Hallyu (, , lett. "flusso/onda della Corea", nota anche come Korean Wave, "onda coreana") è un neologismo che indica l'incremento della diffusione globale della cultura di massa sudcoreana verificatosi a partire dagli anni novanta. Mentre alcune fonti ritengono che il termine sia stato coniato nel 1999 dal Ministero della Cultura e del Turismo sudcoreano quando l'istituzione produsse un CD musicale intitolato, in cinese, "Hallyu - Canzoni della Corea", altre fonti accademiche ne attribuiscono la creazione alla televisione cinese, che, nel 1997, diede il nome "hanliu" alla trasmissione delle serie televisive coreane in Cina. Il termine fu introdotto in Giappone come hanryu o kanryu dallAsahi Shinbun nel 2001.

Il successo della cultura di massa coreana non è stato voluto né pianificato, ma, una volta diventato tangibile, ha dato vita a una serie di strategie per alimentarlo. La crescente popolarità della sua cultura in molte aree del mondo ha indotto il governo sudcoreano a sostenere le industrie creative tramite sussidi e finanziamenti alle startup, come espressione di una forma di soft power, con l'intento di trasformarsi in uno dei principali esportatori mondiali di prodotti culturali, insieme al Giappone e al Regno Unito, in una nicchia dominata per quasi un secolo dagli Stati Uniti, mentre il livello di sviluppo della società coreana ha iniziato a essere ritenuto confrontabile a quello del mondo occidentale.

Inizialmente spinta dalla diffusione dei drama coreani e del K-pop in Asia orientale e meridionale e nel sud-est asiatico, la hallyu si è evoluta da evento regionale a fenomeno globale, veicolata da Internet, dai social media e dalla proliferazione dei video musicali K-pop sulle piattaforme di condivisione video online, che hanno permesso alla locale industria dello spettacolo di raggiungere un consistente pubblico all'estero. L'uso di questi media per facilitare la promozione, la distribuzione e il consumo di varie forme di intrattenimento coreano (in particolare del K-pop) ha contribuito all'impennata della loro popolarità mondiale riscontrata dalla metà degli anni duemila.

La hallyu è diventata un fenomeno globale e influente dagli inizi del XXI secolo, con un pesante impatto sulle culture contemporanee, la musica, il cinema, la televisione e gli aspetti comportamentali di varie persone in tutto il mondo. Secondo un professore dell'Università di Notre Dame, nell'Indiana, il suo successo è da ricercarsi nel fatto che si presenta come "esteticamente fresca, economicamente redditizia, culturalmente avvincente, tecnologicamente sofisticata e ideologicamente introspettiva", anche se non mancano critiche negative.

Panoramica Il termine "hallyu" è composto da due radici: han (), che significa "Corea", e ryu () che significa "flusso" o "onda". Taluni ritengono che ryu sia una variazione dell'omonima espressione giapponese usata come suffisso per indicare "modo", "stile" o "gruppo". Mentre all'estero "hallyu" viene utilizzato per descrivere generalmente qualcosa di coreano, all'interno della Corea ha un significato leggermente diverso: per esempio, nel caso delle serie televisive, i "drama hallyu" si distinguono dagli altri "drama coreani" perché hanno ottenuto un notevole successo all'estero, o vi recitano attori di fama internazionale.

La hallyu abbraccia la consapevolezza globale nei confronti dei differenti aspetti della cultura sudcoreana, inclusi film e programmi televisivi (in particolare i drama coreani), K-pop, manhwa, lingua coreana e cucina coreana. Alcuni commentatori includono anche la cultura tradizionale. Il politologo statunitense Joseph Nye interpreta la hallyu come "la crescente popolarità di tutto ciò che è coreano, dalla moda e dai film alla musica e alla cucina".

Storia Contesto Una prima menzione che identifica la cultura coreana come una forma di soft power si può ritrovare negli scritti di Kim Gu, leader del Movimento per l'indipendenza coreana e presidente del Governo provvisorio della Repubblica di Corea. Verso il termine della sua autobiografia, Kim scrisse:

1970-1999: Fondazione e sviluppo dell'industria culturale

Una ventina d'anni dopo la Guerra di Corea (1950-53) e l'armistizio firmato nel 1953, l'economia della Corea del Sud iniziò a riprendersi e sperimentò un periodo di rapida crescita noto come "Miracolo del fiume Han".

