La storia militare d'Italia narra un vasto periodo di tempo, incominciato con Roma antica, attraverso il Medioevo, il Rinascimento, il Risorgimento, il Fascismo e fino ai giorni d'oggi. La penisola italiana è stata anche il centro di scontri militari per tutta la storia dell'Europa: di conseguenza, l'Italia ha una lunga tradizione militare.
Italia antica Etruschi e Italici
Nel primo millennio il territorio dell'Italia attuale era abitato da una moltitudine di popolazioni differenti per origine, cultura, lingua e religione. La differenza si specchiava anche nella varietà di organizzazione militare che questi avevano. Gran parte dell'italia centro-meridionale e nord-orientale era abitato da popolazioni dette italiche, ovvero dalla tipologia di lingue che parlavano. Nell'VIII secolo a.C. nell'Italia centro-meridionale erano stanziati ad esempio Latini a ovest da cui emergeranno poi i Romani, Sabini nella valle superiore del Tevere, Umbri a nordest, Sanniti nel sud, Osci e altri condividevano la penisola italiana con altri due principali gruppi etnici: Etruschi a nord, e Greci a sud.
Gli Etruschi (etrusci o tusci in latino) erano stanziati nell'Etruria, regione a nord di Roma (odierni Lazio settentrionale, Toscana, e Umbria occidentale). Fondarono città come Tarquinia, Veio e Volterra, influenzando profondamente la cultura romana, come dimostrano chiaramente le ascendenze etrusche di alcuni dei mitici re di Roma. Le origini degli Etruschi si perdono nella preistoria. Non sono giunti a noi letteratura o testi di religione o filosofia; gran parte delle conoscenze su questa civiltà deriva da corredi funebri e reperti tombali.Larissa Bonfante:Etruscan Inscriptions and Etruscan Religion in The Religion of the Etruscans - University of Texas Press 2006, page 9Considerata la loro organizzazione federale di città-stato, in caso di guerra gli eserciti erano reclutati su base cittadina e richiamando alle armi i cittadini secondo ricchezza e posizione sociale: di conseguenza composizione, equipaggiamento e aspetto degli eserciti doveva quindi variare molto. Le formazioni armate comprendevano corpi di opliti, di truppe leggere e di cavalleria, ognuno con i propri equipaggiamenti e con i propri compiti.
Infatti la struttura delle unità era in base all'armamento, la fanteria poteva essere pesante o leggera. La cavalleria aveva scopi di ricognizione ed esplorazione, mentre in età arcaica era anche utilizzato il carro da guerra.
Gli Etruschi avevano a disposizione un territorio con molti giacimenti di metallo, soprattutto l'isola d'Elba, la tecnica metallurgica dei fabbri etruschi era avanzata e permetteva loro di avere armi di qualità più alta degli altri popoli.Ivo Fossati, Gli eserciti etruschi, Milano, E.M. I. Edizioni Militari Italiane - collana "De Bello", 1987. pagg. 45-47.
Gli Italici erano bellicosi quanto gli Etruschi (gli spettacoli gladiatorii potrebbero essersi evoluti da usanze funerarie etrusche). p. 16-17 Italici ed Etruschi avevano una significativa tradizione militare. Oltre a far risaltare il rango e il potere di certi soggetti nella loro cultura, la guerra era una considerevole opportunità economica nella loro civiltà. Come molte società antiche, Italici ed Etruschi lanciavano campagne nei mesi estivi, razziando le zone confinanti, tentando di ottenere territorio e praticando pirateria/banditismo come mezzo per acquisire rilevanti risorse quali terra, prestigio e merci. È pure probabile che gli individui catturati in battaglia fossero riscattati a caro prezzo dai rispettivi clan e famiglie.
Dopo il 650 a.C. gli Etruschi furono egemoni nell'Italia centrale, e si espansero sia in quella settentrionale fondando città come Mutina, (l'odierna Modena) e Felsina (l'odierna Bologna) sia in quella meridionale, colonizzando la pianura campana. Secondo le tradizioni romane la Città Eterna sarebbe stata dominata da sette re (alcuni dei quali) "etruschi" dal 753 al 509 a.C. a partire dal leggendario Romolo che, assieme al fratello Remo avrebbe fondato Roma.
