Di buona famiglia è un romanzo scritto da Isabella Bossi Fedrigotti, pubblicato nel 1991 e vincitore del SuperCampiello.

Il libro è stato tradotto in greco moderno, sloveno, francese, spagnolo, polacco, e tedesco.

Trama Il romanzo è diviso in due parti: nella prima parla Clara in prima persona, nella seconda, parla Virginia.

Clara e Virginia sono due sorelle, cresciute in una severa famiglia borghese. Da tutti, Clara è ritenuta una creatura fragile, da proteggere, ligia alle regole. Al contrario, Virginia è ribelle verso l'ambiente soffocante della famiglia e passa per una persona senza scrupoli, che con le sue azioni ha condizionato, e forse rovinato la vita a Clara.

Nella prima parte, Clara ripercorre le vicende della vita in comune con la sorella; sa di essere invecchiata senza nulla di veramente suo, né un bene, né un male. Tollerata dai figli e nipoti della sorella, che l'assecondano (forse per interesse, ma non è certo), in un muto soliloquio, spiega alla sorella la sua versione dei fatti che hanno reso lei una sterile zitella, imbevuta di perbenismo, fino all'invecchiamento che almeno le consente qualche bizzarria.

Nella seconda parte, il muto soliloquio passa a Virginia. Anche lei ha una sua visione e versione dei fatti e lamenta l'ingiusto ruolo di pecora nera che le è stato incollato un giorno lontano, poco più che adolescente. Virginia ha portato con sé negli anni questo marchio di spregiudicatezza, ed ora, vedova e privata di un amore autentico e libero, è costretta a vedere che la sorella le sottrae con moine e lusinghe i figli e i nipotini.

Personaggi Clara: è la sorella minore, caratterialmente timida, dimessa e docile. Per ben due volte viene lasciata sola davanti all'altare dallo stesso, indeciso fidanzato. In età più matura ha una relazione con un dottore comunista di Milano. Da anziana si prende cura, insieme alla fedele governante Beppina, dell'antica dimora di famiglia, ricevendo ogni tanto i nipoti carnali di Virginia che vengono in visita solo per pregustare mobili, dipinti e pezzi d'argenteria che avranno in eredità. Virginia: è la sorella maggiore, caratterialmente esuberante, inquieta e ribelle. Sposatasi giovanissima, involontariamente si mette in situazioni equivoche con i due uomini amati da Clara, facendo sorgere sospetti di poca trasparenza, se non di malizia, nella sorella. Da anziana, pur vivendo sotto lo stesso tetto con Clara, è da quest'ultima emarginata e trascorre le sue giornate nei rimorsi e in oziosi rituali di bellezza.

Temi Il romanzo presenta una struttura bipartita: la stessa storia di famiglia e lo stesso rapporto tra sorelle sono narrati da due diversi, talora inconciliabili, punti di vista: se ne deduce che fatti oggettivi univoci non esistono, perché mutano la loro fisionomia in relazione alle percezioni e alle memorie soggettive. L'opera propone uno spaccato di una famiglia altolocata e conservatrice, nella quale i genitori conducono uno stile di vita patologicamente parsimonioso e dove tutti i membri sono compatti nel reprimere sfoghi emotivi o aperte conflittualità in nome del quieto vivere e della salvaguardia delle apparenze. Altro tema è l'incomunicabilità tra consanguinei, infatti la narrazione pare suggerire che solidarietà e alleanza possano esistere solo nel rapporto tra serva e padrona. Ricorrente, infine, è il tema dell'avidità, in quanto i personaggi sono tutti proiettati nel possesso dei beni materiali vissuti come compensazione dei vuoti affettivi e solo nelle contese ereditarie sembrano riuscire a risvegliarsi dalla loro inerzia morale.

Opere derivate Il Teatro Stabile di Bolzano ha prodotto l'adattamento teatrale a cura di Leonardo Franchini, per la regia di Cristina Pezzoli, interpreti Anna Maria Guarnieri e Magda Mercatali, in scena dal 5 ottobre 2006.

Edizioni Isabella Bossi Fedrigotti, Di buona famiglia, Milano, Longanesi, 1991.

Note

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