Nell'industria cinematografica, durante la presidenza di Park Chung-hee vennero introdotte le quote cinema per restringere il numero di pellicole straniere proiettate nelle sale e impedire la concorrenza tra le produzioni nazionali e i blockbuster provenienti dall'estero. Tuttavia, nel 1986 la Motion Pictures Exporters Association of America sottopose un reclamo al Senato degli Stati Uniti e il governo sudcoreano fu costretto a ritirarle. Nel 1988, 20th Century Fox divenne il primo studio cinematografico statunitense ad aprire un ufficio di distribuzione in Corea del Sud, seguito da Warner Brothers (1989), Columbia (1990) e Walt Disney (1993).

Nel 1994 la quota di Hollywood sul mercato cinematografico sudcoreano aveva raggiunto l'80%, mentre l'industria locale si attestava al 15,9%. Dieci studi cinematografici coreani erano andati in bancarotta e la produzione di film ristagnava; inoltre, con l'aumento dei canali televisivi, era cresciuta drasticamente la quantità di programmi importati. Quell'anno, al presidente Kim Young-sam fu consigliato di fornire sostegno e sussidi alla produzione mediatica nazionale come parte della strategia per favorire le esportazioni. Secondo le testate sudcoreane, Kim fu sollecitato a notare come il gettito totale generato da Jurassic Park avesse superato quello della vendita di un milione e mezzo di automobili Hyundai; essendo quest'ultima una fonte di orgoglio nazionale, il paragone apparentemente influenzò la decisione del governo di concentrarsi sulla cultura come industria esportabile. Il Ministero della Cultura sudcoreano aprì un ufficio per l'industria culturale atto a sviluppare il settore dei media, e molti investitori vennero incoraggiati a espandersi nel settore cinematografico e mediatico. Così, per la fine del 1995 erano state poste le fondamenta per l'ascesa della cultura coreana.

Nel luglio 1997, la crisi finanziaria asiatica causò gravi perdite al settore manifatturiero, portando molte aziende a rivolgersi verso l'intrattenimento. Secondo il The New York Times, nel 1998 la Corea del Sud iniziò a ritirare le restrizioni sulle importazioni culturali provenienti dal suo antico invasore coloniale, il Giappone, e, preparandosi a contrastare l'imminente "carica" di film giapponesi, anime, manga e J-pop, il Ministero della Cultura richiese un consistente aumento del budget, che permise di creare trecento facoltà dell'industria culturale nelle università di tutto il Paese.

Nel febbraio 1999 uscì nelle sale il primo film sudcoreano ad alto budget, Swiri, che divenne un successo commerciale, incassando oltre 11 milioni di dollari americani, più del blockbuster di Hollywood Titanic. Quello stesso anno Kim Dae-jung, che si era autoproclamato "Presidente della cultura", destinò 148 milioni di dollari al sostegno dell'industria culturale. Venne approvata la "Legge di base per la promozione delle industrie culturali", che introdusse i sussidi per sostenere la "co-produzione con i Paesi stranieri, il marketing e la pubblicizzazione della cultura pop coreana attraverso la trasmissione televisiva e Internet, e la diffusione dei prodotti culturali nazionali sui mercati esteri". Dichiarare il sostegno governativo alle industrie della cultura, tuttavia, causò antagonismi negli altri Stati asiatici, che erano, ai tempi, il mercato principale delle esportazioni culturali coreane. Viste le ristrettezze economiche in cui si trovavano a causa della crisi, i Paesi asiatici iniziarono a preferire le serie televisive coreane, meno costose, a quelle giapponesi. Alla fine del XX secolo, numerosi drama coreani venivano trasmessi in Cina, e il 19 novembre 1999 il quotidiano Beijing Youth Daily pubblicò un articolo che riconosceva "lo zelo del pubblico cinese verso le serie televisive e le canzoni pop coreane".