La Gallia cisalpina La parte settentrionale dell'Italia era chiamata Gallia Cisalpina, a causa della diffusa presenza di tribù celtiche e della forte influenza che queste esercitavano sulla regione. Esistevano anche popoli non celtici come i Liguri nella parte occidentale, e i Veneti nella parte orientale, che costituivano la maggioranza della popolazione della Gallia Cisalpina, sebbene fossero molto influenzati dai Celti in diversi settori della loro cultura, come la guerra.
La prima presenza celtica in Italia settentrionale, potrebbe risalire all'età del bronzo nel XIII secolo con la cultura di Canegrate, con l'arrivo di popolazioni proto-celtiche dalle AlpiVenceslas Kruta: La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza, Newton & Compton, 2003. Fa seguito nell'età del ferro la Cultura di Golasecca (IX-IV secolo a.C.). Una tomba risalente a questo periodo presenta nell'armamento caratteristiche della vicina cultura di Hallstatt ma anche etrusche o greche.Come ad esempio degli cnemidi, di influenza etrusca o Magnogreca
Durante il V secolo a.C le città dell'Etruria padana cadono a causa dell'espansione dei Celti, e quest'ultimi arrivano anche sulla costa adriatica dell'Italia centrale, nella zona attuale del nord delle Marche, dove sono stati fatti ritrovamenti di alcune armi celtiche poi adottate anche dai Romani.
Inizialmente i Liguri abitavano gran parte del Nord ovest, tuttavia l'espansione celtica nella zona portò alla mescolanza dei due popoli, mentre l'area esclusivamente ligure si ridusse. Incerto se la fusione tra i due popoli sia stata pacifica o meno. Al III secolo a.C., il Nord-ovest era abitato da una fitta rete di popolazioni celtiche e celto-liguri, con diverso grado di ibridazione tra le due componenti etniche.
I Liguri e Celto-liguri praticavano la guerra principalmente con tattiche di imboscate, raramente in campo aperto, la cavalleria era quasi del tutto sconosciuta e presente solo nelle tribù più celtizzate. Le armi utilizzate erano molto simili a quelle celtiche, tanto è che gli oggetti liguri del periodo tardo sono difficilmente distinguibili da quelle celti. Alcune tribù della costa praticavano la pirateria, attaccando le navi commerciali transitanti nel mar Ligure e nel mar Tirreno. Le tribù liguri poste al confine con l'Etruria, erano in contatto, e si scontrarono per molto tempo con gli Etruschi, che si volevano espandere nella regione, venendo influenzate nel loro armamento.
Il Nord-est era abitato da una popolazione di lingua Italica, ovvero i Veneti. Inizialmente la tattica militare di questo popolo era molto simile a quella italica, greca e dei vicini Illiri, praticando la formazione oplitica, e utilizzando armi come scudi rotondi, simili a quelli degli opliti greci, elmi a calotta bassa muniti di cresta, e lance a punta larga. Tuttavia in seguito l'influenza celtica si fece più sentire, portando all'utilizzo di tipiche armi e tattiche celtiche. I Veneti per proteggersi dalle periodiche scorrerie che subivano dai Galli, chiesero aiuto e diventarono alleati dei Romani. Le zone alpine erano abitate dalle popolazioni retiche, di dubbia origine, forse etrusca, o indigena alpina, o forse entrambe.
Queste moltitudine di tribù non erano unite e spesso si trovavano in disaccordo o addirittura in conflitto tra loro. La guerra tribale era una caratteristica regolare delle società celtiche, la guerra era usata per esercitare il controllo politico e molestare i rivali, per vantaggio economico e in alcuni casi per conquistare il territorio. Un esempio in quest'area fu la lotta tra gli Insubri celti e i Taurini, in cui intervenne Annibale, quando arrivò in Italia subito dopo aver attraversato le Alpi. I Galli cisalpiniVincent Gentil, L’épopée des Celtes en Italie : aux racines de la civilisation celtique », Keltia, n° 20, août – octobre 2011, p. 10-11. e i Liguri furono molto ricercati come mercenari nelle guerre del mondo antico, soprattutto da potenze come Cartagine e Siracusa, ma anche da popolazioni celtiche; fino a quando furono conquistate da Roma tra il III e il II secolo a.C.
