Formatosi come architetto, nel corso degli anni novanta divenne un magnate attivo principalmente nei settori immobiliare e petrolifero. Dal 1998 al 2007 fu proprietario della compagnia Rompetrol, acquistata dallo stato rumeno e rivenduta alla kazaka KazMunayGas. Nel 2007 divenne l'uomo più ricco della Romania con un patrimonio stimato intorno ai 3 miliardi di euro. Coinvolto in numerosi scandali giudiziari, morì nel 2014, prima che il tribunale potesse emettere una sentenza di condanna.

Eletto per tre volte alla camera dei deputati (legislature 1990-1992, 1992-1996 e 2000-2004), fu membro fondatore ed elemento di spicco del Partito Nazionale Liberale, presidente del Partito Nazionale Liberale-Ala Giovanile e stretto collaboratore di Călin Popescu Tăriceanu.

Formazione e primi anni Dinu Patriciu proveniva da una famiglia di ispirazione liberale. Nei primi anni del novecento due suoi bisnonni furono senatori per il Partito Nazionale Liberale, uno per la località di Cluj e uno per quella di Huși. Il padre, Valeriu Patriciu (1903-1987), nel periodo tra le due guerre fu ingegnere per la compagnia petrolifera Astra Română, succursale locale della Royal Dutch Shell. In qualità di capo geologo, fu messo sotto inchiesta nell'ambito dello scandalo sondelor deviate per aver aiutato l'azienda a sfruttare dei giacimenti di proprietà dello stato.

Dinu Patriciu nacque nel 1950 e nel 1969 si iscrisse all'Istituto di architettura Ion Mincu di Bucarest. Nel 1975, dopo la laurea, fu assegnato dalle autorità del regime comunista all'Istituto di progettazione del ministero del commercio estero. In modo da poter esercitare la professione, in tale periodo fu obbligato ad iscriversi al Partito Comunista Rumeno (PCR). Nel 1978 assunse l'incarico di assistente universitario presso l'Istituto di architettura di Bucarest e divenne anche insegnante privato di disegno tecnico per gli studenti che provavano il concorso per l'ingresso in architettura. Secondo le sue stesse dichiarazioni ebbe almeno 85 allievi l'anno, tra i quali il futuro cantante Dan Bittman.

Negli anni ottanta insieme ad alcuni colleghi vinse un concorso internazionale per la costruzione di un palazzo destinato al figlio dello sceicco Reza di Abu Dhabi. Tra il 1984 e il 1990, quindi, realizzò un numero importante di progetti immobiliari tra la Romania e gli Emirati Arabi Uniti. In qualità di architetto riuscì a viaggiare all'estero, lavorando ad oltre 40 piani di edilizia abitativa e commerciale in patria e 25 complessi di lusso, uffici e hotel negli Emirati Arabi. Fino agli anni novanta nel paese mediorientale fu autore dei progetti di 24 grattacieli, un hotel, quattro residenze per la famiglia del presidente Zayed bin Sultan Al Nahyan, oltre ad una per il figlio, e numerose ville. In Romania disegnò le case del politico Attila Verestóy e del giornalista Sorin Roșca Stănescu.

Dopo la rivoluzione del 1989 che rovesciò il regime di Nicolae Ceaușescu si dedicò alla politica e all'imprenditoria.

Carriera imprenditoriale

Patrimonio Dopo la rivoluzione Patriciu entrò nel mondo imprenditoriale, fondando la prima azienda privata della Romania post-comunista, uno studio d'architettura. Negli anni novanta investì in numerosi settori dall'immobiliare, al bancario, al petrolifero, diventando uno dei più ricchi imprenditori del paese. Nel 1996 fu segnalato da Reuters come uno dei primi nuovi ricchi che avevano fatto fortuna in seguito al crollo del comunismo. Nel 2006 fu inserito dalla rivista Capital al settimo posto della top 300 degli imprenditori rumeni, con un patrimonio stimato tra i 300 e i 350 milioni di dollari. L'anno successivo, in seguito alla cessione della sua Rompetrol, raggiunse i 3 miliardi di euro, superando Ion Țiriac e Iosif Constantin Drăgan, e diventando il rumeno più ricco. Secondo Forbes nel 2008 era il 462° uomo più ricco del pianeta, con un patrimonio di 2,5 miliardi di dollari, salendo al 397º posto nel 2009.

