A Firenze esistono alcune colonne erette nel corso dei secoli come decorazione urbana e testimonianza di varie vicissitudini. Non sono molte come per esempio a Roma, ma ognuna è legata a un particolare avvenimento, reale o leggendario, della storia cittadina.
Colonna dell'Abbondanza
Chiamata anche colonna della Dovizia, la colonna dell'Abbondanza si trova in piazza della Repubblica. Nella Florentia romana in questo punto, nel foro, si incontravano il cardo e il decumano, quindi qui era lombelico della città. Sicuramente in questo punto esisteva una colonna di epoca romana della quale si persero comunque le tracce.
Nel 1430 fu eretta l'attuale colonna, con alla sommità la statua della Dovizia di Donatello, realizzata in pietra serena. Ormai logora, fu sostituita nel 1721 da un'altra simile, opera di Giovan Battista Foggini. Nelle fotografie ottocentesche, prima della demolizione del Mercato Vecchio, la colonna appariva inglobata in uno dei piccoli edifici usati come botteghe-laboratori, che ne nascondeva il basamento lasciando invece spuntare oltre il tetto la colonna con la statua. Durante gli sventramenti essa venne liberata e per un certo periodo tornò ad ergersi isolata nella piazza che veniva ricavandosi. In seguito al crollo di un braccio della statua, venne però smontata (1884): la colonna finì in un deposito vicino a Porta Romana, mentre il capitello e la statua furono riposti nel lapidario del Museo nazionale di San Marco.
Nel 1956 il Comitato per l'estetica cittadina, grazie ai fondi dell'Azienda di Turismo, rimise la colonna al suo secolare posto, facendo fare nell'occasione una copia della statua da Mario Moschi, mentre quella originale del Foggini venne collocata nel palazzo della sede storica della Cassa di Risparmio di Firenze in via Bufalini.
Colonna di San Zanobi
Si trova in piazza San Giovanni, quasi davanti alla porta nord del battistero di San Giovanni. È composta da un fusto in marmo cipollino sormontato da un albero in ferro e una croce. Fu eretta nel luogo in cui sarebbe avvenuto un miracolo legato al culto di san Zanobi: al passaggio delle reliquie del santo, che venivano traslate dalla vecchia cattedrale di San Lorenzo a quella nuova di Santa Reparata il 26 gennaio 429, un olmo secco, in pieno inverno, al solo contatto accidentale con il sarcofago, sarebbe miracolosamente rinverdito facendo spuntare delle tenere foglioline. Secondo la tradizione dall'originario albero fu scolpito un crocifisso oggi conservato nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri in via San Gallo.
Non conosciamo l'anno in cui fu eretta. Comunque fu atterrata dall'alluvione del 1333 e nuovamente eretta nel 1334A. Ciandella, San Zanobi, vita culto, reliquie, iconografia.; nel 1338 fu coronata con la croce; nel 1375 fu aggiunta un'iscrizione sul fusto che ricorda la leggenda di san Zanobi; nel 1501 cadde a terra la croce, durante i preparativi della festa di san Giovanni.Giuseppe Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri, 1754.
A poca distanza dalla colonna di San Zanobi sono presenti altre due colonne addossate in modo incongruo al battistero stesso. In realtà le due colonne di porfido, offerte da Pisa a Firenze come ringraziamento per l'aiuto offerto nel 1117 contro i Lucchesi, e conosciute anche come "colonne saracene", sono state a lungo posizionate libere nella piazza, ma a seguito di una rovinosa caduta, in cui si sono danneggiate, sono state collocate presso la facciata est del battistero, ai lati della porta del Paradiso di Ghiberti.
Colonna di Santa Felicita
Questa colonna in granito dell'isola d'ElbaGiovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, 1768. è tradizionalmente dedicata alle imprese di san Pietro Martire (fra' Pietro da Verona) contro gli eretici catariconfusi in alcuni testi con i patarini di due secoli prima. ed è situata davanti alla chiesa di Santa Felicita, nel luogo dove si sarebbe svolto svolse uno scontro tra le due fazioni, risoltosi a favore dei cattolici. L'avvenimento, comunque, non è documentato da fonti vicine ai tempi dei fatti e da molti viene indicato come possibile invenzione degli agiografi.
