Le elezioni presidenziali in Romania del 2019 si sono tenute il 10 novembre (primo turno) e il 24 novembre (secondo turno) per la scelta del Presidente, eletto per un mandato di cinque anni.
Il primo turno ebbe luogo il 10 novembre. Poiché nessun candidato conseguì il 50% + 1 dei voti degli iscritti alle liste elettorali permanenti, fu organizzato un turno di ballottaggio il 24 novembre, nel quale si affrontarono il candidato del Partito Nazionale Liberale, nonché presidente uscente, Klaus Iohannis e quello del Partito Social Democratico ed ex Primo ministro Viorica Dăncilă. Le elezioni furono vinte da Iohannis, che venne riconfermato per un secondo mandato.
Contesto Il presidente uscente era Klaus Iohannis, vincitore delle elezioni del 2014 quando, grazie al sostegno dell'Alleanza Cristiano-Liberale (formata da Partito Nazionale Liberale e Partito Democratico Liberale), al ballottaggio contro l'allora leader del Partito Social Democratico Victor Ponta ottenne il 54,43% delle preferenze, entrando ufficialmente in carica dopo il giuramento prestato il 21 dicembre 2014. Da tale data, in virtù dell'art. 84 della Costituzione della Romania che impedisce al capo di stato di essere membro di un partito politico, Iohannis divenne formalmente indipendente abbandonando il PNL, del quale era presidente dal 2 giugno 2014.
Il mandato presidenziale fu segnato da frequenti scontri con i primi ministri di area socialdemocratica. Colpito da scandali di corruzione, il governo guidato dallo stesso Ponta cadde nel 2015 dopo le manifestazioni esplose in seguito all'incendio del Colectiv di Bucarest. Dopo un anno di governo tecnico presieduto da Dacian Cioloș, premier voluto personalmente da Iohannis, sotto la guida di Liviu Dragnea i socialdemocratici tornarono al potere in conseguenza del successo alle elezioni parlamentari del 2016, dando il via ad una nuova fase di duro conflitto tra la presidenza della repubblica e il governo. Dal 2017 al 2019 si susseguirono tre governi guidati da premier in area PSD, sostenuti anche dai partner minori dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici di Călin Popescu Tăriceanu.
Il capo di stato sostenne pubblicamente la lotta condotta dai partiti di opposizione (principalmente PNL e USR) a causa delle manovre sulla giustizia portate avanti dalla maggioranza, che furono causa di ampie proteste dell'opinione pubblica.
Mentre il 1º gennaio 2019 la Romania assunse la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea, le elezioni europee del 2019 marcarono il successo del PNL e la disfatta del partito di governo. Nel maggio 2019 il presidente del PSD Liviu Dragnea fu arrestato per corruzione, mentre un referendum in tema di giustizia promosso da Iohannis nella stessa giornata del voto europeo incontrò il favore del voto popolare. Nel corso dei 2019 il clima politico vedeva la crescita dell'Alleanza 2020 USR PLUS di Dacian Cioloș e Dan Barna, l'emergere di problemi interni al PSD, e la costante riconferma di Iohannis nei sondaggi.
Nel settembre 2019 l'ALDE lasciò la coalizione di governo. Venendo meno il sostegno del partito di Tăriceanu, nell'ottobre 2019 il governo di Viorica Dăncilă fu battuto da una mozione di sfiducia e costretto alle dimissioni. Iohannis incaricò, quindi, il leader del PNL Ludovic Orban di formare il nuovo esecutivo. Il 4 novembre, a soli sei giorni dal primo turno del voto presidenziale, nacque il governo Orban I, monocolore PNL sostenuto esternamente dalla maggior parte delle forze parlamentari tranne PSD e PRO Romania.
Sistema elettorale
Disposizioni generali Il voto era regolato dalla legge 370/2004 e dalle prescrizioni dell'art.81 della costituzione.
L'elezione del presidente della repubblica si svolgeva su due turni. Il ballottaggio tra i due candidati più votati era previsto solamente nel caso in cui nessuno dei due avesse ottenuto il 50% + 1 dei voti degli iscritti alle liste elettorali permanenti al primo turno. Per candidarsi alla funzione di presidente della repubblica era necessario presentare all'Ufficio elettorale centrale le firme di almeno 200.000 sostenitori entro il 22 settembre 2019.
