La storia dell'Ospedalità italiana si può far risalire alla tarda antichità e giunge fino al XXI secolo.
Le origini e il Medioevo Origini
Gli ospedali nacquero nell'Impero Romano d'Oriente (o bizantino) con la diffusione del Cristianesimo: non esisteva infatti un sistema organizzato di sanità pubblica nell'Antichità classica occidentale. I precursori degli ospedali in Occidente sono stati i templi egizi dedicati a Iside e Serapide e quelli greci dedicati ad Esculapio: questi templi erano presenti in antichità anche sulla penisola italica, ad esempio nel III secolo a.C. sull'Isola Tiberina a Roma sorse un tempio dedicato ad Esculapio come risposta ad un'epidemia. Anche in Oriente sono attestate delle antiche strutture sanitarie, in particolare in India.
Il primo grande ospedale bizantino di cui si ha notizia risale al IV secolo e venne fondato da Basilio di Cesarea. Alcuni decenni dopo, intorno al 390, avvenne la fondazione del primo nosocomio a Roma ad opera della matrona Fabiola secondo quanto riportato da San Girolamo.
Le vie dei pellegrini
La diffusione degli ospedali in Europa comincia nell'Alto Medioevo in ambito cristiano con l'obiettivo principale di facilitare l'avvento dei pellegrini a Roma. In questo contesto, tra i più antichi ospedali d'Europa ancora operante è l'Ospedale di Santo Spirito in Sassia a RomaMattoni, S., Scarnò, M., Valensise, M. R., Mongardini, M., & Bucci, R. (2012). From a Pope’s nightmare, a great public health institution: the Santo Spirito in Saxia Hospital, in Rome. Italian Journal of Public Health, 7(2)., le cui origini si possono indicare nell'VIII secolo, epoca della fondazione della Schola Saxonum nell'area di Borgo ad opera del sovrano sassone Ine del WessexS. Mattoni, M. Mongardini, M. Scarnò L’Arcispedale Santo Spirito in Saxia. L’assistenza sanitaria nel più grande spedale dell’Urbe, Aracne Editrice, Roma, 2011.Champ, Judith F. The English pilgrimage to Rome: a dwelling for the soul. Gracewing Publishing, 2000..
L'importanza nel Medioevo della vicinanza di una Schola (antesignana delle Università) ai centri di cura era la norma anche nel più circoscritto ambito laico, come nel caso della celebre Scuola medica salernitana, affermatasi qualche tempo più tardi, intorno al IX secolo. Alcune scuole chirurgiche medievali nacquero tuttavia lontano dalle Università, basandosi solo su pratiche empiriche: è il caso della Scuola chirurgica preciana dell'antica Abbazia di Sant'Eutizio. Comunque, tale contesto legato principalmente ai pellegrinaggi faceva degli Hospitali occidentali, ispirati dal principio di carità cristiana, generalmente delle strutture di ricovero in senso ampioGazzini, Marina. "Ospedali nell’Italia medievale." Reti Medievali Rivista 13.1 (2012): 211-237., dove erano accolti tanto i viaggiatori sani che quelli malati bisognosi di assistenza medica: agli uni e gli altri veniva poi offerta anche la necessaria, in quel contesto storico, assistenza spirituale e religiosa. Strutture più piccole degli hospitali erano gli Xenodochi.
