Tra i massimi esponenti prodotti dal «calcio danubiano», prototipo classico della «scuola calcistica viennese», è ritenuto il miglior calciatore austriaco della storiaStorie di calcio - L'ultima partita di Matthias Sindelar, foxsports.it.. e uno dei più forti giocatori a livello mondiale negli anni trenta. Pioniere del «falso nove», dopo aver giocato con l'Hertha Vienna, diviene una bandiera dell'Austria Vienna, con cui vinse il campionato austriaco 1926, cinque coppe nazionali (1925, 1926, 1933, 1935 e 1936) e due Coppe dell'Europa Centrale (1933 e 1936). Con l'Austria è il vertice del Wunderteam, una delle nazionali più forti dell'epoca, della quale è stato anche capitano e con la quale ha vinto la Coppa Internazionale 1931-1932 e preso parte al Mondiale 1934. In seguito all'Anschluss e al suo rifiuto di giocare per la Germania nazista, è stato trovato morto assieme alla compagna nella sua casa a soli 35 anni, in circostanze che ancora oggi alimentano speculazioni.
Nel 1999 l'IFFHS lo ha eletto come miglior giocatore austriaco del XX secolo e l'anno seguente è stato eletto «sportivo austriaco del secolo». Occupa inoltre la 22ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo sempre stilata dall'IFFHS.
Biografia Infanzia
Matthias Sindelar nasce come Matěj Šindelář il 10 febbraio 1903 a Kozlov (Kozlau in tedesco), un piccolo paese della Moravia austriaca oggi situato nella Repubblica Ceca, che a quei tempi faceva parte dell'Impero austro-ungarico, figlio di Jan Šindelář, fabbro di professione, Entre mitos y realidades, revistauncanio.com.ar. e di sua moglie Marie Švengrová. La famiglia di etnie svizzere e di umili origini operaie, è molto povera e quando Matthias ha 3 anni, Matthias Sindelar, knerger.de. decide di trasferirsi a Vienna in cerca di lavoro per migliorare le proprie condizioni di vita. A differenza di quanto creduto erroneamente, la famiglia di Sindelar non è di origine ebraica, ma cattolica.
Nel 1905 i Sindelar si stabiliscono nel quartiere proletario di Favoriten, all'epoca popolato da molti immigrati boemi e ungheresi arrivati a Vienna in cerca di lavoro e Sindelar cresce a pochi passi dalla casa di Josef Bican.
Il piccolo Matthias comincia ben presto a tirare calci a pallone, distinguendosi tra i coetanei per l'abilità nel dribbling: a quei tempi, tra l'altro, il gioco del calcio rappresentava per i ragazzi della classe operaia non solo un divertimento, ma anche una delle poche opportunità di avanzamento sociale. Nel 1917 suo padre Jan muore sul fronte nella battaglia dell'Isonzo. Il giovane Matthias deve perciò aiutare la madre, lavandaia, al mantenimento della famiglia (aveva tre sorelle) e, dopo aver completato gli studi, trova un impiego in una officina meccanica, come apprendista fabbro e in negozio di articoli sportivi, continuando a giocare a calcio nel tempo libero. A causa delle condizioni familiari, non riesce a sviluppare un buon fisico; inoltre gioca per strada a piedi nudi, per non rovinare l'unico paio di scarpe che possiede.
Sepolto a Vienna, dove gli è dedicato un museo, nel febbraio 1939, a poco più di un mese dal decesso, è inaugurato un busto in suo onore nel quartiere Favoriten.Oltre la Rete, archivio.lastampa.it.
La morte Il 23 gennaio 1939, Matthias Sindelar è stato trovato morto nel suo appartamento al St. Annahof nº 3 a Vienna, sdraiato a letto di fianco alla sua fidanzata italiana, l'insegnante milanese di religione ebraica Camilla Castagnola (che aveva conosciuto solo qualche anno prima in un ospedale di Milano in seguito a un infortunio occorsogli durante i Mondiali del 1934)Qui Sindelar trovò l?amore in ospedale E la sua vita cambiò, archiviostorico.gazzetta.it. che restò viva fino al giorno dopo senza mai più riprendere conoscenza prima di morire; il decesso di entrambi venne inizialmente attribuito a una «fuga di gas»,La tragica fine del calciatore Sindelar, archivio.lastampa.it. Matthias Sindelar, fk-austria.at. ma viste le cause sospette della morte, si autorizzò l'autopsia. Secondo il medico Philipp Schneider, che la eseguì, la morte sarebbe da attribuire all'avvelenamento da monossido di carbonio.
