L'urbanistica dell'Aquila riguarda lo studio dei cambiamenti orografici della città (il centro con i Quattro Quarti) e dei borghi circostanti, da sempre legati alla sua storia sin dalla prima fondazione nel 1254 e soprattutto dopo la nuova fondazione del 1265, per continuare poi con l'espansione del centro principale, e le sue varie ricostruzioni per i terremoti del 1461, del 1703 e del 2009.

Storia Epoca italica e romana Amiternum: è la principale città italico-romana esistente sulla Conca Aquilana. L'antica arx sorgeva in cima al Colle San Vittorino, nella località omonima che attualmente porta questo nome, dove venne eretto il castello dai Longobardi. Il primitivo vicus italico era uno dei tanti sparsi nella conca, oggi non pervenutici, se non nei frammenti lapidei ed archeologici rinvenuti nel contado di Scoppito, Pizzoli, Preturo e Coppito. La civitas di Amiternum ("presso il fiume Aterno") per la sua importanza strategica fu scelto dai Sabini come centro amministrativo locale, comunicante con Reate nel Lazio, occupata nel 293 a.C. dai Romani durante la terza guerra sanniticaTito Livio, Ab Urbe condita libri (39, 2-4), tre anni più tardi entrò a far parte della nuova potenza romana, ottenendo la cittadinanza senza diritto di voto. Dal punto di vista urbano, l'antico oppidum italico si andò spostando sempre più a valle, per acquistare sempre più maggior prestigio, stando a poca distanza dalla nuova via Tiburtina Valeria che portava nella Marsica, e dalla via Salaria che permetteva il collegamento con Interamnia Urbs (Teramo) mediante il Passo delle Capannelle.

Stando anche più vicino al fiume Aterno, in una vasta piana, la città si espanse alla tipica maniera romana, venendo rifatta con l'asse viario a scacchiera dei cardi e decumani, con l'impianto termale sulla destra del fiume, alimentato da un acquedotto la cui iscrizione è stata recuperata nel 1890, poi da un altro acquedotto sulla sinistra dell'Aterno, che iniziava a Villa Raiolo di Pizzoli, terminando nella zona Ara di Saturno, dove oggi si trova il teatro romano di Amiternum. Infine l'impianto centrale della città era costituito dal foro, con i templi della Triade, la basilica, la curia, e appena fuori il grande anfiteatro romano di Amiternum del I secolo), ancora oggi molto ben conservato, che caratterizza ancora l'intera area. Infatti dell'antica città poco è rimasto, a causa di continue spoliazioni e distruzioni da parte di barbari e terremoti, benché le fonti attestino che Amiternum venne abitata sino alle soglie dell'VIII secolo, quando gli aitanti si spostarono sull'altura del Colle San Vittorino, dove venne edificata la chiesa di San Michele. Prima del 1257, era sede della diocesi, condivisa con Forcona.

Forcona: l'antica Furconia si trova da tutt'altra parte rispetto alla posizione di Amiternum, precisamente nella zona est dell'attuale centro aquilano, in contrada Civita di Bagno. Fondata dagli Italici Vestini, era un semplice vicus, e tale rimase anche con la conquista romana, poiché i ritrovamenti del 1995 non lasciano trasparire rovine di una città ben dotata di asse viario a scacchiera, e di edifici monumentali di pregio, se non delle cisterne. Dopo la caduta di Roma, la città divenne la seconda principale della conca, benché il primato continuasse ad esser detenuto da Amiternum, nel IV secolo d.C. fu inclusa nella provincia Valeria della Marsica, insieme ad Amiternum, Carsoli e RietiB. Orsatti, La Via Campana da Amiternum ad Alba Fucens, in Bollettino LXXXI della Deputazione Abruzzese di storia patria (1991), pp. 158-161. Divenuta una gastaldia longobarda nel VI secolo, inclusa nel ducato di Spoleto, Forcona comunicava con Amiternum, Valva, Pinna e Rieti, venendo inclusa nel 926 nel comitato d'Abruzzo della provincia Valeria. Condivise con Amiternum la sede diocesana, godette della figura di un importante vescovo, San Ranieri, nominato da papa Niccolò II nel 1059, con il compito di costruire una grande cattedrale per la diocesi, dedicata a San Massimo d'Aveia, che fu martirizzato a Fossa nel III secolo. Tale cattedrale, che conservò il titolo sino al 1257, è ancora oggi esistente lungo la via Marsicana di Civita di Bagno, addossata alla chiesa nuova di San Raniero.

