La Seconda Repubblica Spagnola, nota ai contemporanei semplicemente come Repubblica Spagnola (in spagnolo República Española), fu proclamata il 14 aprile 1931, contestualmente alla partenza per l'esilio di re Alfonso XIII, ed ebbe termine il 1º aprile 1939, in seguito alla vittoria nella guerra civile dei nazionalisti guidati da Francisco Franco.
Le elezioni generali si svolsero tre volte: il 28 giugno 1931 (vittoria socialista), il 19 novembre 1933 (vittoria del blocco conservatore) e il 16 febbraio 1936 (vittoria del Fronte popolare).
Proclamazione della Repubblica
Il 27 agosto 1930 le formazioni politiche repubblicane (sinistra, i radicali e destra liberale) siglarono un accordo politico (patto di San Sebastian) e nel dicembre 1930 costituirono un comitato rivoluzionario, come base per un futuro governo provvisorio di transizione dalla monarchia alla repubblica. Anche una parte dei militari si ribellò alla monarchia tra cui il tenente colonnello dell'aeronautica Ramón Franco (fratello del generale Francisco Franco) e il generale Gonzalo Queipo de Llano.
Nel febbraio del 1931, il presidente del consiglio, ammiraglio Juan Bautista Aznar-Cabañas incaricato dal re, si assunse la responsabilità di convocare le prime libere elezioni municipali, dopo la dittatura di Miguel Primo de Rivera (1923-1930), per valutare il supporto popolare alla monarchia, prima di indire le elezioni politiche generali con una nuova legge elettorale. Le elezioni municipali si tennero il 12 aprile 1931 e dettero uno storico risultato: anche se i partiti monarchici tradizionali avevano conseguito la maggioranza nelle zone rurali, i repubblicani risultarono vincitori in 41 capoluoghi di provincia (contro 8) e, soprattutto, avevano stravinto a Madrid ed a Barcellona. I sostenitori della Repubblica considerarono questi risultati come un plebiscito per la sua costituzione immediata. Il 14 aprile 1931 re Alfonso XIII si autosospese e partì immediatamente per l'esilio. La Repubblica venne proclamata nella località basca di Eibar. Nei giorni successivi la popolazione favorevole alla repubblica scese in piazza nelle principali città spagnole (Valencia, Siviglia, Oviedo, Saragozza, Barcellona) per manifestare la propria gioia. Il 14 aprile la Catalogna, per tramite dei suoi rappresentanti Lluís Companys i Jover e Francesc Macià dell'Esquerra Republicana de Catalunya, si era proclamata repubblica autonoma nell'ambito di uno Stato federale spagnolo e Macià fu nominato primo presidente della "Generalitat de Catalunya".
Subito dopo a Madrid si formò il governo provvisorio, che ebbe il sostegno della Guardia Civil guidata dal generale José Sanjurjo, con la presenza dei maggiori rappresentanti di tutte le forze politiche: per la destra liberal-repubblicana c'erano Miguel Maura e Alcalá Zamora; per i repubblicani di sinistra Manuel Azaña e Marcelino Domingo; per i radicali Lerroux e Martínez Barrio; per i socialisti Largo Caballero, Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos; per i nazionalisti catalani Nicolau d'Olwer e per i galiziani il repubblicano Santiago Casares Quiroga. Fuori dalla coalizione rimasero la destra monarchica, i nazionalisti baschi e la parte più estrema della sinistra (comunisti e anarchici).
