Per terme AchillianeIl patrononimico, Ai Thermai ai Akillianai, è conclamato nell’iscrizione di cui si parla più avanti e a giudizio di P.Bocci alla voce “Achille” in Enc. d. Arte antica, Treccani, il mito torna in voga nelle raffigurazioni in pubblico, statue e dipinti, preferito ad altri eroi omerici, alla fine del III secolo. si intendono delle strutture termali romane, di epoca tardo imperiale, oggi sotterranee, databili al IV-V secolo e situate a Catania, di cui rimane una piccola porzione visibile sotto piazza del Duomo.

Si accede all'ambiente termale passando da un corridoio con volta a botte, ricavato nell'intercapedine tra le fondamenta della cattedrale, il cui accesso è preceduto da una rampa in discesa, a destra della facciata della stessa. Il nome dell'impianto è dedotto da un'iscrizione, su una lastra di marmo lunense e ridottasi in 6 frammenti principali, databile alla prima metà del V secolo, oggi esposta all'interno del Museo civico del Castello Ursino.

Storia

L'epoca di fondazione dell’impianto termale è ancora discussa, ma si ritiene probabile che fosse stato costruito nel IV secolo: la sua esistenza, sotto Costantino I, è ipotizzata in base al reimpiego, all'interno della cattedrale di Sant'Agata, di un gruppo di capitelli del periodo, che potrebbero provenire da queste struttureA. M. Fallico, "Capitelli antichi nella Cattedrale di Catania", in Palladio, n.s.18, 1967, p.171.. Le terme però potrebbero essere anche precedenti, databili al III secolo, sulla base degli studi di Roger WilsonVedi R. J. A. Wilson, Sicily under the Roman Empire. The archaeology of a Roman province. 36 BC -AD 535, Warminster 1990, p. 92. La lunga iscrizione, i cui pezzi furono ritrovati in più epoche, esposta nel Castello Ursino, attesta che, intorno al 434, l'edificio fu ridimensionato per risparmiare sulla legna da ardere per l’emissione di caloreG. Manganaro, Iscrizioni latine e greche di Catania tardo-imperiale, in «Archivio storico per la Sicilia orientale», IV serie, anni XI e XII, 1958 e 1959, Catania, pp. 25-28..

Nel 1088 l'area occupata dalle terme viene scelta dal vescovo Ansgerio per ricavarne la Cattedrale (completata ed inaugurata nel 1094) e il relativo monastero benedettino (in seguito sede della badia femminile di Sant'Agata), mentre, nel 1508, viene completata la Loggia Senatoria che vi si addossava nella sua lunghezza.

Sepolti dai terremoti del 4 febbraio 1169 e dell'11 gennaio 1693, i resti collezionabili di parte delle terme - già noti in antico - furono dapprima patrimonio del museo del principe di BiscariI. Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, seconda edizione, postuma, Palermo 1817, pp. 35-36., poi, successivamente, destinati alla loro attuale collocazione, nel Museo civico dell’Ursino.

Nel 1856, durante la realizzazione della galleria che passa sotto al Palazzo del Seminario dei Chierici, nella Pescheria di Catania, si trovarono dei ruderi che furono attribuiti alle terme, pertinenti forse ad un calidarium, in quanto vi erano presenti tracce di un pavimento ad ipocausto. La struttura doveva estendersi fino alla via Garibaldi, dove si trovarono altri avanzi strutturaliA. Holm, Catania Antica, traduzione di G. Libertini, Catania 1925, pp. 54-55..

