Con tassa sulle bibite zuccherate si intende genericamente una tassa o un sovrapprezzo ideato per ridurre il consumo di bibite ad alto contenuto di zuccheri. Le bevande oggetto di una tassa di questo genere sono solitamente i soft drink con aggiunta di anidride carbonica, i cosiddetti sport drink e gli energy drink. Dal nome comune di questo tipo di bevande in lingua inglese, l'imposta è anche spesso denominata per semplicità soda tax o sugar tax.
La tassa sulle bibite è oggetto di dibattito in molti paesi, con i grandi produttori di bevande gassate (come Coca-Cola) da un lato che spesso si oppongono alla sua proposta di introduzione, e altri enti dall'altro (come le associazioni dei medici o l'Organizzazione mondiale della sanità) che invece ne propongono l'adozione, considerandola un esempio di imposta pigouviana volto a disincentivare l'adozione di regimi alimentari dannosi per la salute e a bilanciare l'impatto crescente di patologie quali l'obesità o il diabete sul totale delle spese sanitarie sostenute dallo stato.
Presupposti Nella seconda metà del XX secolo il diabete mellito di tipo 2 è divenuto un fattore di preoccupazione crescente per la salute nella maggior parte dei paesi sviluppati e in via di sviluppo; nel solo 2016 i decessi direttamente attribuibili a questa malattia sono stati stimati in più di un milione e mezzo.
A differenza degli zuccheri contenuti nel cibo solido, quelli assunti per via liquida entrano nel corpo più velocemente, ad un ritmo che può sovraccaricare il pancreas e il fegato, condizione che può portare se protratta all'insorgenza del diabete e di infarti. Uno studio condotto nel 2016 ha rivelato che il consumo di una o due bevande zuccherate a pasto può aumentare il rischio di sviluppare una forma di diabete del 26%. Gli zuccheri contenuti nei liquidi sono stati anche associati all'aumento della pressione sanguigna.
I malesseri cardiaci sono stimati essere causa del 31% della mortalità globale generale e sebbene un singolo drink zuccherato abbia solo un effetto minimo sul cuore, il consumo regolare di bevande zuccherate è associato a conseguenze di lungo periodo sul sistema cardiaco. Uno studio del 2012 ha rilevato come per ogni bibita zuccherata in più assunta al giorno il rischio di sviluppare una malattia cardiaca sia aumentato del 10% nel caso degli uomini. Un'altra ricerca ha invece dimostrato lo stesso rischio per le donne che consumano bevande zuccherate giornalmente. Studi successivi hanno inoltre confermato come le bevande zuccherate aumentino il rischio di incorrere in malesseri di natura cardiaca in misura maggiore rispetto ai cibi zuccherati.
Un ulteriore problema per la salute pubblica è costituito dall'aumento costante della popolazione mondiale affetta da obesità e sovrappeso, tanto nei paesi sviluppati quanto in quelli in via di sviluppo. Se per la prima si calcola che la sua incidenza sia triplicata dal 1975, per il secondo si stima che al 2016 colpisse, in varie forme, almeno un miliardo e mezzo di adulti. Il consumo degli zuccheri contenuti nelle bibite è stato associato ad un apporto calorico elevato, e di conseguenza identificato come un fattore in grado di contribuire all'aumento di peso e all'obesità, in particolare nei giovani. Negli Stati Uniti è stato stimato che l'aggiunta di una bibita zuccherata al giorno alla normale dieta può condurre ad un aumento di peso che può sfiorare i 7 chili nel corso di un anno. Una ricerca condotta nel 2019 sembrerebbe inoltre evidenziare un possibile legame fra il consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri e il rischio di cancro (legame che non è però ancora stato dimostrato con precisione).
Il consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri è stato anche messo in relazione allo sviluppo di patologie dentali quali la carie, che rappresenta, secondo quanto riportato dall'OMS, la malattia non trasmissibile più diffusa a livello mondiale. Esistono in proposito numerosi studi che hanno messo in relazione l'alto consumo di bibite zuccherate ad un aumento delle patologie dentali e il possibile effetto benefico di una tassa atta a ridurre il consumo di tali bevande sulla salute dentale generale della popolazione.
