Con luogo di origine di Gesù si può intendere sia il luogo dove Gesù è nato sia quello dove è risieduto prima di iniziare il suo ministero pubblico. Secondo la narrazione dei due vangeli di Matteo e Luca, raccolta dalla successiva tradizione cristiana, il luogo di nascita è Betlemme (in ebraico: בֵּיִת לֶחֶם?, Beit Leḥem, "casa del pane") di Giudea (), mentre Nazaret di Galilea è il luogo dove ha trascorso l'infanzia e la giovinezza, guadagnandosi l'epiteto di Nazareno o Gesù di Nazaret. Durante la sua vita pubblica invece la sua residenza più frequente era probabilmente a Cafarnao ( e passim).

In epoca moderna alcuni studiosi laici e cristiani hanno ipotizzato come luogo di nascita di Gesù anche la stessa Nazaret o altre località della Galilea, mentre per la sua residenza sono state proposte, da alcuni, anche località alternative a quelle evangeliche, indagando i possibili significati del termine Nazareno.

Luogo di nascita nei Vangeli All'interno del Nuovo Testamento la nascita di Gesù è descritta esplicitamente solo nel secondo capitolo di Matteo e di Luca. I due Vangeli forniscono elementi comuni, come i nomi di Giuseppe e Maria, il concepimento verginale di Gesù, la nascita a Betlemme al tempo di Erode, la successiva residenza a Nazaret. È diversa invece la narrazione in relazione a temi come l'arrivo dei Magi e il viaggio in Egitto (citati in Matteo) e l'adorazione dei pastori (citata invece in Luca).

Marco Il Vangelo secondo Marco, considerato il più antico dei vangeli, non descrive l'infanzia di Gesù: Betlemme non viene quindi nominata e la stessa Nazaret è citata espressamente una sola volta () in cui si legge che «in quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano». In un altro passo, Marco scrive comunque che dopo aver predicato in Galilea «andò nella sua patria (πατρίς) e i discepoli lo seguirono» (). Quale sia la "patria" non è esplicitato in questo passo dell'evangelista, né nei passi paralleli di e . Luca invece precisa in che Gesù "venne a Nazarà (variante aramaica di Nazaret) dove era stato allevato" (tetramménos, participio del verbo tréfo, allevare, vedi p.es. "orfanotrofio").

Gli esegeti cristiani non traggono quindi da Marco elementi validi per stabilire il luogo di nascita di Gesù e, sulla base del passo parallelo di , spesso interpretano l'accenno alla "patria" di non come città di nascita, ma di residenza durante gli anni dell'infanzia.M.J. Lagrange, L'Évangile selon Marc, p. 141, dove sostiene che con «patria» Marco intende il luogo in cui Gesù è stato allevato.

Per altri storici,Ernest Renan, in Vita di Gesù, cap. II, citando Matteo 13, 54 e segg., Marco 6, 1 e segg, e Giovanni 1, 45,46 scrive che «Gesù nacque a Nazaret»; per Mauro Pesce, in C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, il luogo di nascita di Gesù è «probabilmente Nazaret [...] l'impressione che danno i racconti dei vangeli di Marco, Matteo e Luca è che Gesù sia nato in Galilea, verosimilmente a Nazaret»; per Charles Guignebert, Gesù, I,3 («Per Marco non è dubbio che Gesù sia nato a Nazaret. Leggiamo in Marco 6,1: "Ed egli si partì di là e venne nella sua patria". Non si fa il nome della città; ma è certamente situata nella Galilea, perché questo è il paese in cui circola Gesù nel momento in cui viene collocata la predicazione»). al contrario, il riferimento a Nazaret (esplicito in e implicito in , intendendo "patria" come luogo di nascita) sono decisivi per affermare la nascita di Gesù a Nazaret, o quanto meno, per escludere la sua nascita a Betlemme, affermata da Matteo e da Luca.

Matteo Diversamente dal Vangelo di Marco, il Vangelo di Matteo premette al ministero pubblico il racconto della nascita di Gesù preceduto dall'annunciazione a Giuseppe da parte di un angelo. Matteo non precisa in quale città siano avvenuti il concepimento di Maria e l'annunciazione a Giuseppe ma poi scrive che «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode» ().