Confermatosi al primo posto tra i rumeni fino al 2011, nel 2012 il suo patrimonio andò incontro ad una flessione. In quell'anno, infatti, fu considerato da Forbes 854° (1,5 miliardi di dollari) e quinto rumeno da Capital (1,1 miliardi di dollari). Una serie di investimenti sbagliati, gli effetti della grande recessione e diverse battaglie legali ridussero i suoi averi. Mentre nel 2013 non entrò nella lista mondiale stilata da Forbes, l'edizione locale della pubblicazione lo inserì al 15º posto tra i rumeni (250 milioni di euro), mentre fu 17° per Capital. Secondo Forbes nel 2014, anno della sua morte, disponeva di un patrimonio di 540 milioni di dollari.

Rompetrol

Mentre accumulò le prime ricchezze grazie al suo studio di architettura e agli investimenti immobiliari, nel 1998 entrò nel settore petrolifero, divenendo uno dei più importanti imprenditori del settore energetico rumeno, comprando dallo stato la Rompetrol insieme al socio Sorin Marin. La società aveva in quel momento un giro d'affari di 6,6 milioni di dollari e perdite per 1,5 milioni. Negli anni successivi il gruppo si espanse, con l'acquisizione di diversi importanti impianti. Nel 1999 comprò la raffineria Vega di Ploiești (triplicandone in soli nove mesi il volume d'affari), nel 2000 la Petros SA (in quel momento unico fornitore di servizi di sonda in Romania, poi ridenominato Rompetrol Well Services) e nel 2001 il pacchetto di maggioranza della Petromidia SA di Năvodari (precedentemente in mano al Fondo delle Proprietà dello Stato), considerata in quel momento il più moderno complesso petrolchimico del paese. L'affare Petromidia aveva un valore totale di 615 milioni di dollari: 50,5 milioni per l'acquisto, 340 milioni per il ripianamento dei debiti e 225 milioni garantiti per lavori di ammodernamento. Rompetrol, quindi, si estese nella regione (Balcani, Moldova, Georgia, Ucraina).

Nel 2001 la compagnia si trasformò in una holding multinazionale con sede sociale a Rotterdam e filiali in tredici paesi, uno dei primi 25 operatori petroliferi dell'Unione europea. Patriciu ne fu direttore generale, presidente del consiglio d'amministrazione e CEO. Nel 2002 siglò un partenariato con il colosso austriaco OMV e nel 2004 fu quotata in borsa. Nel 2009 Rompetrol era proprietaria di 20 aziende di raffinazione, ingegneria, distribuzione, logistica e servizi, con un giro d'affari di 8,7 miliardi di dollari.

Nel 2007 Patriciu deteneva l'80% del pacchetto azionario della società, mentre il restante 20% era in mano all'americano Philip Stephenson. In quell'anno Patriciu cedette per 1,6 miliardi di dollari il 75% di Rompetrol alla compagnia di stato kazaka KazMunayGas (KMG), riuscendo personalmente a capitalizzare 2,7 miliardi di dollari, transazione che lo rese l'uomo più ricco della Romania.

Rimase nella compagnia come presidente e direttore generale. Nel 2009 vendette a KMG il restante 25% delle sue azioni, uscendo definitivamente dalla gestione di Rompetrol.

Editoria e media Nel luglio 2006 Patriciu comprò dalla proprietaria Ana Maria Tinu l'intero pacchetto azionario di Adevărul, storico giornale a rischio di fallimento. In fase di acquisto annunciò la completa ristrutturazione dell'azienda, che fu ridenominata Adevărul Holding, e un grande piano di investimenti fino a 200 milioni di euro in 6 anni, cui seguirono centinaia di assunzioni e la nomina a direttore generale di Răzvan Cornețeanu. Il progetto di Patriciu prevedeva l'acquisto di numerose testate da parte del gruppo Adevărul, l'inaugurazione di una stazione radio e di un canale televisivo. Su tale programma investì 30 milioni di euro, ma questo non fu avviato e, alla fine, Patriciu fu costretto a cedere gli asset previsti per la creazione di un'emittente TV al gruppo Transilvania Media Group di Árpád Pászkány. Nel corso della sua gestione ad un certo punto Adevărul era proprietaria del tabloid Click!, delle pubblicazioni OK!, Dilema veche, Dilemateca, Foreign Policy Romania, Forbes Romania, del quotidiano ucraino Blick e delle sue riviste collegate, di una collezione di libri antichi, di una divisione televisiva, di una radiofonica (Click FM, acquisita dal gruppo nel 2011), di quattro tipografie, di un'agenzia pubblicitaria (Odyssey), di un negozio online e di un servizio di inserzioni.

