La chiesa della Santissima Trinità è un edificio religioso in stile barocco situato nel centro storico di Crema, in provincia di Cremona.
Storia I primi secoli La prima notizia dell'esistenza di una chiesa dedicata alla Santissima Trinità a Crema è una bolla pontificia datata 16 marzo 1095, firmata da papa Urbano II. Vi sono elencati 133 monasteri posti sotto la giurisdizione dell'abbazia di Cluny; tra questi vi sono anche tre monasteri cremaschi: San Pietro presso Ombriano, San Pietro di Madignano e il monastero della Santissima Trinità di Crema, tutte obbedienze del monastero di San Paolo d'Argon..
Dunque in quell'anno esisteva già una chiesa e un monastero, certamente non anteriore al 920, anno in cui fu introdotto il culto alla Santissima Trinità a cura di Stefano, vescovo di Liegi; verosimilmente, la chiesa potrebbe essere sorta tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo.; impossibile sapere anche quando vi si stanziarono i cluniacensi; un legame diretto con l'abbazia di San Paolo d'Argon è certamente avvenuto dopo l'anno di fondazione del monastero bergamasco per volontà di Ghisalberto nel 1079.
Altri documenti noti risalgono alle bolle di papa Callisto II (1120 e 1121) e papa Onorio II (1125), nelle quali vengono elencate le cappelle e le chiese dipendenti da San Paolo d'Argon, mentre in seguito sappiamo della cessione di beni a Ombriano, Bagnolo Cremasco, Capergnanica e Chieve, conservando comunque il controllo sulla chiesa cittadina.
La chiesa probabilmente andò distrutta (e in seguito ricostruita) dopo l'assedio di Crema del Barbarossa nel 1159/1160: infatti, una bolla di papa Alessandro III risalente all'anno 1178 elenca le dipendenze di San Paolo d'Argon, citando anche quelle non più di pertinenza, ma non vi è menzionata la Santissima Trinità.. Durante la ricostruzione della città (1185-1199) l'area in cui sorgeva la chiesa veniva inclusa nell'allargamento dell'area protetta; iniziava a essere documentata una seconda chiesa dedicata al Santo Sepolcro, collocata esternamente alle difese., probabilmente costruita per provvedere al supporto spirituale degli abitanti residenti nella campagna appena fuori Porta Ombriano..
Il monastero fu abitato dai monaci cluniacensi, forse fino a prima dell'anno 1314.: infatti, in un documento datato 9 luglio 1314 è riportato il nome del parroco secolare di San Sepolcro, Fasano da Lodi, risiedente, tuttavia, presso la Santissima Trinità. Pure le successive citazioni dei parroci di San Sepolcro narrano della caratteristica di risiedere in un'abitazione adiacente alla chiesa urbana..
Un lascito testamentario del nobile Venturino Gambazocca, datato 1393, permetteva di accantonare denaro per una riedificazione della chiesa: i motivi li deduciamo dallo storico Terni, che descrive l'edificio come caduta gesa, citando l'anno 1407. Nel 1402, nell'ambito delle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline, Giovanni Antonio Marchi, ritenuto il capostipite di una nobile famiglia cremasca, dall'edificio della chiesa, probabilmente diroccata,sparò un colpo di spingarda in direzione del castello di Porta Ombriano, ferendo gravemente il capo dei ghibellini bergamaschi Gentilino Soardo, venuto in soccorso ai cremaschi..
Dal 1462 la chiesa divenne la sede della parrocchia, in sostituzione della chiesa di San Sepolcro, mentre nel 1466 il monastero di San Paolo d'Argon fu trasformato in commenda, affidandola al primo commendatario monsignor Giovanni Battista Colleoni, protonotario apostolico e canonico della cattedrale di Bergamo.. Questi, nel 1477, si trovò davanti alla prima emergenza per la chiesa cremasca: per le conseguenze di un'eccezionale nevicata l'edificio crollò di nuovo; quindi, con atto datato 30 giugno 1479, si affidava al mastro muraro Giuliano Ogliari il progetto della nuova edificazione, terminata nel 1486..
