Il concerto per pianoforte e orchestra n. 18 in Si bemolle maggiore K 456, conosciuto anche come concerto Paradis, fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 30 settembre 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Storia Contesto Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785..
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
Composizione, prima esecuzione e pubblicazione La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 18 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 30 settembre 1784. A differenza dei concerti per pianoforte precedenti, che Mozart compose prevalentemente per sé stesso, questo lavoro è tradizionalmente associato alla pianista viennese Maria Theresia von Paradis, divenuta cieca all'età di tre anni. Considerata una virtuosa del pianoforte, la Paradis ebbe fra i suoi maestri Antonio Salieri e intraprese un'intensa attività concertistica internazionale. Il suo repertorio comprendeva, secondo le testimonianze dell'epoca, oltre sessanta concerti per pianoforte imparati a memoria.
Non è chiaro per quale motivo Mozart abbia scritto un concerto per lei, ma è probabile che sia stata la stessa Paradis a chiederglielo, dal momento che stava programmando una tournée concertistica relativamente lunga e aveva bisogno di nuove composizioni. L'ipotesi che Mozart abbia composto il concerto per la Paradis è inoltre collegata a una testimonianza di Leopold Mozart. In una lettera del 14 febbraio 1785, infatti, Leopold riferì alla propria figlia Maria Anna di aver ascoltato alla Mehlgrube di Vienna un concerto che Wolfgang aveva composto proprio per la Paradis: «Domenica sera ci fu il concerto tenuto dalla cantante italiana Laschi, che ora sta per ripartire per l'Italia. Cantò due arie. Ci fu un concerto per violoncello, un tenore e un basso cantarono un'aria ciascuno e tuo fratello eseguì uno splendido concerto che aveva scritto per la Paradis a Parigi. [...] Mentre tuo fratello stava uscendo, l'imperatore gli fece un inchino con il cappello in mano e gli gridò: "Bravo, Mozart!"».
La Mehlgrube era un edificio situato nella piazza Neuer Markt: il piano terra ospitava un ristorante, mentre la grande sala al primo piano veniva affittata per concerti, balli e banchetti. In salette adiacenti più piccole venivano serviti cibi e bevande ed erano disponibili tavoli da gioco. La testimonianza di Leopold Mozart costituisce il principale fondamento dell'associazione dell'opera con Maria Theresia von Paradis. Tuttavia, non esistono prove documentali che la Paradis abbia mai eseguito questo concerto. Anzi, la cronologia rende problematica l'ipotesi di una sua esecuzione perché il concerto fu completato il 30 settembre 1784 a Vienna, mentre la Paradis stava lasciando Parigi proprio in quel periodo per continuare la sua tournée a Londra. Il musicologo Hermann Ullrich, ad esempio, riteneva difficile che il concerto potesse essere stato scritto per lei affinché lo eseguisse a Parigi. La stretta vicinanza delle date, tuttavia, non esclude che questo concerto fosse destinato proprio alla Paradis: il musicologo Richard Maunder ha ipotizzato che Mozart possa averlo spedito a Parigi e che il manoscritto le fosse poi stato inoltrato a Londra, dove la Paradis arrivò nel novembre 1784. Il collegamento con la pianista rimane pertanto una supposizione storicamente plausibile, ma non definitivamente comprovata. Nonostante ciò, il suo nome è rimasto tradizionalmente associato alla composizione, che viene spesso indicata con il soprannome di concerto Paradis.
Non è noto in che misura Mozart suonò nuovamente questo concerto dopo la prima esecuzione. Dal suo epistolario, tuttavia, si ricava che il compositore cercò di far conoscere i concerti anche al di fuori di Vienna, apparentemente in vista di un possibile impiego. A questo scopo, l'8 agosto 1786 inviò a Sebastian Winter, ciambellano del principe Giuseppe Maria di Fürstenberg a Donaueschingen, una lettera con, allegata, una lista con gli incipit di dodici delle sue ultime composizioni (le sinfonie n. 33, 34, 35 e 36, la sonata n. 33 per violino e pianoforte, il trio per pianoforte n. 2, il quartetto per pianoforte n. 1 e i concerti per pianoforte e orchestra n. 16, 17, 18, 19 e 23), in modo che il principe potesse scegliere le opere di suo gradimento e che Mozart, dopo aver ricevuto il pagamento, potesse poi inviargli le partiture complete.
