Luccisione di Giovanni Gentile avvenne a Firenze il 15 aprile 1944 ad opera di Bruno Fanciullacci, partigiano comunista dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP). Fu un episodio che divise lo stesso fronte antifascista, venendo disapprovato dal CLN toscano con la sola esclusione del Partito Comunista Italiano. Si tratta dell'azione dei GAP che ha suscitato il maggior numero di discussioni insieme all'attentato di via Rasella.. Le polemiche sull'evento non si sono mai sopite, rinfocolandosi ancora negli anni duemila.
L'adesione alla Repubblica Sociale Italiana Tra i più autorevoli intellettuali organici del regime, Giovanni Gentile aveva svolto fin dal 1923 una fondamentale azione a favore della legittimazione storica e ideologica del fascismo, presentandolo come la compiuta realizzazione del Risorgimento, Enciclopedia Treccani. Tuttavia, dopo aver ricoperto l'incarico di Ministro della pubblica istruzione dal 1922 al 1924, rimase confinato in un ruolo politico minore, pur non facendo mai mancare il suo sostegno al regime e in particolare alla persona di MussoliniSi veda ad esempio: A. J. Gregor, Giovanni Gentile, Philosopher of Fascism, New Brunswick, London, 2001.
Durante la guerra, nel 1942 si trasferì in Toscana, dove prese dimora prima a Troghi e poi a Firenze nella villa di Montalto al Salviatino, ai piedi della collina di Fiesole. Dopo il crollo del regime del 25 luglio 1943, il suo ex segretario al dicastero della pubblica istruzione Leonardo Severi, divenuto egli stesso ministro del governo Badoglio, pubblicò tre lettere private da lui ricevute, contenenti consigli relativi principalmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, rispondendo tramite una lettera aperta pubblicata dal Giornale d'Italia e ripresa da altri quotidiani. In tale lettera, Severi prese le distanze da Gentile, scrivendo di lui che:
La pubblicazione delle lettere procurò a Gentile critiche sia da parte dei fascisti che degli antifascisti, venendo accusato di essere pronto a mettersi al servizio del nuovo governoGennaro Sasso, , Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 53, 2000..
Subito dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, Gentile divenne destinatario di vari violenti attacchi di parte fascista tramite Radio Monaco, ispirati probabilmente da Giovanni Preziosi.. Dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana, su insistenza del ministro dell'Educazione Nazionale (questo era il nome dato al ministro della pubblica istruzione nella RSI) Carlo Alberto Biggini, il 17 novembre Gentile incontrò Mussolini e decise di aderire al regime di Salò, venendo nominato presidente dell'Accademia d'Italia., trasferita a Firenze presso Palazzo Serristori. Assunse inoltre la direzione della rivista Nuova Antologia, dopo aver esplicitamente chiesto a Ferdinando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare, di essere autorizzato ad avvalersi «anche di collaboratori non fascisti purché sinceramente e lealmente italiani».. Circa le ragioni che lo indussero a schierarsi ancora una volta al fianco del Duce, Gennaro Sasso ha scritto:
L'impegno per la «concordia degli animi» Secondo le idee politiche di Gentile i concetti di fascismo, Stato e nazione erano sinonimi. In coerenza con tali idee, già nel discorso tenuto al Campidoglio il 24 giugno 1943, prima del crollo del regime, aveva invocato l'unità nazionale al di sopra dei partiti e delle fazioni, storiaxxisecolo.it. La visione gentiliana, affermando il primato dello Stato sul partitoCome scrive Franz Leopold Neumann, secondo la dottrina di Gentile «il partito fascista è una parte subordinata dello stato, un'istituzione dello stato», cosicché «contrariamente al nazionalsocialismo, l'ideologia ufficiale italiana pone lo stato al di sopra di ogni cosa». Cfr. Behemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo, Milano, Mondadori, 2004, pp. 85-86., aveva contribuito non poco a delineare le caratteristiche del sistema politico durante il Ventennio (1922-1943), in cui il Partito Nazionale Fascista, salvo alcuni brevi periodi, non aveva mai avuto grande rilevanza, a differenza dei contemporanei modelli totalitari tedesco e sovietico, dove il partito unico esercitava ben altro ruolo. All'interno della RSI, il Partito Fascista Repubblicano, sotto la guida di Alessandro Pavolini, in aperta contestazione dell'esperienza del Ventennio (e quindi delle idee di Gentile) aspirava invece ad ottenere una posizione di preminenza, proponendo la centralità del partito e una visione del fascismo rivoluzionaria e antiborghese, con forti influenze del modello nazista.. In questo quadro, Gentile era una personalità invisa ai fascisti più estremisti, i cui attacchi contro il filosofo, dopo il suo colloquio con Mussolini, si intensificarono. Particolarmente violenti quelli apparsi il 27 novembre e nelle settimane successive su Il Fascio di Milano (che lo accusò di essere stato disposto a collaborare col governo Badoglio e di aver trasformato l'Enciclopedia Italiana in una «casa di ebrei»), Il Regime fascista e La Sera.