Monsignor Colleoni incentivava il trasferimento a Crema, nella vicinia degli Spoldi, delle monache benedettine cluniacensi, fino al 1489 residenti a San Fabiano, presso Farinate, un luogo probabilmente ritenuto insicuro e periferico, soggetto a scorribande di eserciti. Le monache, essendo cresciute di numero, chiesero e ottennero nel 1493 di occupare lo spazio del convento della Santissima Trinità.
Nel 1498 monsignor Colleoni rinunciava alla commenda, che venne quindi ceduta al monastero cassinese di Santa Giustina di Padova. Le monache, non avendo più referenti benedettini,nel 1507 ottennero da papa Leone X la trasformazione in monache domenicane.; quindi fecero costruire un nuovo convento nell'area a nord dell'antico centro storico, inglobata nelle nuove mura venete, e vi si stabilirono dopo il 1520.. Le varie proprietà dell'ex commenda, invece, furono assegnate alle diocesi e trasformate in benefici semplici..
Dalla ricostruzione settecentesca ad oggi Fin dall'anno 1515 era attivo il Consorzio del Santissimo Sacramento, una confraternita che promuoveva il culto dell'eucaristia, ma svolgeva anche ruoli amministrativi e finanziari accrescendo nel tempo di importanza, nominando al suo interno "sindaci" e "priori".. Nel 1736 stanziarono la somma di 45.000 Lire venete per far edificare una nuova chiesa affidando il progetto all'architetto Andrea Nono; l'anno successivo iniziarono i lavori di demolizione e riedificazione; tuttavia, durante la costruzione prendendo atto dell'inadeguatezza del precedente campanile nel 1738 fu deliberato e affidato l'incarico all'architetto Nono della costruzione di una nuova torre.
La chiesa fu terminata e consacrata nel 1740 mentre l'anno successivo fu completato il campanile; i costi finali lievitarono a 89.000 Lire venete sia a causa della costruzione della nuova torre campanaria sia per l'aggiunta dei numerosi marmi utilizzati all'interno dell'aula. Non mancò anche un contenzioso con l'architetto Nono cui si risolse tramite un accomodamento..
Seguirono nel corso del XVIII secolo le decorazioni interne affidate ai fratelli Galliari, quindi le affrescature ed il completamento degli allestimenti degli altari.. Risale al 1783 il montaggio dell'organo a cura della famiglia Serassi (che riassettò lo strumento anche negli anni 1835 e 1840). L'organo attuale, tuttavia, veniva costruito dalla ditta Benzi e Franceschini nel 1909 e restaurato dalla ditta Inzoli nel 2006..
Le bussole dei due ingressi furono realizzate da Antonio Antolini nel 1803, mentre al 1830 risalgono i due pulpiti di Giovanni Annessa.
Nel 1822 vi veniva depositato il corpo di San Teodoro martire., il quale, come recita un quadretto esplicativo, proverrebbe dalla catacomba di Sant'Agnese in Roma e veniva portato a Crema dal padre barnabita Filippo Premoli nel 1761. Si tratta di un bambino ed è collocato in un'urna fusa nel 1923 in occasione del centenario della traslazione.
Significativi restauri conservativi furono intrapresi nel 1885, negli anni 1954-1958, nei bienni 1982-1983 e 2004-2005..
Nel 2018 veniva costituita l'unità pastorale con la parrocchia della Cattedrale.
Descrizione La chiesa della Santissima Trinità, che i cremaschi chiamano confidenzialmente Santa Trìnita (con l'accento sulla prima i.), si colloca in pieno centro storico parallelamente all'antica Contrada di Porta Ombriano, un antichissimo toponimo in uso fino al 1887 quando una delibera comunale ne mutò nome in via XX Settembre a ricordare l'entrata delle truppe italiane a Roma e la caduta del potere temporale del papa (20 settembre 1870)..
Esterno Esternamente è caratterizzata dalla peculiarità di avere due facciate; trovandosi in uno spazio ristretto tra abitazioni, Andrea Nono ideò questa soluzione per darle visibilità nel contesto urbanistico. Il disegno, tipicamente barocco, è piuttosto complesso: una trabeazione aggettante divide le due facciate in due ordini: in ognuno dei quali delle lesene con capitelli in finto cotto producono tre specchiature mistilinee. All'ordine inferiore, al centro, si aprono i due portali; ai lati della facciata lungo via XX Settembre si collocano in più delle nicchie che emergono da una base aggettante e provviste di mensole; nel catino è presente una conchiglia in finto cotto sovrastata da una cimasa e da un cartiglio con testa d'angelo..