L'11 settembre 1786 Winter rispose indicando che, fra gli incipit proposti, il principe aveva scelto tre sinfonie (le n. 33, 34 e 36) e tre concerti per pianoforte e orchestra (i n. 16, 19 e 23). Il successivo 30 settembre Mozart scrisse nuovamente a Winter informandolo che le composizioni sarebbero state spedite il giorno successivo. Nella stessa lettera il compositore, riguardo al concerto per pianoforte e orchestra n. 23, diede un consiglio sulla prassi esecutiva: «Il concerto in La maggiore comprende due clarinetti. Qualora non aveste questi strumenti alla vostra corte, un abile copista dovrebbe trasporli nella tonalità richiesta, nel qual caso il primo dovrebbe essere suonato da un violino e il secondo da una viola».
Da una lettera di Leopold Mozart a sua figlia Maria Anna del 12 marzo 1785 si ricava che, in occasione delle esibizioni a Vienna, Wolfgang suonava il proprio fortepiano personale, che veniva trasportato di volta in volta dalla sua abitazione al luogo del concerto. La stessa lettera attesta inoltre che lo strumento era provvisto di una pedaliera separata, collocata sotto il fortepiano e presumibilmente impiegata per rinforzare la linea del basso: «Da quando sono qui, il fortepiano di tuo fratello è stato trasportato almeno dodici volte da casa a teatro o in un'altra abitazione. Si è fatto costruire una grande pedaliera per il fortepiano, che sta sotto lo strumento; è più lunga di tre spanne rispetto alla cassa ed è straordinariamente pesante. Ogni venerdì viene portata alla Mehlgrube ed è stata trasportata anche dal conte Cziczi e dal principe Kaunitz».
Il manoscritto autografo venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Successivamente il concerto venne venduto dagli eredi di André alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove rimase fino al 1941, anno in cui un grande numero di manoscritti fu trasferito fuori città per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il concerto venne custodito per alcuni anni presso la Westdeutsche Bibliothek di Marburgo per poi ritornare a Berlino, dove si trova tuttora. La Biblioteca di Stato della capitale tedesca ne ha reso disponibile online una copia interamente digitalizzata. Il concerto per pianoforte e orchestra n. 18 circolava già in numerose copie manoscritte prima che Johann Anton André acquistasse l'autografo da Constanze Mozart nel 1799. La prima edizione a stampa, basata pertanto su una copia manoscritta allora disponibile e non sull'autografo, fu pubblicata nel 1792 da André a Offenbach sul Meno.
Strumentazione La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Archi: violino 1° e 2°, viola, violoncello. Legni: un flauto, oboe 1° e 2°, fagotto 1° e 2°. Ottoni: corno 1° e 2°. Solisti: un pianoforte (originariamente un fortepiano).
Struttura e analisi
Il concerto è formato da tre movimenti: Allegro vivace, in Si bemolle maggiore, tempo 4/4. Andante un poco sostenuto, in Sol minore, tempo 2/4. Allegro vivace, in Si bemolle maggiore, tempo 6/8.
L'esecuzione integrale dura circa 30 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, tuttavia, Mozart mise per iscritto le cadenze solistiche per il primo e per il terzo movimento. Addirittura, fornì due cadenze alternative per il primo movimento, forse per offrire all'esecutore una scelta adatta al proprio gusto e al proprio livello tecnico. La scrittura orchestrale attribuisce un ruolo significativo ai fiati, che partecipano frequentemente al discorso musicale in dialogo con il solista. Il fortepiano, caratterizzato da una sonorità più contenuta rispetto al pianoforte moderno, è integrato nell'organico attraverso un'alternanza di interventi solistici e cameristici con le diverse sezioni dell'orchestra.
Tale impostazione contribuisce a una marcata interazione fra il solista e gli strumenti a fiato. La distribuzione delle parti strumentali è particolarmente evidente già nelle misure iniziali, nelle quali il materiale tematico presentato dagli archi viene ripreso e sviluppato dai legni. Nel corso del concerto il pianoforte dialoga inoltre con i singoli strumenti e con piccoli gruppi dell'orchestra, anziché limitarsi a svolgere una funzione esclusivamente solistica accompagnata dal tutti orchestrale. Questa concezione dell'organico conferisce alla partitura caratteristiche riconducibili alla scrittura concertante e cameristica tipica della produzione viennese di Mozart.