Le violenze contro le chiese La vittoria repubblicana e la partenza del Re, accesero gli animi dei partiti e delle formazioni politiche radicali, socialiste, comuniste e anarchiche che fomentarono la popolazione contro la religione e la Chiesa cattolica spagnola, a seguito di esplicite manifestazioni di ostilità. Fin dalla nascita della repubblica, infatti, ampi settori della Chiesa spagnola si erano espressi contro il nuovo ordinamento istituzionale; tra questi l'arcivescovo di Toledo e primate di Spagna Pedro Segura, con un'infuocata pastorale del 7 maggio 1931Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 29 in cui ribadì il sostegno al re Alfonso XIIIA cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Ginevra, Edizioni di Cremille, 1971, p. 55. Il 10 maggio un circolo monarchico, formato soprattutto da ufficiali dell'esercito in calle Alcalà, fu assaltato e bruciato dalla follaHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 38. Nella notte tra l'11 e il 12 maggio 1931, nel corso di nuovi violenti tumulti guidati dagli anarchici quasi tutti inquadrati nella Confederación Nacional del TrabajoHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 40 furono assalite e incendiate numerose chiese, monasteri ed edifici religiosi a MadridArrigo Petacco, Viva la muerte, Milano, Le scie Mondadori, 2006, p. 11. Andò completamente distrutta la chiesa dei gesuiti di Calle de la flor I tumulti e gli assalti alle chiese si svilupparono anche in altre zone della Spagna come a Malaga, Siviglia e CadicePaul Preston, La guerra civile spagnola, Cles (TN), Oscar, 2011, p. 53. Il governo, oltre a decretare l'espulsione del vescovo SeguraA cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Ginevra, Edizioni di Cremille, 1971, p. 54, si rifiutò di far intervenire la Guardia Civil per porre fine agli assalti:
Gli scioperi e i primi provvedimenti In base a ciò che era stato concordato nel Patto di San Sebastián, il governo provvisorio indisse le elezioni delle Corti costituenti (Cortes) per il 28 giugno 1931.
La Repubblica dovette far fronte immediatamente ai conflitti sociali (scioperi proclamati dai sindacati anarchici della Confederación Nacional del Trabajo a Siviglia, a Barcellona, e nelle Asturie), contro cui il governo ricorse con l'utilizzo della Guardia Civil. Si ebbero in questa fase i primi morti.
Contemporaneamente si decise di adottare una politica riformatrice con carattere di urgenza che precedesse le elezioni. Fu avviata una serie di decreti ministeriali relativi alla riforma agraria in cui si faceva divieto ai proprietari terrieri di poter licenziare i propri coloni e di assumerne da altre municipalitàAntony Beevor, La guerra civile spagnola, Milano, BUR, 2006, p. 34. Si stabilirono inoltre le otto ore lavorative. Inoltre il nuovo ministro della Guerra Manuel Azaña procedette alla riforma dell'esercito riducendo a un anno la ferma, abolendo il grado di tenente generale e chiudendo il 30 giugno 1931 la "Academia Militar de Zaragoza" di cui era comandante Francisco Franco, ritenuta una roccaforte reazionariaPaul Preston, La guerra civile spagnola, Cles (TN), Oscar, 2011, p. 54. Gli ufficiali che si rifiutarono di giurare fedeltà alla Repubblica furono congedatiPaul Preston, La guerra civile spagnola, Cles (TN), Oscar, 2011, p. 55. Inoltre fu creata una formazione paramilitare denominata Guardia de Asalto da impiegare nelle grandi città, mentre la Guardia Civil fu destinata alle campagne e ai piccoli centri. La norma che più provocò disagio fra i militari fu quella che intendeva rivedere completamente le promozioni avvenute "per merito" durante la guerra marocchina di circa mille graduati.
