Don Ferrante è un personaggio immaginario presente ne I promessi sposi, romanzo di Alessandro Manzoni.
Biografia del personaggio È il marito di donna Prassede e riveste un ruolo secondario nello svolgimento della vicenda.
Manzoni lo ritrae in maniera caricaturale con i tipici caratteri dell'erudito seicentesco, immerso nello studio morboso di qualsiasi disciplina, dalla storia alla scienza, dalla medicina alla filosofia.
La sua profonda passione per dottrine ritenute già superate dalla rivoluzione scientifica, e per studiosi antiquati, fa emergere il pregiudizio illuministico di Manzoni nei suoi confronti, che non risparmia pungenti ironie verso l'uso scolastico di quelli che oggi sono considerati i grandi capostipiti della filosofia occidentale.
La biblioteca Nella descrizione della grande biblioteca di don Ferrante appare più volte il nome di Gerolamo Cardano, celebre astronomo e scienziato rinascimentale; egli inoltre considera Aristotele semplicemente «il filosofo» per eccellenza, mentre Niccolò Machiavelli un «mariolo», ritenuto l'emblema del cinismo nell'ottica della sua morale conservatrice.
Don Ferrante è quindi l'eroe e insieme il martire delle dottrine inutili e delle astrazioni della logica formale, destinate a essere spazzate via dalla modernità nell'immaginario manzoniano; è l'uomo da biblioteca vissuto nel secolo delle librerie polverose e delle accademie; «ed ha la dottrina grossa della sua età» (Eugenio Donadoni).
Non ragiona, ma ritiene a memoria, è un paralitico della volontà e dell'intelligenza. Comico per la serietà con cui parla di corbellerie, è però rispettabile ed onesto per la sua fede nel sapere. Lo studio è, per lui, soltanto il riempitivo dell'ozio, la necessità di fare o di apparire qualche cosa.Eugenio Donadoni, Dizionario letterario Bompiani, VIII, pp. 253-254. Di lui la moglie Prassede dice che è un nullafacente che non aiuta lei a gestire la casa e le famiglie o consorelle delle figlie, ma anche un letterato, forse con un minimo di compiacimento.
L'astrologia e altre passioni Le sue principali passioni sono comunque l'astrologia e la cavalleria. Della prima disciplina don Ferrante possiede soltanto nozioni generiche, ma ne sa parlare a proposito: è ancora convinto infatti che tutti gli eventi del mondo terreno siano causati dall'influenza degli astri, nell'epoca in cui Manzoni riteneva che Copernico, Keplero e poi Galileo con le loro scoperte avessero mandato in soffitta tali concezioni, sebbene oggi sia risaputo che furono essi stessi praticanti astrologi.
Don Ferrante legge molto anche di storia naturale, credendo ad esempio all'esistenza delle sirene, o alla capacità della remora di frenare una nave in mare (pesce che in realtà con la propria ventosa si attacca alle imbarcazioni o ad altri ospiti marini per farsi trainare). Sulla base di queste idee, quando si scatena il contagio della peste, non vi crede, perché incompatibile con le dottrine aristoteliche.
La fine crudele Per questo Manzoni gli riserva un destino crudele, unito ad un sarcasmo ironico e feroce: alla fine infatti don Ferrante, anziché fuggire o prendere precauzioni igieniche contro la peste, ricorrerà ai sillogismi aristotelici per dimostrare che il contagio non esiste, sostenendo che non abbia una natura né sostanziale né accidentale, ma che è dovuto alla congiunzione fatale degli astri: quindi secondo lui è inutile ad esempio bruciare i vestiti infettati e non si possono certo bruciare i pianeti, così morirà di pedanteria maledicendo le stelle "come un eroe di Metastasio"; la sua famosa biblioteca andrà dispersa.
Note
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