Tuttavia la tradizione guerresca di questa area non venne meno in quanto nell'età tardo imperiale e alto imperiale, l'italia settentrionale divenne uno dei più importanti bacini di reclutamento dell'esercito romano.
Magna Grecia e Sicilia I Greci avevano fondato molte colonie nell'Italia meridionale (che più tardi i Romani avrebbero chiamato Magna Graecia), quali Cuma, Napoli e Taranto, e anche nella porzione orientale della Sicilia, con città come Siracusa, tra il 750 e il 550 a.C.
Roma
L'originario esercito romano (intorno al 500 a.C.) era — come quelli delle città-stato influenzate dalla civiltà greca — una militia di cittadini che seguiva la tattica degli opliti. Era esiguo (la popolazione di maschi liberi in età idonea era allora di circa elementi) e strutturato in cinque classi (parallelamente ai comizi centuriati, il corpo di cittadini organizzati politicamente), di cui tre costituivano gli opliti e due la fanteria leggera. L'esercito romano delle origini era tatticamente limitato e la sua attitudine in questo periodo era essenzialmente difensiva.John Keegan, A History of Warfare, Alfred A. Knopf (New York 1993) , p.263; David Potter, "The Roman Army and Navy," in Harriet I. Flower, editor, The Cambridge Companion to the Roman Republic, Cambridge University Press (Cambridge U.K. 2004) , pp. 67-69. Per una discussione della tattica degli opliti e del loro contesto sociopolitico, vedasi Victor Davis Hanson, The Western Way of War: Infantry Battle in Classical Greece, Alfred A. Knopf (New York 1989) Nel III secolo a.C. i Romani abbandonarono la formazione oplitica in favore di un sistema più flessibile in cui più piccoli gruppi di 120 (talora 60) uomini chiamati manipoli potevano manovrare più indipendentemente sul campo di battaglia. Trenta manipoli disposti su tre linee con truppe di appoggio costituivano una legione, forte di un numero tra e uomini. L'originaria legione repubblicana consisteva di cinque sezioni, ciascuna delle quali era equipaggiata diversamente e aveva posizioni differenti nella formazione: le tre linee di fanteria pesante manipolare (hastati, principes e triarii), una forza di fanteria leggera (velites), e la cavalleria (equites). La nuova organizzazione si accompagnò a una nuova propensione all'offensiva e a un atteggiamento molto più aggressivo verso le città-stato adiacenti.Keegan, p. 264; Potter, pp. 69-70.
A pieno organico nominale, una legione di inizio repubblica avrebbe schierato da a guerrieri di fanteria pesante, parecchie centinaia di fanteria leggera e altrettanti cavalieri, per un totale tra e .Keegan, p.264; Adrian Goldsworthy, The Roman Army at War 100 BC — CE200, Oxford University Press (Oxford 1996) , p. 33; Jo-Ann Shelton, ed., As the Romans Did: A Sourcebook in Roman Social History, Oxford University Press (New York 1998), pp. 245-249. Le legioni erano spesso in significativo sotto-organico per reclutamento insufficiente o in seguito a periodi di servizio attivo a causa di incidenti, mortalità in battaglia, malattia e diserzione. Durante la guerra civile, le legioni di Pompeo a est erano a pieno organico poiché reclutate di recente, mentre le legioni di Cesare erano in molti casi al di sotto della forza nominale dopo prolungato servizio attivo in Gallia. Tale schema valeva pure per le forze ausiliarie.Goldsworthy, The Roman Army, pp. 22-24, 37-38; Adrian Goldsworthy, Caesar: Life of a Colossus, Yale University Press (New Haven 2006) [, ], pp. 384, 410-411, 425-427. Un altro fattore importante discusso da Goldsworthy era l'assenza di legionari in servizio distaccato.