La data ufficiale delle elezioni fu comunicata dal governo il 9 luglio 2019.
Il voto in Romania si svolse tra le 7:00 e le 21:00 di domenica 10 novembre (primo turno) e di domenica 24 novembre (ballottaggio).
Modifiche alla legge elettorale del 2019 In conseguenza dei problemi riscontrati nello svolgimento delle elezioni europee del 2019 nelle sezioni estere, quando a causa del sovraffollamento numerosi elettori non riuscirono a votare, l'Autorità elettorale permanente propose la revisione della Legge 370/2004 riguardante l'elezione del presidente della repubblica, auspicando l'introduzione di un nuovo atto normativo che contemplasse il voto anticipato, quello per corrispondenza e la semplificazione delle procedure nei seggi situati all'estero.
Il 2 luglio 2019 la camera dei deputati adottò, con 228 voti a favore, uno contrario e 19 astenuti, un progetto di modifica della legge sull'elezione del presidente della repubblica. Questo prevedeva l'estensione del voto a tre giorni per le circoscrizione estere, oltre ad introdurre una disposizione che permetteva agli elettori che si trovassero in coda alle ore 21:00, ora canonica di chiusura dei seggi, di esprimere il proprio voto entro le 23:59. Il progetto varava anche la possibilità del voto per corrispondenza agli elettori registrati per tale modalità. La legge 145/2019 contenente tali disposizioni fu pubblicata sulla gazzetta ufficiale (Monitorul Oficial) del 25 luglio 2019.
In base alla nuova legge nelle sezioni estere il voto si svolse tra l'8 e il 10 novembre per il primo turno e tra il 22 e il 24 novembre per il ballottaggio.
Designazione dei candidati
Partito Nazionale Liberale Per voce del suo presidente Ludovic Orban già nel 2017 il PNL confermò il proprio assoluto sostegno alla riconferma di Klaus Iohannis, la cui ricandidatura era consentita dall'art. 81 della Costituzione, che prevedeva la possibilità di rivestire il ruolo di presidente della Romania per non più di due mandati.
L'11 marzo 2018 il consiglio nazionale del PNL convalidò all'unanimità la scelta di supportare l'elezione di Iohannis per un secondo mandato. Unico nome sottoposto al vaglio dei delegati del partito, fu approvato con 793 voti favorevoli e 24 nulli. Il 23 giugno 2018 lo stesso Iohannis confermò la propria candidatura alle presidenziali del 2019.
Nel settembre 2019 il Consiglio dirigente del Forum Democratico dei Tedeschi in Romania (FDGR), partito rappresentante della minoranza tedesca in cui Iohannis aveva militato fino al 2013, annunciò che avrebbe supportato la candidatura di questi per un secondo mandato insieme al PNL
Partito Social Democratico
A partire dal 2017 la stampa diede come candidati più probabili il presidente del PSD Liviu Dragnea e il sindaco di Bucarest Gabriela Firea. Il primo cittadino della capitale, tuttavia, smentì le voci già nel maggio 2017 dichiarando di voler portare a termine il proprio mandato fino al 2020. Dragnea, invece, in un primo momento accolse la possibilità di rappresentare il partito alle presidenziali, malgrado la condanna penale con sospensione della pena inflittagli per frode elettorale nel 2016, che gli aveva impedito di diventare primo ministro. Nel settembre 2018, tuttavia, sia Dragnea che Firea affermarono che avrebbero rinunciato alla candidatura e che avrebbero lavorato per la definizione di un nome comune insieme all'Alleanza dei Liberali e dei Democratici (ALDE), che in quel momento era partner di governo del PSD.
Nella sera del 26 maggio 2019, dopo la sconfitta del PSD alle elezioni europee, Dragnea dichiarò che il candidato della coalizione avrebbe dovuto essere uno tra Gabriela Firea e Călin Popescu Tăriceanu. La Firea replicò che non avrebbe accettato la proposta per non correre il rischio di diventare il capro espiatorio del partito.