Secondo la ricostruzione planimetrica ottocentesca del complessoLa planimetria, insieme alle sezioni longitudinale e latitudinale, è tratta dall'opera Antichità della Sicilia, volume V, del duca di Serradifalco (D. Lo Faso Pietrasanta, duca di Serradifalco, Antichità della Sicilia, Palermo 1842, pp.22-23) e riproposta in A. Holm, citato, tavola VII., la parte attualmente visitabile comprende probabilmente solo uno dei frigidaria. Nella planimetria della città di Catania, rilevata da Sebastiano Ittar nel 1833, è messo in evidenza anche il muraglione di cinta delle terme, che raggiungeva l'attuale Fontana dell'Amenano, a ovest, e l'Arcivescovato, a est, occupando un'area molto estesa della cittàVedi S. Ittar, Pianta topografica della città di Catania, Catania 1833, n° 40 Terme Achillee..

Dal 1974 al 1994 furono chiuse poiché considerate insicure. Furono riaperte dopo un restauro del Comune, nel 1997, e nuovamente richiuse per problemi di allagamentoDa queste parti infatti scorre il fiume sotterraneo Amenano, visibile all'interno del vescovato, a pochi metri di distanza dai resti delle terme.. Dopo i lavori di pavimentazione della piazza del Duomo, svoltisi tra il 2004 ed il 2006 - nel corso dei quali si è ritenuto di coprire l'impianto termale con una poderosa piastra d'acciaio, per rinforzare l'impiantito della piazza stessa - l'edificio termale è stato nuovamente riaperto al pubblicoTerme Achilliane alla luce in La Sicilia, 27 agosto 2006, CT36. I lavori hanno messo alla luce inoltre il piano pavimentale della piazza e una gradinata d'accesso settecentesca. La visita (eccettuata la domenica, giorno di chiusura) si fa su richiesta ed è oggi a pagamento. La gestione delle terme è passata dal comune alla curia vescovile, che, tramite il Museo diocesano ubicato pochi metri più a sud, si occupa dell'accesso alla struttura. e alla realizzazione di eventi.

Struttura

Poco si conosce delle reali dimensioni del grande complesso termale e quanto oggi è visitabile è appena una piccola porzione della sua estensione. Una ipotesi molto fantasiosa relativa alle dimensioni delle terme la fece nel 1633 il D'ArcangeloIdem, Storia delle cose insigni di Catania, Catania 1633., erudito di storia locale, il quale fece realizzare una planimetria priva di elementi reali e riconoscibili, sebbene abbia il merito di essere il primo lavoro avanzato in tal direzione, ispirandosi palesemente alla planimetria delle terme di Diocleziano. Molto più accurata è la planimetria resa da Sebastiano Ittar nella pianta generale della città di Catania. In essa viene attribuita alle terme una cortina muraria che correva a sud della piazza Duomo, identificata quale muro perimetrale dell'area termale. Diversi scavi occasionali hanno fatto ipotizzare il rinvenimento di tracce dell'impianto in altre parti dell'areale oltre a quanto noto, facendo desumere che esso costituiva l'area oggi occupata dagli edifici compresi tra le piazze Duomo, Università e San Placido. All'interno della cinta che circondava l'edificio si ricavò per intero la Cattedrale e il primo impianto monastico benedettino fondato dal vescovo Ansgerio. Alle mura di cinta sul lato occidentale si addossò anche la Loggia Senatoria, distrutta durante il terremoto del Val di Noto del 1693, e si aprì la Porta di Eliodoro.

Tepidarium Dall'ingresso sinistro, il quale conduceva originariamente a due ambienti, è possibile oggi ammirare i resti del Tepidarium, una sala curvilinea riscaldata attraverso un sistema di canalizzazione dell'aria; questa si serviva inoltre di una scala a due rampe che la collegava con il primo piano delle terme.

Canale ad "S"

In prossimità della parte finale del corridoio, gli scavi recentemente condotti in profondità hanno permesso di individuare un canale con andamento a “S”, il quale si immette sulla sala centrale a pilastri; questi ultimi in origine percorrevano il corridoio stesso. Si tratta, probabilmente, di un condotto che serviva a convogliare l'acqua e a distribuirla per i servizi delle terme.