Insomma, per gli estremisti fascisti, Gentile era il principale esponente di quella categoria di intellettuali che, pur avendo aderito alla RSI, non sarebbero stati dei veri fascisti rivoluzionari consapevoli del senso della lotta in corso, ma dei «liberali borghesi», dei «pietisti» inclini al compromesso e pronti a invocare presso Mussolini la «concordia nazionale» e la «tolleranza» verso i «mortali nemici» del fascismo.. Intervistato da La Nazione il 10 dicembre, Gentile espresse dei concetti su cui in seguito sarebbe tornato spesso, affermando la necessità di «cercare e valorizzare tutto ciò che faciliti e affretti la conciliazione e l'unione degli animi». Giovanni Preziosi, scrivendo a Mussolini il 31 gennaio, al contrario consigliò: «Compito numero uno non è la così detta 'concordia nazionale', della quale insieme a Gentile vanno blaterando altri, ma la totale eliminazione degli ebrei [...]»..
Gentile disapprovò gli eccessi criminali del Reparto Servizi Speciali di Mario Carità che allora operava a Firenze, minacciando di denunciarloRaffaello Uboldi, Vigliacchi perché li uccidete?, Storia Illustrata n° 200, luglio 1974, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, pag 56: "Gentile, sdegnato, ha minacciato di denunciarlo a Mussolini", tanto che in un primo tempo si pensò che l'attentato a Gentile fosse stato commesso proprio da componenti della banda, allo scopo di porre fine alle proteste del filosofo verso le loro violenzeBernard Berenson, Echi e riflessioni (Diario 1941-1944), Milano, Mondadori, 1950, pp. 326-27 (alla data 22 aprile). Cfr. .Intervista a Luciano Canfora a cura di . Inoltre intervenne più volte per aiutare numerosi antifascisti chiedendo per loro la graziaRenzo Baschera, "Chiese la grazia per molti partigiani ma non riuscì a salvarsi" articolo su "Historia", Febbraio 1974, N° 194, pag 135.