In realtà già i cronisti e le guide ottocentesche ne hanno ricondotto l'origine a un mausoleo che sorgeva nell'antico sepolcreto cristiano, qui attestato almeno dal V secolo d.C., e dal quale le monache di Santa Felicita avrebbero mutuato il proprio stemma, costituito appunto da una colonna sormontata da una croce con ai lati due palme simboleggianti il martirio. Nel 1484 fu posto a coronare il fusto un capitello con sopra una statua in terracotta invetriata raffigurante San Pietro martire, realizzata a spese di Amerigo de' Rossi, le cui case e torri si estendevano su via Guicciardini e sul lato della piazza della chiesa verso Ponte Vecchio. È quindi probabilmente solo da questa data che l'opera si legò al culto del santo, evidentemente particolarmente venerato dalla famiglia de' Rossi. Nel 1732 la statua cadde, rompendosi. L'anno successivo (1733) la perdita fu compensata collocando un'altra opera sempre commissionata dalla famiglia de' Rossi, questa volta in pietra ed eseguita da Antonio Montauti. Nel corso dell'Ottocento la scultura o venne rimossa o subì qualche accidente, comunque non fu più segnalata. Le mine collocate nella zona dall'esercito tedesco in ritirata nell'agosto del 1944 provocarono il crollo del monumento, successivamente in parte recuperato e ricomposto.
Attualmente la colonna si presenta posizionata su un ampio basamento circolare in pietra serena, il fusto liscio di granito (evidenti tre cerchiature in ferro a risarcire i danni del tempo e della guerra di cui una rotta e non più efficace), coronata da un capitello corinzio al di sopra del quale è la base che un tempo sosteneva la statua. Sempre sul capitello, intercalati alle foglie d'acanto, si ripetono quattro scudi con l'arme della famiglia Rossi. Sul fusto è poi l'iscrizione dedicatoria del 1733, oramai difficilmente leggibile.
Colonna della Croce al Trebbio Legata alla memoria dei medesimi eventi della colonna di Santa Felicita è pure la colonna che si trova al trivio (da cui "trebbio", appunto) dove si incrociano Via delle belle donne e Via del moro, sopra un antico pozzo; qui avrebbe avuto luogo un altro scontro fra le milizie dell'inquisitore domenicano Pietro da Verona e gli eretici catari.
Il monumento è costituito da un capitello rovesciato come base, sulla quale si eleva la colonna in granito dell'isola d'Elba - di fattura forse pisana - sormontata da un altro capitello in marmo e un'edicola con una piccola tettoia medievale, che contiene una croce in marmo a doppia immagine di Cristo, con sotto un'altra effigie bifronte di san Pietro Martire. Agli angoli sono posti i simboli dei quattro evangelisti (tetramorfo). Un'iscrizione latina alla base indica la data del collocamento e il motivo dell'impresa, specificando che questa croce venne posta qui nel 1338Giuseppe Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri, 1754, che ne fa risalire l'erezione al 1338 dall'esame dell'iscrizione sul capitello., in sostituzione di un'altra che vi avevano posto san Zanobi e sant'Ambrogio.
Colonna della Giustizia
La colonna della Giustizia si trova in piazza Santa Trinita ed è la più alta tra le colonne cittadine.
Il fusto Fu donata da papa Pio IV a Cosimo I e proviene dalla natatio (la piscina monumentale) dalle terme di Caracalla di Roma, scolpita in un pregiato granito orientale: è l'unica colonna integra pervenutaci da tale monumento.Giuseppe Lugli, Le Terme di Caracalla, Bardi Editore, Roma 1975 Si tratta di una grande colonna monolitica alta 11,17 metri e pesante circa 50 tonnellateGianluca Belli, Un monumento per Cosimo I de' Medici. La colonna della giustizia a Firenze in "Annali di architettura", n. 16, 2004., arrivata a Firenze dopo un lungo viaggio.
