La Madonna di Darmstadt (noto anche come Madonna di Jakob Meyer zum Hasen) è un dipinto di Hans Holbein il Giovane del 1526-28.
L'opera, completata a Basilea, mostra la figura del borgomastro di Basilea, Jakob Meyer zum Hasen, la sua prima moglie (morta in precedenza), la sua moglie attuale e le sue figlie attorno ad una composizione di Madonna con Bambino. Il significato delle due altre figure maschili presenti a sinistra, come del resto l'iconografia generale del dipinto, non appaiono ancora oggi interamente chiare. L'immagine testimonia l'assoluta fede cattolica del borgomastro, apertamente opposto alla Riforma protestante.
Il dipinto di Holbein fu certamente influenzato dalla pittura religiosa rinascimentale italiana, con elementi tipici della ritrattistica olandese dell'epoca. Già collocata a Darmstadt, da cui il nome, l'opera venne temporaneamente prestata allo Städelschen Kunstinstitut di Francoforte sul Meno dal 2004 al 2011. Dal 2012 si trova nella Johanniterkirche di Schwäbisch Hall.
Storia La commissione
Il motivo che diede all'ex sindaco di Basilea, Jakob Meyer, l'opportunità di commissionare il grande dipinto della Madonna di Darmstadt (146,5 × 102 cm) non ci è noto. Una delle motivazioni più plausibili è certamente la strenua fede cattolica di Meyer e la sua volontà di manifestarla. Al momento della creazione dell'opera, infatti, la Riforma protestante aveva prevalso a Basilea e Meyer era probabilmente inclinato a manifestare la sua opposizione al nuovo movimento religioso in città. Un'altra possibile ragione è che Meyer era stato in quel periodo accusato dal consiglio comunale della città, di fede calvinista, di essersi indebitamente appropriato di fondi pubblici; è di fronte a tale pericolo che Meyer avrebbe potuto voler ostentare la protezione di Maria o esprimere la sua gratitudine alla Madre di Dio per lo scampato pericolo di un'infamante accusa.C.Sylvia Weber: Maria breitet ihren Mantel aus…. In: Die Madonna des Bürgermeisters Jacob Meyer zum Hasen von Hans Holbein d. J. Swiridoff-Verlag, 2012, p. 12. L'anno di realizzazione si presume attorno al 1526/1528.Auge, S. 19; Sander: Zur Entstehungsgeschichte von Holbeins Madonnenbild …. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 34 e seguenti.
La forma della cornice insolita della pittura suggerisce il fatto che la pittura fosse inserita in un'architettura, come ad esempio la cappella del patrono presso il castello di Gundeldingen, alle porte di Basilea, ma non vi sono prove che il dipinto sia mai stato in quel luogo. Stephan Kemperdick presuppone che il dipinto sia stato concepito come parte di un monumento funebre della famiglia di Jakob Meyer all'interno di una chiesa di Basilea, forse la chiesa di San Martino. Questo dato sembra essere supportato dal fatto che effettivamente nella Martinskirche vennero sepolti dapprima la moglie di Jakob Meyer e poi sua figlia Anna e suo genero. Sembra quindi ragionevole ritenere che Meyer stesse progettando una tomba di famiglia in quel luogo. Questo dipinto fu tra quelli che scamparono all'iconoclastia voluta dalla Riforma protestante perché venne restituito ai proprietari dal delegato alla sicurezza cittadina Johannes Gerster nel 1528.Sander: Zur Entstehungsgeschichte von Holbeins Madonnenbild …. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 35.
Un gruppo di fotografie a raggi infrarossi e a raggi X del dipinto realizzate nel 1999 dal laboratorio del museo del castello di DarmstadtTannenholz laut Imdahl: Andachtsbild und Ereignisbild. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, S. 12 – die Bezeichnung des Gemäldes im Städel lautet dagegen Öl auf Lindenholz, der Katalog der Ausstellung Hans Holbein. Die Jahre in Basel (2006, S. 110) bezeichnet das Material mit Nadelholz (?)., hanno potuto dimostrare che solo la figura della Madonna col Bambino venne eseguita esattamente secondo quanto rilevato nel disegno preliminare. Su tutte le altre figure si sono trovate infatti correzioni della postura e del punto di vista, rifacimenti e migliorie. Queste indagini hanno inoltre dimostrato che i disegni del ritratti dei protagonisti della scena non vennero eseguiti prima dell'inizio dei lavori sul dipinto, come si pensava in precedenza, bensì in corso d'opera.Sander: Zur Entstehungsgeschichte von Holbeins Madonnenbild …. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 39 e seguenti.
Correzioni e rifacimenti
A occhio nudo si può vedere da subito come il disegno sia stato mutato dopo un suo primo completamento: in origine la figura di Anna Meyers si presentava coi capelli lunghi, come testimoniato da un disegno preparatorio eseguito dallo stesso Holbein. Il motivo del cambiamento di acconciatura è dato non solo dall'aspetto di maggiore eleganza e compostezza della figura, ma anche dal ruolo che essa rivestiva come ragazza da marito. Alle spalle della ragazza si trova la madre Dorothea Kannengießer e la defunta Magdalena Bär. Le due mogli del borgomastro sono rappresentate in maniera diversa, con la seconda moglie in origine contraddistinta da un ampio sottogola che le copriva gran parte del viso, ma che nel 1528 al ritorno di Holbein dal suo primo viaggio in Inghilterra, venne mutato con un più moderno costume che lasciava vedere più apertamente la bellezza delle fattezze del viso della nuova consorte del committente. L'aspetto della prima consorte venne lasciato immutato per sottolineare l'idea di vecchio, di sorpassato, per quanto ancora presente nella memoria e nel cuore di quanti l'avevano amata.Zander-Seidel: Des Bürgermeisters neue Kleider. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 55 e seguenti.z. B. von Imdahl: Andachtsbild und Ereignisbild. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 12.Sander: Zur Entstehungsgeschichte von Holbeins Madonnenbild …. In: Hans Holbeins Madonna im Städel. Ausstellungskatalog, 2004, p. 39, 40.