Con l'avvento dell'epoca delle Crociate in Terrasanta, tali strutture si ampliarono e videro il fiorire di diversi ordini religiosi che dell'"Ospitalità" fecero la loro attività principale.. La storiografia moderna ritiene generalmente (e, in particolare, gli autori Darrel W. AmundsenMedieval canon law on medical and surgical practice by the clergy, Bulletin of the History of Medicine, 52 (1978) 22-44. Articolo poi ripubblicato in Medicine, Society and Faith in the Ancient Medieval Worlds (1996), capitolo 8 e WalshPopes and Science, capitolo: "Papal Physicians") che il ruolo della Chiesa vada rivalutato da principale "nemico della medicina" (in particolare, della chirurgia) ad un ruolo più attivo nel promuovere la medicina ed a non ostacolare la chirurgia. Nel Concilio di Clermont-Ferrand del 1130 si proibì a tutto il clero la pratica della medicina a scopo di lucro; mentre nei concili regionali di Clermont (1130) e di Reims (1131), fu approvato un canone, in seguito interamente accolto anche nel concilio ecumenico Lateranense II (1139)Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, volume 21, 1130 Concilium Claromontanum, canon V; 1131 Concilium Remense, canon VI; 1139 Concilium Lateranense II, canon IX, che vietava ai monaci di allontanarsi dai conventi, anche nelle attività di cura ospedaliera. Nella seconda parte del Medioevo, con lo sviluppo delle città tra il Mille e il 1200, a tali strutture religiose, spesso annesse ad un monastero e talvolta disposte proprio su grandi vie di comunicazione, terrestri (come sulla Via Francigena: esempi sono l'Ospedale della Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso e Santa Maria della Scala a SienaGabriella Piccinni, Lucia Travaini, Il Libro del pellegrino (Siena, 1382-1446): affari, uomini, monete nell’Ospedale di Santa Maria della Scala, Liguori, 2003.) o marittime (come nel caso della Commenda di San Giovanni di Pré a Genova, caso notevole in questo campo nel XII secoloComba, Rinaldo, ed. Il monastero di Rifreddo e il monachesimo cistercense femminile nell'Italia occidentale (secoli XII-XIV): atti del convegno, Staffarda-Rifreddo, sabato 18 e domenica 19 maggio 1999. Vol. 22. Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 1999., pag. 264.), si affiancarono anche strutture civili urbaneChristian Zendri, Marino Berengo, L’Europa delle città. Il volto della società urbana europea tra Medioevo ed Età moderna, Torino, Einaudi, 1999 (Biblioteca di cultura storica 224), XV-1040 p., 80.000 L/41, 32€." Laboratoire italien. Politique et société 2 (2001): 201-203..
Le pestilenze e i lazzaretti A seguito soprattutto della grande Pestilenza a metà del Trecento, nacque l'esigenza di aprire ulteriori strutture per l'isolamento degli appestati per prevenire il contagio tra la popolazione: i Lebbrosari. Per tali motivi, queste strutture sorsero tipicamente in aree extra-urbane. Il primo lazzaretto ad essere permanente in area europea sorse, tuttavia, solo un secolo più tardi: nel 1423 a VeneziaVaranini, op.cit., pag. 151., nel contesto della riforma ospedaliera del XV secolo. I lebbrosari decadranno nel corso del XVI secolo insieme alla scomparsa della lebbra: le stesse strutture saranno però spesso riconvertite per ospitare i malati di sifilideAugusto Ciuffetti, Difesa sociale: povertà, assistenza e controllo in Italia: XVI-XX secolo, Vol. 3. Morlacchi Editore, 2004..
La riforma del XV secolo
Dopo il periodo delle pestilenze della seconda metà del Trecento e ripreso lo sviluppo urbano all'arrivo del Rinascimento, si verificò una riforma nella rete ospedaliera (reformatione) nel corso del XV secolo: tale spinta di rinnovamento investì molte aree soprattutto del centro-nord Italia, in particolare in Lombardia e in Toscana, dove si inaugurarono diverse nuove strutture, in particolare lo Spedale degli Innocenti di Firenze, e con una spinta alla razionalizzazione delle attività ospedaliere, ad esempio nell'Ospedale Maggiore di Milano ad opera di Francesco Sforza. Tale riforma quattrocentesca fu motivata da emergenze sanitarie e sociali, come guerre e pestilenze, e, dopo l'Italia centro-settentrionale, fu poi seguita da altre aree europee in un secondo momentoBianchi, Francesco, and Marek Słoń, Le riforme ospedaliere del Quattrocento in Italia e nell’Europa Centrale. Ricerche di storia sociale e religiosa 35 (2006): 7-45.. Questa riforma definisce più chiaramente l'accettazione degli ospedali dei soli infirmi, a loro volta distinti in "curabili" e "incurabili", con una maggiore razionalizzazione negli obiettivi delle cure mediche e una limitazione dell'elemento della cura spirituale e religiosa, pur rimanendo comunque presenti.