2000-2010: La hallyu in Asia

Nel febbraio 2000 la boy band HOT della SM Entertainment fu il primo artista K-pop moderno ad esibirsi all'estero, con un concerto a Pechino che fece il tutto esaurito. Seguendo il loro esempio, gruppi di adolescenti come gli NRG, le SES e le Baby Vox attrassero i giovani cinesi e taiwanesi, e specialmente a Taiwan il duo Clon riscosse un ineguagliabile successo che generò interesse verso la televisione e il cinema coreani. Visto il rapido aumento delle importazioni culturali dalla Corea, l'Amministrazione statale per radio, cinema e televisione della Cina decise di limitare il numero di drama coreani da mostrare al pubblico cinese.

Yeopgijeog-in geunyeo (2001) fu un importante passo in avanti internazionale per il cinema coreano. Divenne una hit al botteghino in tutta l'Asia orientale, e il DVD generò un ampio culto in Asia sudorientale e in parte dell'Asia meridionale. Generò anche vari remake internazionali, di cui uno a Hollywood, oltre che adattamenti televisivi e un sequel.

Molti altri Paesi asiatici stavano sperimentando un aumento di popolarità delle serie e delle canzoni pop coreane. Nel 2000 nel Manipur, dove i film di Bollywood erano stati banditi dai separatisti, i consumatori rivolsero gradualmente l'attenzione all'intrattenimento coreano. Secondo l'Agence France-Presse, nei cortili delle scuole e per i mercati era comune sentire frasi in coreano. Molti drama e film sudcoreani venivano contrabbandati nel Manipur dalla vicina Birmania sotto forma di CD e DVD. La popolarità dei prodotti coreani si estese poi ad altre parti dell'India nordorientale, in Assam, Meghalaya, Sikkim, Arunachal Pradesh, Tripura, Mizoram e Nagaland.

Nel 2002, a seguito del ritiro dell'embargo decennale che impediva lo scambio culturale tra Corea del Sud e Giappone, l'album Listen to My Heart di BoA fu il primo disco di un musicista coreano a vendere un milione di copie nell'isola. Quello stesso anno, Gyeo-ul yeon-ga, prodotto da KBS2, divenne un fenomeno di culto in tutta l'Asia e segnò l'inizio della hallyu in Giappone. Nel 2004, l'ex premier Jun'ichirō Koizumi commentò che ai tempi il co-protagonista maschile era più popolare di lui. Altri drama coreani usciti negli anni successivi come Dae Jang-geum (2003) e Full House (2004) raggiunsero un successo simile. Intanto la programmazione televisiva in Asia iniziò a cambiare, mentre le serie sudcoreane e taiwanesi andavano ad occupare la prima serata riservata, in precedenza, ai film di Hollywood.

La svolta per il K-pop arrivò con i debutti di TVXQ (2003), SS501 (2005), Super Junior (2005) e altri artisti definiti dalla BBC "nomi familiari in gran parte dell'Asia". Intanto la popolarità della televisione coreana continuò a diffondersi per il continente. Servizi su donne asiatiche che partivano per la Corea del Sud per trovare l'amore, ispirandosi alle serie romantiche coreane, iniziarono ad apparire su vari media, tra cui il Washington Post. Kkotboda namja generò una seconda ondata di drama coreani per l'Asia.

In Nepal, Bhutan e Sri Lanka, i drama coreani andarono ad occupare sempre più spazio nei palinsesti, e a Gyeo-ul yeon-ga e Full House venne riconosciuto di aver acceso l'interesse verso la cultura pop coreana in questi Paesi. La moda e le acconciature divennero di tendenza tra i giovani del Nepal e ci fu un boom di corsi di lingua coreana che continuò negli anni a venire. Anche la cucina crebbe in popolarità, e numerosi ristoranti aprirono in tutti e tre gli Stati per soddisfare la domanda del pubblico. Nel 2008, il governo sudcoreano aumentò il budget per il settore della cultura, introducendo l'"industria dei contenuti creativi", che evidenziò il K-pop e i videogiochi come importanti prodotti di esportazione.

2010-oggi: La hallyu su scala globale