Malgrado l'imponente crescita del gruppo, tuttavia, nel 2012 questo aveva una posizione debitoria di 30 milioni di euro. Nell'autunno del 2012 il tribunale di Bucarest aprì una procedura di insolvenza e Patriciu fu costretto a vendere all'imprenditore Cristian Burci.

Settore bancario Nel settembre 2009 si associò all'ex primo ministro della Georgia Lado Gurgenidze, insieme al quale creò un fondo di investimenti, Liberty Capital, tramite il quale i due acquistarono per 15 milioni di dollari il 91,28% della Banca Popolare della Georgia, settimo istituto bancario del paese caucasico per volume d'affari. Questa, fondata nel 2002, aveva una rete di 211 succursali con una quota di mercato nazionale del 3,4% ed era appartenuta ad EuroOil, sussidiaria dell'emiratina RAK Investment. Ridenominata Liberty Bank, nel 2013 riuscì a diventre la terza banca georgiana per volume di attivi (745,6 milioni di dollari, cresciuta del 365% rispetto alla data della sua acquisizione). Secondo gli analisti di Bloomberg il valore d'acquisto dell'istituto era inferiore di circa l'80% rispetto a quello di mercato per le transazioni del periodo, poiché questa nel 2009 disponeva di un capitale totale di 95 milioni di dollari, a fronte degli 87,5 milioni di valore del pacchetto acquistato da Patriciu per soli 15 milioni.

Settore retail

Nel 2010 fondò la catena di negozi della grande distribuzione Mic.ro che, dopo una rapida ascesa (arrivò a 228 punti vendita in nove mesi e circa 830 nel settembre 2011), entrò in crisi con la stessa velocità a causa di debiti con fornitori e locatori. Il piano originario prevedeva la creazione di 3.000 punti vendita e investimenti per 200 milioni di euro nei primi 2-3 anni. L'azienda, però, entrò in insolvenza nel febbraio del 2012 e il tribunale di Bucarest designò come liquidatore giudiziario la compagnia RVA Insolvency. Tra le aziende creditrici che chiesero l'avvio della procedura vi furono quelle di trasporti Meridian e Touring Europabus (di proprietà di Dragoș Anastasiu), quella alimentare Vel Pitar e il gruppo Țiriac Auto.

Simile destino ebbero le catene MiniMax Discount e Macro. La prima fu fondata nella primavera 2005, mentre nell'agosto 2010 fu comprata integralmente da Mercadia Holland BV, di proprietà di Dinu Patriciu. Alla fine del 2010 le due aziende avevano circa 58 punti vendita in tutto il paese. Malgrado la contrazione del mercato dovuta al sopraggiungere della grande recessione, Patriciu continuò ad investire nel progetto, aspettandosi un valore di mercato di 2 miliardi di lei alla fine del 2010. Nella primavera del 2012, però, si vide obbligato ad annunciare un piano di licenziamenti che seguiva il progetto di liquidazione delle due aziende. Oltre a grossi crediti dovuti ai fornitori, queste avevano maturato debiti con le banche per oltre 45 milioni di euro. Nel 2012 le somme dovute dalle società di Patriciu oltrepassavano i 700 milioni di lei, ammontare che rese impossibile la loro vendita da parte dei liquidatori.

Settore immobiliare Nel 1990 fondò la prima azienda privata della Romania postcomunista, Alpha Construcții și Investiții Imobiliare, uno studio di architettura e progettazione con appena 20 dipendenti, della quale fu proprietario fino al 1998. In base a sue stesse dichiarazioni Patriciu raggiunse il primo milione di dollari grazie ai progetti immobiliari.