postierle: alcune di loro erano sicuramente fornite di un passaggio per i carri al centro della strada e di due passaggi laterali più piccoli per i pedoni, in corrispondenza dei marciapiedi..

Intorno al 10 a.C. furono edificate, sulla sinistra dell'Adige, due grandi porte monumentali, di cui una posta a nord dell'antico pons lapideus e una a sud del "nuovo" pons marmoreus, oggi dette rispettivamente porta di Santo Stefano e porta di San Faustino; esse furono realizzate, per questioni di decoro urbano, del tutto simili a quelle situate sulla destra d'Adige. Tutte e quattro le porte maggiori, già intorno alla prima metà del I secolo, subirono un intervento di rinnovamento e monumentalizzazione dei prospetti principali, che vennero realizzati in marmo, a nascondere gli antichi prospetti in laterizio..

Restauri e ampliamenti a seguito delle prime invasioni barbariche Un secondo momento importante fu vissuto dalla città intorno alla metà del III secolo, quando si trovò al centro di uno scontro tra il legittimo imperatore, Filippo l'Arabo, e il suo rivale, Decio. Questa contesa, che si concluse con una battaglia combattuta presso la città e la morte dell'imperatore,. oltre a favorire nella seconda metà del secolo l'attacco di popolazioni barbare ai confini dell'Impero romano, ribadì l'importanza strategica della Verona romana. Il centro, in particolare, attraversò un momento di grave pericolo quando, nel 258, gli Alemanni irruppero attraverso la Rezia e la valle dell'Adige nella Pianura Padana. L'imperatore Gallieno riuscì tuttavia a sconfiggerli sotto le mura di Mediolanum. Questo episodio rese evidente come il limes danubiano stesse divenendo sempre più fragile e insufficiente a proteggere i confini della penisola. Proprio per questo motivo Gallieno decise di restituire a Verona il suo ruolo di baluardo italico, che già aveva assolto durante la tarda età repubblicana..

Le vecchie mura repubblicane, infatti, non erano più efficaci come un tempo; inoltre, l'imponente anfiteatro romano cittadino si situava poco fuori dalle stesse e, se conquistato da forze nemiche, poteva costituire un pericolo per la città medesima. Gallieno decise quindi di ristrutturare e rafforzare la cinta d'epoca repubblicana, anche tramite l'addossamento al paramento esterno di torri quadrangolari di rinforzo,. e di costruire un'addizione alla cortina muraria di 550 metri, in modo da cingere e proteggere anche l'anfiteatro.. I lavori durarono soli sette mesi, dal 3 aprile al 4 dicembre del 265: la notevole velocità con cui fu realizzata la nuova cortina muraria è rivelata dall'ampio utilizzo di materiali di spoglio in una muratura piuttosto disordinata. I quartieri suburbani cresciuti tra la cortina repubblicana e l'avvallamento naturale dell'Adigetto, quindi esterni al tessuto più consolidato, rimasero esclusi dal sistema difensivo in quanto troppo estesi e difficilmente difendibili.. L'imperatore potrebbe però aver provveduto a fortificare anche l'altra sponda dell'Adige, in modo da difendere da eventuali attacchi l'area monumentale sorta sulle pendici del colle San Pietro, in particolare il teatro romano, e l'accesso ai due ponti, il pons lapideus e il pons marmoreus. Tramite questi interventi Gallieno riuscì a dotare Verona di difese nuovamente armoniche ed efficaci, consone a controllare sia il traffico fluviale che la via della valle dell'Adige, da dove maggiore era il pericolo di aggressioni..

All'esterno della cortina muraria, a meridione del centro abitato, dovevano essere presenti diversi fortini utilizzati come avamposti difensivi della città, realizzati o ristrutturati durante gli interventi fatti eseguire dell'imperatore Gallieno. Uno dei fortilizi si sarebbe trovato nei pressi di un importante incrocio stradale, nel quale convergevano la strada proveniente da Hostilia e il raccordo meridionale di circonvallazione con la via Postumia e la via Gallica, mentre un secondo fortino doveva sorgere nell'area ora occupata da Castelvecchio, a guardia dell'incrocio tra le vie Postumia e Gallica. Si è inoltre ipotizzata la presenza di un vero e proprio castrum, sempre di epoca tardo-imperiale, nell'area extramurale compresa tra via Filippini, via Dietro Filippini, vicolo Oratorio e via Satiro, come evidenziato dalla conformazione fortemente geometrica ed evocativa dell'impianto urbano in quel settore della città, ancora oggi perfettamente leggibile.