Frigidario (o "Sala dei Pilastri")

Dell'impianto originale si conserva una camera centrale il cui soffitto a crociere è sorretto da quattro pilastri a pianta quadrangolare. Al vano si accede tramite un corridoio con volta a botte che corre in direzione est-ovestA sua volta tale corridoio è connesso con l'esterno da un lungo accesso ricavato nell'intercapedine tra le strutture non ancora indagate e le fondamenta della cattedrale e che corre in direzione nord-sud. e terminante in una porta che si apre su una serie di vasche parallele tra loro, facenti parte di un complesso sistema di canalizzazione, drenaggio e filtrazione dell'acqua che si estende verso nord. Anche il vano principale si apre con tre ingressi ad arco sulle vasche, ad ovest del vano stesso.

L'ambiente misurerebbe 11,00 metri di larghezza e 11,90 metri di lunghezza, mentre le stanze di decantazione sarebbero lunghe in tutto 18,65 metri. Il corridoio misurerebbe 2,50 metri in larghezza per una lunghezza di 18 metriI dati sono stati ricavati dal Wilson (Wilson 1990, p. 92 nota 318) dalla planimetria del Serradifalco (Serradifalco cit, V, pp. 22-23).. Inoltre, l'unico pilastro di cui si può considerare attendibile la misura dell'altezza è alto 1. 85 metri.

Anticamente i pavimenti (di cui oggi non rimangono che labili tracce) erano in marmo, come dimostrano alcuni lacerti tra cui i resti di una vasca posta al centro dell'aula ed assumevano la disposizione dell'opus sectile; mentre alle pareti e sul soffitto vi erano stucchi sicuramente dipinti ispirati al mondo della vendemmia, con eroti e tralci di viteA causa di queste decorazioni il popolino credette che i resti fossero appartenuti ad un tempio dedicato a Bacco. Tale ipotesi, erroneamente riportata anche da studiosi autorevoli, venne messa in discussione già dallo stesso I. Paternò Castello che vi riconobbe un impianto termale. Cfr. F. Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del secolo XVIII, Catania 1829, p. 219., grappoli d'uva, i quali furono sapientemente rappresentati in un acquerello di Jean Houël, il quale credeva le terme il tempio di Bacco; tali stucchi, sebbene ben leggibili nel XVIII secolo, oggi appaiono molto logori e in ampie parti lacunosi. Al centro della sala si conserva una vaschetta quadrata, originariamente rivestita in marmo, sulla quale doveva erigersi una colonnina di cui si conserva l'impronta della base. La presenza di acqua corrente costantemente filtrata, l'assenza di aperture al di là dei tre accessi alle stanze di decantazione, la presenza di una vasca (piscina) al centro della sala e i rivestimenti marmorei dimostrano l'uso a frigidario dell'ambiente.

Iscrizione

L'epigrafeKaibel, Inscriptiones Graecae, Siciliae et Italiae XIV, 455 = AE 1959,26; il Kaibel ne dà una rapida descrizione e un accenno di interpretazione. Vedi anche: R. J. A. Wilson, "Towns of Sicily during the roman empire", in H. Temporini, J. Vogt, W. Haase (a cura di), Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Von den Anfängen Roms bis zum Ausgang der Republik, Walter de Gruyter, 1972 (ISBN 3-11-001885-3), pp.134-135. che diede il nome all'impianto è in lingua greca e usa caratteri greci piuttosto tardi in scriptio continua, è posta su quattro linee ed è formata da diversi frammenti di lastra incisi, con lacune sebbene non gravi, ritrovati in diverse epoche, ma originariamente facenti parte di un unico lastrone in marmo lunense, risalente al V sec. I frammenti misurano 0,30 metri in altezza ed hanno una lunghezza complessiva di quasi 4,30 metri. Essendo state rinvenute quasi tutte nello stesso perimetro, si deduce che l'intera incisione facesse originariamente parte dell'edificio termale fin qui descritto.