In seguito Matteo descrive l'Epifania, cioè la visita alla famiglia dei Magi mandati da Erode (). Il luogo dell'incontro è «nella casa» di Betlemme (). Quindi segue il racconto dell'avvertimento in sogno, e della fuga in Egitto per fuggire dalla strage degli innocenti ordinata da Erode ().

Una volta morto Erode la famiglia torna nella terra d'Israele (). Giuseppe però decide di non andare in Giudea, avendo paura di tornarvi perché lì regnava Archelao figlio di Erode e allora, avvertito in sogno da un angelo, decide di recarsi in Galilea stabilendosi con la famiglia a Nazaret.

Nella descrizione di tutti questi eventi Matteo si cura di precisare, implicitamente o esplicitamente, che rappresentano compimenti di profezie precedenti: il concepimento verginale di Maria (;); la nascita a Betlemme (; ); il "suo astro" (; ); la visita dei Magi (; ); la strage degli innocenti (; ); la fuga in Egitto (; ); la residenza a Nazaret (). Anche il precedente racconto della genealogia di Gesù () ha una funzione di raccordo con l'Antico Testamento (è stato osservato che se Gesù non è nato da Giuseppe, ma dallo «spirito di Dio», non dovrebbe avere più senso la genealogia che lega il padre alla dinastia del re DavideCosì Ambrogio Donini, Storia del Cristianesimo, p. 75: «La contraddizione non è stata più avvertita quando la tradizione puramente giudaica sull'origine umana del Messia si è fusa con quella greco-misterica dell'emigrazione, fondata sul sovrannaturale». , pur discendendovi anche da parte di madre).

Il tentativo di derivare Gesù come l'Unto del Signore in virtù dell'Incarnazione e della sola Sua natura divina equivale al monofisismo, che subordina, in senso temporale e di importanza, la natura umana a quella divina e che poi conduce ad una forma del subordinazionismo.

La genealogia afferma Gesù come l'Unto del Signore anche in forza della Sua natura umana e della famiglia di Nazareth, Unto alla maniera di Re Davide, entrambi sommi sacerdoti alla maniera di Melchisedek: la Legge mosaica non fece cenno all'adozione dei figli, mai praticata nell'Antico Testamento, ma fu data da Dio mediante un uomo adottato dal faraone d'Egitto, e quindi implicitamente legittimata almeno in casi eccezionali, come quelli di Mosè e di Gesù. L'adozione, e il matrimonio "misto" con una madianita, non impedirono a Mosè di ricevere in dono una discendenza sacerdotale (). il figlio dell'uomo delle profezie è inteso non come l'uomo che sarebbe nato necessariamente dall'unione carnale di due sposi, ma come il figlio del genere umano, come avrebbe potuto essere il figlio di un parto singolare e unico, come fu quello di Maria Vergine ("uomo" come essere umano). La genealogia serve ad interpretare il figlio dell'uomo anche come il Messia. L'adozione paterna non muta l'Unzione del Signore tra Mosè e i suoi primogeniti, quanto l'"adozione" (paterna) di Gesù non muta la sua Unzione rispetto ai suoi primogenitori, in quanto uomo.

Secondo la teoria delle due fonti, attualmente prevalente tra studiosi ed esegeti, Matteo (che si rivolge principalmente a Giudei e giudeo-cristiani) ha redatto il suo Vangelo in seguito a quello di Marco e basandosi su esso.Non così la tradizione cristiana antica che, seguendo Agostino (De consensu evangelistarum, I,2), riteneva il vangelo di Marco un successivo "pedissequo" riassunto di Matteo. Indipendentemente dal valore storico degli eventi narrati, l'aggiunta della nascita a Betlemme e la precisazione dei compimenti delle profezie è necessaria all'esigenza della comunità di giudeo-cristiani di accordare la figura di Gesù con le profezie vetero-testamentarie che attendevano un Messia nato a Betlemme e discendente da Davide, anche in polemica con i Giudei che non ne hanno riconosciuto la dignità di Messia.Sulle prospettive del Vangelo di Matteo vedi, per es., Élian Cuvillier, Il Vangelo secondo Matteo, in «Introduzione al Nuovo Testamento», Torino 2004, pp. 74-77