L'aggiunta di zuccheri è inoltre comune in molti cibi di consumo quotidiano (come ad esempio i cereali da colazione, cioccolato, gelati, biscotti, yogurt e bibite). La pervasività della presenza delle bevande zuccherate e la loro attrattività per i consumatori più giovani hanno reso il loro consumo un tema di particolare interesse per la salute pubblica. Tanto negli Stati Uniti quanto nel Regno Unito, le bibite zuccherate rappresentano la maggior fonte di calorie nell'alimentazione degli adolescenti e dei bambini fino agli 11 anni.
Le statistiche indicano come il consumo di bibite sia in calo in diversi paesi sviluppati, ma che stia rapidamente crescendo nelle economie dei paesi emergenti, quali India o Vietnam. Negli Stati Uniti il consumo medio pro capite di bibite zuccherate era di 154 litri l'anno nel 2014.
Tasse sul tabacco I sostenitori delle Soda tax citano come precedente il successo delle tasse sul tabacco, sostenendo come una tassa analoga sulle bibite avrebbe lo stesso effetto nell'abbassare il consumo di tali bevande. L'attenzione in questo caso è posta sul rischio di diabete e obesità piuttosto che su quello di cancro. Le tattiche utilizzate dalle compagnie produttrici di bibite per ostacolare l'introduzione di imposte sui prodotti da loro venduti sono peraltro simili a quelle adottate dalle grandi compagnie produttrici di sigarette, che si avvalgono di metodi quali il finanziamento di studi scientifici volti a minimizzare l'impatto sulla salute di tali prodotti.
Teoria economica della tassa L'imposizione di una tassa sulle bibite zuccherate significa, in termini economici, che i rivenditori di bibite sarebbero costretti ad aumentare il prezzo della merce di un ammontare P2 rispetto al prezzo originale X, per poi tenere il resto della tassa per loro (P1), sotto forma di minore profitto per unità venduta. Il peso della tassa (P2) renderebbe così più dispendioso per il consumatore acquistare bibite zuccherate, dato che una maggiore percentuale del suo reddito verrebbe dedicata all'acquisto della stessa quantità di merce. Tale conseguenza diminuirebbe, nelle speranze dei promotori, la quantità globale di bibite zuccherate vendute. Che sia imposta sul consumatore o sul rivenditore, in entrambi i casi il peso della tassa sarebbe condiviso tra entrambi gli attori dell'operazione economica.
Il modo in cui il peso della tassa viene diviso fra consumatore e venditore dipende dall'elasticità rispetto al prezzo del bene. Nello specifico, Il peso ricade in misura maggiore sul rivenditore quando l'elasticità della domanda rispetto al prezzo è maggiore di quella dell'offerta, mentre ricade sul consumatore quando le condizioni sono opposte (ossia l'elasticità dell'offerta rispetto al prezzo è maggiore di quella della domanda). L'elasticità del prezzo delle bibite zuccherate varia da nazione a nazione . Ad esempio, il valore dell'elasticità della domanda rispetto al prezzo per le bevande è stato calcolato essere di -1.37 in Cile, mentre in Messico pari a -1.16. Ipotizzato che i risultati della misurazione siano realistici e che l'elasticità dell'offerta rispetto al prezzo sia la stessa in entrambi i casi, ciò significa che il peso della tassa per i consumatori sarebbe più alto in Messico che in Cile.
Il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti ha calcolato che una tassa sullo zucchero contenuto nelle bibite potrebbe generare un introito di quasi 15 miliardi di dollari solo nel primo anno. L'Ufficio di bilancio del Congresso ha stimato che una tassa di tre centesimi al litro si tradurrebbe in 24 miliardi di dollari di introito nell'arco di quattro anni. Le proposte per l'utilizzo di tali proventi sono diverse: alcuni analisti suggeriscono che essi vengano destinati a pagare il costo sanitario dovuto a sovrappeso e obesità, altri invece prevedono di destinare una parte dei ricavi ad attività di prevenzione, quali promuovere l'attività fisica e il miglioramento della dieta quotidiana dei cittadini. Un ulteriore utilizzo suggerito per gli introiti della tassa sarebbe quello di sovvenzionare, abbassandone il prezzo, cibi più salutari quali frutta e verdura.