La fondazione (1254-1265)

Riassumendo brevemente i fattori che portarono, dal 1250, gli abitanti dei borghi circostanti la piana di Acculi o Acquili (dove oggi si trova la fontana delle 99 cannelle), le cause furono la necessità dei cittadini di riunirsi in un solo grande nucleo, per ragioni economiche e politiche. Nei diversi villaggi che si erano costituiti nella conca dal passaggio dei Longobardi, passando poi a quello dei Franchi e dei Normanni, mediante la potente famiglia dei Conti dei Marsi di Celano di origine francese, s'era venuta a tessere una fitta rete di villaggi-roccaforte e di torri di avvistamento sopra i picchi rocciosi delle montagnette lungo la catena del Sirente-Velino e dei Monti Cagno e Ocre, fino appunto alla piana di Amiternum. Il fitto rapporto di vassallaggio che i Conti avevano con i loro feudatari, e con i potenti monasteri dell'abbazia di Montecassino, dell'abbazia di Farfa, e dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, e dunque con il Pontefice stesso, sia in maniera diretta che indiretta, andava dunque contro gli interessi del sovrano Federico II di Svevia, che si adoperò nel primo ventennio del 1200 per smantellare questo tessuto di rapporti di signorie varie e baronie, e in Abruzzo il cambiamento avvenne con la presa di Celano e la cacciata momentanea dei Conti Berardi.

I cittadini di Forcona, Amiterno, e Poppleto (Coppito) si ribellarono a Federico, che reagì con la forza distruggendo le antiche rocche, e pian piano iniziò a delinearsi il progetto di costruzione di una grande città, mediante la concessione del papa Gregorio X di un privilegio speciale. Anche se però il privilegio venne concesso più tardi da Corrado IV figlio di Federico, al livello politico L'Aquila nacque come una realtà sotto la protezione papale e imperiale (poiché Corrado con la dovuta cautela conservò sempre il desiderio di ricoprirla di privilegi affinché l'avesse come alleataAlessandro Clementi, Storia dell'Aquila dalle origini alla prima guerra mondiale, Laterza Editore, 1997, p. 24), che faceva parte di una rete di città-satellite che in qualche maniera contrastavano il potere temporale dell'imperatore sull'area del Papato, mentre al livello socio-economico, L'Aquila venne a costituirsi in maniera del tutto originale. Come descritto anche dallo storico Anton Ludovico AntinoriA. L. Antinori, Annali degli Abruzzi Vol. IX, p. 247, i commercianti e i nuovi coloni provenienti dai castelli situati nella conca, vennero a costruire le case coloniche presso la piana di Acculi, tal toponimo deriverebbe dalla ricca presenza di acque, e successivamente lo stemma civico assunse il simbolo dell'aquila imperiale degli Svevi, e poi degli Angiò.La fase di popolamento continuò per tutto il 1255, il diploma di Corrado prevedeva la ripartizione in locali dell'area individuata, suddividendo dunque le micro-zone coloniche dei vari commercianti provenienti dai singoli castelli.