Luca

Il Vangelo di Luca propone una narrazione differente da Matteo degli eventi della nascita di Gesù, concordando comunque sulla località di BetlemmeHugues CousinVangelo di LucaEdiz. SanPaolo, 1995 a pag 46,47,48,49-ISBN 88-215-3026-4Robert G.Stewart Commentario esegetico-pratico del Nuovo Testamento-Evangelo di San Luca, pagg 32,33 Ristampa anastatica della traduzione del 1929, Claudiana reprint, Torino 1987. Al momento dell'annunciazione dell'angelo, che ha come destinataria Maria, sia questa (esplicitamente) che Giuseppe (implicitamente) si trovano a Nazaret (), che sembra la loro residenza. Successivamente Luca menziona il censimento indetto da Augusto, al tempo di Quirinio (vedi Censimento di Quirinio), che costringe Giuseppe e Maria a recarsi a Betlemme in Giudea (). Il motivo del viaggio sembra dovuto al fatto che il censimento non era residenziale ma in base alla città d'origine. A Betlemme nasce Gesù in una stalla (): quest'ultimo particolare non è esplicitato da Luca ma viene accennata la mangiatoia (presepe in latino) per gli animali.

Alla nascita segue l'adorazione dei pastori, la circoncisione di Gesù e la presentazione al Tempio. Al termine la famiglia ritorna a Nazaret, "la loro città" (). Nella narrazione di Luca non vengono menzionati i Magi e la fuga in Egitto.

Giovanni Nel Vangelo di Giovanni, come in quello di Marco, non è descritta la nascita di Gesù. Tuttavia viene nominata Betlemme dai suoi avversari Giudei:

Secondo gli esegeti cattolici,Vedi Bibbia TOB, nota a Gv7,42. in questo passo bisogna vedervi l'ironia che caratterizza talvolta la narrazione di Giovanni: gli avversari rifiutano che Gesù sia il Messia notando come, a loro dire, non fosse originario di Betlemme, che secondo è la città di origine del Messia, mentre il lettore che conosce i racconti dell'infanzia di Matteo e Luca vede nel loro rifiuto un'involontaria (e ironica) affermazione della messianicità di Gesù.

Questa interpretazione è respinta da esegeti laici e protestanti: per essi, Giovanni non ritiene che Gesù sia originario di Betlemme e rileva l'incomprensione dei Giudei della reale figura di Gesù, che non ha bisogno né di essere nato a Betlemme né di discendere da Davide.C. Guignebert, cit., pp. 134, 135: Per Giovanni, «il Cristo è qualcosa di più del figlio di David: era il suo Signore»; C. J. Den Heyer, La storicità di Gesù, Torino 2000, p. 15: nel Vangelo di Giovanni «Betlemme, la città di Davide, non gioca alcun ruolo, perché [...] egli viene dall'alto. Egli è la Parola che nel principio era con Dio»; G. Theissen, La religione dei primi cristiani, Torino 2004, p. 249: «quello di Giovanni è l'unico Vangelo che possa apertamente constatare la contraddizione tra le profezie della Scrittura e la storia di Gesù. Per il Vangelo di Giovanni, Gesù è originario di Nazaret. Egli è il figlio di Giuseppe () e questo fatto è un'aperta discrepanza con la maggior parte delle profezie messianiche, come si constata esplicitamente () [...] Gesù trascende ciò che la Scrittura dice di lui [...]»

La nascita nei vangeli apocrifi

Anche nei cosiddetti vangeli apocrifi dell'infanzia viene descritta la nascita di Gesù, arricchendola di particolari e aspetti miracolistici. Data la tarda età di composizione e il prevalere dell'interesse magico-fiabesco, il valore storico di questi testi è pressoché nullo.

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo) armonizza la narrazione di Matteo (Magi e persecuzione di Erode) e Luca (censimento). Quanto al luogo, la nascita avviene a Betlemme in una grotta (cc. 17 - 18), non in una stalla come suggerito da . Questo particolare, assente nei vangeli canonici, è diventato un elemento importante nella rappresentazione del presepe. L'architettura della Basilica della Natività di Betlemme conferma questa tradizione.