In passato ha lavorato per l'organizzazione di ricerca e soccorso Sea-Watch.In Italia Carola Rackete è nota per la vicenda della Sea-Watch 3, ma è anche un'attivista per la lotta al cambiamento climatico. È diventata nota a livello internazionale quando, nel giugno del 2019, al comando della nave da salvataggio Sea-Watch 3 con 42 migranti a bordo, decise di forzare il blocco imposto al porto dell'Isola di Lampedusa e fu arrestata con l'accusa di resistenza a una nave da guerra e tentato naufragio.
Biografia Nata a Preetz, vicino a Kiel, con i genitori ha vissuto a Heikendorf per due anni; "Poi siamo andati in giro per il mondo e alla fine siamo finiti ad Hambühren", vicino a Celle, dove si è diplomata nel 2007, racconta sua madre. Il padre Ekkehart è stato tenente-colonnello nella Bundeswehr, nella quale si è occupato per trent'anni di elettronica, di spionaggio elettronico (ELINT), esplosivi e sminamento, ambito navale, protezione balistica e simili. Dopo il congedo dall'esercito ha lavorato in varie industrie, Tag Krefeld e GTC di Celle, che si occupano di produzioni per l'esercito; fino a metà del 2013 è stato consulente presso la "Dr. Fehr GmbH" che opera nel "settore sicurezza e investigazioni".
Carola Rackete ha studiato alla Jade Hochschule, una scuola navale a Elsfleth, conseguendo una laurea in scienze navali e trasporti marittimi nel 2011. Essendo allora miope, per poter essere ammessa in quella scuola, si sottopose a un'operazione con il laser. Il Bachelor in Scienze nautiche presso la Jade University corrisponde ai requisiti necessari per la licenza di capitano dell'Agenzia Federale Marittima e Idrografica della Germania, che viene poi acquisita solo sulla base dell'esperienza professionale. Nel 2018 ha conseguito un master in "conservation management" presso la Edge Hill University, a Ormskirk, in Inghilterra, che ha completato con un master Parla quattro o cinque lingue straniere.
Per un breve periodo di tempo ha lavorato come volontaria per la tutela dell'ambiente all'interno della Riserva naturale di Kronockij, nella penisola della Kamčatka. Prima e durante gli studi, ha lavorato come Primo ufficiale di coperta sulle navi da ricerca Polarstern dell'Istituto Alfred Wegener per la ricerca marina e polare (AWI) e Meteor gestite dall'Università di Amburgo. Sempre per l'AWI ha navigato per due anni in spedizioni scientifiche in Artide e Antartide.
In seguito è stata responsabile della sicurezza per Silversea Cruises, una linea di crociere di lusso con sede nel Principato di Monaco. Ha poi lavorato come secondo ufficiale su navi di proprietà di Greenpeace e British Antarctic Survey. Nel 2018 prese parte alle ricerche di naufraghi a bordo del Colibri, un aereo dell'ONG francese Pilotes volontaires che dal gennaio di quell'anno conduceva ricerche in acque internazionali al largo della Libia, dove, dal 2014, circa persone erano morte nel tentativo di raggiungere l'Europa. A partire da giugno 2019, Rackete è diventata capitano della Sea-Watch 3, una nave di 645 tonnellate di stazza che batte bandiera olandese.
Il 17 luglio 2023 ha annunciato la candidatura alle successive elezioni per il parlamento europeo con la lista Die Linke. Nel novembre 2023 la decisione è stata confermata in via ufficiale sia dall'interessata sia dal partito.
Eventi di giugno e luglio 2019 Il 12 giugno, la nave raccolse 53 migranti nel Mediterraneo al largo della costa libica. La Sea-Watch 3 respinse un'offerta di attracco a Tripoli, considerata destinazione non sicura dall'UE e dalle organizzazioni umanitarie, e si diresse a Lampedusa, dopo che le era stato rifiutato di attraccare a Marsiglia. Secondo una mappa che fu pubblicata, e anche da un rapporto del Süddeutsche Zeitung e di altre ONG, questo era il porto sicuro più vicino secondo la legge marittima.