Nonostante la morte sia un comprovato incidente, dovuto a una stufa difettosa, nel corso degli anni si sono create e alimentate molte leggende metropolitane: tra le speculazioni più diffuse, ampiamente pubblicizzate ai tempi da Kronen Zeitung, il fatto che non ci fosse odore di gas nella casa in cui furono rinvenuti i corpi – tuttavia il monossido di carbonio è inodore – quella «poetica» del suicidio, perché Sindelar non aveva accettato l'annessione del suo Paese e infine l'ipotesi che fosse stato assassinato dai nazisti per le tesi più disparate, quando in realtà era tollerato dal Partito, che gli permetteva di circolare liberamente nella città, e di acquisire un bar a Vienna in un periodo in cui non era concesso a tutti, anche se tale attività era sorvegliato dai nazisti,John Ashdown, "World Cup: 25 stunning moments … No11: Austria's Wunderteam go close", The Guardian, 22 aprile 2014 probabilmente per l'alta presenza di clienti ebrei.
Restano tuttavia molti dubbi sulla sua scomparsa, sui documenti della morte (a seconda delle fonti distrutti, introvabili o ancora presenti, disponibili e consultabili nell'archivio della Polizia austriaca; secondo l'Archivio Nazionale Austriaco andati persi durante la guerra) e soprattutto sulla rapidità con la quale il calciatore e la sua compagna furono seppelliti senza ulteriori indagini.4 domande a NELLO GOVERNATO, archiviostorico.gazzetta.it.
Nel 2000 la BBC produce un documentario su Sindelar e intervista uno dei suoi amici, che afferma come la Gestapo abbia avuto una parte nella morte del calciatore: secondo l'intervistato, un funzionario venne corrotto al fine di sostenere la tesi del suicidio, sfruttando le leggi naziste al fine di evitare il funerale di Stato al calciatore. Nonostante ciò, il Partito Nazista organizza un funerale di Stato, descrivendo il calciatore come «uno dei soldati più famosi dello sport calcistico viennese», cercando dunque, ma senza successo, di farlo passare come un nazista: si presentarono 15.000 persone,Riflessi, archivio.lastampa.it. anche se altre fonti sostengono fossero 40.000 persone. Gli è stata assegnata una tomba d'onore per il suo contributo alla città presso il Zentralfriedhof, ossia il cimitero centrale di Vienna.
Nella cultura di massa Nel 1938 appare nel musical sportivo cinematografico Roxy und das Wunderteam, nel ruolo di sé stesso. Roxy und das Wunderteam, imdb.com.
Lo scrittore austriaco Friedrich Torberg dedicò a Sindelar la poesia Auf den Tod eines Fußballers ("Sulla morte di un calciatore"), in cui Torberg affermava che Sindelar si era suicidato in seguito allAnschluss, l'annessione dell'Austria alla Germania nazista del 1938. Nel febbraio 2007 è stato pubblicato un romanzo biografico, La partita dell'addio. Matthias Sindelar, il campione che non si piegò a Hitler, dedicato al grande calciatore austriaco a opera dell'ex calciatore di Serie A, Nello Governato.
Caratteristiche tecniche
Fuoriclasse tecnicamente superlativoIl calcio è un valzer sul Danubio, archiviostorico.gazzetta.it. e tatticamente intelligente,L'Austria elimina lo Slavia piegandolo a Vienna per 5-2 (3-0), archivio.lastampa.it.Gli "azzurri" battono l'Austria per 1 a 0, archivio.lastampa.it.L'Austria batte i "Diavoli Rossi" per 6-1, archivio.lastampa.it. Sindelar era un ottimo dribblatore – le finte veloci e ingannevoli erano il suo marchio di fabbrica – dal fisico slanciato e molto magro: ciò gli valse il soprannome di Carta velina (Der Papierene) nelle giovanili dell'Hertha Vienna. Spesso definito come un «artista del pallone», era «inarrestabile» palla al piede, dotato di agilitàPozzo cantava il Piave ma ora non serve più, archiviostorico.gazzetta.it. e notevole rapidità negli anni migliori, poi sbiadita col passare degli anni, e di un tiro potente e preciso.