Il trasporto da Roma fino al mare fu fatto nell'estate del 1562, con gli uomini e i mezzi del cantiere di San Pietro, e presentò numerose difficoltà soprattutto nel tragitto durato oltre due mesi, dalle terme al porto sul Tevere fatto alla velocità di 120 metri al giorno. A sovrintendere al trasporto fu Giorgio Vasari che verificò la possibilità di caricarla sull'imbarcazione mandata da Cosimo I e probabilmente costruita per l'occasione. Dopo le operazioni, probabilmente molto complesse, per caricare la colonna, nell'inverno il barcone mosse verso Ostia e Civitavecchia, non senza molte difficoltà e poi prese il mare, rimorchiata da una galera che dovette sostenere anche uno scontro con due imbarcazioni turche, arrivando a Livorno nel mese di marzo 1563. Il tragitto sull'Arno, nella seconda metà di aprile, dovette avvenire con l'aiuto di un'imbarcazione più piccola probabilmente allestita per l'occasione e si dovette interrompere a Ponte a Signa “per non potere andare più innanzi Fiorenza colla scafa” a causa della ridotta portata del fiume. Dopo lunghe preparazioni con la supervisione di Bartolomeo Ammannati, verso la fine di luglio la colonna imbragata in un'incastellatura di legno detta "nizza", viene trainata lungo la via Pisana verso Firenze, con canapi fabbricati appositamente, da cavalli e buoi con l'opera di circa venti operai. La colonna arriva in piazza Santa Trinita il 26 settembre 1563, dopo oltre un anno di viaggio.
Dopo essere stata rimaneggiata dall'Ammannati, fu eretta nella collocazione finale nel 1565. Alla colonna convergono visivamente via de' Tornabuoni, via delle Terme e Borgo Santi Apostoli ed essa domina lo spazio della piazza con un senso del gigantismo del tutto nuovo per Firenze.
La statua della Giustizia Nelle intenzioni di Cosimo c'era la celebrazione della vittoria su Siena nella battaglia di Marciano (2 agosto 1554). Il punto dove è collocata infatti era quello dove il duca si trovava nel momento in cui ricevette la notizia della vittoria riportata dalle sue truppe sul ribelle Pietro Strozzi ed i suoi alleati senesi. Quando poi Cosimo venne nominato granduca fu aggiunta, alla base, l'iscrizione dedicatoria come Colonna della Giustizia e la sommità fu coronata nel 1581 dalla statua della Giustizia, in porfido rosso antico, di Francesco del Tadda e del figlio Romolo. Francesco del Tadda era diventato uno specialista nel lavorare il difficile e durissimo materiale, tanto che Vasari e Cellini gli attribuiscono la riscoperta delle antiche tecniche di lavorazione usate nel periodo classico. La statua è alta circa 6 braccia e realizzata assemblando insieme con perni metallici sei pezzi di porfido probabilmente proveniente anch'esso da Roma. Per scolpire La Giustizia nel durissimo materiale furono necessari ai Ferrucci ben undici anni, durante i quali la grande statua rimase in una loggia dei Bardi presso la chiesa di Santa Maria Sopr'Arno.Antonio Zobi, Notizie storiche sull'origine e progressi dei lavori di commesso in pietre dure chi si eseguiscono nell'I. e R. stabilimento di Firenze, 1853. Il modello della statua era dell'Ammannati, in quanto i Ferrucci erano scalpellini senza istruzione artistica (senza "disegno" come si diceva allora). Il bronzeo panneggio del mantello che copre le spalle della Giustizia, originariamente non era previsto. Fu applicato dall'artista soltanto a statua ultimata per rimediare ad un difetto alle spalle, che apparivano assai piccole rispetto al corpo, anche a causa del particolare punto di vista prospettico.
La gazza ladra Negli anni immediatamente successivi alla messa in opera della statua della Giustizia si verificò un curioso episodioFranco Ciarleglio, Lo struscio fiorentino, Edizioni Tipografia Bertelli, Firenze 2001, p. 133-135.: alcuni ragazzi che erano soliti giocare sul Ponte Vecchio, furono accusati di aver rubato alcune pietre preziose da alcuni banchi dei gioiellieri. I ragazzi si dichiararono innocenti; tuttavia furono diffidati dal rimettere piede sul ponte. Nonostante questo provvedimento, i furti continuarono.