Il 1º dicembre 1943 i gappisti nella loro prima azione uccisero il tenente colonnello Gino Gobbi, comandante del distretto militare; per rappresaglia furono fucilati cinque militanti comunisti già detenuti nelle carceri. Ciononostante i gappisti intensificarono le azioni. L'ex ministro scrisse il 28 dicembre 1943 sul Corriere della Sera un articolo intitolato Ricostruire:
L'articolo suscitò le proteste degli elementi più estremisti del fascismo repubblicano ed in particolare del giornale di Roberto Farinacci Il Regime Fascista. Gentile replicò nuovamente sul quotidiano milanese il 16 gennaio 1944 con una lettera al direttore Ermanno Amicucci:
Qualche giorno dopo Gentile inviò ad Amicucci un pezzo - intitolato La macchina bolscevica - nel quale affermava che nel Regno del Sud l'Unione Sovietica avesse istituito una commissione per educare i giovani al comunismo: le tesi di questo scritto furono giudicate "infondate" e quindi esso non venne dato alle stampeArchivio Centrale dello Stato, Gentile ad Amicucci, 13 e 24 febbraio, 12 febbraio 1994; Amicucci a Gentile, 11, 14 e 19 gennaio 1944. Il 16 febbraio venne gravemente ferito in un agguato gappista l'archeologo Pericle Ducati, nominato due mesi prima presidente del tribunale straordinario di Firenze: l'episodio fu foriero di nuove critiche contro Gentile, stavolta da parte di Ezio Maria Gray, direttore dell'EIAR, che lo attaccò indirettamente biasimando i paladini della «riconciliazione universale»..
Nella primavera del 1944 il filologo Vittore Branca, allora membro del CLN toscano, si recò a Palazzo Serristori per far visita a Gentile, di cui era stato allievo alla Normale. Branca ha ricordato che in quell'occasione l'antico maestro gli chiese di collaborare alla Nuova Antologia, ma egli rifiutò: «ormai c'è troppa tragedia, ci sono troppi morti, ci sono troppe inumanità tra le diverse sponde su cui siamo. Non posso...». Gentile rispose: «Tu non capisci niente, sei troppo giovane, non hai vissuto i drammi della storia di questa nostra Italia; e non hai visto quell'uomo [Mussolini], cui io devo tutto, tutto, distrutto dall'angoscia e che quattro mesi fa mi chiedeva aiuto per salvare il salvabile». Durante l'incontro Branca chiese a Gentile di intervenire in favore di due antifascisti: Attilio Momigliano e l'ex normalista Aldo Braibanti, deferito al tribunale militare. In seguito Branca ebbe modo di appurare «che per Momigliano e Braibanti aveva fatto, e che per altri continuava a fare». Per quanto riguarda Braibanti, arrestato da Carità e torturato, Gentile intervenne affidandone la difesa all'avvocato Dante Ricci, il quale essendo collega di studio del federale fascista della città avrebbe potuto influenzare l'esito del processo in favore dell'imputato..
La lettera di Concetto Marchesi
All'articolo di Gentile rispose l'umanista Concetto Marchesi con un articolo dal titolo "Rinascita fascista e concordia di animi" pubblicato il 24 febbraio 1944 sul quotidiano socialista luganese "Libera Stampa", nella cui introduzione, ad opera della redazione del giornale, si definiva quello di Gentile un «appello per una impossibile unione degli Italiani sotto l'insegna del neofascismo». Circa l'appello di Gentile per la rinascita dell'Italia fascista dopo l'armistizio, Marchesi scrisse:.
L'articolo venne ripreso da vari fogli clandestini e nella versione pubblicata in marzo nel numero 4 de La Nostra lotta, principale organo del PCI nell'Italia occupata dai tedeschi, il finale apparve modificato in tal modo:.
Nel novembre 1968 Girolamo Li Causi depositò presso l'Istituto Gramsci di Roma una "nota di carattere riservato", in cui si assumeva la responsabilità di aver sostituito le ultime frasi dello scritto di Marchesi. Precisamente affermò di essere l'autore degli ultimi due periodi della versione modificata, cioè del testo che va dalle parole "La spada non va riposta" in poi, mentre non si attribuì la paternità del periodo precedente, anch'esso mutato rispetto all'articolo originale di Concetto Marchesi..
L'elogio di Gentile a Hitler Il 19 marzo, durante la commemorazione di Giambattista Vico innanzi all'Accademia d'Italia, Gentile tenne un discorso in favore della prosecuzione della guerra a fianco dell'Asse, giustificando l'occupazione tedesca e contrapponendo alla figura del re, colpevole di aver consegnato il paese al nemico, quelle di Mussolini e di Hitler:..