Caduta dell'impero e ampliamenti di Teodorico Intorno agli anni della caduta dell'Impero romano, le strutture murarie subirono ulteriori modifiche. In particolare le torri furono dotate di speroni triangolari e alla vecchia cinta romana furono aggiunte torri a pianta pentagonale; i fornici delle postierle dei cardini e dei decumani minori furono chiusi. Questi accorgimenti fanno pensare che tali dispositivi furono necessari per proteggersi dall'invasione di Attila nel 452, oppure per l'arroccamento di Odoacre di fronte all'avanzata di Teodorico nel 489...

Intorno agli inizi del VI secolo, fu fatta realizzare dallo stesso Teodorico, il quale dedicò grandi attenzioni alla città, una seconda cinta muraria in sinistra d'Adige, che faceva sistema con la più antica cortina di origine tardo-repubblicana, posta una decina di metri più all'interno. Contestualmente, furono introdotti dei rivellini di fronte a porta Borsari e porta Leoni e furono rialzate le mura che l'imperatore Gallieno aveva fatto costruire intorno all'anfiteatro veronese.. Gli ampliamenti e questa seconda cinta furono realizzati, come quella gallieniana, tramite l'uso di materiali di spoglio, tuttavia in questo caso la costruzione fu meno frettolosa e la tecnica costruttiva di fattura decisamente più curata.

Inoltre, sempre a Teodorico si potrebbe far risalire l'edificazione, o almeno la ricostruzione, della cinta muraria attorno al colle San Pietro, in sinistra d'Adige. Tra gli indizi che farebbero propendere per una sua committenza vi sarebbero fonti sia scritte sia materiali: le prime si possono rintracciare nell'Iconografia rateriana, una mappa del X secolo raffigurante Verona, in cui la cortina di età repubblicana e quella che cinge l'anfiteatro sono rappresentate di un colore verde brillante, mentre la cortina più esterna in destra d'Adige e quella collinare sono di un colore rosato, dando così maggiore attendibilità all'ipotesi che queste ultime due siano coeve. Dal punto di vista materiale, un segnale della costruzione di una nuova cinta che avrebbe protetto il colle deriva dal fatto che fu sacrificata la parte absidale della chiesa di Santo Stefano (edificio che risale al V secolo) per la realizzazione della cortina muraria..

Tali difese rimasero sostanzialmente immutate da allora fino all'epoca pre-comunale grazie alle continue manutenzioni; più tardi, con la realizzazione delle più esterne mura comunali e scaligere, quelle di origine romana persero la loro funzionalità e utilità: nel corso dei secoli vennero in parte manomesse e in parte furono riutilizzate da case e palazzi che vi si addossarono..

Descrizione Mura repubblicane

Le mura tardo-repubblicane si articolavano in due settori, uno a sud-ovest e uno a sud-est. Il settore sud-ovest segue, arretrato di circa una decina di metri verso il centro antico, l'allineamento formato da via Diaz, vicolo S. Andrea, corte Farina, vicolo del Guasto, piazza S. Nicolò e via Frattini. Poco prima di via Leoncino le mura piegavano verso sud-est, per ricollegarsi all'Adige con un tracciato che corrisponde all'incirca a quello di via Leoncino-via Amanti..

I due segmenti quindi partivano entrambi dalla riva dell'Adige e proseguivano rispettivamente con direzione nordovest-sudest e nordest-sudovest, in armonia con l'orientamento dell'impianto urbanistico della Verona romana. La cortina difensiva era lunga 940 metri e delimitava un'area dalla superficie approssimativa di  m². Le due porte Borsari e Leoni, aperte nei due tratti di mura, consentivano l'accesso alla città rispettivamente da sud-est e da sud-ovest..