Tali "castelli", che secondo la leggenda riportata anche dal primo storico aquilano Buccio di Ranallo fossero 99, erano semplici roccaforti militari che presidiavano il territorio, con la torre-casa del barone di turno, e le piccole case dei commercianti e dei feudatari che avevano in gestione temporaneamente lotti di terra della piana. Lo storico Bernardino Cirillo, negli Annali della Città d'Aquila cita tutti i castelli che fondarono la città, e il numero raggiungeva quasi la novantina, malgrado oggi molti siti originali siano stati completamente stravolti dall'espansione edilizia, o addirittura scomparsi a causa dei catastrofici terremoti, come quello del febbraio 1703. Fatto sta che le rocche vere e proprie ancora oggi sono esistenti, ossia quelle di maggior pregio, i cui abitanti ebbero il privilegio e il potere economico di costruire nella città d'Aquila locali più espansi, mentre per altri castelli di minore importanza, come Vio, Genca, Gignano, Forfona, non resta poco più, nel tessuto odierno del centro storico aquilano, che il toponimo del locale stesso, mentre dei borghi esterni le mura sopravvive il borgo di San Pietro della Jenca (Genca) presso Assergi, mentre di quest'altri citati come esempio si conservano soltanto i toponimi e le ipotizzabili località dove sorgessero le case.

Di natura sempre turbolenta, i cittadini dell'Aquila, fedeli al papato, nella persona di papa Alessandro III, e mai distaccatisi completamente dalla loro natura di commercianti-signori feudali, vennero a scontrarsi con il re Manfredi di Svevia, successore di Corrado, in rotta di collisione col pontefice. Nel 1259 in seguito alla ribellione dei Conti dei Marsi e di PoppletoAlessandro Clementi, Storia dell'Aquila dalle origini alla prima guerra mondiale, Laterza Editore 1997, p. 26, Manfredi accerchiò la città e la saccheggiò, distruggendola. Dunque si viene a comprendere che l'aspetto orografico, per suddivisione in quarti e locali colonici, potrebbe aver avuto origine nel 1245-55, ma forse per l'incompiutezza dei lavori di fondazione, e per la distruzione totale di Manfredi, essa venne rifatta daccapo nel 1265 per volere dell sovrano Carlo I d'Angiò.

Caratteristiche della nuova città di fondazione

Le stesse notizie sul ripopolamento della città provengono da Buccio di Ranallo, con grande affluenza di nuovi coloni per via del successo della città nella battaglia di Tagliacozzo contro Corradino di Svevia, e per la serie di privilegi che Carlo concesse agli aquilani in segno di riconoscenza. La fiorente città s'avviava verso lo sviluppo, e si risolse la delicata questione del riconoscimento delle proprietà dei contadini degli originali "castra" di provenienza, proprio con l'assegnazione del locale dentro l'area delle mura, con il permesso di erezione della chiesa che sarebbe stata un duplicato della parrocchia dell'originale castello di appartenenza, per non disperdere le rendite e i possessi delle montagne, appartenendo proprio alla parrocchia.

In effetti, se non si considerano i grandi cambiamenti dentro le mura a causa dei terremoti, le poche piazzette provviste di palazzo signorile e di chiesa confermano perfettamente l'aspetto originale dell'urbanistica di rifondazione della città. E sempre in merito alla leggenda dei 99 castelli, la città avrebbe avuto 99 piazze, 99 chiese, 99 palazzi signorili, ripartiti dal 1276 in Quattro Quarti, con 4 chiese capoquartiere, ossia i quarti di Santa Giusta, Santa Maria, San Pietro e San Marciano (ex San Giovanni). E ciascuno di questi quarti era, come lo è oggi, almeno secondo la tradizione della toponomastica, ripartiti in piccoli locali di fondazione dei coloni provenienti dai castelli. Il primato del nome dei Quarti e delle grandi parrocchie, ovviamente è dato dall'importanza socio-politica delle famiglie che colonizzarono i lotti, sia nobili che di origine mercantile, come si vedrà per i nobiluomini Branconio di Collebrincioni stanziatisi nel rione Santa Maria, e per i ricchi Gaglioffi di Coppito, nel rione San Pietro.

Studio dell'impianto ortogonale dell'Aquila (1575)