Nel frattempo furono avviati colloqui con i rappresentanti della Generalitat de Catalunya, che il 14 aprile si era proclamata Repubblica Catalana nell'ambito di uno Stato federale spagnolo. Proclamando l'autonomia la Generalitat de Catalunya aveva violato gli accordi di San Sebastian.Antony Beevor, La guerra civile spagnola, Milano, BUR, 2006, p. 35 L'Esquerra Republicana de Catalunya di Francesc Macià, pur essendo legata alla sinistra, non raccoglieva la fiducia dei politici di Madrid che in essa vedevano forte l'apporto degli anarchici della Confederación Nacional del Trabajo.Paul Preston, La guerra civile spagnola, Cles (TN), Oscar, 2011, p. 66
Il biennio socialista
Il 28 giugno 1931 si tennero le elezioni generali che videro la vittoria alle Corti della sinistra. Il governo fu composto esclusivamente dalle forze di sinistra che focalizzarono il loro obiettivo contro la Chiesa cattolica, nonostante la popolazione spagnola fosse ancora profondamente religiosa. La "profondità religiosa" della Spagna viene comunque messa in discussione dall'affermazione di Antony Beevor nel saggio "La guerra civile spagnola", lì dove si afferma che nel periodo storico della Seconda Repubblica "la presenza di fedeli nelle chiese spagnole fosse la più bassa di qualsiasi altra nazione cristiana, meno del 20% del totale della popolazione andava a messa e nella maggior parte della zona a sud della Sierra de Guadarrama la presenza era inferiore al 5%. Nonostante queste statistiche, le gerarchie ecclesiastiche, in Spagna e a Roma, erano convinte che la Repubblica aveva deciso una persecuzione". Il 6 luglio 1931 l'anarchica Confederación Nacional del Trabajo indisse lo sciopero del personale telefonico, ciò portò a scontri tra anarchici e forze dell'ordine a Siviglia in cui si registrarono sette morti. Allo sciopero seguì quindi lo sciopero generale e nei giorni seguenti ci furono altri trenta morti tra operai e forze di polizia, finché il 22 luglio il Governo proclamò lo "stato di guerra"Antony Beevor, La guerra civile spagnola, Milano, BUR, 2006, p. 36.
Le riforme militari promosse da Azaña già nell'ottobre 1931 gli alienarono le simpatie iniziali di parte dei vertici militari.
Fase costituente
Le Cortes Generales nominarono una Commissione costituzionale incaricata di elaborare un progetto di Costituzione, che fu approvato nel dicembre del 1931, dopo tre mesi di dibattito.
La Costituzione spagnola del 1931 stabiliva i seguenti principi: a) lo Stato era unitario, ma si ammetteva la possibilità di formare governi autonomi in alcune regioni; b) il potere legislativo risiedeva integralmente nelle Cortes, costituite da una sola camera; c) il potere esecutivo spettava al Consiglio dei ministri (Consejo de Ministros) e al Presidente della Repubblica, eletto dalla Camera dei deputati e da alcuni compromisarios, mentre le sue competenze erano ristrette e sempre sotto il controllo del parlamento; d) il potere giudiziario risiedeva nelle mani di giudici indipendenti; e) era prevista la possibilità di espropriazione forzosa di qualsiasi tipo di proprietà per utilità sociale e pubblica, mediante indennizzo, così come era prevista l'opzione della nazionalizzazione dei servizi pubblici; f) presentava un'ampia dichiarazione dei diritti e della libertà, estesa ai temi economici e sociali; g) il voto era concesso ai maggiori di ventitré anni ed era esteso per la prima volta anche alle donne; h) si dichiarava la separazione tra Stato e Chiesa (estado aconfesional) e si riconoscevano il matrimonio civile e il divorzio; i) si sancivano l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e il diritto all'educazione e al lavoro.
La costituzione non ottenne il consenso di tutte le forze politiche. Sebbene fosse stata approvata da una larga maggioranza, evidenziava le profonde differenze tra la sinistra e la destra, soprattutto relativamente alla questione religiosa e a quella delle autonomie.
La questione religiosa
I settori cattolici si opposero alla aconfesionalidad (neutralità confessionale) dello Stato, mentre la destra più centralista non accettò la riforma della struttura statale che garantiva il diritto all'autogoverno di alcune regioni. Particolarmente invise alla Chiesa erano le norme che disponevano lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, la fine dei sussidi ai religiosi entro due anni (i sussidi erano stati concessi come indennizzo a seguito della confisca delle terre della Chiesa nel 1837). Inoltre fu di fatto abolito l'insegnamento religioso e fu sancita la separazione tra Stato e Chiesa, dopo secoli in cui era stata affermata indissolubilità tra la Chiesa e lo Stato di Spagna. Fu il ministro Manuel Azaña Díaz a rendere meno dure le norme contro la Chiesa, limitando lo scioglimento degli ordini religiosi alla sola Compagnia di Gesù.