La tassa in termini microeconomici Il motivo dell'introduzione di una tassa sulle bibite zuccherate è, come detto, il tentativo di combattere le esternalità negative del consumo di zucchero. Dato che l'eccesso può essere infatti identificato come la causa di problemi di salute quali l'obesità, il diabete e altri, che si traducono in perdita di produttività, si può ritenere come il soggetto il cui benessere è impattato negativamente da tale causa sia lo stesso sistema sanitario pubblico, che ha dunque motivo di intervenite per contrastare tali conseguenze. Una maggiore richiesta di cure e servizi medici si traduce in maggiori costi per lo stato, ed è proprio questo aumento ad essere identificato come una possibile esternalità negativa del consumo eccessivo di zucchero.
In termini economici, il beneficio marginale sociale o pubblico (BMS) del consumo di zucchero è minore del beneficio marginale privato (BMP). Si può illustrare questo fatto con l'equazione seguente:
BMS = BMP - Costo marginale esterno (CME)
In questo scenario, i consumatori hanno come obiettivo solamente il beneficio che l'utilizzo di zucchero apporta a loro stessi (BMP), e non considerano le esternalità negative sulle terze parti coinvolte (CME); questo li porta ad aumentare i consumi per massimizzare la loro utilità. Ciò significa che dove si ha consumo eccessivo di zucchero, viene creata una perdita di welfare.
La tassa sulle bibite, un'imposta pigouviana, sarebbe in questo senso un modo di ridurre le esternalità negative per mezzo della regolamentazione del consumo delle bevande zuccherate. Senza una tale tassa, il denaro dei contribuenti è utilizzato per pagare i più elevati costi della sanità pubblica. Anche se una soluzione di questo tipo correggerebbe le esternalità negative del consumo di zucchero, avrebbe però un risvolto negativo sul contribuente che, pur avendo un consumo moderato, si vedrebbe obbligato a pagare l'esternalità. Da qui l'idea che la tassa potrebbe essere più efficace se il suo introito venisse destinato per favorire programmi di nutrizione per l'infanzia o di prevenzione dell'obesità. Questa sarebbe infatti una soluzione che consentirebbe di correggere l'esternalità negativa e al tempo stesso di far ricadere maggiormente il suo costo sugli attori che effettivamente ne sono la causa.
Posizioni contrarie alla tassa e controversie L'idea di una tassa sulle bibite zuccherate è stata oggetto di critiche sotto diversi aspetti. Uno degli argomenti portati a supporto per contestarne l'efficacia verte sull'idea che possa trattarsi di un'imposta regressiva, il cui impatto andrebbe a pesare maggiormente sui consumatori appartenenti alle fasce di reddito più basse, rispetto a quelli più ricchi. Lo stesso aspetto è stato però usato per difendere l'efficacia della misura, che disincentivando il consumo di quello che viene identificato, nei presupposti dei suoi promotori, come un bene dannoso per la salute, andrebbe in realtà a creare vantaggio, inducendo a ridurne l'utilizzo, proprio di quelle classi colpite dal provvedimento. Secondo altre posizioni, l'effetto regressivo dell'imposta potrebbe essere contrastato efficacemente tramite l'utilizzo del suo ricavato per incentivare e promuovere una dieta più sana.
Dal punto di vista politico, la tassa è stata oggetto di critiche in quanto configura una forte forma di intervento dello stato nella vita dei cittadini, al fine di orientarne i consumi. In quanto tale, è stata identificata come espressione di uno "stato balia" (nanny state) che interviene con troppa forza per determinare lo stile di vita dei suoi cittadini.