Il 14 giugno, l'Italia chiuse i suoi porti alle navi di salvataggio dei migranti. Il ministro dell'interno italiano Matteo Salvini rifiutò di consentire l'attracco della nave fino a quando altre nazioni europee non avessero accettato di prendere in carico i migranti. Si appellò al decreto-legge noto come “decreto Sicurezza Bis” che era stato approvato l'11 giugno 2019 dal Consiglio dei Ministri del Governo guidato da Giuseppe Conte, su proposta dello stesso Presidente del Consiglio e del Ministro dell’interno Matteo Salvini. Alla redazione del testo aveva contribuito attivamente Matteo Piantedosi, allora capo di gabinetto di Salvini. Il decreto attribuiva al Ministro dell’interno il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale. Dieci migranti, compresi bambini, donne in gravidanza e malati, furono comunque autorizzati a sbarcare. Il 28 giugno, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo e Portogallo si offrirono di accogliere i migranti. Il 29 giugno, senza autorizzazione, Rackete decise di attraccare, adducendo a motivazione il fatto che, a suo giudizio, i passeggeri fossero esausti. Rackete fu arrestata dalle autorità italiane dopo l'ormeggio e le furono contestati i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a navi da guerra. Salvini la accusò di aver tentato di affondare una motovedetta italiana che stava cercando di intercettarla e con cui la sua nave si era scontrata, definendo l'incidente un atto di guerra e chiedendo l'intervento dei Paesi Bassi. Il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte "si precipitò per affrontare la questione" al vertice del G20 del 2019 a Osaka. La Germania protestò per l'arresto. Gli appelli di crowdfunding in Italia e Germania avevano raccolto oltre un milione di euro dal 1º luglio per la difesa legale della Sea-Watch. Fortune definì la Rackete il "volto nuovo e fresco" della crisi europea dei migranti.
La Sea-Watch 3 aveva un equipaggio in maggioranza tedesco ma navigava con bandiera olandese, Nei Paesi Bassi, il principale partito governativo, Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), dichiarò che le ONG che deliberatamente e senza permesso raccolgono persone dovrebbero essere condannate per agevolazione della tratta di esseri umani. Il portavoce, Jeroen van Wijngaarden, dichiarò: "In realtà non sono un servizio di salvataggio ma un servizio di traghetto". All'interno del governo olandese di coalizione fu raccolto anche il sostegno del CDA (Appello Cristiano Democratico), mentre nel parlamento olandese c'era sostanzialmente una maggioranza a sostenerlo, ma gli altri due partiti della coalizione di governo hanno protestato fortemente contro quella affermazione.
Rackete trascorse quattro giorni agli arresti domiciliari, ma fu liberata dopo una sentenza del tribunale (GIP Alessandra Vella), che dichiarava non avesse infranto alcuna legge e che avesse agito per proteggere la sicurezza dei passeggeri. La procura di Agrigento fece ricorso in Cassazione contro la scarcerazione. L'avvocato di Rackete intentò una causa contro Salvini per diffamazione sui social media, sostenendo avesse incitato i suoi seguaci a minacciarla. Il consiglio comunale di Parigi, il 12 luglio 2019, annunciò che i due capitani della Sea-Watch 3, Pia Klemp e Carola Rackete, avrebbero ricevuto la medaglia della città di Parigi, il massimo riconoscimento della capitale francese, per aver salvato i migranti in mare, in quanto i due capitani simboleggiavano "la solidarietà per il rispetto della vita umana". Entrambe rifiutarono l'onorificenza, definendo questa decisione "ipocrita". Pia Klempt, in una dichiarazione, si è cosi espressa: "Mi vuoi assegnare una medaglia... perché i nostri equipaggi lavorano quotidianamente per salvare i migranti da condizioni difficili. Allo stesso tempo, la tua polizia porta via le coperte alle persone che costringe a vivere per strada mentre reprime le proteste e criminalizza le persone che difendono i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo."