Erede calcistico di Josef Uridil, era un centravantiC' ERA UNA VOLTA IL FOOT-BALL, archiviostorico.gazzetta.it. atipico, poiché soffriva gli scontri fisici, che disdegnava agendo sia da regista sia da rifinitore: preferiva scendere a centrocampo a iniziare la manovra con una serie di passaggi corti e veloci tesi a irridere l'avversario che davano fluidità alla manovra, consentendo alle mezzali d'inserirsi negli spazi, per poi andare a finalizzare l'azione, quando non ricamava l'ultimo assist. Questo suo stile di gioco, volto a evitare il gioco fisico, è stato criticato per diverso tempo e mise le basi per dare vita sia alla «scuola viennese» sia a un nuovo metodo di calcio che prevedeva quello del centrattacco come un ruolo mobile, preludio al «falso nueve». Per l'eleganza delle movenze,Calcio - Austria, treccani.it. il controllo di palla, le abilità e la fantasia nel dribbling, spesso elogiate, il suo commissario tecnico Hugo Meisl gli diede il soprannome di «Mozart del calcio».
Carriera Club Nel 1918, dopo aver giocato per le strade del suo quartiere, il suo talento è notato da Karl Weimann, insegnante, ragion per cui entrò ben presto nelle giovanili della squadra del suo quartiere, l'Hertha Vienna, piccola squadra di Favoriten il cui stadio era ubicato nei pressi della via nella quale abitava. Proprio in tal contesto sorprende tutti per lo straordinario bagaglio tecnico in suo possesso nonostante il fisico deficitario, che gli fa guadagnare il soprannome di Carta velina. Nel 1921 compie il suo debutto ufficiale in prima squadra e nei primi mesi del 1923 rientra stabilmente fra i titolari. Nello stesso anno, cadendo in bagno, si infortuna gravemente al menisco del ginocchio destro (all'epoca trauma non facilmente curabile) e rischia seriamente di doversi ritirare prematuramente dal calcio giocato: viene operato Matthias Sindelar, austria-archiv.at. con successo da un famoso medico viennese, il dottor Hans Spitzy, e riesce così a tornare a calcare i campi da gioco in meno di un anno.
La paura di potersi rifare male o che il ginocchio potesse nuovamente cedere lo accompagnerà però per tutto il resto della sua carriera: da questo momento in poi, infatti, egli indosserà sempre una fasciatura elastica sul ginocchio infortunato. Nello stesso anno, il 1924, a causa della difficile situazione finanziaria della squadra, l'Hertha fu costretta a cedere i suoi migliori giocatori. Sindelar aveva perfino valutato l'opportunità di lasciare Vienna e andare a giocare in Italia a Trieste: alla fine scelse di rimanere in patria e nel settembre 1924 venne ceduto all'Amateure di Vienna (che nel novembre 1926 cambierà denominazione in quella attuale di ) che aveva appena vinto il titolo nazionale.
L'attaccante si afferma lentamente, divenendo col tempo uno degli idoli della tifoseria Viola, il calciatore più forte e il punto di riferimento dell'Austria Vienna;Due Coppe Due Sistemi, archivio.lastampa.it. in particolare, secondo quanto affermato dalla stampa sportiva dell'epoca, non era tuttavia sostenuto dalla presenza di compagni di squadra altrettanto bravi attorno a sé, che non permisero all'Austria Vienna di vincere molti titoli e, nonostante l'età, nella partita finale di carriera era comunque rimasto su livelli di gioco elevati, segnale di un ottimo ritorno di forma. Grazie alla presenza di altri celebri giocatori austriaci e ungheresi dell'epoca (Alfréd Schaffer, Gustav Wieser – 3 volte capocannoniere del campionato austriaco dal 1924 al 1926 – e Viktor Hierländer) l'Austria Vienna divenne una tra le più forti compagini europee dell'epoca,Austria 3-0 Juventus, archivio.lastampa.it. caratterizzata da una forte fisionomia individualista che veniva soppressa qualora la squadra necessitasse di elevarsi a collettivo al fine di vincere le partite.