Classificazione nell'opera di Holbein
All'arrivo di Holbein a Basilea nel 1515, esisteva ancora un mercato fiorente di ritratti religiosi cattolici. Con l'avvento della Riforma in città nel 1520, le domande di opere di carattere religioso diminuì significativamente e lo stesso Holbein accettò commissioni sia da parte dei cattolici che da parte dei riformati. Molte opere andarono distrutte nel corso dell'ondata iconoclastica del 1529, ma opere di Holbein come la Madonna di Soletta, la Madonna di Darmstadt ed il Cristo morto nella tomba sono sopravvissute sino ai nostri giorni, lasciando un alone di mistero sulla loro funzione originaria.Stephan Kemperdinck: Retabel, Epitaphien, Orgelflügel – Gemälde für den religiösen Gebrauch. In: Hans Holbein. Die Jahre in Basel. Ausstellungskatalog, Basel 2006, S. 35–45.
La Madonna di Darmstadt del resto presenta molte similitudini con la Madonna di Soletta realizzata dallo stesso Holbein nel 1522. Entrambi i dipinti sono molto simili nelle loro dimensioni e nel particolare della forma arrotondata nella parte superiore e rettangolare in quella inferiore. A differenza però del dipinto successivo commissionato da Jacob Meyer, nella Madonna di Soletta Maria si trova seduta in trono con in braccio il Bambino, tra i santi Martino e Orso. I donatori sono presenti in quest'opera unicamente tramite i loro stemmi che sono "ricamati" sul tappeto, steso anche in questo caso sotto i piedi della Madonna. Il dipinto corrisponde in questo caso ad una Sacra Conversazione. La Madonna di Darmstadt, d'altra parte, si presenta molto più complessa nei suoi molteplici riferimenti iconografici.
Con il trasferimento definitivo in Inghilterra nel 1532, l'attenzione di Holbein si spostò verso la ritrattistica privata, lasciando i temi religiosi di sfondo.
Il dipinto nel mercato dell'arte
Dopo la morte di Jakob Meyer, sua figlia Anna ereditò il dipinto. L'immagine rimase di proprietà della famiglia fino al 1606, quando i discendenti di Anna Meyer vendettero il dipinto per 100 corone d'oro al diplomatico di Basilea Johann Lukas Iselin. Dopo la morte di questi nel 1626, il dipinto venne acquisito dal mercante d'arte di Amsterdam Michel Le Blon, che già possedeva diverse opere di Holbein, per la somma di 1000 lire imperiali. Presumibilmente per innalzare i propri profitti sul mercato dell'arte, Le Blon fece realizzare le prime copie del dipinto da Bartholomäus Sarburgh. Remigius Faesch II, un discendente di Anna Meyer, chiese a Sarburgh stesso di realizzare anche delle copie in particolare di Anna Meyer e del ragazzo. L'intento di Faesch era forse quello di completare una galleria di antenati per la propria casa. Le Blon vendette quindi l'originale per 3000 fiorini al banchiere Johannes Lössert di Amsterdam. Una copia del dipinto originale venne venduta anch'essa ad un banchiere di Amsterdam, il quale poi a sua volta la cedette ad un veneziano attorno al 1690; questo a sua volta lo lasciò in eredità a Giovanni Dolfin che lo espose nella propria galleria e dove diversi personaggi ebbero modo di testimoniarne la presenza nel corso dei loro Grand Tour. Nel 1743 il dipinto venne acquisito da re Augusto III di Polonia che lo pose nella Gemäldegalerie a Dresda.Bätschmann / Griener, p. 58–69.
L'originale passò da Lössert a Jacob Cromhout e venne messo all'asta nel 1709 insieme al suo palazzo. Successivamente il dipinto passò nelle mani dei duchi di Lorena e da lì al commerciante d'arte Alexis Delahante. Nel 1822 Delahante espose il dipinto nel salone di suo cognato, il compositore Gaspare Spontini, a Berlino. Il principe Federico Guglielmo Carlo, fratello del re Federico Guglielmo III di Prussia, decise di acquistare il dipinto come regalo di compleanno per sua moglie, la principessa Marianna d'Assia-Homburg. Il dipinto venne quindi dapprima trasferito nel palazzo della coppia a Berlino dove rimase appeso nel "Salone Verde" sino al suo trasferimento definitivo a Darmastadt nel 1852, dopo che la principessa Elisabetta di Prussia, che aveva sposato il principe Carlo d'Assia-Darmstadt, aveva ereditato l'opera d'arte, che quindi passò tra i possedimenti della famiglia dei granduchi d'Assia e del Reno.
Il dipinto venne rimosso dalla sua collocazione durante la seconda guerra mondiale nel 1943 e trasportato al castello di Fischbach, in Slesia, preservato fortunatamente dall'incendio del castello di Darmastadt del 1944. Nel febbraio del 1945, l'opera d'arte venne spostata a Coburgo appena prima dei raid aerei che colpirono l'area e poi venne riportata al castello di Wolfsgarten, nei pressi di Darmastadt.
Nel 1967, una riproduzione della copia di Dresda del dipinto era posta a decorazione delle stanze private del cattivo Blofeld nel film Agente 007 - Si vive solo due volte.
Originale e copia: la disputa di Holbein a Dresda