A luglio 2019 Rackete finisce sotto inchiesta da parte delle autorità italiane per possibili attività criminali in relazione a migranti privi di documenti, un'accusa che prevede una condanna fino a 15 anni di carcere. Nel gennaio 2020 la Corte suprema di cassazione italiana stabilì che il rilascio da parte del Gip era legittimo e che Rackete non avrebbe dovuto essere arrestata.
Aspetti legali Il 25 giugno 2019, una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) respinse la "misura provvisoria richiesta dai ricorrenti nel caso di Rackete e a. "v. Italia”), con cui i richiedenti volevano ottenere un permesso di attracco in Italia attraverso la CEDU, poiché a quel tempo non esisteva un "rischio diretto di danno irreparabile".Documento ECHR 240 (2019) del 25.06.2019 Corte di Strasburgo. La Corte decide di non emettere un provvedimento provvisorio che conceda ai richiedenti l'autorizzazione allo sbarco in Italia dalla nave Sea-Watch 3. Comunicato stampa dei Funzionari della Corte di giustizia europea del 25 giugno 2019 (PDF, in inglese) a: Rackete e a. v. Italia, domanda n. 32969/19, ai sensi dell'articolo 39 del Regolamento della Corte, entrambi sul sito web della CEDU, consultati il 1º luglio 2019. Il 28 giugno 2019 la procura italiana avviò un'indagine. Di conseguenza, la capitana avrebbe potuto rischiare una multa fino a euro per aver ignorato la chiusura del porto, per essere entrato in acque territoriali italiane e per "aver usato la forza contro una nave da guerra", e una condanna da tre e fino a dieci anni di carcere. Il giudice esaminatore respinse i motivi di detenzione il 2 luglio 2019 sotto tutti gli aspetti, compreso il fatto, tra l'altro, che la motovedetta italiana della Guardia di Finanza non era una nave da guerra. Spiegarono inoltre che l'entità della collisione con la motovedetta ormeggiata al molo della banchina era stata esagerata nell'illustrazione. Il Giudice per le indagini preliminari ha stabilito, il 2 luglio 2019,che le navi delle ONG non violano le leggi con le loro attività di salvataggio e quindi non possono essere soggette a sanzioni.
Nel gennaio 2020 la Corte di cassazione ha alla fine rigettato il ricorso del pubblico ministero contro la liberazione della capitana Carola Rackete. Nella motivazione, la Cassazione affermò che l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro.L'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare stabilisce: "Ogni Stato obbliga il capitano di una nave che batte la sua bandiera (...) a fornire assistenza a chiunque sia in pericolo di morte in mare [e] a soccorrere le persone in difficoltà il più presto possibile". Alla navigazione si applicano anche altri accordi internazionali, che obbligano a fornire assistenza. Questi comprendono la Convenzione internazionale del.1974 per la protezione della vita umana in mare e la Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo del 1979. Questi accordi erano firmati e ratificati da tutti gli attori statali coinvolti nella vicenda: dai Paesi Bassi, sotto la cui bandiera la Sea-Watch 3 stava navigando dalla Germania, come sede dell'organizzazione Sea-Watch dall'Italia, che si è quindi impegnata nel salvataggio in mare. Oliver Diggelmann, professore di diritto internazionale all'Università di Zurigo, in un'intervista convessa alla Neue Zürcher Zeitung, ha cosìdichiarato: "Secondo i fatti noti, l'ingresso forzato a Lampedusa non è chiaramente coperto dal diritto internazionale". L'Italia è obbligata a consentire alle navi di salvataggio di entrare nei suoi porti solo se qualcuno a bordo è in pericolo mortale e questo pericolo non può essere risolto a bordo.
Reazioni Sea Watch Un portavoce di Sea Watch ha giustificato la decisione della comandante di entrare nel porto: "È stato l'ultimo disperato tentativo di garantire la sicurezza delle persone".