La rinascita ospedaliera nell'età della Controriforma
La sifilide e gli ospedali degli "Incurabili"
Nel Cinquecento, la penisola italiana venne fustigata da diverse emergenze sanitarie associate alle numerose guerre dell'epoca: il verificarsi di tali guerre, combinato allo spirito tridentino di una maggiore attenzione alle necessità della popolazione (non disgiunta da quella un maggiore controllo sociale degli effetti del dilagare della povertà) videro in Italia una grande rinascita dell'ospedalitàVera Zamagni, ed. Povertà e innovazioni istituzionali in Italia: dal Medioevo ad oggi, Il Mulino, 2000.. In particolare, grande diffusione ebbero in tutta la penisola gli ospedali degli IncurabiliClark, Linda, and Carole Rawcliffe, eds. The Fifteenth Century XII: Society in an Age of Plague. Vol. 12. Boydell Press, 2013. nati per combattere il dilagare della Sifilide, una nuova malattia per il continente Europeo, portata in Italia forse dalle truppe di Carlo VIII (e per questo motivo chiamata all'epoca anche "mal francese" o "morbo gallico"): il primo sorse a Genova nel 1499 per iniziativa di Ettore Vernazza, che in rapida successione promosse diverse strutture analoghe in tutta la penisola, comprese Roma nel 1515 (dove ebbe sede il principale, ovvero l'Arcispedale di San Giacomo degli Incurabili, dove pochi anni dopo Camillo de Lellis fondò l'ordine dei Chierici regolari Ministri degli Infermi) e Napoli nel 1517 (il grande Complesso degli Incurabili). L'Arcispedale romano divenne famoso in ambito europeo per la "cura dell'acqua di legno", volta a lenire le piaghe della sifilide secondo i dettami del medico contemporaneo Girolamo Fracastoro, pioniere della moderna patologia: tale cura era gratuita ed ebbe una tale diffusione che i pazienti accorrevano da tutta Europa, mentre i romani erano solo il 4% del totaleEnrico Fedele, L'Ospedale San Giacomo in Augusta tra storia, assistenza e cultura, in «Bollettino della scuola medica ospedaliera di Roma e della Regione Lazio», anno IV, numero 9, luglio/settembre 1998.: tuttavia, proprio la pratica ospedaliera finì per riconoscere sperimentalmente la scarsa efficacia e infine l'abbandono di tale cura a metà del Seicento.
Innovazioni ospedaliere
L'introduzione degli ospedali degli Incurabili, e dunque la specializzazione dei grandi ospedali, venne considerata positivamente dai contemporanei nel contesto urbano rinascimentaleThe Renaissance Hospital: Healing the Body and Healing the Soul, John Henderson. Infatti, viene introdotta la categoria di strutture per malattie croniche, che necessitano lunghe degenze e cure particolari, a differenza di quelle ordinarie, anche acute, ma che permettono permanenze limitate nel tempo, a loro volta distinte da quelle per malattie endemiche come i lazzaretti. Come già accadde nel Medioevo tuttavia, permanevano strutture con vari usi, a volte misti della cura delle malattie e luoghi di assistenza in senso più ampio (includendo anche brefotrofi, eccetera): nel resto della penisola, inclusa Roma, mantennero inoltre la tradizionale impostazione caritatevole, pur intensificandosi progressivamente l'attività chirurgica e medica parte dei notevoli progressi scientifici del secolo successivo. Ciascun ente di assistenza era tipicamente, come accadde fin dal Medioevo, associato ad un patrimonio fondiario ed immobiliare tale da garantirne l'indipendenza economica e dunque l'accesso alla popolazione. Pertanto, sorsero alcuni nuovi ordini con queste caratteristiche già del periodo precedente, ad esempio l'Ordine Mauriziano, fondato con bolla Pontificia del 16 settembre 1572. Si innovò anche l'insegnamento chirurgico: a fine secolo a Padova si inaugurò il primo teatro anatomico.
Innovazioni chirurgiche
L'estensione della rete di ospedali rese possibili progressi nella conoscenza scientifica all'interno dello stesso ambito ospedaliero stesso, tramite l'osservazione diretta: ad esempio Bartolomeo Eustachi, pioniere dell'anatomia attivo all'Ospedale di Santa Maria della Consolazione a Roma praticò dissezioni e autopsie. Lo stato delle sue conoscenze chirurgiche è testimoniata dalle sue Tabulae anatomicae del 1552 (pubblicate solo nel 1714).
Innovazioni chirurgiche del XVII secolo