I due portali sono simili ed eseguiti in pietra proveniente dalle cave di Osio e Brembate; presentano due colonne su basamento, capitelli compositi e pulvini; sostengono una mossa trabeazione con due basamenti, forse con l'intento mai realizzato di collocarvi delle statue. Al centro è posta una nicchia con volute, un catino con conchiglia e cimasa, sempre a volute, con festoni ai lati. Il portale laterale si differenzia perché in mezzo vi si apre una finestra affiancata da festoni e di forma ellissoidale e, sotto, un cartiglio con la scritta.:
Un alto zoccolo sostiene il secondo ordine, sempre con lesene in asse a quelle dell'ordine inferiore. La facciata principale presente nelle specchiature laterali due nicchie con cimasa e volto d'angelo. Al centro si apre la finestra con una cimasa mistilinea che contiene la data del termine della costruzione MDCCXL (1740). Nella facciata laterale, invece, si aprono tre finestre molto movimentate che contribuiscono a dare luce all'interno, con architravi arcuate, festoni e testine d'angelo..
Nel raccordo arcuato tra le due facciate troviamo dal basso verso l'alto: una specchiatura in rilievo, una finestra a ovulo mistilineo, una nicchia con cartiglio in finto cotto e testina zoomorfa. All'ordine superiore troviamo ancora una nicchia.
Molto elaborati anche i due timpani; quello della facciata principale è triangolare, diviso in tre campi con nicchia centrale; sostiene quattro pilastrini con pinnacoli a forma di anfora in pietra arenaria e ceppo gentile. All'apice emerge una cuspide con la croce.
Diverso il timpano della facciata laterale, di forma mistilinea; al centro è murato un bassorilievo (sempre in finto cotto) con il simbolo della Trinità: un triangolo raggiato con l'occhio di Dio. Due i pinnacoli con al centro la croce.
Il campanile
È collocato sul lato destro, racchiuso tra la chiesa ed alcune sue pertinenze; ne fu deciso il rifacimento durante la ricostruzione dell'edificio per mantenere la stessa coerenza stilistica. Presenta una base quadrata di circa 3 metri per lato ed è alto 37 metri, esclusa la statua del Redentore..
È diviso in due ordini: quello inferiore, alto pressappoco quanto la chiesa, presenta delle specchiature, cinque sul lato prospiciente via XX settembre; sui lati est e sud, al centro si aprono delle finestre di forma mistilinea, mentre alla quarta specchiatura, solo sul lato meridionale, è collocato il quadrante dell'orologio del diametro di circa 2,30 metri.
Una cornice aggettante introduce al secondo ordine, quello con la cella campanaria che riprende lo schema estetico della facciata con lesene dotate di basamento e capitello le quali sorreggono una trabeazione tripartita, sagomata centralmente. Le aperture, pure di forma mistilinea, sono provviste di balaustre.
Sopra si colloca un basamento con pinnacoli che sorregge un corpo circolare decorato da motivi a tutto sesto e terminante da una ringhiera in ferro che circonda una copertura in rame curvilinea. All'estrema sommità il Redentore è sorretto da un perno che permette di girarsi secondo la direzione del vento; è in rame sbalzato con un braccio alzato, mentre l'altro sorregge vicino al corpo il globo.
Interno La pianta La chiesa è a navata unica, di forma rettangolare con le dimensioni di circa 27 per 17 metri.. È divisa in tre campate con altrettante cappelle arcuate (quella centrale destra contiene la bussola dell'ingresso laterale e l'organo), sopra le quali sorgono i matronei con arco ribassato e balaustra.. Le cappelle sono molto elaborate, con complesse profilature e cornici con cartiglio centrale. Al centro della forma dell'aula si innesta il vano del presbiterio, molto più stretto e basso con abside piana.
Parete sinistra