Il 23 luglio 2017 il deputato PSD Liviu Pleșoianu, eletto alla camera nel 2016, annunciò la propria candidatura e riconfermò tale intenzione nel gennaio 2018, nonostante le polemiche e indipendentemente dalle decisioni ufficiali che sarebbero state prese in seno al partito.
In seguito all'arresto di Liviu Dragnea, avvenuto nel maggio 2019, altri esponenti del PSD annunciarono il loro desiderio di proporsi come candidati. Nel corso della seduta del comitato esecutivo del 13 giugno 2019 fu la volta del senatore Șerban Nicolae, il 22 giugno quella del ministro delle finanze Eugen Teodorovici e il 24 giugno quella del senatore Mihai Fifor.
Nel giugno 2019 il nuovo leader socialdemocratico, Viorica Dăncilă, dichiarò che era stato commissionato un sondaggio per testare la forza di ciascun candidato. Oltre ai membri che avevano reso pubblico il proposito di rappresentare il partito alle presidenziali, il sondaggio prese in considerazione anche i nomi di Viorica Dăncilă, Ecaterina Andronescu e Călin Popescu Tăriceanu, nonché un'opzione per un eventuale candidato indipendente. Oltre a studiare una soluzione interna, il PSD prese in calcolo anche l'eventualità di una candidatura comune con altre forze politiche (ALDE e PRO Romania), o di sostenere una figura esterna.
I risultati, tuttavia, preoccuparono la dirigenza del PSD. Mentre Nicolae, Pleșoianu e Fifor erano dati intorno 3%, Teodorovici non superava il 5%. Il candidato più quotato rimaneva Viorica Dăncilă, con una percentuale tra il 9 e l'11%. Dăncilă si mostrò disponibile a presentarsi nel caso in cui ciò fosse stato richiesto dal partito, mentre Teodorovici e Fifor si ritirarono dalla corsa. Malgrado le dichiarazioni precedenti, il 20 luglio, senza nascondere i timori di una possibile sconfitta del PSD, anche Gabriela Firea comunicò che era disposta a candidarsi per aiutare il partito nella difficile situazione.
Il 15 luglio il Comitato esecutivo del PSD confutò l'ipotesi di sostenere il leader dell'ALDE Călin Popescu Tăriceanu, mentre approvò la decisione di nominare un rappresentante proprio. Il 23 luglio Viorica Dăncilă fu indicata dall'Ufficio permanente nazionale come candidato ufficiale del PSD, con i soli voti contrari di Paul Stănescu e Dumitru Buzatu. Il 24 agosto il congresso del PSD, alla presenza del presidente del Partito del Socialismo Europeo, Sergej Stanišev, confermò all'unanimità la scelta di Dăncilă per la corsa alla presidenza della repubblica.
Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre anche i partner minori del PSD, Unione Nazionale per il Progresso della Romania e Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico, annunciarono il loro sostegno a Dăncilă.
Alleanza 2020 USR PLUS
Nell'agosto 2017 l'allora presidente dell'Unione Salvate la Romania (USR) Nicușor Dan affermò che il partito avrebbe presentato un proprio candidato alle presidenziali del 2019. Nel febbraio 2018 il nuovo leader della formazione Dan Barna dichiarò che tale nome sarebbe stato scelto da un referendum interno. Come riconosciuto da Barna, tra i potenziali candidati sostenuti dall'USR vi era anche l'ex primo ministro Dacian Cioloș.
Nel 2018 Dan Barna invitò nel partito l'ex procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania Laura Codruța Kövesi, affermando che si trattava di un nome che l'USR avrebbe potuto sostenere per la presidenza.
Nel maggio 2018 l'ex ministro del lavoro del governo Cioloș, Dragoș Pîslaru, stretto collaboratore di Dacian Cioloș in Movimento Romania Insieme (poi ridenominato Partito della Libertà, dell'Unità e della Solidarietà, PLUS), affermò che il partito era pronto a sostenere Cioloș per il ruolo di capo dello stato. Pîslaru reputava, inoltre, che la presenza di Iohannis tra le liste non avrebbe escluso a priori la candidatura di Cioloș. Nell'estate 2018, tuttavia, lo stesso Dacian Cioloș precisò che non avrebbe voluto concorrere contro Iohannis, ma che avrebbe comunque accettato ogni decisione presa dal partito in merito alla sua candidatura.